Giulia

Sono Giulia Polato, classe 1989, scout e cooperante.

Fin da bambina, la mia famiglia mi ha insegnato una certa attenzione al sociale, per così dire, e in generale l’ambiente in cui sono cresciuta mi ha aiutata a sviluppare un certo modello di pensiero e azione. E a furia di sentirmi dire dalla mamma col dito indice minacciosamente sollevato di non sprecare il cibo “perché i bambini africani muoiono di fame”, un giorno, molto semplicemente, ho deciso che la mia vita sarebbe stata destinata a far sì che quei bambini avessero del cibo, come me. Ho intrapreso quindi la carriera universitaria in Diritti Umani, ma dentro di me avevo il tarlo di aver sbagliato: e se, dopo aver messo piede in Africa, fossi fuggita in preda al panico? Così ho deciso di fare un’esperienza di volontariato con Karibu Afrika in Kenya: la spesa da sostenere però era piuttosto alta e i miei genitori non potevano permettersela, così tra un babysitteraggio e tanti pranzi in mensa saltati mettendo da parte l’argent de poche, alla fine il viaggio me lo sono pagata da sola. E… non sono scappata: ho lavorato in slum con donne sieropositive senza tirarmi indietro e quando sono tornata a casa ho capito di aver trovato la mia strada: quella della cooperazione internazionale allo sviluppo.

Ho lavorato quindi in diversi Paesi africani (oltre al Kenya, il Burundi, il Madagascar, il Burkina Faso, il Senegal e la Guinea Conakry), ricoprendo ruoli diversi, anche di forte responsabilità, conscia della mia giovane età, sì, ma anche del mio senso del dovere, delle mie capacità e soprattutto del potere della rete umana, che riesce a portare il team dove il singolo da solo non ce la farebbe.
Mi ha sempre affascinato, infatti, la storia del Colibrì, che ci insegna che l’uccellino più piccolo del mondo, con coraggio e determinazione può fare la sua parte per spegnere l’incendio nella foresta.

Ed è l’impegno che ho assunto anche nel mio lavoro come Rappresentante Paese e Capo progetto per Mani Tese, in Burkina Faso: cercare di fare la mia parte per “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato”, scegliendo ogni giorno di sporcarmi le mani e mettermi in gioco in prima persona, consapevole che le differenze sono la vera ricchezza su cui costruire un futuro di pace.