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mercoledì 21 ottobre 2009

Sovranità alimentare

3 commenti


IL MERCATO NON E’ SOVRANO

IL MERCATO NON E’ SOVRANO

diritto_al_ciboE’ sempre più evidente la necessità che le politiche pubbliche rimettano al centro dell’attenzione le persone, tutelandole in quanto produttori e consumatori.

La difesa del cibo è protezione dell’essere umano: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi.
Immaginiamo per un attimo di essere un componente di una famiglia di un qualsiasi Paese impoverito del Sud del mondo. Viviamo in una casa che non ha nessun lusso, ma perlomeno abbiamo messo insieme quattro mura e un tetto. Andiamo avanti con qualche lavoro a cottimo e coltiviamo un piccolo pezzo di terra con i prodotti del quale, oltre a cercare di sfamare in parte la famiglia, incassiamo qualche spicciolo per comprare altro cibo, medicine, vestiti e strumenti vari. Circa un terzo di quello che spendiamo se ne va in cibo. Il prezzo di ciò che compriamo aumenta sempre, ma quello che pagano a noi è sempre meno.
Lo chiamano mercato, ma a noi sembra piuttosto una fregatura. Lo scorso anno, durante la crisi alimentare causata dall’aumento dei prezzi (vedi il numero di Manitese 457, ottobre 2008) la nostra famiglia è stata messa in ginocchio. Dicono che nel mondo i prezzi del grano e del riso siano aumentati anche del 150%, e anche quelli di tutte le materie prime agricole. Adesso rimangono alti, anche se pare che la crisi sia in parte rientrata. Immaginiamo ora di essere parte di una famiglia migrata ad ingrossare le squallide periferie di una grande città (San Paolo, Manila, Nairobi…) perché non riusciva più a vivere di agricoltura. Prima perlomeno qualcosa mangiavamo, adesso nemmeno quello.
Perché noi che coltiviamo la terra, che siamo quasi metà della popolazione mondiale, siamo quelli che pagano e basta?

C’è cibo per tutti?
La questione è centrale per Mani Tese. È il nostro punto di partenza, la molla che da 45 anni ci spinge a operare nei paesi nel Sud del mondo (oggi lo chiamiamo “sud globale”), ma anche a lavorare nel “Nord” per cercare di rimuovere le cause della fame e della povertà. L’ex relatore speciale della Nazioni Unite per il diritto al cibo, Jean Ziegler, ci ha detto che nel mondo esiste una quantità di cibo sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone, quasi il doppio degli abitanti attuali del Pianeta. Dagli anni ’70 la disponibilità pro-capite annua dei cereali si attesta fra i 300 e i 350 kg a persona, poco meno di un chilo di cereali al giorno per ogni essere umano, crescendo produttivamente in sostanziale parallelo alla curva demografica. Vale a dire: c’è più gente ma siamo capaci di produrre anche più cibo. Ma sui 2.232 milioni di tonnellate di cereali prodotti nel mondo del 2008, meno della metà (circa 1000 milioni di tonnellate) è stata usata per sfamare gli esseri umani, mentre la gran parte è indirizzata ad ingrassare gli animali e a produrre carburanti vegetali. Questa competizione in inglese è denominata food-feed-fuel, vale a dire cibo-mangime-carburante. È lo scheletro dell’ingiustizia che il sistema alimentare mondiale ha sviluppato. Non è niente di nuovo, ma non si sta fermando: gli statunitensi consumano in media 123 kg a testa di carne in un anno, gli indiani appena 5.

Gli anelli di una catena di profitti
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Il sistema alimentare mondiale concentra risorse, potere e profitti in poche mani. Facciamo qualche nome. Poche imprese private (Cargill inc, USA; Bunge Ltd., Bermuda; Archer Daniels Midland, USA; Louis Dreyfus, France; Marubeni, Japan) controllano il 90% del commercio mondiale dei cereali. Le prime 30 catene di commercio al dettaglio controllano un terzo delle vendite totali mondiali di beni di largo consumo (Wal-Mart, USA, 10%; Carrefour Francia, 6%; Tesco, UK, 4%, solo per citare le prime tre). Sei corporations (Bayer, Germania, 19%; Syngenta, Svizzera, 19%; BASF, Germania, 11%; Dow AgroScience, USA 10%; Monsanto, USA, 9%; DuPont, USA, 6%) controllano i tre quarti del mercato mondiale di pesticidi. Il mercato delle sementi è occupato ormai per l’82% da prodotti soggetti a brevetto e circa il 70% di questi ultimi è venduto da 10 imprese, come Monsanto e DuPont (USA) che da sole coprono il 40% dell’intero mercato. Le prime 10 imprese controllano il 26% del mercato dei prodotti alimentari confezionati (Nestlé, Pepsi, Unilever etc.). I loro portafogli sono sempre più gonfi: durante la crisi alimentare dello scorso anno, ad esempio, i guadagni netti di Cargill sono cresciuti dell’86 % in pochi mesi, passando da 553 milioni di dollari a 1030 milioni di dollari, e quelli di Archer Daniels Midland del 42%, passando da 363 milioni di dollari a 517 milioni. Hanno il potere di fissare i prezzi essendo spesso gli unici compratori, hanno dimestichezza con la finanza e sono in grado di incidere sull’andamento delle borse dove si specula sulle materie prime agricole, hanno un peso grandissimo, influenzando anche le decisioni dei governi sul piano nazionale ed internazionale.

Chi influenza il mercato
Nonostante questi attori, che operano sui mercati internazionali, si stima abbiano in mano solo il 14% del commercio mondiale, la loro capacità di determinare i prezzi, è enorme. I prezzi vengono decisi nella borsa di Chicago, la più grande “piazza affari” del cibo. Le cause dell’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, e di tutti i prodotti derivati, e della conseguente crisi alimentare dello scorso anno sono ormai abbastanza note, anche se non c’è unanime accordo sul peso che ciascuna di essa ha avuto. Fattori come la riduzione e la privatizzazione delle scorte alimentari, le aspettative di aumento della domanda dovuta allo sviluppo dei grandi paesi emergenti, il rallentamento della crescita dell’offerta causata da un rallentamento negli ultimi anni degli investimenti in agricoltura e la speculazione finanziaria hanno peggiorato la situazione degli affamati, già critica.
Vi sono stati poi altri elementi congiunturali che hanno portato a minori raccolti negli anni recenti, quali la riduzione delle terre destinate alle coltivazioni alimentari causata dall’incremento delle coltivazioni di derrate per agrocarburanti (materie prime agricole trasformate in carburante, soia, canna e mais) e l’aumento dei costi di produzione e trasporto a causa di quello del prezzo del petrolio (per approfondire vedi Manitese numero 457 del 2008 e 461 del 2009). Aldilà delle, anche complesse, cause delle crisi alimentari, è importante sottolineare un aspetto centrale: i prezzi non crescono perché la domanda è più grande dell’offerta, in altre parole non c’è un problema di disponibilità di cibo. Peraltro è il commercio locale e regionale a soddisfare per circa l’86% il fabbisogno di cibo, ma le dinamiche dei prezzi, che valgono anche sui mercati locali, dipendono dall’attività delle grandi imprese. Le quali, come abbiamo visto, hanno aumentato a dismisura i propri profitti.

Il cibo, la terra, le persone al centro
Per queste ragioni il cibo, la terra e le persone devono tornare al centro dell’attenzione e le politiche pubbliche devono avere la funzione di tutelare le persone in quanto produttori e consumatori e difendere la terra. Intorno al cibo si gioca una battaglia di civiltà enorme: come verranno gestite le risorse naturali (ad esempio l’acqua che per il 70% soddisfa bisogni agricoli), il valore che assumerà il lavoro nei campi, la sostenibilità del settore primario in termini energetici e ambientali, la difesa delle colture e delle culture tradizionali, della terra e della biodiversità soprattutto nei territori indigeni e nelle riserve naturali, il ruolo dei governi e di tutti gli attori internazionali. La difesa del cibo è protezione dell’essere umano. Rimettere questi elementi al centro significa dare futuro alle persone, anche e soprattutto a quelle che vivono nei Paesi già colpiti da un impoverimento crescente, come abbiamo immaginato all’inizio di questo articolo. Dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi.
Sovranità alimentare, appunto.

[A cura di Giulio Sensi]
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3 Commenti all'articolo “Sovranità alimentare”

  1. Gabriele Pierattelli

    Sono daccordo su quasi tutto…tanne che sulla cosa + fondamntale…quella su cui si basa questo articolo qualunquista e fazioso…buinista ed illusorio fino al vomito!

    Secondo e secondo “L’ex relatore speciale della Nazioni Unite per il diritto al cibo, Jean Ziegler” io,anzi,TUTTO IL MONDO DOVREBBE CAMPARE A RISO E BASTA!?!?!? SENZA CARNE PERCHE’ GLI ANIMALI RIDUREBBERO LA SUPERFICIE UTILE ALLE RISAIE!!!?????
    MA STIAMO SCHERZANDOO CI VOLETE PRENDERE IN GIRO IN MODO CONSAPEVOLE!!???

    senza contare che nel conto è prevista la distruzione di intere foreste per far posto ai compi di cereali! e senza contare la devstante perdita di biodiversità a cui andremmo incontro! E OMETTENDO DI FARE UNA QUALUNQUE BANALE CONSIDERAZIIONE ECONOMICA…INFATTI, PUR TROVANDOMI COMPLETAMENTE CRITICO VERSO IL LORO IRRESPONSABILE MODELLO ECONOMICO, TROVO RIDICOLO PENSARE DI TOGLIERE DI COLPO AI LORO ABITANTI I PRIVILEGI CHE HANNO PER RIEQUILIBRARE IL MONDO….E NON PERCHE’ NON LO VOGLIA IO O QUALCUN ALTRO MA SEMPLICEMENTE PERCHE’ COLLESSEREBBERO A LIVELLO ECONOMICO E SOCIALE! ED ALLORA CHI AIUTEREBBE IL TERZO MONDO?!? La verita’ e che ‘ dimostrato che le risorse (tutte quante !!!! non il riso,ma acqua.minerali,energia) sono sufficienti per 1.2 miliardi di persone….non 10 volte tanto!!!!! Ma ammettiamo che improvvisamente si sfamino tutte quante!! Gli impedite voi di comprare una macchina,un frigorifero, un pc e di non mangiare carne?? Gli procurate voi l’acqua (che gia oggi non basta???)….La verità è che chi diffonde BUGIE e PERICOLOSE ILLUSIONI COME QUESTE E’ SOLO UN DELINQUENTE O UN IRRESPONSABILE….IN OGNI CASO O NON SA DI COSA PARLA O MENTE SAPENDO DI MENTIRE!

  2. admin

    Gentile lettore,

    ringraziandola dell’attenzione che presta al nostro sito, la invito a moderare i toni. Nel suo commento si spinge a criticare aspramente conclusioni che solo lei stesso compie, mentre l’intento dell’articolo, compreso il commento di Ziegler, non è quello di fornire una ricetta, ma di dare elementi di dibattito, il quale, e il suo commento lo dimostra, ha bisogno di crescere. E molto.

    Cordialmente

    Giulio Sensi

  3. Francesco

    Bellissimo e interessante articolo. penoso il commento dell’utente, che , oltre a non aver capito una sola riga dell’articolo, evidentemente ha seri problemi personali se si inalbera e insulta solo leggendo un interessante e posato articolo che ha evidentemente solo lo scopo di far riflettere, non certo provocare reazioni cosi spiacevoli e volgari, che non fanno certo parte dello stile personale della comunita che frequenta e amministra questo sito

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