17/12/2019

Rakiatou lavora nell’associazione KOMALE, nel Boulgou. Si occupa della trasformazione di cereali, produce biscotti e, come ogni donna burkinabè, fa mille attività diverse, nel tentativo di “se débrouiller”, cercando di far quadrare i conti e di contribuire al benessere della famiglia.

L’associazione dei produttori agroecologici di Rakiatou nacque nel 2002 proprio da una sua idea. Rakiatou si era resa conto che le donne che lavoravano individualmente faticavano molto e avevano tante spese da sostenere mentre i ricavi erano minimi. Propose quindi alle sue vicine e conoscenti di mettersi insieme e creare un’associazione per dividere e condividere fatiche, spese, ma anche i risultati!

Nacque così Komale, che letteralmente significa “impegniamoci”, “diamoci da fare” e che rappresenta lo spirito con cui Rakiatou ancora oggi porta avanti la sua attività. La vergogna più grande, ci racconta Rakiatou, sarebbe infatti che qualcuno le dicesse che è pigra: lei non ama perdere tempo e vuole lavorare sempre, finché ne avrà la possibilità.

Komale iniziò a occuparsi di trasformazione del sapone mettendo da parte, goccia dopo goccia, un po’ di denaro per espandere la propria attività. Vedendo le coltivazioni di sorgo, miglio e mais nella sua zona, Rakiatou comprese infatti poi che quello era un settore che le avrebbe portato benefici. Insieme ad alcuni partner, comprò dunque l’attrezzatura per iniziare questa nuova attività. Komale oggi ha anche un piccolo pollaio, donato dalla Maison de l’Entreprise, e un orto, di cui le donne si occupano a turno.

Nell’ultimo anno, inoltre, grazie all’appoggio del progetto “Imprese sociali innovative e partecipazione dei migranti per l’inclusione sociale in Burkina Faso” (cofinanziato da AICS e Fondazione Maria Enrica),  Rakiatou ha avuto la possibilità di ricevere una formazione per alfabetizzarsi ed iniziarsi alla contabilità di base. Il progetto, però, poteva finanziare la formazione solo di una persona. Senza arrendersi, Rakiatou, dopo le nozioni apprese durante il corso, è riuscita, da sola, a formare anche tutte le altre persone interessate della sua associazione. 

Rimane però ancora un problema, in particolare nell’attività di pasticceria (Komale produce anche biscotti): il forno. Nel villaggio non ce n’è uno. Bisogna percorrere in moto, o se va male in bici, 20 km per andare e tornare dalla città, con tutto il materiale e gli ingredienti pesantissimi sulle spalle, per cercare di approfittare al meglio della giornata e cuocere più biscotti possibile.  Spesso si torna a casa a notte inoltrata, con il pericolo di percorrere le strade al buio.

Usando un forno “comune”, inoltre, non si può sempre garantire la pulizia  e la non contaminazione dei biscotti, e questo a Rakiatou fa molta rabbia, perché lei tiene molto al fatto che il suo prodotto sia perfetto: vorrebbe addirittura ottenere una certificazione per esportare all’estero. Per questo sta lavorando anche di notte, anche col supporto del progetto di Mani Tese che darà a Komale la possibilità di costruirsi un proprio forno, cercando sempre nuovi mercati e utilizzando i social per espandere la sua attività.

Alla domanda “Perché fai tutto questo?”, Rakiatou ci risponde sicura: “Molto semplice: io abito in un villaggio, ma la mia famiglia, i miei ragazzi, sono tutti in città, a Tenkodogo. Il mio sogno è di potermi comprare una casa lì e vivere vicino a loro”.

CONTINUA A SEGUIRE IL BLOG “L’IMPRESA DI CRESCERE INSIEME”

trova tutti gli articoli
 
Commenti

iscriviti alla nostra newsletter
Ricevi i nostri aggiornamenti