Omnibus X, la deregolamentazione arriva anche sulla sicurezza alimentare

ll nuovo pacchetto presentato al Parlamento Europeo solleva forti preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute pubblica e sull’ambiente.

di Elisa Lenhard

L’Omnibus X sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi è un pacchetto legislativo europeo che interviene su dieci atti normativi e modifica le regole relative, tra gli altri ambiti, all’autorizzazione dei pesticidi e dei biocidi. Presentato dalla Commissione europea nel quadro delle iniziative di semplificazione normativa, una sorta di bacchetta magica capace di ridurre gli oneri amministrativi e rilanciare la competitività del settore agroalimentare, il pacchetto solleva forti preoccupazioni per le possibili conseguenze sulla salute pubblica e sull’ambiente, attraverso una revisione delle norme sull’utilizzo dei pesticidi che potrebbe aumentare l’esposizione di agricoltori, lavoratori rurali e consumatori a sostanze pericolose.

DALLA SEMPLIFICAZIONE ALLA REVISIONE DELLE TUTELE

Presentato dalla Commissione europea il 16 dicembre 2025, il pacchetto Omnibus X nasce con l’obiettivo dichiarato di alleggerire gli oneri amministrativi e semplificare procedure ritenute troppo complesse e costose per le imprese e le autorità nazionali, assicurando al contempo il mantenimento di elevati standard di sicurezza alimentare e tutela ambientale. La proposta interviene su diversi ambiti della legislazione europea, tra cui l’autorizzazione dei pesticidi e dei biocidi, gli additivi per mangimi, i controlli ufficiali e le norme sulla salute e sul benessere degli animali. Peccato che dietro questo obiettivo di semplificazione a favore della competitività (come se fosse un’inopinabile formula matematica), si nascondano importanti fattori di rischio per la salute pubblica e l’ambiente, ad esempio, la possibilità di autorizzare a tempo indeterminato determinate categorie di pesticidi, oppure l’allungamento dei periodi di autorizzazione e dei tempi concessi dopo il divieto di una sostanza, nonché l’ampliamento delle deroghe per prodotti pericolosi.

Il percorso legislativo è già entrato in una fase decisiva. Dopo la presentazione della proposta della Commissione, il Consiglio dell’Unione europea ha definito il proprio mandato negoziale il 30 settembre 2026, al termine di mesi di discussioni tra gli Stati membri. Il compromesso del Consiglio limita le autorizzazioni senza scadenza alle sostanze considerate a basso rischio, ma prevede periodi di autorizzazione più lunghi per altre categorie di pesticidi e tempi di transizione fino a tre anni per le sostanze vietate.

Anche al Parlamento europeo il confronto è in corso. Il 6 luglio 2026 è stato presentato il progetto di relazione dei relatori delle commissioni Ambiente (ENVI) e Agricoltura (AGRI). Sono seguiti il dibattito pubblico congiunto del 2 settembre e la presentazione di emendamenti. Il voto parlamentare rappresenta il prossimo passaggio decisivo: una volta definita la posizione del Parlamento, potranno iniziare i negoziati interistituzionali con il Consiglio, con l’obiettivo dichiarato di raggiungere un accordo entro la fine del 2026.

UN NUOVO CAPITOLO DI UNA PIÙ AMPIA STRATEGIA DI DEREGOLAMENTAZIONE

L’Omnibus X non è un caso isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia europea che, in nome della competitività, sta riportando al centro dell’agenda la revisione di norme introdotte per proteggere le persone, l’ambiente e i diritti fondamentali. La Commissione ha avviato una serie di pacchetti Omnibus che intervengono contemporaneamente su più atti legislativi, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri regolatori. Il rischio è che, dietro la semplificazione, si produca un arretramento sostanziale delle tutele, spesso attraverso procedure accelerate e senza un adeguato confronto pubblico.

Come Mani Tese abbiamo seguito da vicino il percorso dell’Omnibus I, assistendo a significativi cambiamenti di posizione dei principali gruppi parlamentari e a una progressiva revisione degli obblighi europei in materia di responsabilità d’impresa, inizialmente introdotti per tutelare i diritti umani e l’ambiente. Le modifiche alla CSRD e alla CSDDD, che hanno ridimensionato la portata delle norme e gli obblighi di dovuta diligenza, si inseriscono in un processo negoziale nel quale gli interessi delle grandi imprese hanno trovato ampio spazio, mentre la partecipazione della società civile è rimasta più limitata. Le criticità relative alla trasparenza del processo legislativo sono state sollevate anche davanti alla Mediatrice europea, che nel novembre 2025 ha riscontrato un caso di cattiva amministrazione da parte della Commissione nella preparazione del pacchetto, in particolare per le carenze nella valutazione d’impatto e nella consultazione pubblica. Una vicenda che, al di là dei singoli provvedimenti, interroga la qualità democratica delle decisioni europee, soprattutto quando la semplificazione normativa, anziché tradursi in una maggiore efficienza amministrativa, rischia di ridimensionare le tutele conquistate e di privilegiare gli interessi degli attori economici maggiormente strutturati.

Le stesse criticità riemergono oggi con l’Omnibus X, attorno al quale si addensano interrogativi sulla trasparenza del processo legislativo e sull’equilibrio tra gli interessi rappresentati. Nella fase preparatoria della proposta parlamentare, infatti, sarebbe emersa una significativa prevalenza delle istanze provenienti dall’industria agroalimentare, alimentando il timore che le voci della società civile e le esigenze di tutela della salute pubblica e degli ecosistemi non abbiano trovato uno spazio adeguato. A queste preoccupazioni si è aggiunto l’intervento della comunità scientifica: nel settembre 2026, oltre 500 scienziati e medici hanno chiesto di sospendere i negoziati fino alla realizzazione di una valutazione indipendente delle possibili conseguenze della proposta sulla salute e sull’ambiente.

Il punto centrale è che la semplificazione normativa non dovrebbe tradursi automaticamente in una riduzione delle garanzie. Se una proposta modifica in modo significativo le condizioni di autorizzazione delle sostanze chimiche, la durata dei controlli e la possibilità di tenere conto delle nuove evidenze scientifiche, è necessario valutarne con rigore le conseguenze. Senza una valutazione d’impatto adeguata e un confronto equilibrato tra tutti i soggetti interessati, il rischio è che le scelte legislative siano guidate soprattutto dalle esigenze di breve periodo dei settori economici più influenti.

La partita, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. Come Mani Tese, siamo parte attiva di questo confronto e continuiamo a lavorare al fianco di altre organizzazioni della società civile affinché sia possibile invertire la rotta, rimettendo al centro dei processi decisionali europei i diritti delle persone, la tutela dell’ambiente e l’interesse collettivo. Perché la semplificazione normativa non diventi il pretesto per smantellare le garanzie conquistate, è necessario che ogni scelta sia fondata su solide evidenze scientifiche, valutazioni d’impatto rigorose e un confronto pubblico trasparente, nel quale le istanze della società civile abbiano piena legittimità e possibilità di incidere. È su questo terreno che continueremo a impegnarci: affinché la competitività non prevalga sui diritti e affinché la partecipazione democratica torni a essere un elemento imprescindibile delle decisioni che riguardano il futuro delle persone e del pianeta.