24/07/2018

IL GOVERNO SCOMMETTE SULL’AGRICOLTURA, LA SICUREZZA ALIMENTARE E L’AMPLIAMENTO DEL WELFARE, MA RESTANO PROBLEMI DI DEMOCRAZIA, POVERTÀ E TENSIONI ETNICHE E TRIBALI.

Il Kenya, diversamente da altri Paesi africani, non ha vissuto nella sua storia recente dilanianti guerre civili e questo ha permesso una certa stabilità politica e, pur con diversi limiti, sviluppo sociale ed economico. Dal 2013 il governo ha avviato la realizzazione del piano “Vision 2030”, che mira a far entrare il Paese fra quelli a medio reddito. Al primo posto vi è il settore economico. Il PIL è in crescita già da molti anni e si prevede per il 2018 un aumento del 6%, dopo una leggera stagnazione nel 2017, dovuta al ciclo elettorale. La crescita economica è considerata la base per la creazione di nuovi posti di lavoro. La sfida più importane è la ridistribuzione della ricchezza: la sola capitale Nairobi, dove risiede meno del 10% della popolazione, da sola copre più del 60% del PIL, e vi sono ben poche opportunità e investimenti per le aree periferiche. Una contraddizione con l’attenzione che il piano dedica all’agricoltura: forte enfasi al raggiungimento della sicurezza alimentare e all’aumento della produzione, sia su larga scala sia per i piccoli agricoltori.

Nel piano ‘Vision 2030’ si affronta anche l’ambito sociale, e la spinta del Presidente Kenyatta, rieletto nel 2017, è per la maggiore inclusione, affrontando in particolare i temi della sanità e della casa in ambito urbano. Si è impegnato ad offrire una copertura sanitaria gratuita universale entro il 2022 e ha promesso di incentivare la creazione di “case popolari” per risolvere l’annosa questione degli insediamenti informali e degli slum, in costante crescita nelle zone urbane.

Infine il piano tratta gli aspetti di tipo politico. Permangono forti tensioni etni-che e tribali che si esacerbano durante i periodi elettorali, come negli anni 2007-2008, e in maniera minore durante le ultime elezioni dello scorso anno. La Costituzione progressista del 2010 garantisce libertà e democrazia, ma non mancano le minacce rispetto all’indipendenza della magistratura da parte dell’esecutivo e alle libertà di stampa ed espressione.

I progetti di Mani Tese

Mani Tese opera attivamente in Kenya dal 2010 e l’opportunità che ha portato all’avvio della presenza è stata l’incontro con l’organizzazione locale Network for Eco-farming in Africa (Necofa). Essa già operava sui temi ambientali, della sovranità alimentare e della cittadinanza attiva e fin da subito sono state trovate molte sintonie con la strategia di Mani Tese anche relativamente alla metodologia comunitaria di lavoro sul terreno. E’ stato dunque avviato un primo lavoro congiunto di analisi della situazione e dei bisogni nella zona del bacino del fiume Molo, che comprende un territorio di alto piano, la foresta di Mau, situata nella contea di Nakuru, e una zona di basso piano, semi-arida, attorno al Lago Baringo, situato nell’omonima contea. Questa prima collaborazione ha portato allo sviluppo di un programma e singoli progetti. Oggi ne sono in corso due che vedono insieme protagonisti Mani Tese e Necofa con il contributo di altri soggetti italiani quali la Cooperativa Eliante, l’Università Statale di Milano, Climate and Development Foundation, WWF e che si svolgono in collaborazione con le istituzioni locali e i ministeri competenti, in particolare agricoltura e servizio forestale.

Il progetto “IMARISHA! Energie rurali per la lotta al cambiamento climatico e la salvaguardia ambientale”, in corso nella zona della foresta di Mau, cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, segue e integra tre direttrici. La prima riguarda la conservazione del patrimonio ambientale. Sono in corso le attività vivaistiche e di piantumazione sia di alberi a ciclo corto sia di specie indigene per riforestare i punti più degradati attorno ai ruscelli. La seconda riguarda lo sviluppo di forme alternative di produzione di energia attraverso la promozione di stufe migliorate per la cottura dei cibi che riducono fortemente l’utilizzo di legna, di piccoli impianti di bio-gas e dell’utilizzo dell’energia solare. La terza direttrice, relativa all’ambito socio-economico, prevede lo sviluppo della filiera del maiale, dall’allevamento, al macello e alla vendita, il centro di trasformazione del miele e la creazione di chioschi solari per l’offerta di servizi che richiedono elettricità e la vendita di semplici kit con pannellino fotovoltaico per l’illuminazione delle case.

Nella zona di Baringo, più arida ed economicamente più povera, è in corso un’azione, cofinanziata dal fondo 8 per 1000 dello Stato italiano, che promuove la diversificazione produttiva per migliorare la resilienza della popolazione alle ricorrenti crisi. Si lavora sulla promozione di sementi resistenti alla siccità e all’integrazione dell’agricoltura con l’allevamento di capre da latte e maiali e con la pesca attraverso il sostegno alla realizzazione di vasche per l’acquacoltura. Un’altra attività è quella del miele con il sostegno alla rete di produttori Koriema.

 

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