Sistemi alimentari sostenibili: un nuovo bando per progetti giovanili

Mani Tese lancia un bando nell’ambito del progetto europeo Turn the Tables, co-finanziato dal Programma DEAR della UE, per sostenere organizzazioni della società civile e gruppi giovanili impegnati nella costruzione di un sistema alimentare più equo, inclusivo e sostenibile.

Mani Tese ETS lancia un bando nell’ambito del progetto europeo Turn the Tables, co-finanziato dalla Commissione Europea, per sostenere organizzazioni della società civile e gruppi giovanili impegnati nella costruzione di un sistema alimentare più equo, inclusivo e sostenibile.

Tempistiche

  • Apertura bando: 2 marzo 2026
  • Scadenza candidature: 23 marzo 2026 (ore 23:59 CET)
  • Avvio progetti: maggio 2026
  • Durata massima: 12 mesi

Dotazione finanziaria
Il finanziamento complessivo è pari a € 13.000. Verranno finanziate una o più iniziative in base alle proposte ricevute.

Chi può partecipare
Possono candidarsi:

  • Organizzazioni della società civile (OSC) senza scopo di lucro
  • Reti di OSC
  • Gruppi o collettivi giovanili informali
    con sede legale o operativa in Italia e comprovata esperienza nel coinvolgimento dei giovani (15–30 anni).

Obiettivi del bando

  • Rafforzare la partecipazione attiva dei giovani (15–30 anni)
  • Aumentare la consapevolezza sulle sfide globali legate al cibo
  • Promuovere azioni locali di sensibilizzazione e advocacy

Come candidarsi
Le proposte devono essere redatte in inglese ed inviate esclusivamente via PEC a:
manitese@pec.it
entro il 23 marzo 2026 (ore 23:59 GMT+1).

Scarica il bando completo

Documenti da presentare

Tutti i documenti sono disponibili qui:

Per informazioni sul Bando scrivere a rotondi@manitese.it

Questo articolo  è stato co-finanziato dal Programma DEAR dell’Unione Europea. I suoi contenuti sono responsabilità esclusiva di Mani Tese ETS e non riflettono necessariamente il punto di vista dell’Unione Europea.

CSDDD, il passaggio in Consiglio Europeo chiude definitivamente la partita

Il 24 febbraio 2026 il Consiglio Europeo ha dato il via libera al testo definitivo sulla CSDDD: un netto arretramento nell’individuare la responsabilità d’impresa nella sostenibilità sociale e ambientale.

di Elisa Lenhard

Dopo quattro anni di lavoro sulla CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), Direttiva Europea volta a rendere le imprese legalmente responsabili degli impatti lungo l’intera filiera produttiva a tutela di persone e ambiente — impegno portato avanti da Mani Tese a livello nazionale con la Campagna Impresa 2030 e a livello europeo come membro italiano di ECCJ — il 24 febbraio 2026 il Consiglio Europeo ha dato il via libera al testo definitivo. Si tratta di un contesto legislativo che segna un importante arretramento, nella forma e nella sostanza, rispetto ai punti qualificanti della versione del 2024 (già considerata ridimensionata), perdendo un’importante occasione per cambiare un modello d’impresa che negli anni ha causato gravi danni alle persone e all’ambiente, soprattutto lungo le catene del valore.

Il 24 aprile 2013, l’edificio Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, che ospitava cinque diverse fabbriche di abbigliamento, crolla. Muoiono 1.134 lavoratori del settore tessile, 2.500 feriti. Tra le macerie vengono ritrovate etichette di alcuni dei più grandi marchi globali della moda e Il caso suscita indignazione in tutto il mondo, diventando parte di un dibattito più ampio: chi è responsabile della devastazione e dei danni causati dalle grandi multinazionali?

Il crollo del Rana Plaza a Dhaka, Bangladesh - 24 aprile 2013. Muoiono 1.134 lavoratori del settore tessile, 2.500 feriti

Inizia, dunque, un dibattito a livello europeo e globale che trova il suo punto di partenza nei Principi Guida su Imprese e Diritti Umani adottati, ancora oggi riferimento indiscusso nella lotta contro abusi, sfruttamento e lavoro forzato, ma privi di carattere vincolante. Proprio l’assenza di obblighi giuridici e di meccanismi sanzionatori ha spinto le istituzioni europee a tentare un salto di qualità sul piano normativo.

Il 23 febbraio 2022 la Commissione Europea ha presentato la proposta di Direttiva sulla Due Diligence, avviando un iter legislativo complesso e politicamente delicato. Il testo è stato oggetto di numerose revisioni e negoziati che hanno coinvolto Parlamento Europeo e Consiglio, mentre organizzazioni della società civile, sindacati e ONG hanno seguito il processo con attenzione, sollecitando una normativa ambiziosa e vincolante e, dopo quasi due anni di trattative, il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente la direttiva il 24 maggio 2024. Il provvedimento è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea il 5 luglio 2024 ed è entrato in vigore il 25 luglio 2024.

Si trattava di un quadro normativo che, richiamando esplicitamente anche diversi Accordi, Dichiarazioni, Linee Guida, Codici di condotta, definiti dall’Onu, dall’ILO, dall’OCSE, rappresentava una svolta storica nella definizione della responsabilità e degli obblighi per le aziende che operano all’interno dell’UE, sulla sostenibilità sociale e ambientale, oltre che prevedere il coinvolgimento degli stakeholder (OSC, sindacati e rappresentanti dei lavoratori) nello sviluppo e nell’attuazione di ripensamenti strategici del modello di business nel suo complesso.

A pag. 16 del testo si legge: “La Direttiva mira ad assicurare che le società attive nel mercato interno contribuiscano allo sviluppo sostenibile e alla transizione economica e sociale verso la sostenibilità attraverso l’individuazione, e, ove necessario, l’attribuzione di priorità, la prevenzione, l’attenuazione, l’arresto, la minimizzazione e la riparazione degli impatti negativi, siano essi effettivi o potenziali, sui diritti umani e sull’ambiente connessi alle attività delle società stesse nonché alle attività delle loro filiazioni e dei loro partner commerciali nelle catene di attività cui le società partecipano, e garantendo che le persone colpite dal mancato rispetto di tale obbligo abbiano accesso alla giustizia e ai mezzi di ricorso”.

Ma proprio alla vigilia dell’avvio della fase di recepimento nazionale, nel novembre 2024 la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato l’apertura del cosiddetto processo “Omnibus”, un’iniziativa volta a intervenire su direttive già approvate — tra cui CSDDD, CSRD e Taxonomy — presentata come uno strumento di semplificazione e riduzione degli oneri amministrativi per le imprese europee, di fatto un vero e proprio percorso di deregolamentazione. La proposta ha suscitato fin da subito diffuse preoccupazioni per il rischio di un indebolimento degli standard della CSDDD, riaprendo il confronto politico e istituzionale su equilibri che sembravano ormai consolidati.

In questo contesto, l’iter che ha condotto all’approvazione è stato rapido e fortemente controverso: le tempistiche accelerate, i limitati spazi di confronto pubblico e le pressioni divergenti di Stati membri e gruppi politici hanno sollevato dubbi sulla trasparenza del processo decisionale e sull’opportunità di riaprire così presto una disciplina appena approvata. La revisione della CSDDD — già oggetto di un significativo ridimensionamento nel 2024 — segna così un ulteriore arretramento rispetto alle ambizioni iniziali, traducendosi in un impianto meno incisivo, soprattutto in riferimento a due nuclei centrali: la partecipazione degli stakeholder e l’obbligo di adottare piani di transizione climatica. Tra gli elementi più innovativi della proposta iniziale vi era la centralità effettiva degli stakeholder — lavoratori, comunità locali, sindacati, organizzazioni della società civile e difensori dei diritti umani — nel processo di due diligence. Non una consultazione formale, ma un coinvolgimento concreto, tempestivo e informato in tutte le fasi: dall’individuazione e valutazione degli impatti negativi alla definizione delle misure preventive e correttive, fino al monitoraggio della loro efficacia.

Il principio era chiaro: la gestione dei rischi ambientali e sociali lungo la catena del valore non può ridursi a procedure interne o a verifiche documentali, ma richiede un confronto strutturato e continuo con chi quegli impatti li subisce direttamente.

L’attenuazione di questi obblighi ha svuotato l’impianto partecipativo originario, trasformando il dialogo con gli stakeholder in un mero adempimento formale o in consultazioni sporadiche, spesso concentrate nei momenti di maggiore visibilità per l’azienda. Senza requisiti chiari su qualità, trasparenza e tracciabilità del confronto, le imprese non sono più chiamate a dimostrare come le osservazioni ricevute influenzino davvero le decisioni strategiche e operative. Le conseguenze sono evidenti: minore pressione interna per correggere pratiche rischiose lungo la catena del valore, accesso limitato alle informazioni per le comunità coinvolte e ridotta capacità di queste ultime di incidere concretamente sui processi decisionali aziendali.

Ancora più significativa è la decisione di eliminare l’obbligo sostanziale relativo ai piani di transizione climatica. L’esperienza di Mani Tese, impegnata da anni nella lotta al cambiamento climatico e testimone diretta degli impatti ambientali che colpiscono persone e territori in tutto il mondo, conferma come tali effetti mettano in discussione i presupposti stessi di equità sociale e ambientale. Nella versione precedente della direttiva, le grandi imprese erano obbligate a presentare un piano di transizione coerente con l’obiettivo della neutralità climatica e con il quadro europeo di decarbonizzazione. La nuova impostazione, invece, allenta i vincoli: le strategie industriali rischiano di discostarsi dagli obiettivi climatici, gli organi di amministrazione vedono ridotta la loro responsabilità sulle scelte di decarbonizzazione, e i piani stessi potrebbero trasformarsi in meri strumenti dichiarativi, privi di un legame concreto con investimenti reali e risultati misurabili. la transizione climatica finisce per configurarsi come una scelta strategica rimessa all’autonomia aziendale, anziché come un obbligo giuridicamente strutturato.

L’auspicio è che il processo di trasposizione non si limiti a un semplice recepimento formale — pur considerando che la direttiva rientra nel criterio di massima armonizzazione — ma sfrutti ogni margine giuridico disponibile per garantire l’effettiva applicazione delle nuove regole. In gioco non c’è solo l’equilibrio normativo, ma la stessa credibilità dell’Unione Europea nel conciliare competitività economica, tutela dei diritti umani e transizione ecologica.

Come le idee giovani cambieranno le scuole

Si chiude il progetto “Eureka!”: per 18 mesi oltre 800 studenti di 7 scuole secondarie a Milano e provincia hanno ripensato spazi, servizi e relazioni

A fine febbraio si chiuderà il progetto “Eureka! Le idee delle ragazze e dei ragazzo trasformano la scuola” finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia, un progetto che da diciotto mesi Mani Tese, la cooperativa Spaziopensiero di Milano e l’impresa sociale BiPart hanno portato avanti in sette scuole secondarie di primo grado di Milano e Cesano Maderno. Il progetto ha inteso favorire il protagonismo e la valorizzazione del sé dei giovani preadolescenti (nella fascia di età 11-14 anni), rafforzandone le competenze di cittadinanza e la partecipazione attiva alla vita comunitaria, in particolare all’interno della scuola. Un’azione questa tra le più efficaci per contrastare la dispersione scolastica e prevenire le cause dell’abbandono.

Le studentesse e gli studenti degli Istituti comprensivi P.Levi, T.Grossi, S.Giorgi e Scuola Europa di Milano e degli Istituti comprensivi Via Duca D’Aosta, Sacramentine e Fratelli Maristi di Cesano Maderno (MI) hanno concluso il loro percorso formativo costituendo e rafforzando i Consigli Scolastici delle Ragazze e dei Ragazzi e ideando un progetto legato agli spazi delle proprie scuole, per renderli più belli e funzionali grazie ai fondi messi a disposizione dal progetto. Questa parte del progetto Eureka! ha permesso alle idee delle studentesse e degli studenti di tradursi in realizzazioni concrete: così le scuole sono state ripensate come spazi per la comunità, da vivere e riconoscere, a cui appartenere, dove l’ascolto reciproco tra studenti, docenti e famiglie crea le relazioni. Non luoghi chiusi, ma ambienti vivi e ricchi di possibilità, ambienti affidati anche alla responsabilità di studenti e studentesse, non più semplici fruitori, ma voci attive e protagonisti del cambiamento.

Da idee a proposte concrete

Tra le proposte dedicate alla didattica alternativa verranno realizzate idee come la web radio e la redazione scolastica (Scuola Europa) o la scuola outdoor (ICS Primo Levi di Baggio) o ancora l’abbellimento di tutte le aule attraverso murales colorati (Istituto Sacramentine Cesano Maderno). Altre iniziative hanno risposto al bisogno di maggiore autonomia, con la creazione di un’aula doposcuola e di un cineforum per ICS Simona Giorgi e ICS 1 di Cesano Maderno, oppure di angoli “morbidi” in biblioteca per ICS Tommaso Grossi. Accanto ai progetti più strutturati, non sono mancate richieste più semplici ma condivise: specchi e distributori di assorbenti, attenzione alla qualità del cibo in mensa, sistemazione di lavagne e acquisto di tablet, miglioramento dello spazio-incontro tra alunni/e e professori come nell’Istituto Fratelli Maristi di Cesano Maderno.

Abitare la scuola significa viverla non solo come luogo di apprendimento, ma anche di socialità e divertimento. Sono nate così proposte legate al tempo libero: alcune difficilmente realizzabili, come intervalli piu lunghi, altre piu concrete, come un ballo di fine anno o l’installazione di porte da calcio nei cortili.

Lo scorso 16 febbraio i componenti dei diversi Consigli Scolastici si sono incontrati per la prima volta in una giornata di condivisione e confronto; un momento in cui tutte queste proposte, fino a quel momento confinate all’interno delle mura delle proprie scuole e della propria comunità, sono “uscite”. I ragazzi e le ragazze hanno ascoltato i lavori degli altri, commentato, ragionato sui limiti e sulle potenzialità, preso ispirazione. Perché, anche se “Eureka! “è terminato, il Consiglio dei ragazzi e delle ragazze rimane e con questo il compito di continuare a pensare e immaginare di trasformare luoghi e relazioni.

I progetti delle scuole

IC P.LEVI – LA SCUOLA OUTDOOR In linea con l’approccio pedagogico che trasforma ambienti naturali e urbani (parchi, boschi, piazze) in aule didattiche, promuovendo l’apprendimento attivo ed esperienziale, il CSRR di questo Istituto comprensivo ha individuato tra le finalità della sua progettazione quella di facilitare la fruizione degli spazi esterni della scuola per lezioni all’aperto e attività sportive. Ha inoltre permesso una più accurata gestione dei dispositivi mobile di studenti e studentesse attraverso una custodia a scomparti fornita per ciascuna classe.

IC T.GROSSI – UNA SCUOLA PIÙ FUNZIONALE Attraverso il progetto “Eureka!” gli studenti e le studentesse hanno deciso di portare avanti diverse idee per migliorare la didattica, le attività in palestra e la vivibilità degli spazi di lavoro e incontro all’interno della scuola.

IC S.GIORGI – AREA RELAX Il progetto riguarda l’allestimento di un’aula della scuola per il tempo libero, lo studio individuale e il relax di studenti e studentesse. In aggiunta verrà allestito uno spazio cinema funzionale alla fruizione di film in orario scolastico e extra scolastico. Inoltre il CSRR ha raccolto l’esigenza di rendere più funzionali i bagni con l’acquisto di fogli adesivi flessibili a specchio non in vetro.

SCUOLA EUROPA – REDAZIONE SCOLASTICA Il progetto presentato intende dotare l’Istituto di una strumentazione per l’organizzazione di una redazione scolastica volta a rafforzare il servizio di comunicazione delle attività e dei progetti della scuola verso l’interno e l’esterno: web radio, giornalino scolastico, podcast. In aggiunta il CSRR ha raccolto l’esigenza di adeguare il servizio igiene e salute della scuola con la messa a disposizione di assorbenti igienici e di sostenere l’organizzazione del “ballo della scuola”.

IC I VIA DUCA D’AOSTA CESANO MADERNO – SALA CINEMA Il progetto ha come focus l’allestimento di una sala cinema all’interno della scuola per proiezioni a beneficio di alunni/e e docenti in orario scolastico e extrascolastico.

ISTITUTO SACRAMENTINE CESANO MADERNO – CREATIVITÀ E BELLEZZA Attraverso Eureka si renderà possibile un corso di murales per studenti e studentesse finalizzato ad abbellire le aule della scuola con la realizzazione di dipinti murali a cura degli stessi alunni e alunne. In aggiunta il CSRR ha raccolto l’esigenza di abbellire gli spazi esterni della scuola con l’acquisto di piante e alberi.

FRATELLI MARISTI CESANO MADERNO – SPAZIO INCONTRI Il progetto individuato renderà possibile il miglioramento di alcuni ambienti della scuola, in particolare l’aula tutor dove si svolgono regolarmente i colloqui alunni-professori e viene conservato il necessario per il buon funzionamento della scuola.

Segui “Eureka!” sulla piattaforma eureka.bipart.it 

 

Mozambico, con il progetto CAM-BIO si rilancia su clima e biodiversità

Un incontro ufficiale con il Presidente del Consiglio Municipale di Quelimane ha consolidato la collaborazione istituzionale con Mani Tese su sviluppo sostenibile e resilienza climatica

Lo scorso 12 febbraio, il Rappresentante Paese di Mani Tese in Mozambico, Nicola De Domenico, insieme al Coordinatore locale Francisco Chimote, ha partecipato a un incontro ufficiale presso la sede del Municipio di Quelimane con il Presidente del Consiglio Municipale, Manuel A. Alculete Lopes de Araújo.

L’incontro ha rappresentato un importante momento di consolidamento della collaborazione pluriennale tra Mani Tese e l’Amministrazione municipale di Quelimane, finalizzata all’implementazione di interventi di sviluppo sostenibile e resilienza climatica sul territorio.

Giovedì 12 febbraio 2026 - L'incontro tra la delegazione di Mani Tese e il Presidente del Consiglio Muncipale di Quelimane

In questa occasione è stato presentato ufficialmente il nuovo progetto CAM-BIO – Per un approccio di adattamento ai cambiamenti climatici che preservi la biodiversità, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), di cui Mani Tese è capofila. All’incontro hanno preso parte anche i partner locali di progetto della Fondazione Okuluvela, insieme al Presidente del Municipio e al suo staff tecnico, con l’obiettivo di condividere strategie operative.

Durante la riunione sono stati illustrati i principali risultati attesi del progetto CAM-BIO: il Presidente Araújo ha espresso apprezzamento per l’approccio partecipativo del progetto, sottolineando l’importanza di iniziative che integrino sviluppo urbano, coinvolgimento comunitario e tutela ambientale.
L’incontro ha confermato l’impegno reciproco a proseguire una collaborazione strutturata tra Mani Tese, il Municipio di Quelimane e le organizzazioni partner, rafforzando il dialogo istituzionale su temi chiave per lo sviluppo sostenibile della città e del territorio circostante.

Questo articolo è stato realizzato con il contributo della Cooperazione Italiana. I contenuti di questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità di Mani Tese e non rappresentano necessariamente il punto di vista del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) o dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Mozambico: l’emergenza climatica richiede una risposta nuova e preventiva

Mani Tese propone un approccio preventivo che mira a mitigare gli impatti dei disastri ambientali attraverso agroecologia, conservazione della biodiversità e resilienza delle comunità

Le recenti piogge torrenziali e le inondazioni che hanno colpito il Mozambico nelle ultime settimane confermano, ancora una volta, come i cambiamenti climatici stiano imponendo una trasformazione profonda nel modo di affrontare le crisi ambientali. Non basta più intervenire solo nell’immediato: serve un approccio capace di prevenire, mitigare e rafforzare la resilienza delle comunità più vulnerabili.

Inondazioni devastanti: un Paese già fragile in ginocchio

Dopo un mese di precipitazioni intense e lo straripamento di numerosi corsi d’acqua, il Mozambico – in particolare le sue province meridionali e centrali – si trova ad affrontare un bilancio drammatico.
Le autorità locali riportano:

  • circa 700.000 persone colpite;
  • oltre 150 vittime;
  • 4.000 case inagibili;
  • 1500 km di strade interrotte;
  • oltre 200 strutture sanitarie distrutte;
  • migliaia di famiglie costrette ad abbandonare le proprie case;
  • oltre 80 scuole trasformate in centri di accoglienza;
  • comunità intere isolate e prive dei servizi essenziali.

Si tratta, purtroppo, solo dell’ultimo episodio di una crisi climatica e ambientale che si protrae di emergenza in emergenza. E dietro i numeri ci sono persone, famiglie, vite.

"Il Paese è in forte difficoltà: molte località sono ancora isolate e la strada principale (la N1) è tuttora interrotta in diversi punti. Al momento è accessibile solo una seconda strada, ma con molta difficoltà, e questo sta rallentando sia gli spostamenti che la logistica. La pressione sulle comunità ospitanti è alta e l’emergenza, anche se mediaticamente calata, è tutt’altro che rientrata".
Nicola De Domenico
Rappresentante Paese Mani Tese - Mozambico

Guardare oltre l’emergenza

La crisi mozambicana si è svolta poco prima che in Italia si facesse la conta dei danni per gli effetti del ciclone Harry, tra Sicilia, Sardegna e Calabria. Eventi diversi ma figli della stessa dinamica globale: fenomeni meteorologici sempre più estremi e frequenti, che colpiscono territori fragili e mettono in ginocchio intere popolazioni.

In questo scenario, Mani Tese promuove un approccio preventivo, basato su interventi che possano ridurre gli impatti dei disastri ambientali e aumentare la sicurezza delle comunità. Il nostro lavoro in Mozambico da un lato punta a proteggere e rigenerare la biodiversità, fondamentale per la stabilità degli ecosistemi, dall’altro rafforzare la resilienza delle comunità attraverso agroecologia ed economia circolare, così da mitigare le conseguenza di eventi climatici estremi, prima che questi si trasformino in crisi umanitarie.

Si tratta di un impegno che affianca, senza sostituirsi, agli interventi tempestivi nelle emergenze: un percorso necessario per superare la logica del “solo soccorso immediato” e costruire una reale resilienza.

Gli impatti dei cambiamenti climatici, infatti, non sono circoscritti all’evento catastrofico: durano mesi, spesso anni, e coinvolgono interi sistemi sociali ed economici.
Per questo Mani Tese continua a lavorare accanto alle comunità del Mozambico con interventi di lungo periodo, costruiti insieme alle popolazioni locali e volti a garantire sicurezza, salute e futuro.

Un Manifesto dei giovani per trasformare i sistemi alimentari

“Turning Participation into Change: A Youth Manifesto Addressing Today’s Food Challenges through Agroecology” è il titolo del webinar che si svolgerà venerdì 23 gennaio. Un’iniziativa nell’ambito del Progetto “Turn The Tables”

Come possono i giovani contribuire a trasformare i sistemi alimentari? Come può la partecipazione giovanile diventare una leva di cambiamento sistemico? Sistemi alimentari sostenibili, equi e resilienti possono essere implementati adottando come approccio concreto l’agroecologia? E quale ruolo può assumere l’educazione di qualità nel favorire partecipazione e trasformazione sociale?

Sono solo alcuni dei temi che saranno approfonditi nell’evento “Turning Participation into Change: A Youth Manifesto Addressing Today’s Food Challenges through Agroecology”, un webinar in programma venerdì 23 gennaio, dalle ore 12.30 alle 13.30. 

Per iscriversi e partecipare CLICCA QUI.

Interverranno:

  • Elisa Lenhard – Mani Tese ETS
  • Emanuele Russo – Global Campaign for Education (Italy)
  • Rebecca Rotondi – Youth Coordinator Turn the Tables

Un Manifesto della Task Force dei Giovani

Non può esserci un cambiamento sistemico senza la partecipazione dei giovani. E non può esserci partecipazione dei giovani senza un’istruzione di qualità, accessibile e finanziata con fondi pubblici.

Nell’ambito del progetto Turn the Tables, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il Programma DEAR, Mani Tese ETS — in collaborazione con CIR – Christliche Initiative Romero e GCE Italy (Global Campaign for Education) —  invita a partecipare a un webinar di presentazione del Manifesto della Youth Task Force, sviluppato durante il primo anno del progetto.

Il Manifesto nasce dal riconoscimento che una delle più grandi sfide del nostro tempo è garantire sistemi alimentari sani, sostenibili, equi e accessibili a tutti. L’attuale modello alimentare dominante, industrializzato — basato su filiere lunghe e centralizzate — provoca danni ambientali, aumenta le disuguaglianze e allontana le persone dalle origini del proprio cibo.

In risposta a ciò, il Manifesto chiede una trasformazione profonda dei sistemi alimentari e identifica l’agroecologia come una soluzione concreta e sistemica. L’agroecologia va oltre le pratiche agricole: è un approccio integrato che unisce scienza, saperi locali e azione sociale per costruire sistemi alimentari equi per le persone e per il pianeta. Riconosciuta dalla FAO come un percorso chiave per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’agroecologia promuove biodiversità, giustizia sociale, uso circolare delle risorse e resilienza delle comunità.

Il Manifesto evidenzia le debolezze strutturali dell’attuale sistema alimentare europeo — segnato da concentrazione economica, lavoro precario, spopolamento delle aree rurali e crescente distanza culturale tra produttori e consumatori — vulnerabilità rese ancora più evidenti dalle recenti crisi, dalla pandemia ai cambiamenti climatici. In questo contesto, l’urgenza di modelli alimentari locali, resilienti e giusti è sempre più evidente, così come la necessità di creare una nuova cultura del cibo basata sulla partecipazione, sulla conoscenza condivisa e sulla valorizzazione delle pratiche comunitarie esistenti.

I giovani sono al centro di questa trasformazione. Non sono attori passivi, ma veri e propri agenti di cambiamento. La Youth Task Force offre uno spazio in cui i giovani possono connettersi, co-creare soluzioni e promuovere sistemi alimentari equi e sostenibili a livello locale ed europeo.

Il Manifesto afferma chiaramente che il cambiamento sistemico non può avvenire senza la partecipazione giovanile e che una partecipazione significativa richiede un forte impegno globale per un’istruzione di qualità — un’istruzione accessibile, inclusiva e finanziata con fondi pubblici. L’istruzione è la pietra angolare che permette alle persone di comprendere le sfide globali, collegarle tra i vari settori e sviluppare le competenze e la consapevolezza critica necessarie per affrontarle collettivamente.

Questo Manifesto rappresenta un inizio: un documento collettivo e vivente che invita all’azione, alla cooperazione e alla responsabilità condivisa. Un altro sistema alimentare è possibile — e inizia dall’educazione, dalla partecipazione e dalla leadership delle giovani generazioni.

Questo articolo  è stato co-finanziato dal Programma DEAR dell’Unione Europea. I suoi contenuti sono responsabilità esclusiva di Mani Tese ETS e non riflettono necessariamente il punto di vista dell’Unione Europea.

Comunicati stampa

Leggi i Comunicati Stampa diffusi da Mani Tese

2026

Leggi i comunicati stampa diffusi da Mani Tese, in collaborazione con Altreconomia:

2025

Burkina Faso, quando l’agroecologia si costruisce insieme ai produttori

La scorsa settimana il team del progetto LAGRO ha incontrato i produttori orticoli di Karpala e di Kossodo: ecco come l’agroecologia può diventare una leva concreta di sviluppo locale, inclusione sociale e sostenibilità.

La scorsa settimana, in Burkina Faso, il team del progetto LAGRO ha incontrato i produttori orticoli di Karpala e di Kossodo, due distretti della capitale Ouagadougou, in una sessione di scambio e condivisione degli obiettivi del progetto.

Promosso da Mani Tese, il progetto “LAGRO – Lavorare nell’agro-alimentare: Sviluppo socio-economico e opportunità di formazione professionale e lavoro dignitoso nel settore agro-alimentare in Burkina Faso” integra un ambizioso approccio agroecologico. Prevede infatti la formazione di 250 produttori e produttrici in agroecologia, con l’obiettivo di migliorare in modo sostenibile le pratiche colturali, la produttività, i redditi e la resilienza delle aziende orticole di fronte alle sfide climatiche ed economiche, presenti e future. Con un’attenzione particolare verso le persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità.

L’obiettivo di questo incontro era presentare il progetto LAGRO, i suoi obiettivi, i risultati attesi e le attività, instaurando al contempo un quadro di dialogo trasparente sulle modalità di attuazione e di selezione dei beneficiari.

Dialogo, trasparenza e costruzione collettiva

Gli incontri hanno toccato diversi temi progettuali, come per esempio la promozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, adattate alle realtà locali e agli effetti del cambiamento climatico, e il rafforzamento delle capacità tecniche dei produttori attraverso formazioni in agroecologia: fertilizzazione naturale, gestione dell’acqua, tecniche colturali sostenibili e manutenzione dei sistemi di irrigazione. Sono stati affrontati anche aspetti meramente pratici, come la realizzazione e la manutenzione di infrastrutture – pozzi, sistemi di irrigazione, bacini, hangar, parcelle attrezzate – e la distribuzione di kit di avvio agroecologico (semi, attrezzature, input naturali) per migliorare la produttività e la resilienza delle aziende. E, infine, si è approfondito il tema della strutturazione dei produttori in cooperative, per rafforzare la governance locale, la vita associativa e l’accesso alle opportunità economiche.

Un approccio inclusivo ed equo

I criteri di selezione dei beneficiari, definiti in concertazione con il Comune e la Federazione Nazionale dei Vivaisti e Giardinieri del Burkina Faso, sono stati illustrati chiaramente per garantire trasparenza ed equità.

Il progetto infatti, presta particolare attenzione all’inclusione di Donne e giovani, Persone con disabilità, Vedove e nuclei familiari vulnerabili, Donne capofamiglia.

Gli scambi hanno permesso ai produttori di comprendere meglio le sfide del progetto, esprimere aspettative e preoccupazioni e capire pienamente le azioni future. Questa fase segna l’inizio di un’attuazione concertata, in cui ogni attore svolge un ruolo essenziale per il successo del progetto, come confermato da Eugenio Attard, Rappresentante Paese di Mani Tese, e il Presidente della Federazione Nazionale dei Vivaisti e Giardinieri del Burkina Faso, che hanno ribadito il loro impegno per un’agricoltura agroecologica, inclusiva e sostenibile a favore dei produttori: con il progetto LAGRO, l’agroecologia diventa una leva concreta di sviluppo locale, inclusione sociale e sostenibilità.