Attualità

La fame è una ingiustizia e non una fatalità


16/10/2015

La fame si può vincere. A volte si sente dire che la fame esiste perché sulla terra non c’è cibo sufficiente per nutrire tutti gli uomini. Ma secondo la FAO l’attuale produzione di cereali potrebbe fornire a ogni uomo, donna e bambino che vivono sulla terra più di 3000 calorie e ben 65 grammi di proteine al giorno. Inoltre la terra può garantire una produzione di cereali 25 volte superiore a quella attuale. Eppure la fame esiste e assume proporzioni sempre più drammatiche. Stime prudenti indicano che nel mondo almeno 460 milioni di persone soffrono di carenze alimentari molto gravi e coloro che non mangiano a sufficienza sono ben due miliardi. […] La fame è una ingiustizia e non una fatalità.”

Queste parole sono tratte dall’audiovisivo realizzato da Mani Tese agli inizi degli anni 80 e sono più attuali che mai. Mani Tese, allora come ora, si adoperava per “combattere la fame e i meccanismi che la determinano”, promuoveva “l’autosufficienza” alimentare delle popolazioni e lavorava per rendere i popoli in grado di produrre cibo destinato al proprio nutrimento”.

Oggi, 16 ottobre 2015, 795 milioni di persone nel mondo non hanno abbastanza da mangiare secondo la FAO. Nei Paesi in via di sviluppo, il 12,9% della popolazione soffre di denutrizione ed è stato calcolato che se le donne avessero lo stesso accesso degli uomini alle risorse, ci sarebbero 150 milioni di affamati in meno sulla terra. La soluzione esiste e si chiama “sovranità alimentare”.

Per anni abbiamo portato avanti alcune richieste chiare e semplici: cambiare il modo in cui il cibo viene prodotto, consumato e distribuito, valorizzare e migliorare le condizioni sociali e di lavoro nei sistemi alimentari e agricoli, rivendicare il diritto ai nostri Beni Comuni e cambiare le politiche pubbliche che regolano i nostri sistemi agricoli e alimentari. Abbiamo marciato uniti, ci siamo confrontati a tutti i livelli (dalle reti contadine alle Istituzioni Europee), abbiamo partecipato alla costituzione di una rete che oggi conta 52 soggetti nazionali e 14 reti internazionali (Expo dei Popoli) e abbiamo delineato strategie condivise e praticabili che potrebbero effettivamente portare ad un cambiamento di paradigma se applicate universalmente.

Mani Tese ha lavorato in questi ultimi anni proprio per diffondere, sostenere e divulgare il concetto di sovranità alimentare e le buone pratiche ad esso collegate. Abbiamo denunciato il fenomeno dell’accaparramento delle terre e dell’acqua con la campagna Il Futuro Giusto, abbiamo promosso un sistema di produzione, trasformazione, distribuzione del cibo agroecologico ovvero basato su principi ecologici per garantire ai produttori, lavoratori e consumatori la possibilità di esprimersi sulle proprie politiche agricole e alimentari con il progetto “Hungry For Rights”, abbiamo creduto e incentivato le economie locali, condizioni sociali e di lavoro dignitose e un consumo sostenibile e responsabile basato su stagionalità, qualità, km zero, riduzione degli sprechi con la campagna “Io mangio locale”, abbiamo implementato progetti nel Sud del Mondo per la promozione della cultura locale, per rafforzare il ruolo della donna e permettere ai contadini di controllare e decidere sulle sementi Mani Tese in Benin, abbiamo denunciato la subordinazione della sovranità dei popoli agli interessi delle multinazionali o dei poteri forti lottando per impedire accordi commerciali e speculazione finanziaria e in questo ultimo anno abbiamo aderito e promosso la Campagna Stop TTIP Italia. Con la ratifica del TTIP, trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, verrebbero meno dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti e si creerebbe un mercato interno regolato da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali e non più dai singoli Governi. Infine, continua il nostro lavoro per  la promozione di una educazione ambientale e di educazione alla cittadinanza mondiale nelle scuole insieme ai percorsi formativi per gli insegnanti (Mani Tese nelle scuole).

E non ci fermiamo qui…

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