20/12/2018

Mi chiamo Thach Sokchamroen. Sono nato il 25 agosto del 1992 in un quartiere di Sihanoukville, una delle spiagge più belle della Cambogia. Sono il maggiore in una famiglia di 5 fratelli.

All’età di due anni mi sono ammalato gravemente: mi è venuta una febbre altissima e, nonostante tutti gli sforzi di mio padre, dei medici e degli infermieri, ho perso gradualmente l’uso di tutti i muscoli delle gambe. Dopo pochi mesi non ero più in grado di camminare.

Quando ero bambino, vivevo in posti diversi con i miei genitori: erano operai edili e avevano bisogno di muoversi in continuazione per trovare lavoro. L’ultimo di questi trasferimenti è stato a Poipet.

Avevo 7 anni quando sono stato venduto ai trafficanti. Tutto è iniziato il giorno in cui mia madre è andata da un indovino. Quest’uomo le aveva detto che ero un bambino molto fortunato, che ovunque o con chiunque io vivessi, gli spiriti buoni mi avrebbero sempre protetto e aiutato. Forse questo evento ha motivato mia madre a vendermi perché era sicura che sarei stato comunque al sicuro. Durante questo periodo mio padre non era a casa perché lavorava a Siem Reap. Penso che se ci fosse stato, mia madre non mi avrebbe venduto ai trafficanti.

Poco dopo l’incontro con l’indovino, mia madre mi ha portato a casa di una donna e mi ha detto di rimanere lì, dove sono rimasto un giorno intero con altri bambini. Verso mezzanotte, un intermediario ci ha guidato alla frontiera dove abbiamo dovuto attraversare il canale che separa la Cambogia dalla Tailandia. Abbiamo camminato per tre ore per raggiungere la strada principale della Tailandia dove un camion ci stava aspettando. Da lì abbiamo raggiunto la città di Bangkok.

Quando sono arrivato, un estraneo mi stava aspettando per portarmi in una casa. Il primo giorno sono stato autorizzato a riposarmi dal viaggio. Tuttavia, il giorno dopo i trafficanti mi hanno fatto memorizzare una frase in tailandese: “Chun mai Roo” (ndr: in italiano “Non lo so”). Dovevo usarla nel caso qualcuno mi chiedesse qualcosa. Poi il trafficante ha iniziato a mandarmi per le strade a chiedere l’elemosina in posti sempre diversi.

Dovevo chiedere l’elemosina tutti i giorni dalle prime ore del mattino fino almeno alla mezzanotte. È capitato che il mio trafficante si allontanasse dalla città e non potessi tornare a casa. A volte sono rimasto fuori per 2 o 3 giorni, costretto a dormire in una pagoda o in alcune bancarelle nel mercato.

Quando chiedevo l’elemosina, a ogni ora qualcuno veniva da me per ritirare i miei soldi. Era vietato usarli per comprare cibo o bevande, tutto doveva essere consegnato. Ricordo che a volte quando ero molto affamato mangiavo cibo dai rifiuti. Se provavo a usare i miei soldi per comprare del cibo alcuni trafficanti mi picchiavano severamente e addirittura mi torturavano. Ma anche se seguivo le regole potevo essere punito solo perché non ero riuscito a portare a casa abbastanza soldi. A volte i trafficanti non solo mi privavano del cibo, ma mi picchiavano anche con cinture e fili. Due volte mi hanno torturato anche con scosse elettriche.

Questa situazione è durata 2 anni prima che venissi arrestato dalla polizia tailandese. All’inizio mi hanno mandato in prigione ma poco dopo mi hanno trasferito in un centro per bambini. In questo centro i bambini provenivano da molti paesi diversi come Laos, Vietnam e Myanmar. Ho vissuto lì altri 2 anni. La mia vita non era male, nessuno mi picchiava e molti bambini mi sostenevano procurandomi del riso.

Poi, un giorno, sono stato deportato a Poipet. Lì Damnok Toek si è presa cura di me e portandomi al suo Centro di accoglienza. Quando sono arrivato, sono stato molto sorpreso nello scoprire che due dei miei amici del Thai Children Center vivevano già lì.

Ho soggiornato nel Centro di accoglienza di Damnok Toek per quasi un anno. Lì sono andato a scuola e ho raggiunto il terzo anno. Molti educatori lavoravano al centro per prendersi cura di me e degli altri bambini. Per noi le persone dello staff sono state un po’ come i nostri genitori. Mi hanno aiutato molto con i miei studi, soprattutto con l’apprendimento della letteratura e del disegno.

Uno dei miei ricordi migliori è stato il giorno in cui siamo andati tutti a visitare la provincia di Siem Reap. Mamma Veth, Mamma Tra, Mamma Em e Mamma Mey mi hanno portato in cima al tempio di Angkor ed è stato davvero impressionante!

Nell’ottobre del 2003, Damnok Toek mi ha trasferito a Phnom Penh inserendomi nel suo nuovo programma di disabilità, grazie al quale ho potuto godere di una migliore assistenza sanitaria per quanto riguarda la mia disabilità.

Nel 2005 il centro di Phnom Penh si è trasferito a Beoung Keng Kong. In questo nuovo centro sono andato alla scuola di Lavala e ho terminato la scuola elementare in soli 2 anni grazie a corsi avanzati. In seguito, ho iniziato la scuola superiore presso la scuola pubblica più vicina e, dopo cinque anni, ho superato l’esame finale di livello 12. Visti i miei buoni risultati a scuola, volevo continuare a studiare e, grazie al supporto di Damnok Toek, ho potuto accedere all’Università, dove ho conseguito una laurea in Informatica e Tecnologia.

Ho trascorso i primi due anni della mia vita da studente nel centro di Damnok Toek a Phnom Penh. Poi Damnok Toek ha implementato un nuovo progetto chiamato Independent living home. Questo progetto è stato pensato appositamente per i giovani di Damnok Toek che hanno bisogno di studiare o seguire una formazione professionale a Phnom Penh. In quel periodo, ho vissuto in una casetta con altri due studenti che sono diventati miei ottimi amici aiutandomi con la mia disabilità. Durante questo periodo, Damnok Toek ha continuato a sostenermi pagando le tasse scolastiche, il cibo e i vestiti. Ho persino avuto un po’di soldi in tasca.

Parallelamente ai miei studi, ho voluto fare alcune esperienze lavorative che mi avrebbero aiutato a trovare un lavoro subito dopo i miei studi. Damnok Toek mi ha sostenuto assumendomi per 5 anni, alla fine della scuola superiore, come collaboratore dell’assistente sociale. Dopodiché per un anno ho svolto un lavoro part-time come designer durante l’università. Sono stato molto contento di fare queste esperienze professionali perché mi hanno permesso di imparare molto.

Una volta laureato, Damnok Toek ha deciso di sostenermi di nuovo offrendomi un lavoro. Avevano bisogno di un assistente amministrativo per il nuovo progetto a Kep, creato per prendersi cura dei giovani adulti con disabilità mentale. Per essere pienamente operativo, Damnok Toek mi ha inoltre offerto un corso di formazione di inglese e uno sull’uso di Excel. In breve tempo sono stato promosso come contabile del progetto Kep.

Anche se non è sempre facile, oggi sono molto soddisfatto del mio lavoro, da cui ho imparato tanto.

Desidero ringraziare tutte le persone che lavorano per Damnok Toek ma soprattutto il team di Poipet e Phnom Penh, che si sono presi cura di me per così tanti anni.

Mi hanno aiutato a superare tutti gli ostacoli della mia vita e a diventare quello che sono.

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