Inizia, dunque, un dibattito a livello europeo e globale che trova il suo punto di partenza nei Principi Guida su Imprese e Diritti Umani adottati, ancora oggi riferimento indiscusso nella lotta contro abusi, sfruttamento e lavoro forzato, ma privi di carattere vincolante. Proprio l’assenza di obblighi giuridici e di meccanismi sanzionatori ha spinto le istituzioni europee a tentare un salto di qualità sul piano normativo.
Il 23 febbraio 2022 la Commissione Europea ha presentato la proposta di Direttiva sulla Due Diligence, avviando un iter legislativo complesso e politicamente delicato. Il testo è stato oggetto di numerose revisioni e negoziati che hanno coinvolto Parlamento Europeo e Consiglio, mentre organizzazioni della società civile, sindacati e ONG hanno seguito il processo con attenzione, sollecitando una normativa ambiziosa e vincolante e, dopo quasi due anni di trattative, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente la direttiva il 24 maggio 2024. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 5 luglio 2024 ed è entrato in vigore il 25 luglio 2024.
Si trattava di un quadro normativo che, richiamando esplicitamente anche diversi Accordi, Dichiarazioni, Linee Guida, Codici di condotta, definiti dall’Onu, dall’ILO, dall’OCSE, rappresentava una svolta storica nella definizione della responsabilità e degli obblighi per le aziende che operano all’interno dell’UE, sulla sostenibilità sociale e ambientale, oltre che prevedere il coinvolgimento degli stakeholder (OSC, sindacati e rappresentanti dei lavoratori) nello sviluppo e nell’attuazione di ripensamenti strategici del modello di business nel suo complesso.
A pag. 16 del testo si legge: “La Direttiva mira ad assicurare che le società attive nel mercato interno contribuiscano allo sviluppo sostenibile e alla transizione economica e sociale verso la sostenibilità attraverso l’individuazione, e, ove necessario, l’attribuzione di priorità, la prevenzione, l’attenuazione, l’arresto, la minimizzazione e la riparazione degli impatti negativi, siano essi effettivi o potenziali, sui diritti umani e sull’ambiente connessi alle attività delle società stesse nonché alle attività delle loro filiazioni e dei loro partner commerciali nelle catene di attività cui le società partecipano, e garantendo che le persone colpite dal mancato rispetto di tale obbligo abbiano accesso alla giustizia e ai mezzi di ricorso”.