ottobre 11, 2017

MANGIA, DONA, AMA è il titolo della campagna di Mani Tese lanciata in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2017, che si terrà il 16 ottobre e il cui slogan scelto dalla FAO per quest’anno è “Cambiamo il futuro delle migrazioni. Investiamo nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale”.

Attraverso la campagna MANGIA, DONA, AMA, l’iniziativa di raccolta fondi di Mani Tese, è da oggi possibile conoscere e sostenere i progetti dell’ONG in Guinea Bissau, dove la promozione dello sviluppo rurale, e in particolare sovranità alimentare, sono risultati particolarmente efficaci nella prevenzione dei rischi della migrazione irregolare.

Il contesto internazionale

Secondo la FAO (dati 2015) nel mondo sono 244 milioni i migranti internazionali e 763 quelli interni. Il fenomeno migratorio è complesso e non può non considerare come i tre quarti delle persone che vivono sotto la soglia di povertà, quindi potenziali migranti, basino il proprio sostentamento sull’agricoltura. Creare le condizioni che permettano ai giovani che vivono in aree rurali, o alla periferia di grandi città, di rimanere nel proprio Paese e di disporre di mezzi di sussistenza più resilienti è quindi una componente cruciale di qualsiasi piano per affrontare questa sfida.

Il paper “Migrazioni e sovranità alimentare: il caso Guinea-Bissau”

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, Mani Tese ha pubblicato sul proprio sito un paper ispirato al tema lanciato dalla FAO illustrando la propria esperienza in Guinea-Bissau. Il documento, liberamente scaricabile, racconta in breve un caso di successo di cooperazione internazionale dove la promozione di una filiera avicola basata sui principi della sovranità alimentare ha creato attività di autosostentamento e opportunità di sviluppo locale utili per prevenire i rischi della migrazione irregolare.

“Mani Tese è da sempre impegnata in progetti di cooperazione internazionale che prevedono lo sviluppo rurale dei Paesi in cui opera – dichiara Giovanni Sartor, Responsabile Cooperazione Internazionale di Mani Tese – In particolare, siamo convinti che uno dei metodi più efficaci per ridurre la fame e sostenere lo sviluppo dei popoli, prevenendo quindi i rischi della migrazione irregolare, sia la promozione della sovranità alimentare, intesa come il diritto di decidere autonomamente cosa produrre scegliendo metodi di coltivazione sostenibili, rispettosi dell’ambiente e delle tradizioni locali”

L’intervento in Guinea-Bissau ha previsto la creazione di un’impresa sociale per la riproduzione di polli e la produzione di uova e mangimi, tra i prodotti di base dell’alimentazione locale importati. Attiva da circa un anno e mezzo, l’impresa sociale avviata (CEDAVES) è oggi in grado di produrre e vendere ogni mese 2.000 pulcini, 10.000 uova e 20 tonnellate di mangimi con margini di guadagno che, già dopo poco più di un anno di vita, la rendono completamente sostenibile.

Il progetto ha avuto così successo che è stato riproposto, in parte, anche nell’ambito di successive attività promosse in Guinea-Bissau da Mani Tese volte a prevenire i rischi della migrazione irregolare, in particolare dei giovani. Sono stati infatti recentemente realizzati altri quattro pollai gestiti da associazioni giovanili come opportunità per migliorare la condizione nutrizionale ed economica e per dare la possibilità di svolgere un’attività importante per lo sviluppo del proprio villaggio offrendo un’alternativa all’opzione della migrazione.

La campagna MANGIA, DONA, AMA

Partecipare alla campagna MANGIA DONA AMA a sostegno dei progetti per lo sviluppo rurale e la sovranità alimentare di Mani Tese è molto semplice. È sufficiente organizzare una cena, un aperitivo, uno show cooking, un corso di cucina o un qualsiasi evento conviviale e trasformarlo in un’occasione di solidarietà per garantire cibo sano, sostenibile e prodotto localmente per le popolazioni della Guinea-Bissau.
I fondi raccolti andranno a sostegno dei progetti di Mani Tese nel Paese.

Scarica la locandina della campagna
Scarica il paper “Migrazioni e sovranità alimentare: il caso Guinea Bissau”

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