26/05/2021

Sono stati mesi molto difficili per il dipartimento dell’Atacorà, situato nella zona nord del Benin al confine con il Burkina Faso. Non solo per la pandemia in corso, ma anche per gli effetti, ben più gravi della siccità: fiumi e torrenti si sono totalmente prosciugati rendendo molto difficili le attività agricole di contro-stagione (quelle che di solito si svolgono nel periodo secco utilizzando fonti d’acqua diverse dalle piogge). Anche le falde da dove pescano i pozzi per l’acqua potabile sono state in sofferenza.

Purtroppo fenomeni di siccità e desertificazione colpiscono con sempre più frequenza il Paese e, in particolare, la zona dell’Atacorà rendendo difficile la sopravvivenza di molte famiglie, che dipendono dai pozzi d’acqua per dissetarsi e dalle coltivazioni per nutrirsi, e aumentando l’insicurezza alimentare, che colpisce il 51% della popolazione della zona.

Mani Tese interviene nella zona con il progetto Miglioramento della sicurezza alimentare e delle condizioni igienico-sanitarie delle comunità dell’Atacorà. Iniziato da sette mesi, il progetto ha visto concluse le attività preliminari e ora le comunità beneficiarie di agricoltori stanno iniziando a mobilitarsi per la stagione agricola perché sono finalmente arrivate le prime piogge.

Il progetto mette a disposizione risorse tecniche e materiali per migliorare le condizioni di vita delle comunità in termini di produzione agricola e condizioni igienico-sanitarie, favorendo l’apporto nutrizionale e incrementando l’accesso all’acqua potabile.

In questi mesi sono stati selezionati 66 gruppi di agricoltori e agricoltrici, la maggior parte composti da donne già collaborano insieme in maniera mutualistica e cooperativa.

I gruppi provengono da 21 diversi villaggi dei Comuni rurali di Natitingou, Kuandé e Toucountouna e, nei mesi scorsi, sono stati visitati più volte dai tecnici agronomi di progetto per verificare con loro la disponibilità di terra e il lavoro in preparazione del periodo di coltivazione, non appena fossero arrivate le piogge.

Per ogni gruppo è stata individuata una porzione di terra dimostrativa dove poter piantare patate dolci, una specie locale di mais giallo, sesamo e fonio, prodotti tradizionali della zona e altamente nutritivi. Negli anni questi prodotti sono stati soppiantati dalla coltivazione, finalizzata alla rendita, del cotone e dalla monocultura del mais da semente importata. L’intento del progetto è proprio quello di recuperare queste colture tradizionali, che si adattano bene all’ambiente locale. È infatti la monocultura che negli anni ha ridotto la diversificazione delle diete e impoverito i terreni favorendo la malnutrizione.

Sono stati tantissimi i gruppi che hanno chiesto di far parte del progetto, a testimonianza dell’interesse che ha suscitato la riscoperta della tradizione agricola locale.

Nelle scorse settimane, viste le piogge in arrivo, l’equipe di progetto ha consegnato le sementi dei quattro prodotti a tutti i 66 gruppi, insieme ad alcuni semplici attrezzi, come la zappa con punta in ferro che, a differenza di quella tradizionale in legno, facilita la coltivazione.

Le sementi serviranno sia per i campi dimostrativi, dove si svolgeranno sessioni formative con la tecnica del learning by doing (imparare facendo), sia per le coltivazioni individuali.

Ora i contadini e le contadine hanno davanti a sé mesi molto impegnativi, i primi di duro lavoro nei campi, e mesi successivi di attesa nella speranza che le piogge siano continue e regolari per favorire un buon raccolto per il mese di ottobre. Ce la metteranno davvero tutta, e noi saremo lì al loro fianco, per supportarli in questa importante impresa.

Qui di seguito alcune foto della consegna delle zappe con punta in ferro e delle formazioni:

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