Diari | Diritti

LA MARCIA SILENZIOSA DELLE DONNE GUINEANE CONTRO LA VIOLENZA

51 i casi registrati di violenza quest’anno, di cui 7 matrimoni precoci e 10 forzati, solo nella sede di Bissau della Rete RENLUV

11/12/2018

Sabato 1 dicembre a Bissau si è tenuta la marcia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione di ogni forma di violenza contro le donne, all’interno del programma di 16 giorni di attivismo che sono culminati il 10 dicembre con la celebrazione della Giornata internazionale dei diritti umani.

Una marcia silenziosa come silenzioso è lo stato in cui vivono e soffrono le donne vittime di violenza, sotto il cappello promosso in tutto il mondo “Hear me too”, per dare voce a chi troppo spesso rimane inascoltata.

Non è passato invece inosservato il colore arancione, simbolo da anni della lotta alla violenza sulle donne, che ha sfilato per le strade di Bissau insieme a un numero elevatissimo di uomini, consapevoli di essere parte del problema, a differenza dell’Europa dove molti non sostengono la causa per paura di essere etichettati come “femministi”.

In Guinea Bissau le ingiustizie commesse contro donne e bambine non pregiudicano solo le vittime, ma incidono negativamente anche sul processo di sviluppo del Paese che, nonostante i grandi passi compiuti a livello di sensibilizzazione negli ultimi anni, continua ad accettare la dominazione degli uomini sulle donne, tollerando pratiche tradizionali nefaste, come il matrimonio precoce e forzato e la mutilazione genitale femminile.

Quest’anno l’osservatorio di RENLUV, Rete Nazionale di Lotta contro la Violenza di genere, ha registrato solo nella sua sede a Bissau 51 casi di violenza contro le donne: 9 di violenza fisica, 12 di violenza psicologica, 5 di violenza sessuale, 8 di violenza economica, 7 matrimoni precoci e 10 forzati.

RENLUV è una delle più importanti associazioni impegnate nella lotta all’eliminazione della violenza contro le donne e riesce solo in parte a sopperire all’assenza di una raccolta sistemica di dati a livello nazionale, compito che spetterebbe allo stato. A parte qualche statistica basata su interviste a campioni non rappresentativi di tutte le regioni del Paese e risalente a qualche anno fa, il fenomeno non riceve una copertura adeguata. Non esiste infatti un coordinamento tra le varie istituzioni che ricevono denunce, ancora molto basse, poiché la popolazione non ha fiducia nella giustizia e nella sua capacità di risoluzione dei casi, che nella maggior parte rimangono impuniti, nonostante il quadro legislativo esistente in materia.

Oltre alla violenza, le donne guineane subiscono discriminazioni anche all’interno della sfera di partecipazione politica: su 26 membri totali della squadra di Governo solo 5 sono donne mentre in Parlamento su 102 deputati, 14 sono di sesso femminile.

La presidente della Piattaforma Politica delle Donne della Guinea-Bissau ha ricordato che recentemente è stata approvata la “legge di parità” (simile alle nostre quote rosa) concedendo il 36% di partecipazione femminile nelle istituzioni politiche (nonostante il disegno di legge prevedesse una soglia minima del 40%) che, pur essendo un piccolo passo verso una rappresentazione più equa, non prevede una penalizzazione per gli organismi che non applicano la quota.

La commemorazione si è conclusa sottolineando la necessità di promuovere il dialogo tra movimenti, associazioni e organismi internazionali per prevenire e combattere la violenza.

Mani Tese e i suoi partner si inseriscono in queste attività con il progetto “No na cuida de no vida, mindjer” (“Libere dalla violenza. Diritti ed emancipazione per donne e bambine in Guinea-Bissau”) cofinanziato da Unione Europea, FEC ed Engim, uno dei pochissimi interventi nel Paese con l’obiettivo di identificare casi di violenza promuovendone la denuncia e di garantire l’accompagnamento e la reintegrazione delle vittime attraverso un sistema di protezione.

Dai progetti
Responsabile Paese Guinea-Bissau

Paola

Sono Paola Toncich, dopo la laurea in Sviluppo e Cooperazione Internazionale e un periodo di formazione e lavoro, sono partita per l’America Latina, dove la Bolivia mi ha accolto per 7 anni, un periodo che oltre che di lavoro considero di vita, durante il quale ho potuto scoprire il paese a 360 gradi. Inizialmente, mi […]

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