La filiera del cacao in Ecuador: il dossier di Mani Tese

Il dossier di Mani Tese sull’esperienza ecuadoriana di un modello produttivo e commerciale basato sulla gestione associativa del cacao.

Il mercato del cioccolato è in costante ascesa in tutto il mondo. Da diverso tempo, l’aumento della domanda si attesta attorno al 3% annuo. Eppure i piccoli coltivatori, che producono oltre il 90% del cacao in commercio e rappresentano dunque la spina dorsale della filiera, risentono di una crisi senza precedenti: il prezzo di acquisto della materia prima, le fave di cacao, decresce in modo costante da trent’anni.

In particolare, tra dicembre 2016 e febbraio 2017, il prezzo del cacao battuto nelle principali borse merci internazionali crollò mediamente da 3.000 a 1.900 dollari per tonnellata. In virtù di ciò, le più influenti multinazionali del cioccolato si aggiudicarono per tutto il 2017 forniture di cacao a un prezzo inferiore del 30% rispetto all’anno precedente, risparmiando oltre 4 miliardi di dollari. Di tale risparmio, però, non beneficiarono né i consumatori finali, né i circa 5,5 milioni di piccoli produttori che videro i loro già risibili introiti ridursi ulteriormente.

prezzo cacao mani tese 2019

Questo episodio è solo l’ultimo caso di ingiustizia in un mercato caratterizzato da gravi squilibri tra i piccoli produttori e i grandi attori del commercio, dell’industria e della finanza, dominato dalla speculazione finanziaria, che definisce i prezzi secondo criteri poco ragionevoli e trasparenti.

distribuzione valore aggiunto cacao Mani Tese 2019

Secondo le stime ufficiali dell’UNCTAD (la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo), i produttori sono arrivati a percepire redditi nettamente inferiori alla soglia di povertà, oggi fissata a 1.90 dollari al giorno per persona.

Come si può giustificare un settore il cui mercato è sempre più fiorente ma che, allo stesso tempo, non riesce a redistribuire i guadagni in modo da assicurare la sopravvivenza della sua base produttiva, costituita da milioni di persone?

IL CASO DELL’ECUADOR

In questo senso, il caso dell’Ecuador è particolarmente emblematico. I piccoli produttori ecuadoriani continuano a fare i conti con innumerevoli difficoltà: la volatilità dei prezzi a livello globale, un mercato nazionale in cui i buyer fanno “cartello” e impongono i propri prezzi, la scarsità di risorse, conoscenze e mezzi adeguati alle attività dei produttori, l’interruzione drastica del ricambio generazionale all’interno delle piantagioni. Il risultato è che i produttori ecuadoriani, che coltivano il miglior cacao al mondo, percepiscono ricavi miseri, nettamente al di sotto di un reddito dignitoso.

Le entità contadine sono destrutturate e precarie: non forniscono assistenza idonea ai soci produttori né sono in grado di reggere la concorrenza con i trader nazionali e internazionali. Le comunità in cui vivono i contadini, di conseguenza, patiscono drammatiche carenze alimentari, abitative, infrastrutturali. La scolarizzazione media è scarsa, i villaggi sono spesso compromessi dal punto di vista ambientale e della coesione sociale.

UN MODELLO ALTERNATIVO

Un modello alternativo, tuttavia, è possibile. Mani Tese, nell’ambito del progetto “Cacao Corretto: Rafforzamento delle filiere del cacao e del caffè per la sovranità alimentare dell’Ecuador”, realizzato da Mani Tese e COSPE, in collaborazione con FIAN Ecuador e CEDERENA, e cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo,  ha realizzato un dossier sull’esperienza ecuadoriana di un modello produttivo e commerciale basato sulla gestione associativa del cacao prodotto attraverso l’empowerment di quattro associazioni di produttori locali che raggruppano oltre duemila famiglie.

Nel report si è cercato di dimostrare come la promozione di un modello produttivo e commerciale farmer-based consenta di spostare gli equilibri di potere all’interno della supply chain producendo un considerevole aumento della capacità negoziale degli agricoltori e, di conseguenza, una significativa riduzione della loro dipendenza e subalternità rispetto agli intermediari. Si tratta di una valida alternativa al modello attuale di mercato, grazie alla quale i contadini sono finalmente in grado di trattenere un margine di guadagno più alto da usare all’interno delle proprie comunità.

Il rafforzamento delle associazioni contadine procura vantaggi che vanno ben al di là della sfera meramente produttiva e commerciale. L’empowerment delle organizzazioni di base assicura benefici a più livelli: sociale, ambientale, politico. Il vantaggio più importante scaturente da questo tipo di filiera, in particolare, consiste nella possibilità di reinvestire i maggiori guadagni in piani di sviluppo comunitario. La matrice farmer-based, quindi, risulta essere la strategia più efficacie nel lungo periodo sia al fine di risollevare le sorti di un settore in condizioni critiche, sia per affermare la crescita di uomini e donne sul piano sociale ed economico.

L’approccio mira allo sviluppo di valori e diritti. Equità, parità di genere, giustizia ambientale, emancipazione, riduzione della povertà e sovranità alimentare rappresentano il valore aggiunto che solo questo modello riesce a garantire in modo strutturale.

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