26/07/2021

In questi giorni dal 26 al 28 luglio si tiene a Roma presso la FAO il pre-Summit sui Sistemi Alimentari, che anticipa il Summit ONU sui Sistemi Alimentari indetto dal Segretario Generale Antonio Guterres e previsto a New York il prossimo settembre.

Il dibattito sui sistemi del cibo è cruciale perché l’80% delle terre agricole in Asia in Africa a Sud del Sahara è gestito da piccoli contadini (<10 ha) che forniscono l’80% del cibo in queste due macro-regioni (FAO).

2,5 miliardi di persone nei paesi poveri dipendono direttamente dal settore agro-alimentare. Al contrario, il 75% del cibo mondiale deriva da sole 12 piante e 5 specie animali. (FAO)

La scelta di quale indirizzo dare ai sistemi alimentari del futuro è pertanto strategica.

In occasione del pre-Summit sui Sistemi Alimentari molte associazioni, organizzazioni internazionali della società civile, associazioni di piccoli produttori e allevatori, comunità indigene ed esperti internazionali, oltre a rappresentanti del mondo scientifico ed accademico stanno si stanno mobilitando per esprimere il loro dissenso, rispetto al ruolo che stanno assumendo le multinazionali del cibo.

Il focus del dissenso consiste nel fatto che nell’organizzazione del Summit ONU, le Nazioni Unite hanno ridimensionato il ruolo della FAO, che è sempre stata al centro del dibattito sulle questioni alimentari, affiancandola con il World Economic Forum, una fondazione privata focalizzata sulle questioni economiche. Questa decisione ha portato a un indebolimento del ruolo della società civile che nella FAO ha degli spazi ufficiali di consultazione (Civil Society Mechanism – CSM). Al contrario, assumono un ruolo, più forte che in passato, le grandi imprese e le grandi fondazioni filantropiche.

Il ruolo di guida del Forum è stato assegnato alla prof.ssa Agnes Kalibata, una figura molto connotata nel dibattito del settore, poiché è la presidente dell’Alleanza per la Rivoluzione Verde in Africa, un’associazione filantropica che propone un modello di agricoltura fondato sull’intensificazione orientata al mercato.

Si è dunque giunti a una sorta di polarizzazione tra due posizioni: una rappresentata dall’Alleanza per la Rivoluzione Verde, maggiormente legata alle reti economiche internazionali, l’altra, rappresentata dalle organizzazioni della società civile presenti nel CSM, che spingono per un modello agroecologico centrato sulle reti locali e regionali.

Per queste ragioni organizzazioni importanti della società civile come “La via Campesina” hanno deciso di boicottare il forum, organizzando un evento alternativo centrato sul ruolo dei movimenti indigeni e contadini.

Mani Tese, per la sua storia e i suoi valori ha seguito i lavori del CSM e ha sottoscritto le lettere inviate nei mesi scorsi dal CSM al segretario delle Nazioni Unite Guterres per chiedere di rivedere le sue decisioni circa la leadership del processo, sostenendo la centralità della FAO e denunciando i rischi dell’affidamento al WEF.

Inoltre Mani Tese tramite la rete Azione TerrAE partecipa ai lavori del Food System for the People www.foodsystems4people.org

Mani tese promuove le manifestazioni in corso che convergono intorno all’iniziativa. Qui il programma delle tre giornate di Contro-Mobilitazione: Call to action | Peoples’ Counter-Mobilization to Transform Corporate Food Systems

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