ZAMBEZIA: DOPO IL CICLONE IDAI, ORA SI AFFRONTANO LE CONSEGUENZE DELLA PANDEMIA

Intervista a Maria Vittoria Moretti, Responsabile del progetto di intervento che ha gestito l’emergenza in Mozambico dopo il Ciclone insieme al World Food Programme.

Nella notte tra il 14 e il 15 marzo del 2019, in Mozambico si è abbattuto il devastante ciclone Idai, con conseguenze tragiche in molte zone del Paese. Nel distretto di Chinde, che si trova sulla foce del fiume Zambezi, il ciclone è stato particolarmente violento e ha provocato forti piogge e numerosi allagamenti, distruggendo abitazioni, infrastrutture e coltivazioni.

Il distretto sta affrontando la delicata fase di ripresa post-emergenza, che ha visto l’avvio del programma, da poco concluso, del World Food Programme “EMERGENZA CIBO DOPO IL CICLONE IDAI” (Food Assistance for Assets – FFA), in cui Mani Tese ha partecipato come partner.

Obiettivo principale dell’intervento è stato quello di migliorare le condizioni di vita della popolazione colpita dal ciclone, fornendo alimenti di prima necessità e al tempo stesso rilanciando attività produttive come la costruzione di pozzi, latrine e strade di collegamento.

All’emergenza ambientale quest’anno si è però purtroppo sommata l’emergenza sanitaria con il diffondersi della Pandemia COVID-19.

Maria Vittoria Moretti è stata Responsabile Paese in Mozambico per Mani Tese e a capo del progetto EMERGENZA CIBO DOPO IL CICLONE IDAI realizzato in partnership con il World Food Programme, e ci ha spiegato cosa è stato fatto.

Maria Vittoria, quali sono state le conseguenze e i danni alla popolazione in Mozambico del ciclone IDAI?

“Non mi trovavo ancora presente sul territorio quando il ciclone IDAI ha colpito il Mozambico, ma, arrivando un paio di mesi dopo, ho potuto constatare con i miei occhi la devastazione che ha creato, ancora molto evidente. Le popolazioni colpite hanno perso tutto e, quando il “tutto” non ha incluso anche la vita, li ha lasciati senza abitazione, senza campi da coltivare, senza bestiame, senza energia, senza infrastrutture né collegamenti stradali e servizi di base e, nelle aree più colpite, senza neppure accesso all’acqua potabile. La situazione è poi degenerata con malattie e infezioni cha hanno causato altre perdite umane e la mobilitazione di vari attori internazionali accorsi nel Paese a supporto del Governo nelle operazioni di pronto intervento e successivamente di recovery”.

In cosa è consistito l’intervento di aiuto alle comunità colpite del progetto “Emergenza cibo dopo il ciclone Idai” realizzato in partnership con il WFP?

“Il lavoro svolto dall’equipe di Mani Tese nel Distretto di Chinde, uno dei più poveri e isolati della Provincia della Zambezia, a sua volta una delle province più colpite dal ciclone IDAI, è stato un intervento di post-emergenza. L’azione ha previsto una consegna mensile di pacchi alimentari (cereali, legumi e olio) in cambio di lavoro da parte dei beneficiari per risolvere insieme problemi infrastrutturali della comunità: riabilitazioni di ponti e strade, apertura di nuovi campi da coltivare, pulizia di canalette di drenaggio, etc…”

Come è nata la partnership con il World Food Programme?

“Come Mani Tese abbiamo partecipato al bando FFA 2020 presentando al WFP il progetto per il Distretto di Chinde. Il progetto è stato ritenuto efficace e così, dopo esserci aggiudicati il bando, abbiamo subito iniziato a lavorare insieme all’equipe WFP con sede in Zambezia fornendo una risposta utile e tempestiva per la popolazione”.

Quanti beneficiari ha interessato il progetto e quante tonnellate di cibo sono state distribuite? Puoi darci qualche dato?

“Il progetto è iniziato il 20 novembre 2019 nella località di Chinde raggiungendo 4000 famiglie su 25 comunità. Il totale dei beneficiari direttamente coinvolti nell’intervento è stato di 20.000 persone.

Mensilmente ciascuna delle 4000 famiglie beneficiarie ha ricevuto per 16 giorni di lavoro, compresi corsi di formazione e sessioni di sensibilizzazione, una razione composta da 40kg di cereali tra riso e mais, 6 kg di fagioli e 3,75 kg di olio, corrispondenti circa a 267 grammi di cereali, 40 grammi di fagioli e 25 grammi di olio al giorno per persona.

Ci sono state delle variazioni dovute a una carenza di pacchi alimentari nel Paese dal mese di febbraio, che ha comportato inizialmente la riduzione della razione mensile, fino alla sua completa sospensione, con la ripresa in aprile della distribuzione e l’estensione di 2 mesi di progetto, che si è concluso il 31 di maggio 2020.

Prima dell’avvio del progetto è stata svolta una valutazione per la selezione dei beneficiari in base ai criteri di vulnerabilità definiti dal WFP insieme al governo locale e in stretta collaborazione con l’INGC (Istituto gestione calamità naturali).

Durante il progetto è stato svolto un monitoraggio continuo.”

Per quanto riguarda i lavori realizzati insieme ai destinatari del progetto, quali sono stati i principali risultati?

“Tra le varie attività svolte con i beneficiari di progetto è stata realizzata la pulizia di tre strade secondarie nel distretto di Chinde nella comunità di Maguiguane, Chacuma e Matilde, la costruzione di un ponte con materiale locale che fungerà da via di evacuazione, la costruzione di aule scolastiche con materiale locale nella comunità di Pambane, l’installazione di numerosi Tipy Taps nelle scuole (stazioni lavaggio mani, realizzate con materiali locali e di recupero), la riforestazione di mangrovie nel distretto costiero di Chinde”.

Dopo il COVID, come è cambiato il vostro intervento? Quali sono state le conseguenze sulle attività del progetto?

“In seguito all’emergenza COVID19 è stato necessario rimodulare le attività di progetto e, insieme al WFP, abbiamo deciso di sospendere le attività lavorative delle comunità beneficiarie, implementando invece azioni di informazione e sensibilizzazione sulla pandemia coadiuvati dal Dipartimento della Salute di Chinde. Il Dipartimento ci ha assistiti durante la distribuzione dei pacchi alimentari dal mese di marzo supportandoci nell’applicazione delle misure di sicurezza anti COVID19 imposte dal governo. Il governo ha anche imposto la riduzione degli spostamenti marittimi e terrestri per ridurre il rischio di contagio interno al distretto, ma la nostra equipe ha avuto dei permessi speciali per continuare le operazioni di distribuzione”.

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato?

“Le difficoltà incontrate sono state innumerevoli iniziando dalla posizione geografica del distretto, che si trova isolato e con collegamenti terrestri e marittimi quasi inesistenti con il resto della provincia. I mezzi di trasporto sono limitati anche sull’isola e il loro noleggio per le operazioni di distribuzione di materiali e alimenti non è sempre stato facile. Complesso è stato anche l’ottenimento del combustibile, che deve essere trasportato dalla terra ferma poiché non esiste una stazione di servizio nel distretto di Chinde.

Il distretto inoltre non ha energia elettrica, che viene fornita solo attraverso generatori che, durante i temporali, vengono spesso staccati facendo scomparire anche la rete telefonica. Potete immaginare la precarietà di un distretto che si trova a corto dei servizi di base, anche solo pensando a scuole e ospedali che si ritrovano privi di elettricità per lunghi periodi.

Le difficoltà non si sono limitate al distretto: ci sono stati ritardi anche di giorni da parte dei trasportatori locali per la consegna dei materiali a Chinde, dove poi venivano presi in carico da Mani Tese. Abbiamo dovuto anche affrontare la perdita di un carico alimentare dovuto a un naufragio!

Infine c’è stata la sospensione della distribuzione di pacchi alimentari nel mese di febbraio, che ha comportato alcuni problemi con i beneficiari che avevano già svolto il lavoro per il ricevimento mensile dei pacchi. La nostra equipe, insieme al governo locale, l’INGC e l’equipe locale del WFP, è però sempre stata pronta dimostrandosi all’altezza delle varie difficoltà. Un risultato evidente dall’ottimo rapporto che abbiamo mantenuto sin dall’inizio con le istituzioni locali, molto soddisfatte dell’intervento ricevuto”.

Maria Vittoria Moretti
Maria Vittoria Moretti, Responsabile Paese in Mozambico per Mani Tese e capo del progetto EMERGENZA CIBO DOPO IL CICLONE IDAI
Attività di piantumazione di mangrovie per combattere l'erosione del terreno a Chinde
Attività di piantumazione di mangrovie per combattere l’erosione del terreno a Chinde

Distribuzione di pacchi alimentari nella comunità Jorge

Monitoraggio e valutazione delle attività da parte dello staff di progetto
Monitoraggio e valutazione delle attività da parte dello staff di progetto