Imprese e Diritti umani

Le imprese multinazionali si trovano oggi ad operare in tutto il mondo in un contesto di sostanziale impunità. Molte, troppe di loro si rendono responsabili di devastazioni ambientali, violazioni sistematiche dei diritti dei lavoratori, espulsioni di popoli indigeni dalle loro terre ancestrali e sfruttamento reiterato del lavoro minorile. Coloro che resistono agli abusi vengono, quando va bene, licenziati in tronco, quando va male, finiscono in carcere, scompaiono nel nulla o, peggio, perdono la vita.

 

Dal 2011 le Nazioni Unite si sono dotate dei Principi Guida su Imprese e Diritti Umani. Per la prima volta sono stati fissati tre principi cardine: il dovere degli Stati di proteggere le loro popolazioni da abusi derivanti dalle attività di impresa, il dovere delle imprese di rispettare i diritti umani, anche e soprattutto nei Paesi esteri in cui operano, e il diritto a un risarcimento (giudiziario o extra giudiziario) per le vittime di violazioni perpetrate lungo le filiere di produzione.

 

Da qui si parte per chiedere di più. Per chiedere che questi principi guida siano tradotti in indicazioni operative e norme cogenti per gli Stati e per le imprese che agiscono su scala globale.

 

Dopo anni di denunce da parte di associazioni, Ong e sindacati, la Commissione Europea è finalmente pronta a prendere in considerazione una nuova legge comunitaria che renda le imprese legalmente responsabili del loro impatto sulle persone e sul pianeta.

 

Ci riferiamo a norme cosiddette di “due diligence” (in italiano, dovuta diligenza) in ambito di diritti umani e ambiente che dovrebbero imporre a tutte le aziende – dai giganti dei combustibili fossili e dell’agro-business, ai rivenditori di moda e ai produttori di elettronica – di dotarsi di politiche e comportamenti efficaci nel garantire che i diritti umani e l’ambiente non siano danneggiati né dalle operazioni da loro direttamente intraprese a livello globale, né all’interno delle catene di fornitura di cui si avvalgono sui cinque continenti.

 

Una volta che la proposta della Commissione arriverà sul tavolo, scatterà una complicata partita a scacchi tra Governi, Parlamenti Nazionali e Parlamento Europeo. Il rischio da scongiurare è che la proposta venga annacquata e che tutti si perda un’occasione storica di subordinare il diritto al profitto di pochi al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente.

Mani Tese farà la sua parte per scongiurare questo rischio e per coinvolgere quante più persone possibili nella difesa e nel rafforzamento della nuova direttiva europea che, una volta approvata, dovrà essere tradotta in legge in Italia.

 
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