14/02/2018

Giovedì 8 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale contro la Tratta di Persone, si è tenuto il convegno “Tratta e gravi violazioni dei diritti umani: i nuovi schiavi del XXI secolo” organizzato da Mani Tese, Pime e Caritas Ambrosiana in collaborazione con Ucsi Lombardia.
Sono stati tanti gli spunti di riflessione emersi durante la mattinata.

Il convegno, moderato da Chiara K. Cattaneo, Program Manager della Campagna I Exist di Mani Tese, si è aperto con l’intervento di Paola Barretta, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia e collaboratrice dell’Associazione Carta di Roma, che ha ricordato l’importanza e la responsabilità delle parole e, in generale, di come vengono comunicati i fatti in relazione ad argomenti sensibili come la migrazione e la tratta. Nel primo caso, si è registrato nel 2017 un aumento dei toni allarmistici sui mezzi d’informazione, spesso alimentando stereotipi sui migranti legati alla criminalità. L’uso del termine “clandestino” – che nel 2017 ha subìto un incremento – per definire chi arriva lungo le nostre coste, ha ricordato la Barretta, è scorretto ed errato. Uno invece dei vocaboli più usati è stato “ius soli”. Per quanto riguarda la tratta, nel 2017 se ne è parlato complessivamente molto poco sui media: 53 i titoli registrati sul tema e solamente 15 le notizie dedicate sui Tg.

Leonardo Becchetti, ordinario di Economia Politica, Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata, ha sottolineato le gravi responsabilità dell’attuale sistema economico che produce diseguaglianze in quanto improntato sul benessere del consumatore e sugli investimenti e l’innovazione trascurando la tutela dell’ambiente e la dignità del lavoro. Tra 1988 e 2011 il reddito dell’1% più ricco è aumentato 182 volte di più del 10% più povero nel mondo. Se, per quanto riguarda l’ambiente, le cose stanno migliorando, siamo però ancora lontani da una tutela del lavoro. Un sistema che si basa sullo sfruttamento di un enorme bacino di lavoro a basso costo produce erosione dei diritti. Tre le soluzioni individuate da Becchetti. La prima è il voto col portafoglio ovvero l’acquisto da parte dei consumatori di prodotti e servizi provenienti da aziende responsabili e sostenibili. La seconda “medicina” è il voto col portafoglio dello Stato, il quale dovrebbe promuovere appalti con criteri minimi sociali e ambientali che le aziende devono rispettare. La terza soluzione è un cambiamento delle regole del commercio: i prodotti a filiere sostenibili devono essere avvantaggiati mentre quelli che sfruttano indiscriminatamente le risorse umane e naturali dovrebbero essere soprattassati.

Al convegno si è poi parlato di sfruttamento del lavoro in Italia, con un focus sul settore dell’agricoltura, insieme a Oliviero Forti, responsabile Ufficio immigrazione di Caritas Italiana. In Italia sono fra i 70 e 100mila i lavoratori schiavi, coinvolti in diverse attività. In agricoltura, in particolare, l’80% è straniero. Il 64% lavoratori sfruttati in agricoltura vive in baraccopoli senza accesso ad acqua potabile. Questi nuovi schiavi spesso lavorano per 30 euro al giorno, 15 dei quali spesi per vitto e alloggio. Emblematico il confronto fatto da Forti fra un’immagine della Calabria e una dell’Etiopia, dove in quest’ultima le condizioni appaiono paradossalmente migliori.

Mirta Da Pra, giornalista e coordinatrice del settore Prostituzione e Tratta del Gruppo Abele, ha evidenziato come lo sfruttamento sessuale sia la tipologia di tratta più diffusa nel nostro Paese. Si stima infatti che l’80% del mercato del sesso si basi su vittime di tratta. La Da Pra ha inoltre sottolineato come gli attori dello sfruttamento vadano moltiplicandosi, così come i diversi tipi di traffici sono sempre molto più interconnessi fra loro. Le vittime di tratta sono invece persone sempre più vulnerabili. È opportuno che si attivino canali di comunicazione formali fra chi si occupa di richiedenti asilo e chi di tratta. Necessaria, inoltre, una regia politica per risolvere il problema.

Si è infine affrontato il tema dei minori insieme a Fiammetta Casali, presidente del comitato provinciale di Milano per l’Unicef. Nel mondo 2 milioni di bambini sono prostituti o sottoposti a varie forme di sfruttamento sessuale. 152 milioni sono i bambini al di sotto dell’età minima di accesso al lavoro o che si trovano in condizioni che minacciano il loro benessere e sviluppo psicofisico costretti a lavorare. La Casali ha inoltre sottolineato come, con l’aumento delle guerre, siano aumentati anche i bambini soldato così come, nei campi profughi, si assiste a un incremento dei matrimoni forzati.
La chiave di volta contro lo sfruttamento del lavoro minorile resta l’istruzione. La figura del tutore volontario, di recente introdotta, potrebbe inoltre essere un’opportunità per garantire la protezione dei minori non accompagnati che arrivano nel nostro Paese.

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