Attualità

Mani Tese e il cambiamento climatico


30/11/2015

Oggi è iniziata a Parigi una delle più importanti conferenze internazionali, la COP 21, che ha lo scopo di trovare soluzioni riguardo gli effetti del cambiamento climatico. I leader dei paesi di tutto il mondo dovranno delineare e stabilire i ruoli e le responsabilità di ogni Nazione per rallentare l’aumento della temperatura a livello globale nei prossimi decenni.

Mani Tese, insieme alla rete Expo dei Popoli, ha iniziato a discutere di queste tematiche lo scorso 25 novembre a Milano grazie ad un conferenza ed una tavola rotonda nelle quali si è avuta la possibilità di affrontare e riflettere sulla correlazione tra cambiamenti climatici e agricoltura e sull’importanza di un approccio agroecologico come elemento chiave per una giustizia sociale.

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Queste tematiche, infatti, oltre a interessare i vertici dei Governi internazionali coinvolgono e riguardano anche tutta la società civile, le Organizzazioni Non Governative in primis ma anche gli attivisti e tutte quelle popolazioni che subiscono in prima persona gli effetti del global warming. L’innalzamento delle temperature e del livello del mare, l’aumento di precipitazioni, il rischio di desertificazione sono solo alcune delle conseguenze che compromettono la vita quotidiana di donne, uomini e bambini tra i più poveri al mondo. Come afferma la responsabile clima ed energia WWF Italia Mariagrazia Midulla: “La storia ha dimostrato che il cambiamento climatico non guarda in faccia nessuno”. La voce di tutti deve, quindi, cominciare a farsi sentire ed è per questo che sabato 29 novembre, le persone sono scese in piazza in diverse città del mondo per marciare contro il cambiamento climatico e le politiche economiche e sociali che lo hanno prodotto. Uno degli intenti proposti dalla mobilitazione era quello di cercare di ottenere che dalla COP21 di Parigi scaturisca un accordo equo e legalmente vincolante che ponga le fondamenta per un mondo nel quale l’impatto delle attività umane non danneggi le basi della vita.

L’impegno di giustizia di Mani Tese è inscindibile da una pratica quotidiana di condivisione e solidarietà concreta con le popolazioni che patiscono le conseguenze di un sistema politico ed economico diseguale. Per questa ragione Il suo valore di giustizia non può trascurare il debito ecologico accumulato dai paesi ricchi a causa di uno sfruttamento intensivo del territorio e delle risorse naturali. Tra i suoi progetti di cooperazione internazionale e nella sua mission di giustizia ambientale e sociale ha sempre dato importanza al rispetto dell’ambiente senza scollegarlo dal benessere sociale.

L’azione di Mani Tese non può svincolarsi dal tema del cambiamento climatico e da quello che questo comporta. Uno dei sostegni che ha fornito tramite azioni concrete e puntuali è stato in Kenya, nel bacino del fiume Molo. Il Kenya è un paese che perde, ogni anno, una superficie forestale pari a di 20 campi da calcio, con drammatiche conseguenze sulla piovosità, sulla erosione dei suoli e la perdita di biodiversità. Nel momento in cui però gli alberi muoiono, la foresta smette di assorbire il carbonio e inizia a produrlo. Così Mani Tese, insieme al partner NECOFA, ha deciso di rispondere alla minaccia seminando 1000 alberi con un progetto cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Cooperazione Internazionale. L’iniziativa ha distribuito alberi alle famiglie da piantare nelle zone marginali degli appezzamenti da usare come fonte di combustibile.

Ma i cambiamenti climatici si ripercuotono pesantemente anche su qualcosa che ci riguarda da molto vicino: il cibo. Siccità, anticipo della primavera e scarsità di risorse idriche intaccano progressivamente le risorse agricole, creando squilibri produttivi e crescenti disagi socio-economici. A rimetterci sono i paesi più poveri, paesi con i quali Mani Tese collabora da 50 anni per garantirgli un futuro più giusto e equo.  I dati stabiliscono che chi è particolarmente a rischio alla conferenza sul clima di Parigi sono i 3,5 miliardi di persone più povere al mondo. Si tratta di coloro che hanno minori possibilità di far fronte al pericolo crescente di inondazioni, siccità, fame e disastri naturali, e che allo stesso tempo sono i meno responsabili delle emissioni climalteranti.  Mani Tese sa bene che il cibo (inteso come buone pratiche di produzione agricola, trasformazione, trasporto e gestione dei rifiuti) ha un impatto rilevante sulle emissioni di gas serra, sul cambio d’uso dei suoli, sul consumo di risorse naturali e quindi sul cambiamento climatico ed è per questo che cerca di orientare i suoi progetti, verso proposte di modelli di sviluppo sempre più sostenibili e adatti ai nuovi tempi storici.

Mani Tese dunque seguirà molto da vicino i temi delicati che prenderanno forma dalla COP 21 e sa, che per una giustizia ambientale, economica e sociale non può distaccarsi dal richiamo della natura che sempre più sta sollecitando il popolo della terra.

Di Allison Zaghet

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