Come le idee giovani cambieranno le scuole

Si chiude il progetto “Eureka!”: per 18 mesi oltre 800 studenti di 7 scuole secondarie a Milano e provincia hanno ripensato spazi, servizi e relazioni

A fine febbraio si chiuderà il progetto “Eureka! Le idee delle ragazze e dei ragazzo trasformano la scuola” finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia, un progetto che da diciotto mesi Mani Tese, la cooperativa Spaziopensiero di Milano e l’impresa sociale BiPart hanno portato avanti in sette scuole secondarie di primo grado di Milano e Cesano Maderno. Il progetto ha inteso favorire il protagonismo e la valorizzazione del sé dei giovani preadolescenti (nella fascia di età 11-14 anni), rafforzandone le competenze di cittadinanza e la partecipazione attiva alla vita comunitaria, in particolare all’interno della scuola. Un’azione questa tra le più efficaci per contrastare la dispersione scolastica e prevenire le cause dell’abbandono.

Le studentesse e gli studenti degli Istituti comprensivi P.Levi, T.Grossi, S.Giorgi e Scuola Europa di Milano e degli Istituti comprensivi Via Duca D’Aosta, Sacramentine e Fratelli Maristi di Cesano Maderno (MI) hanno concluso il loro percorso formativo costituendo e rafforzando i Consigli Scolastici delle Ragazze e dei Ragazzi e ideando un progetto legato agli spazi delle proprie scuole, per renderli più belli e funzionali grazie ai fondi messi a disposizione dal progetto. Questa parte del progetto Eureka! ha permesso alle idee delle studentesse e degli studenti di tradursi in realizzazioni concrete: così le scuole sono state ripensate come spazi per la comunità, da vivere e riconoscere, a cui appartenere, dove l’ascolto reciproco tra studenti, docenti e famiglie crea le relazioni. Non luoghi chiusi, ma ambienti vivi e ricchi di possibilità, ambienti affidati anche alla responsabilità di studenti e studentesse, non più semplici fruitori, ma voci attive e protagonisti del cambiamento.

Da idee a proposte concrete

Tra le proposte dedicate alla didattica alternativa verranno realizzate idee come la web radio e la redazione scolastica (Scuola Europa) o la scuola outdoor (ICS Primo Levi di Baggio) o ancora l’abbellimento di tutte le aule attraverso murales colorati (Istituto Sacramentine Cesano Maderno). Altre iniziative hanno risposto al bisogno di maggiore autonomia, con la creazione di un’aula doposcuola e di un cineforum per ICS Simona Giorgi e ICS 1 di Cesano Maderno, oppure di angoli “morbidi” in biblioteca per ICS Tommaso Grossi. Accanto ai progetti più strutturati, non sono mancate richieste più semplici ma condivise: specchi e distributori di assorbenti, attenzione alla qualità del cibo in mensa, sistemazione di lavagne e acquisto di tablet, miglioramento dello spazio-incontro tra alunni/e e professori come nell’Istituto Fratelli Maristi di Cesano Maderno.

Abitare la scuola significa viverla non solo come luogo di apprendimento, ma anche di socialità e divertimento. Sono nate così proposte legate al tempo libero: alcune difficilmente realizzabili, come intervalli piu lunghi, altre piu concrete, come un ballo di fine anno o l’installazione di porte da calcio nei cortili.

Lo scorso 16 febbraio i componenti dei diversi Consigli Scolastici si sono incontrati per la prima volta in una giornata di condivisione e confronto; un momento in cui tutte queste proposte, fino a quel momento confinate all’interno delle mura delle proprie scuole e della propria comunità, sono “uscite”. I ragazzi e le ragazze hanno ascoltato i lavori degli altri, commentato, ragionato sui limiti e sulle potenzialità, preso ispirazione. Perché, anche se “Eureka! “è terminato, il Consiglio dei ragazzi e delle ragazze rimane e con questo il compito di continuare a pensare e immaginare di trasformare luoghi e relazioni.

I progetti delle scuole

IC P.LEVI – LA SCUOLA OUTDOOR In linea con l’approccio pedagogico che trasforma ambienti naturali e urbani (parchi, boschi, piazze) in aule didattiche, promuovendo l’apprendimento attivo ed esperienziale, il CSRR di questo Istituto comprensivo ha individuato tra le finalità della sua progettazione quella di facilitare la fruizione degli spazi esterni della scuola per lezioni all’aperto e attività sportive. Ha inoltre permesso una più accurata gestione dei dispositivi mobile di studenti e studentesse attraverso una custodia a scomparti fornita per ciascuna classe.

IC T.GROSSI – UNA SCUOLA PIÙ FUNZIONALE Attraverso il progetto “Eureka!” gli studenti e le studentesse hanno deciso di portare avanti diverse idee per migliorare la didattica, le attività in palestra e la vivibilità degli spazi di lavoro e incontro all’interno della scuola.

IC S.GIORGI – AREA RELAX Il progetto riguarda l’allestimento di un’aula della scuola per il tempo libero, lo studio individuale e il relax di studenti e studentesse. In aggiunta verrà allestito uno spazio cinema funzionale alla fruizione di film in orario scolastico e extra scolastico. Inoltre il CSRR ha raccolto l’esigenza di rendere più funzionali i bagni con l’acquisto di fogli adesivi flessibili a specchio non in vetro.

SCUOLA EUROPA – REDAZIONE SCOLASTICA Il progetto presentato intende dotare l’Istituto di una strumentazione per l’organizzazione di una redazione scolastica volta a rafforzare il servizio di comunicazione delle attività e dei progetti della scuola verso l’interno e l’esterno: web radio, giornalino scolastico, podcast. In aggiunta il CSRR ha raccolto l’esigenza di adeguare il servizio igiene e salute della scuola con la messa a disposizione di assorbenti igienici e di sostenere l’organizzazione del “ballo della scuola”.

IC I VIA DUCA D’AOSTA CESANO MADERNO – SALA CINEMA Il progetto ha come focus l’allestimento di una sala cinema all’interno della scuola per proiezioni a beneficio di alunni/e e docenti in orario scolastico e extrascolastico.

ISTITUTO SACRAMENTINE CESANO MADERNO – CREATIVITÀ E BELLEZZA Attraverso Eureka si renderà possibile un corso di murales per studenti e studentesse finalizzato ad abbellire le aule della scuola con la realizzazione di dipinti murali a cura degli stessi alunni e alunne. In aggiunta il CSRR ha raccolto l’esigenza di abbellire gli spazi esterni della scuola con l’acquisto di piante e alberi.

FRATELLI MARISTI CESANO MADERNO – SPAZIO INCONTRI Il progetto individuato renderà possibile il miglioramento di alcuni ambienti della scuola, in particolare l’aula tutor dove si svolgono regolarmente i colloqui alunni-professori e viene conservato il necessario per il buon funzionamento della scuola.

Segui “Eureka!” sulla piattaforma eureka.bipart.it 

 

Mozambico, con il progetto CAM-BIO si rilancia su clima e biodiversità

Un incontro ufficiale con il Presidente del Consiglio Municipale di Quelimane ha consolidato la collaborazione istituzionale con Mani Tese su sviluppo sostenibile e resilienza climatica

Lo scorso 12 febbraio, il Rappresentante Paese di Mani Tese in Mozambico, Nicola De Domenico, insieme al Coordinatore locale Francisco Chimote, ha partecipato a un incontro ufficiale presso la sede del Municipio di Quelimane con il Presidente del Consiglio Municipale, Manuel A. Alculete Lopes de Araújo.

L’incontro ha rappresentato un importante momento di consolidamento della collaborazione pluriennale tra Mani Tese e l’Amministrazione municipale di Quelimane, finalizzata all’implementazione di interventi di sviluppo sostenibile e resilienza climatica sul territorio.

Giovedì 12 febbraio 2026 - L'incontro tra la delegazione di Mani Tese e il Presidente del Consiglio Muncipale di Quelimane

In questa occasione è stato presentato ufficialmente il nuovo progetto CAM-BIO – Per un approccio di adattamento ai cambiamenti climatici che preservi la biodiversità, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), di cui Mani Tese è capofila. All’incontro hanno preso parte anche i partner locali di progetto della Fondazione Okuluvela, insieme al Presidente del Municipio e al suo staff tecnico, con l’obiettivo di condividere strategie operative.

Durante la riunione sono stati illustrati i principali risultati attesi del progetto CAM-BIO: il Presidente Araújo ha espresso apprezzamento per l’approccio partecipativo del progetto, sottolineando l’importanza di iniziative che integrino sviluppo urbano, coinvolgimento comunitario e tutela ambientale.
L’incontro ha confermato l’impegno reciproco a proseguire una collaborazione strutturata tra Mani Tese, il Municipio di Quelimane e le organizzazioni partner, rafforzando il dialogo istituzionale su temi chiave per lo sviluppo sostenibile della città e del territorio circostante.

Questo articolo è stato realizzato con il contributo della Cooperazione Italiana. I contenuti di questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità di Mani Tese e non rappresentano necessariamente il punto di vista del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) o dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

Mozambico: l’emergenza climatica richiede una risposta nuova e preventiva

Mani Tese propone un approccio preventivo che mira a mitigare gli impatti dei disastri ambientali attraverso agroecologia, conservazione della biodiversità e resilienza delle comunità

Le recenti piogge torrenziali e le inondazioni che hanno colpito il Mozambico nelle ultime settimane confermano, ancora una volta, come i cambiamenti climatici stiano imponendo una trasformazione profonda nel modo di affrontare le crisi ambientali. Non basta più intervenire solo nell’immediato: serve un approccio capace di prevenire, mitigare e rafforzare la resilienza delle comunità più vulnerabili.

Inondazioni devastanti: un Paese già fragile in ginocchio

Dopo un mese di precipitazioni intense e lo straripamento di numerosi corsi d’acqua, il Mozambico – in particolare le sue province meridionali e centrali – si trova ad affrontare un bilancio drammatico.
Le autorità locali riportano:

  • circa 700.000 persone colpite;
  • oltre 150 vittime;
  • 4.000 case inagibili;
  • 1500 km di strade interrotte;
  • oltre 200 strutture sanitarie distrutte;
  • migliaia di famiglie costrette ad abbandonare le proprie case;
  • oltre 80 scuole trasformate in centri di accoglienza;
  • comunità intere isolate e prive dei servizi essenziali.

Si tratta, purtroppo, solo dell’ultimo episodio di una crisi climatica e ambientale che si protrae di emergenza in emergenza. E dietro i numeri ci sono persone, famiglie, vite.

"Il Paese è in forte difficoltà: molte località sono ancora isolate e la strada principale (la N1) è tuttora interrotta in diversi punti. Al momento è accessibile solo una seconda strada, ma con molta difficoltà, e questo sta rallentando sia gli spostamenti che la logistica. La pressione sulle comunità ospitanti è alta e l’emergenza, anche se mediaticamente calata, è tutt’altro che rientrata".
Nicola De Domenico
Rappresentante Paese Mani Tese - Mozambico

Guardare oltre l’emergenza

La crisi mozambicana si è svolta poco prima che in Italia si facesse la conta dei danni per gli effetti del ciclone Harry, tra Sicilia, Sardegna e Calabria. Eventi diversi ma figli della stessa dinamica globale: fenomeni meteorologici sempre più estremi e frequenti, che colpiscono territori fragili e mettono in ginocchio intere popolazioni.

In questo scenario, Mani Tese promuove un approccio preventivo, basato su interventi che possano ridurre gli impatti dei disastri ambientali e aumentare la sicurezza delle comunità. Il nostro lavoro in Mozambico da un lato punta a proteggere e rigenerare la biodiversità, fondamentale per la stabilità degli ecosistemi, dall’altro rafforzare la resilienza delle comunità attraverso agroecologia ed economia circolare, così da mitigare le conseguenza di eventi climatici estremi, prima che questi si trasformino in crisi umanitarie.

Si tratta di un impegno che affianca, senza sostituirsi, agli interventi tempestivi nelle emergenze: un percorso necessario per superare la logica del “solo soccorso immediato” e costruire una reale resilienza.

Gli impatti dei cambiamenti climatici, infatti, non sono circoscritti all’evento catastrofico: durano mesi, spesso anni, e coinvolgono interi sistemi sociali ed economici.
Per questo Mani Tese continua a lavorare accanto alle comunità del Mozambico con interventi di lungo periodo, costruiti insieme alle popolazioni locali e volti a garantire sicurezza, salute e futuro.

Un Manifesto dei giovani per trasformare i sistemi alimentari

“Turning Participation into Change: A Youth Manifesto Addressing Today’s Food Challenges through Agroecology” è il titolo del webinar che si svolgerà venerdì 23 gennaio. Un’iniziativa nell’ambito del Progetto “Turn The Tables”

Come possono i giovani contribuire a trasformare i sistemi alimentari? Come può la partecipazione giovanile diventare una leva di cambiamento sistemico? Sistemi alimentari sostenibili, equi e resilienti possono essere implementati adottando come approccio concreto l’agroecologia? E quale ruolo può assumere l’educazione di qualità nel favorire partecipazione e trasformazione sociale?

Sono solo alcuni dei temi che saranno approfonditi nell’evento “Turning Participation into Change: A Youth Manifesto Addressing Today’s Food Challenges through Agroecology”, un webinar in programma venerdì 23 gennaio, dalle ore 12.30 alle 13.30. 

Per iscriversi e partecipare CLICCA QUI.

Interverranno:

  • Elisa Lenhard – Mani Tese ETS
  • Emanuele Russo – Global Campaign for Education (Italy)
  • Rebecca Rotondi – Youth Coordinator Turn the Tables

Un Manifesto della Task Force dei Giovani

Non può esserci un cambiamento sistemico senza la partecipazione dei giovani. E non può esserci partecipazione dei giovani senza un’istruzione di qualità, accessibile e finanziata con fondi pubblici.

Nell’ambito del progetto Turn the Tables, cofinanziato dall’Unione Europea attraverso il Programma DEAR, Mani Tese ETS — in collaborazione con CIR – Christliche Initiative Romero e GCE Italy (Global Campaign for Education) —  invita a partecipare a un webinar di presentazione del Manifesto della Youth Task Force, sviluppato durante il primo anno del progetto.

Il Manifesto nasce dal riconoscimento che una delle più grandi sfide del nostro tempo è garantire sistemi alimentari sani, sostenibili, equi e accessibili a tutti. L’attuale modello alimentare dominante, industrializzato — basato su filiere lunghe e centralizzate — provoca danni ambientali, aumenta le disuguaglianze e allontana le persone dalle origini del proprio cibo.

In risposta a ciò, il Manifesto chiede una trasformazione profonda dei sistemi alimentari e identifica l’agroecologia come una soluzione concreta e sistemica. L’agroecologia va oltre le pratiche agricole: è un approccio integrato che unisce scienza, saperi locali e azione sociale per costruire sistemi alimentari equi per le persone e per il pianeta. Riconosciuta dalla FAO come un percorso chiave per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, l’agroecologia promuove biodiversità, giustizia sociale, uso circolare delle risorse e resilienza delle comunità.

Il Manifesto evidenzia le debolezze strutturali dell’attuale sistema alimentare europeo — segnato da concentrazione economica, lavoro precario, spopolamento delle aree rurali e crescente distanza culturale tra produttori e consumatori — vulnerabilità rese ancora più evidenti dalle recenti crisi, dalla pandemia ai cambiamenti climatici. In questo contesto, l’urgenza di modelli alimentari locali, resilienti e giusti è sempre più evidente, così come la necessità di creare una nuova cultura del cibo basata sulla partecipazione, sulla conoscenza condivisa e sulla valorizzazione delle pratiche comunitarie esistenti.

I giovani sono al centro di questa trasformazione. Non sono attori passivi, ma veri e propri agenti di cambiamento. La Youth Task Force offre uno spazio in cui i giovani possono connettersi, co-creare soluzioni e promuovere sistemi alimentari equi e sostenibili a livello locale ed europeo.

Il Manifesto afferma chiaramente che il cambiamento sistemico non può avvenire senza la partecipazione giovanile e che una partecipazione significativa richiede un forte impegno globale per un’istruzione di qualità — un’istruzione accessibile, inclusiva e finanziata con fondi pubblici. L’istruzione è la pietra angolare che permette alle persone di comprendere le sfide globali, collegarle tra i vari settori e sviluppare le competenze e la consapevolezza critica necessarie per affrontarle collettivamente.

Questo Manifesto rappresenta un inizio: un documento collettivo e vivente che invita all’azione, alla cooperazione e alla responsabilità condivisa. Un altro sistema alimentare è possibile — e inizia dall’educazione, dalla partecipazione e dalla leadership delle giovani generazioni.

Questo articolo  è stato co-finanziato dal Programma DEAR dell’Unione Europea. I suoi contenuti sono responsabilità esclusiva di Mani Tese ETS e non riflettono necessariamente il punto di vista dell’Unione Europea.

Comunicati stampa

Leggi i Comunicati Stampa diffusi da Mani Tese

2026

Leggi i comunicati stampa diffusi da Mani Tese, in collaborazione con Altreconomia:

2025

Burkina Faso, quando l’agroecologia si costruisce insieme ai produttori

La scorsa settimana il team del progetto LAGRO ha incontrato i produttori orticoli di Karpala e di Kossodo: ecco come l’agroecologia può diventare una leva concreta di sviluppo locale, inclusione sociale e sostenibilità.

La scorsa settimana, in Burkina Faso, il team del progetto LAGRO ha incontrato i produttori orticoli di Karpala e di Kossodo, due distretti della capitale Ouagadougou, in una sessione di scambio e condivisione degli obiettivi del progetto.

Promosso da Mani Tese, il progetto “LAGRO – Lavorare nell’agro-alimentare: Sviluppo socio-economico e opportunità di formazione professionale e lavoro dignitoso nel settore agro-alimentare in Burkina Faso” integra un ambizioso approccio agroecologico. Prevede infatti la formazione di 250 produttori e produttrici in agroecologia, con l’obiettivo di migliorare in modo sostenibile le pratiche colturali, la produttività, i redditi e la resilienza delle aziende orticole di fronte alle sfide climatiche ed economiche, presenti e future. Con un’attenzione particolare verso le persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità.

L’obiettivo di questo incontro era presentare il progetto LAGRO, i suoi obiettivi, i risultati attesi e le attività, instaurando al contempo un quadro di dialogo trasparente sulle modalità di attuazione e di selezione dei beneficiari.

Dialogo, trasparenza e costruzione collettiva

Gli incontri hanno toccato diversi temi progettuali, come per esempio la promozione di pratiche agricole rispettose dell’ambiente, adattate alle realtà locali e agli effetti del cambiamento climatico, e il rafforzamento delle capacità tecniche dei produttori attraverso formazioni in agroecologia: fertilizzazione naturale, gestione dell’acqua, tecniche colturali sostenibili e manutenzione dei sistemi di irrigazione. Sono stati affrontati anche aspetti meramente pratici, come la realizzazione e la manutenzione di infrastrutture – pozzi, sistemi di irrigazione, bacini, hangar, parcelle attrezzate – e la distribuzione di kit di avvio agroecologico (semi, attrezzature, input naturali) per migliorare la produttività e la resilienza delle aziende. E, infine, si è approfondito il tema della strutturazione dei produttori in cooperative, per rafforzare la governance locale, la vita associativa e l’accesso alle opportunità economiche.

Un approccio inclusivo ed equo

I criteri di selezione dei beneficiari, definiti in concertazione con il Comune e la Federazione Nazionale dei Vivaisti e Giardinieri del Burkina Faso, sono stati illustrati chiaramente per garantire trasparenza ed equità.

Il progetto infatti, presta particolare attenzione all’inclusione di Donne e giovani, Persone con disabilità, Vedove e nuclei familiari vulnerabili, Donne capofamiglia.

Gli scambi hanno permesso ai produttori di comprendere meglio le sfide del progetto, esprimere aspettative e preoccupazioni e capire pienamente le azioni future. Questa fase segna l’inizio di un’attuazione concertata, in cui ogni attore svolge un ruolo essenziale per il successo del progetto, come confermato da Eugenio Attard, Rappresentante Paese di Mani Tese, e il Presidente della Federazione Nazionale dei Vivaisti e Giardinieri del Burkina Faso, che hanno ribadito il loro impegno per un’agricoltura agroecologica, inclusiva e sostenibile a favore dei produttori: con il progetto LAGRO, l’agroecologia diventa una leva concreta di sviluppo locale, inclusione sociale e sostenibilità.

Omnibus I: la semplificazione che tradisce diritti, clima e filiere globali

Il pacchetto Omnibus I è stato approvato il 16 dicembre 2025 dal Parlamento europeo. Un arretramento che incide su tutela dei diritti, accesso alla giustizia e credibilità dell’Unione.

di Elisa Lenhard

Novembre 2025. Un rapporto dell’European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR) e del National Trade Union Federation of Pakistan (NTUF) denuncia gravi violazioni dei diritti dei lavoratori nelle fabbriche tessili di Karachi che riforniscono grandi marchi internazionali. Salari minimi non pagati, straordinari ignorati, contratti assenti e repressione dell’attività sindacale: è questo il quadro emerso dall’indagine sul campo.

Febbraio 2025. Un rapporto del Business & Human Rights Resource Centre mette sotto accusa centinaia di grandi aziende per abusi su lavoratori migranti nel 2024. Furti di salario, condizioni di lavoro insicure, pratiche di reclutamento scorrette e decine di morti o incidenti gravi nei settori della costruzione, dei servizi pubblici e della manifattura

Dicembre 2025. La Procura di Milano porta alla luce sfruttamenti nei sub-appalti dei fornitori di marchi di lusso e alta moda. Operai ridotti a condizioni di lavoro degradanti e violazioni diffuse del diritto del lavoro rivelano le falle nei controlli lungo l’intera filiera produttiva.

L’elenco potrebbe essere infinito, e racconta un preciso modello di fare impresa, centrato esclusivamente sul profitto immediato e sulla massimizzazione dei margini a scapito dei diritti fondamentali dei lavoratori e lavoratrici e dell’ambiente. Il premio Nobel per l’economia Amartya Sen, da sempre sostenitore di un approccio economico fondato sulla giustizia sociale e sulla responsabilità delle imprese, ha più volte sottolineato che la vera prosperità economica non può prescindere dal rispetto dei diritti umani e dalla dignità del lavoro.

Proprio in questa prospettiva si colloca la Direttiva Europea sulla Dovuta Diligenza in materia di diritti umani e ambientali delle imprese – la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) – nella sua formulazione originaria, approvata a fine maggio 2024 al termine di un iter legislativo lungo e complesso, segnato da articolate dinamiche politiche. Pubblicata successivamente in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 5 luglio, la Direttiva, nel biennio previsto per il recepimento da parte degli Stati membri, avrebbe potuto rappresentare un punto di svolta nella concezione stessa dell’attività d’impresa, aprendo un dibattito strutturale su un necessario cambio di paradigma, proponendosi come un motore di cambiamento concreto capace di coniugare competitività e rispetto dei diritti. Sebbene in parte annacquata in alcuni dei suoi passaggi più incisivi, la CSDDD, in generale, introduceva obblighi di prevenzione e mitigazione dei rischi lungo l’intera catena di fornitura, riconosceva il ruolo dei lavoratori e delle lavoratrici nonché delle organizzazioni sindacali nella verifica delle condizioni di lavoro e poneva le basi per un nuovo equilibrio tra profitto e responsabilità sociale (alcune grandi aziende avevano già avviato percorsi di adeguamento, iniziando a organizzarsi concretamente per favorire un approccio basato sulla trasparenza e sulla responsabilità).

A minare questo quadro interviene, però, il voto di ieri 16 Dicembre del Parlamento Europeo, sul pacchetto Omnibus I, che di fatto arretra su diversi punti cardine della Direttiva approvata solo pochi mesi prima. Presentato nel febbraio 2025, il provvedimento nasce nel solco delle riflessioni avviate dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che già l’8 novembre 2024, durante la conferenza stampa di Budapest successiva alla pubblicazione del Rapporto Draghi, aveva delineato l’immagine di un’Europa in difficoltà: schiacciata tra la competitività degli Stati Uniti e quella della Cina e in ritardo su crescita, produttività e innovazione. In questo contesto, l’Omnibus I viene fin dall’inizio presentato come uno strumento chiave per rilanciare la competitività delle imprese europee, costruito attorno al tema della semplificazione.

Secondo la narrazione ufficiale, infatti, l’Omnibus I nasce con l’obiettivo di ridurre gli oneri amministrativi, armonizzare gli obblighi normativi e rendere più agevole l’attività delle imprese in un contesto economico globale sempre più competitivo. Una risposta, dunque, alle pressioni del mondo produttivo e alle difficoltà segnalate soprattutto dalle grandi aziende multinazionali nel conformarsi al crescente corpus normativo europeo. Tuttavia, già dalle prime bozze e dalle dichiarazioni che accompagnano la proposta, appare evidente come dietro il richiamo alla semplificazione si celi una chiara volontà di deregolamentazione.

Il voto di ieri sancisce un insieme di interventi che, letti nel loro complesso, rappresentano un’occasione mancata per orientare i modelli di impresa verso una reale tutela delle persone e dei diritti umani, delineando un modello in cui la sostenibilità viene progressivamente ridotta a strumento di gestione del rischio, più che di trasformazione. Tra i cambiamenti più significativi, rispetto al testo originale uscito in Gazzetta a luglio 2024, vi è l’arretramento sul fronte dei piani climatici: la rimozione dell’obbligo esplicito nella direttiva sulla Due Diligence ridimensiona la transizione climatica come responsabilità diretta delle imprese. Il tema non scompare dall’ordinamento europeo, ma viene affidato a strumenti meno vincolanti, perdendo centralità nella valutazione della condotta aziendale lungo la catena del valore e assumendo un carattere prevalentemente dichiarativo.

Anche la disciplina della responsabilità civile viene sensibilmente indebolita. Il nuovo impianto limita i casi in cui le imprese possono essere chiamate a rispondere di danni sociali o ambientali, soprattutto quando non qualificati come “prioritari”. Ne deriva una selezione preventiva degli impatti rilevanti, con effetti diretti sull’accesso alla giustizia: per le vittime di violazioni diventa più difficile ottenere riconoscimento e riparazione, trasferendo l’onere della prova su soggetti spesso fragili, come lavoratori e lavoratrici e comunità nelle catene globali di fornitura.

Un’ulteriore discontinuità riguarda i rapporti con i partner commerciali. L’eliminazione dell’obbligo di interrompere le relazioni in presenza di violazioni gravi favorisce una logica di compromesso, che consente la prosecuzione dei rapporti economici sulla base di impegni correttivi, anche in assenza di risultati concreti, privilegiando la stabilità del mercato rispetto a una tutela effettiva dei diritti e dell’ambiente.

Il risultato finale arriva dopo mesi che hanno caratterizzato un iter legislativo segnato da tempi particolarmente rapidi e da un processo decisionale percepito come poco inclusivo, con spazi limitati di confronto tra tutte le parti interessate, frequenti incontri a porte chiuse e una crescente influenza esercitata dalle grandi lobby industriali. In questo contesto, le richieste di interlocuzione provenienti dalla società civile, mobilitatasi fin dall’inizio per difendere l’impianto della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), sono rimaste in larga parte marginali. Il risultato è l’impressione diffusa che, sotto pressioni più o meno esplicite, l’Unione europea abbia sacrificato elementi centrali del proprio quadro normativo sull’altare della deregolamentazione, alimentando interrogativi sulla sua capacità di tenuta politica.

Su questo scenario si innestano anche pressioni esterne. Il 22 ottobre 2025 Stati Uniti e Qatar hanno indirizzato una lettera aperta, firmata dal Ministro qatariota per gli Affari energetici Saad Sherida al-Kaabi e dal Segretario all’Energia statunitense Chris Wright, ai leader degli Stati membri dell’UE dove si paventavano conseguenze significative sulle relazioni commerciali e sulla sicurezza energetica europea qualora la CSDDD non venisse abrogata o profondamente ridimensionata. Posizioni analoghe sono state espresse anche da rappresentanti diplomatici statunitensi presso l’UE, secondo cui la CSDDD rischierebbe di ostacolare l’accesso a fonti energetiche considerate affidabili e competitive, come il gas naturale liquefatto proveniente dai Paesi alleati.

Negli ultimi mesi, il percorso legislativo del pacchetto Omnibus I ha proseguito senza tenere conto delle numerose contro-narrazioni che hanno cercato di bloccare la deregolamentazione in atto. Oltre 80 illustri economisti dell’UE, tra cui 13 italiani, hanno lanciato un avvertimento chiaro, definendo il pacchetto come una battuta d’arresto significativa, economicamente infondata e capace di compromettere gravemente la leadership globale dell’UE in materia di sostenibilità e diritti umani. Dalla parte dei cittadini, la maggioranza degli europei conferma l’urgenza di tutelare i diritti umani e l’ambiente: ritengono che le grandi imprese (250 o più dipendenti) debbano essere responsabili dei danni che causano lungo le loro catene del valore. Nel contesto italiano, questa posizione è ancora più netta: l’85% degli intervistati sostiene che le grandi aziende europee e quelle straniere che operano nel mercato europeo debbano essere obbligate per legge a prevenire danni a persone, ambiente e clima, sottolineando quanto sia chiara la richiesta della società civile affinché la politica imponga regole concrete di responsabilità e tutela.

A queste dinamiche di supremazia esercitate dai poteri forti — inizialmente mascherate, ma oggi sempre più esplicite — si affianca un quadro politico altrettanto preoccupante. La maggioranza che sostiene la Commissione Von der Leyen ha infatti contribuito a spostare in modo significativo l’asse politico dell’Unione europea verso destra in diversi ambiti strategici (Green Deal, Sostenibilità d’Impresa ma anche riarmo e approvvigionamento energetico). In questo processo, il ricorso consapevole e reiterato ai voti dei partiti populisti e sovranisti di destra, tradizionalmente e per definizione collocati su posizioni “antieuropeiste”, non appare più come un’eccezione tattica, ma come una scelta politica strutturale. Una dinamica che, al di là delle dichiarazioni di principio, finisce per riflettere e legittimare l’orientamento oggi largamente maggioritario dei governi nazionali all’interno dell’UE, contribuendo a ridefinire in profondità gli equilibri e le priorità del progetto europeo.

Tutti questi elementi, a partire dall’annuncio dell’Omnibus I, si sono susseguiti con una rapidità sorprendente e hanno condotto all’esito del voto di ieri al Parlamento europeo. Un voto che, di fatto, non ha fatto altro che ratificare quanto già emerso nei negoziati del Trilogo politico — anch’essi caratterizzati da tempi insolitamente compressi, appena un mese — e che ha finito per certificare una fragilità strutturale che sta progressivamente erodendo la tenuta politica dell’Unione europea.

Una debolezza che appare tanto più evidente se rapportata alle crisi sistemiche che l’UE è chiamata ad affrontare: dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente, fino alle crescenti pressioni esercitate dagli Stati Uniti. In questo contesto, la capacità europea di elaborare risposte coerenti e di lungo periodo sembra affievolirsi, lasciando spazio a compromessi di corto respiro. È significativo, infatti, osservare come solo un anno fa il dibattito politico fosse orientato a ripensare il modello di fare impresa, ampliandone prospettive, responsabilità e orizzonti sociali e ambientali. Oggi, al contrario, il baricentro dell’attenzione torna a concentrarsi sempre più frequentemente su casi di violazioni dei diritti umani e su pratiche che arrecano gravi danni all’ambiente. Una regressione che non è casuale, ma che affonda le sue radici in scelte politiche precise, orientate a guardare indietro piuttosto che a costruire una visione europea capace di affrontare le sfide future.

Proprio perché la direttiva nasceva per dare voce a chi subisce gli impatti delle attività economiche e per rendere le imprese realmente responsabili lungo tutta la catena del valore, l’indebolimento del coinvolgimento di lavoratori, comunità e società civile rappresenta un arretramento profondo, poiché allontanare queste voci dai processi decisionali significa perdere il contatto con la realtà dei danni prodotti e ridurre la due diligence a un esercizio formale, incapace di prevenire abusi e ingiustizie; in questo contesto, il recepimento nazionale diventa il vero terreno su cui si gioca il futuro della responsabilità d’impresa in Europa, e risulta quanto mai urgente che anche in Italia, come già avviene nella maggior parte degli Stati membri, il dibattito pubblico e mediatico sia vivo, informato e acceso, poiché solo una discussione ampia e trasparente può spingere governi, imprese e decisori politici a scegliere se trasformare la due diligence in uno strumento efficace di tutela dei diritti umani, dell’ambiente e dell’accesso alla giustizia oppure lasciarla scivolare verso una promessa mancata; in questo quadro, MANI TESE continuerà a impegnarsi, anche attraverso le coalizioni e i network nazionali di cui fa parte, per promuovere un processo di trasposizione della direttiva che sia migliorativo, inclusivo e trasparente, affinché il recepimento nazionale rafforzi concretamente la responsabilità delle imprese e la protezione di chi subisce gli impatti delle loro attività.

Nutrire il territorio: mercato e culture del cibo sostenibile

Il 29 novembre a Milano, presso Cascina Linterno, si svolgerà un evento per valorizzare i produttori locali e promuovere la cultura del cibo sostenibile

Il 29 novembre si svolgerà a Milano presso Cascina Linterno l’evento “Nutrire il territorio: mercato e culture del cibo sostenibile”. L’iniziativa sarà animata da un mercato contadino con bancarelle di prodotti locali e di stagione e laboratori ludico-didattici per bambini e bambine. Al termine del mercato sarà offerta una degustazione, momento conviviale dedicato alla scoperta dei sapori autentici del territorio. 

L’iniziativa intende valorizzare i produttori locali e promuovere la cultura del cibo sostenibile, offrendo ai visitatori l’opportunità di incontrare direttamente chi opera quotidianamente nel rispetto della terra e delle sue tradizioni.

L’evento è organizzato in collaborazione con Apicoltura Veca e Comunità del Cibo del Parco Agricolo Sud e si inserisce all’interno del programma di sviluppo agroecologico nelle aree urbane della città di Milano, promosso da Mani Tese, che combina il sapere scientifico con le conoscenze tradizionali e pratiche dei produttori locali, rafforzando l’autonomia e la capacità di adattamento delle comunità.

Questo impegno si fonda su processi partecipativi e territoriali, capaci di generare soluzioni contestualizzate ai bisogni locali.

L’evento del 29 novembre rientra nella cornice di “Rebooting the Food System”, un progetto europeo co-finanziato dal programma DEAR dell’Unione Europea, poiché promuove il consumo consapevole e la valorizzazione di prodotti locali. L’iniziativa contribuisce agli obiettivi del progetto, favorendo una maggiore partecipazione della comunità nella transizione verso modelli alimentari più equi e rispettosi dell’ambiente.

Il progetto “Rebooting the Food System” è co-finanziato dall’Unione europea. I contenuti di questo articolo sono responsabilità della sola Mani Tese ETS e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea.