31/10/2018

Il 12 di ottobre 1492 è la data indicata nei libri di storia come la “scoperta dell’America” di Cristoforo Colombo. Il 12 ottobre 2018 è la data che dovrà essere ricordata in futuro per la Carovana di 1.000 persone che da un terminal degli autobus in Honduras, è partita a piedi per raggiungere gli Stati Uniti d’America.

Un fenomeno che, per la modalità e il numero di persone coinvolte, è assolutamente nuovo ma che potrebbe essere facilmente replicato nei Paesi del triangolo del nord (Honduras, El Salvador, Guatemala). Quest’ area, infatti, detiene il triste primato di essere la regione più pericolosa al mondo al di fuori delle aree di guerra; una pericolosità dettata da presenza capillare di maras (1) e pandillas (2), traffico di droga e istituzioni politiche deboli che, come nel caso dell’Honduras, sono il risultato dell’ultimo colpo di stato del continente nel 2009.

Gli inizi del fenomeno

Il 12 di ottobre decine di persone – a oggi sembrerebbe auto-organizzate attraverso Facebook e Whatsapp – si sono date appuntamento al terminal degli autobus di San Pedro Sula e, all’alba del 13 ottobre, sono partite con l’obiettivo di attraversare i confini di Guatemala e Messico per arrivare in carovana negli USA.

La modalità è di per sé nuova: la migrazione irregolare verso il nord è sempre stata gestita dal traffico illegale, soggetti definiti coyotes, che per tappe conducono singole persone o gruppi poco numerosi, fino al confine Messico-USA. Il viaggio in solitaria al di fuori della rete di trafficanti può facilmente far cadere nelle mani di narcotrafficanti e maras in Messico, con rischio di stupri, sequestri per estorsione, lavoro forzato o traffico di organi. La migrazione in massa è la nuova strategia per chi non ha a disposizione i soldi per un coyote e allo stesso tempo per evitare i rischi che chi viaggia da solo incontrerà sul cammino.

Ai 1000 honduregni originariamente partiti, si sono sommati nel cammino altre migliaia di persone. Al momento secondo i dati governativi si tratterebbe di 5000 persone, mentre i media parlano di 7.000 che già si trovano in Messico e hanno superato le frontiere di Guatemala e Messico.

Honduras, El Savador, Guatemala e Nicaragua nel 2006 hanno firmato un accordo per la libera circolazione dei cittadini muniti di documento di identità (e passaporto per minori). Nonostante questo, le frontiere di Guatemala ed El Salvador sono state militarizzate dall’ esercito honduregno, che ha cercato di fermare il flusso umano ma che sembra a oggi non esserci riuscito; i governi del triangolo del Nord sono stati pubblicamente minacciati da Trump di taglio agli aiuti economici diretti, se non saranno in grado di far rimpatriare la marea umana che cammina versa il nord e di fermare nuove partenze.

Trump ha inoltre dichiarato che militarizzerà con 5.000 unità la frontiera con il Messico, per respingere gli arrivi.

Chi sta marciando e perché

In questa marcia, che possiamo definire forzata, verso il nord ci sono uomini e donne e 1 su 4 è un minore d’età. Il direttore della Casa del Migrante di Città del Guatemala, padre Mauro Verzeletti, avrebbe dichiarato di aver dato supporto a circa 11.000 persone fra il 16 e il 23 ottobre. Non ci sono numeri ufficiali ma le immagini mostrano una marea che cammina, sotto il sole cocente e sotto la pioggia. Chi è in cammino dice di fuggire dalla violenza dei maras, da quella istituzionale, dalla necessità di trovare un lavoro che non si trova, per sfamare la famiglia.

Ci sono anche minorenni non accompagnati che stanno affrontando il viaggio da soli: Mario è partito da San Pedro Sula da solo, ha 12 anni e non sa né leggere né scrivere. Vendeva caramelle per la strada e quando ha saputo della carovana, ha pensato di unirsi per andare in un Paese dove poter avere accesso allo studio e un giorno lavorare per mantenere la famiglia. Mario è stato fermato dalla polizia del Messico, che è intervenuta violentemente al confine Guatemala-Messico, è stato detenuto in un centro per minori non accompagnati e rimpatriato forzatamente la scorsa settimana. E’ diventato un caso emblematico di questa marea umana, seguito dai media honduregni.

Alla prima carovana dall’Honduras, ne è seguita una seconda con 1.500 persone, secondo la Procuradoria de los Derechos Humanos del Guatemala, che è stata respinta nella giornata del 28 ottobre alla frontiera di Tecun Uman (Guatemala-Messico) dalla polizia guatemalteca per impedirne il passaggio; un ragazzo honduregno di 26 anni è stato ucciso da un proiettile di gomma e si riportano feriti. Purtroppo si teme che questo passaggio frontaliero possa diventare scenario di ulteriori scontri nei prossimi giorni, perché sono segnalati altri gruppi in mobilitazione anche ad esempio da El Salvador.

Lungo la strada, oltre alle estreme difficoltà di chi attraversa frontiere militarizzate e interi Stati a piedi, la carovana ha incontrato anche la solidarietà dei fratelli guatemaltechi e messicani: il cibo e l’acqua sono stati distribuiti quasi sempre in forma auto-organizzata da cittadini e associazioni o enti statali hanno fornito assistenza medica.

La tappa di Chiquimula e il lavoro di Mani Tese

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Nella foto: nella comunità de El Rodeo una parte di orto familiare, mantenuto attraverso il sistema di captazione e di conservazione di acqua piovana, che è stato realizzato in collaborazione con ASSAJO e Mani Tese.

Dopo 4 giorni di marcia, la carovana è arrivata a Chiquimula, dove ha fatto tappa prima di riprendere il viaggio. Chiquimula è uno dei 22 Dipartimenti del Guatemala, in cui Mani Tese lavora da diversi anni in collaborazione con il partner Asociacion Santiago de Jocotan e l’Università degli Studi di Firenze. Qui, lavoriamo in due municipi che fanno parte della regione del Corredor Seco.

Il termine Corredor Seco fa riferimento a un insieme di ecosistemi che include il bosco tropicale secco che inizia in Chiapas e la regione centrale con rilievi compresi fra 0 e 800 mslm di Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua. A oggi l’area boschiva è ridotta, nel caso di Jocotan e Camotan, per il taglio indiscriminato e la vendita di legname.

Nel Corredor Seco si presenta ciclicamente il fenomeno della siccità prolungata, responsabile di situazioni di crisi e disastri tanto in termini sociali cosi come ambientali e produttivi. Purtroppo durante la stagione delle piogge, quest’anno ci sono stati 52 giorni di siccità consecutiva fra luglio ed agosto, che avrebbe causato la perdita di circa il 90% della produzione di mais e del 70% di fagioli per i produttori della zona. Una disgrazia se si pensa che gli agricoltori vivono di una produzione all’ anno di mais e due di fagioli, che oltre ad essere la base dell’alimentazione familiare, vengono venduti come fonte di reddito.

A Chiquimula la percentuale di bambini sotto i cinque anni che soffrono di denutrizione cronica è del 56% (Dati di Encuesta Nacional de Salud Materno Infantil, 2014-2015- Ministerio de Salud Pública y Asistencia Social) e, con una situazione come quella causata dalla siccità di quest’anno, si prevede un definitivo peggioramento per il 2019.

Anche per questo motivo, Mani Tese in collaborazione con l’Associazione Mani Tese Firenze, con l’Università degli Studi di Firenze, nel 2019 sosterrà il partner Asociacion Santiago de Jocotan nell’implementazione di un programma per garantire l’accesso all’acqua per orti familiari e comunitari per auto-consumo, oltre all’assistenza a famiglie con minori che presentano gravi livelli di denutrizione.

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Nella foto la preparazione di un sistema di captazione e conservazione di acqua piovana nell’ambito del progetto con ASSAJO e Mani Tese

Per saperne di più sul progetto di Mani Tese “Diritto al cibo per i contadini del Corredor Seco in Guatemala” cofinanziato da Regione Toscana e Università degli Studi di Firenze:
https://www.manitese.it/progetto/promozione-diritto-cibo-corredor-seco-contadini/

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(1) Mara: gruppo organizzato di giovani che opera attività criminali. Le più conosciute la Mara Salvatrucha (MS) e la 18, organizzate a livello internazionali nascono negli Stati Uniti e sono attualmente presenti in El Salvador, Honduras, Guatemala e Mexico, oltre a Spagna e Italia
(2) Pandilla: gruppo di persone con un vincolo forte, può trattarsi di un insieme di amici o che realizzano attività criminali in gruppo.

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