11/12/2019

di Giulia Polato, responsabile progetto di Mani Tese

Ho conosciuto Elisabeth il 10 giugno. Ricorderò sempre quella data perché è stato il giorno della mia prima uscita sul campo. Il lavoro amministrativo serve, ma il contatto con le persone che realizzano e vivono quotidianamente le attività di progetto è quello che più mi piace del mio lavoro ed è ciò che mi motiva.

Elisabeth è la presidente della cooperativa “Beog Neere” di Kindi, nel Boulkiemdé. È una donna istruita, che parla fluentemente francese e con la quale è quindi stato facile rapportarmi.

Quel giorno, Elisabeth mi accompagnò a fare il tour delle organizzazioni collettive della zona, introducendomi a tutte quelle realtà che non avevo ancora avuto modo di conoscere, essendo arrivata da poco nel Paese. Ricordo che mi piacque davvero molto il suo dinamismo e il modo diretto e aperto con cui si relazionò a me, senza troppi filtri o formalità.

Come ultima tappa del nostro itinerario, Elisabeth mi portò a conoscere la sua associazione. Ma non si limitò a farmi trovare semplicemente l’esposizione di tutti i prodotti che lei e le altre donne trasformavano (olio di neem, sapone, soumbala, attieké, farina di mais, placali, conserve di verdura, cous cous, riso, ecc.), mi coinvolse anche direttamente nell’attività, facendomi toccare con mano cosa significava fare un certo tipo di lavoro.

Grazie a Elisabeth, potei trasformare la manioca in cous cous (attieké) e fu un momento importante, perché con questo gesto lei fece due cose bellissime: mise tutti sullo stesso piano e mi dimostrò concretamente in cosa il progetto l’aveva aiutata e ancora la poteva aiutare nello sviluppo della sua associazione.

Oggi, a distanza di mesi, la cooperativa Beog Néere di Elisabeth è risultata essere tra le 20 imprese selezionate dal progetto “Imprese sociali innovative e partecipazione dei migranti per l’inclusione sociale in Burkina Faso” – cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e Fondazione Maria Enrica – per ricevere un aiuto concreto per lo sviluppo e la crescita della loro realtà imprenditoriale.

Sono quindi andata a fare due chiacchiere con lei e oggi voglio raccontarvi la sua storia.

Elisabeth vive e lavora nel comune di Kindi, a qualche km da Koudougou, in Burkina Faso. È in gamba, istruita e se la cava con la vendita dei suoi prodotti trasformati, ma in testa le risuona un adage “seuls on va plus vite, ensemble on va plus loin” (da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano).

Per questo motivo, 7 anni fa, Elisabeth decise di rimboccarsi le maniche e di mettere insieme tutte le donne di buona volontà del suo villaggio che avessero voglia di lavorare e crescere insieme. C’erano trasformatrici di néré, di attieké, di sapone…Ognuna aveva la sua specificità che, secondo Elizabeth, andava preservata e valorizzata perché non si perdessero le conoscenze di ciascuna ma, aanzi, venissero condivise come ricchezza.

Nacque cosìBeog Néere”, che tradotto dal mooré significa “futuro meraviglioso”: un messaggio di speranza per tutte le 15 donne che oggi ne fanno parte.

Ora, con il sostegno di Mani Tese, queste donne stanno modernizzando le loro tecniche di produzione dell’attieké, curando anche il packaging e il marchio dei loro prodotti.

Il sogno di Elisabeth è che tra 5 anni Mani Tese possa tornare da loro e trovare un’impresa autonoma, indipendente e sostenibile, con il marchio Beog Néere riconosciuto in tutto il Paese. “Se ti aiutano a lavarti la schiena, bisogna che tu sappia lavarti la faccia da solo!” ha letteralmente commentato Elizabeth.

Essere donna ed essere imprenditrice non è mai facile e il Burkina Faso non fa eccezione, ma Elisabeth è forte, ha tantissima inventiva e buona volontà ed è per questo che è riuscita a far crescere tantissimo la sua associazione. Noi siamo sicuri che potrà ancora fare grandi cose!

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