giugno 13, 2017

Nel settembre scorso in Turchia il giudice delle Nazioni Unite Aydin Sefa Akay è stato arrestato in completa inosservanza dei suoi fondamentali diritti e dell’immunità diplomatica ONU. La portata globale del caso crea un precedente pericoloso, mettendo a repentaglio il lavoro e la sorte di tutti i giudici internazionali, che ovunque si occupano e investigano su crimini di guerra.

La notizia ci è giunta da Guido Trivellini, genero del giudice nonché biologo della Cooperativa Eliante, nostro partner nell’ambito del progetto di contrasto ai cambiamenti climatici in Kenya.

Il giudice Aydin Sefa Akay è accusato di aver scaricato, legalmente, una APP di chat da Google Play Store e di aver posseduto due libri (su 2000) di autori gulenisti entrambi pubblicati e venduti legalmente in Turchia. Per questi motivi rischia anni di detenzione per “terrorismo”.

Domani il tribunale di Ankara emetterà il verdetto definitivo.

Riconfermato nel suo ruolo nel luglio 2016 dallo stesso Ban Ki Moon, Aydin Sefa Akay lavora per il MICT, Meccanismo ONU per i tribunali internazionali criminali che unisce ICTR (International Criminal Tribunal for Rwanda) e ICTY (International Criminal Tribunal for the ex- Yugoslavia).

La difesa del processo per genocido MICT- ICTR, presso cui Akay è giudice e bloccato da mesi a causa della sua assenza, ha richiesto l’incriminazione internazionale del premier Erdogan e del ministro della giustizia turca Bozdag.

A seguito di questo arresto, la Turchia è stata deferita al Consiglio di sicurezza dell’ONU ed è attivo un ricorso presso la Corte Europea per i diritti dell’Uomo di Strasburgo, che secondo diversi giuristi italiani tuttavia non sta svolgendo il ruolo che dovrebbe avere.

In Italia, sia l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) che il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) hanno denunciato fortemente il caso.

COSA PUOI FARE TU?

Se sei un avvocato, docente di materie giuridiche, magistrato di ogni ordine giurisdizionale, magistrato onorari o un’associazioni di giuristi, ti chiediamo di firmare l’appello alle Istituzioni Europee affinché prendano dei provvedimenti in merito alla situazione in Turchia. L’appello è promosso da Luigi Ferrajoli, David Cerri, Ignazio Juan Patrone con il supporto della Fondazione Basso e l’adesione della Magistratura Democratica.
Per aderire è sufficiente inviare una mail alla Fondazione Basso (adesione.iniziativa@fondazionebasso.it) con nome, cognome, qualifica in forma sintetica (es. professore di …; avvocato; magistrato; magistrato contabile; magistrato amministrativo). Tutte le istruzioni qui.

Se sei un cittadino/a, ti chiediamo di diffondere questo articolo sui social taggando l’Unione Europea in Italia (@europainitalia su Facebook e Twitter) con l’hashtag #FreeAydinAkay

Aydin Sefa Akay_Mani Tese_2017

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