10/12/2019

di DOMENICO VITO, Collaboratore e membro di YOUNGO, la constituency dei Giovani Delegati alle Negoziazioni Internazionali in seno all’UNFCCC

LA VOCE DEL MOVIMENTO GLOBALE FRIDAYS FOR FUTURE DEVE ORA ESSERE RACCOLTA DAL CORAGGIO DELLA POLITICA PER UN’OPPORTUNITÀ PER IL FUTURO.

Negli stessi giorni in cui, lo scorso settembre, centinaia di migliaia di giovani, ispirati da Greta Thunberg, scendevano in piazza per reclamare il loro futuro e chiedere ai politici e ai governi di prendersi le loro responsabilità, l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dell’ONU, pubblicava i nuovi scenari di surriscaldamento globale: “Se non si interrompe e si inverte l’attuale trend di emissioni di gas serra, si rischia di raggiungere il famoso aumento di 1,5°C già tra il 2030 e il 2052”. Tuttavia, sempre nello stesso report, oltre a descrivere i fenomeni in atto, sono indicate tutta una serie di possibili vie di uscita così sintetizzabili: Il raggiungimento e il mantenimento a  un  valore  zero delle emissioni globali nette di CO2 antropogeniche e la diminuzione  del  ritmo di immissione di gas serra in atmosfera fermerebbe il riscaldamento globale antropogenico per diversi decenni.

Settori ad alto impatto

Due tra i vari settori che più impattano, in termini emissione, a tutti i livelli sono sicuramente il settore energetico e quello dei trasporti. Secondo uno studio dell’Agenzia Europea dell’ambiente, già nel 2015 entrambi i settori contribuivano per circa 1/3 alle emissioni di gas climalteranti europee. Presi insieme quindi il loro impatto costituiva più della metà del totale emissivo. Nello scenario italiano uno studio di ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, evidenzia che il macro settore energetico, comprendente riscaldamento domestico e trasporti, è responsabile di oltre l’80% delle emissioni climalteranti. Quello energetico e quello dei trasporti sono quindi tra i comparti che hanno i maggiori contributi emissivi a tutti i livelli. Pianificare e realizzare una svolta nelle politiche e nelle tecnologie che li orientano, è quindi un fattore chiave nella strategia globale, europea e italiana di mitigazione del cambiamento climatico.

L’economia del rinnovabile

Non a caso le strategie di transizione energetica sono l’elemento cardine di molti degli NDC (National Determined Contribution) presentati dagli Stati, come impegno previsto dall’Accordo di Parigi. Inoltre il tema dell’energia è presente nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Oltre a riguardare trasversalmente il Goal 13 sul cambiamento climatico e il Goal 11, sulle città sostenibili. Al tema dell’energia è dedicato un intero Goal, il numero 7 per “Assicurare l’accesso a fon- ti di energia affidabile sostenibile e moderna per tutti”, rimarcando una sorta di “democratizzazione” dell’uso delle risorse rinnovabili. Questo elemento traduce la transizione energetica non solo come elemento tecnologico, ma anche come un diritto fondamentale nel quadro di quella che viene chiamata transizione giusta, basata sui criteri di: affidabilità e sostenibilità (le fonti di energia devono essere effettivamente “verdi” e compatibili con piani di azzeramento del consumo di suolo); accessibilità (l’energia rinnovabile non deve essere un privilegio o un costo inaccessibile per la maggioranza della popolazione); modernità (lo sviluppo tecnologico che porta verso una maggiore efficienza, capillarità e controllo dei consumi energetici deve essere un elemento di guida delle pianificazioni energetiche future). Rispetto all’ultimo punto, grande interesse stanno suscitando i sistemi off-grid, ossia fonti di energia rinnovabile disposti in modo distribuito e non connessi a una rete centrale. I sistemi off-grid comprendono soluzioni in cui, ad esempio, si utilizzano solare e mini eolico per il comparto elettrico combinati a solare termico e geotermico per la produzione di riscaldamento e acqua calda: il tutto in maniera indipendente da una rete centrale. Il quadro internazionale offre gli strumenti per implementare una transizione energetica che risponda a una riduzione delle emissioni. È però importante che le linee strategiche internazionali ricadano ai livelli nazionali e soprattutto subnazionali. In Italia, la Strategia Energetica Nazionale presentata nel 2017 riprende gli obiettivi europei del “Piano Clima-Energia 20/20/20” ossia diminuzione del 20% di emissioni grazie all’incremento delle fonti rinnovabili del 20% e una riduzione dei consumi del 20% entro l’anno 2020. Questi obiettivi lanciati circa una decade fa in risposta al Protocollo di Kyoto, rispetto allo special report dell’IPCC si sono rivelati insufficienti e l’Europa sta ora puntando a portare gli Stati Membri al “Net Zero Emissions” entro il 2050. La ricaduta locale è inoltre lasciata agli impegni del Patto dei Sindaci e ai PAES che presto si convertiranno in Piani di Azione Aria e Clima. A oggi solamente poche città italiane tra cui Milano, Bologna, Rimini e Torino si stanno dotando di questi strumenti, e qui sta anche il ruolo dei movimenti giovanili per il clima: se vogliamo rispondere realmente alla crisi climatica occorre agire su ogni città e su ogni territorio affinché questi piani previsti dagli accordi internazionali si attuino veramente a livello cittadino e contribuiscano ad assolvere agli impegni nazionali assunti a Parigi. Questi piani inoltre vanno a promuovere localmente l’azione multisettoriale, e data la comunanza di molte delle cause considerano anche la componente “qualità dell’aria”.

Mobilità nuova

All’interno di queste sinergie il ruolo dei trasporti e della mobilità diventa chiave. Nelle città il ripensamento dell’urbanistica e della viabilità verso un trasporto meno emissivo e più sostenibile è sempre una sfida difficile ma stimolante. Di base si dovrebbe eliminare il più possibile il trasporto automobilistico e su mezzi gommati, nello specifico: favorendo l’inter modalità, attraverso la creazione di infrastrutture che connettano ad esempio metro, con treni e che abbiano stazioni di bike sharing facilitando la mobilità a corto raggio; creando zone 30 km orari all’interno dei quartieri che hanno effetto diretto sulla diminuzione di inquinamento acustico ed emissivi, favorendo altresì la creazione di spazi aperti a misura di pedone; promuovendo la ciclabilità, con vantaggi anche sulla salute, considerata la diminuzione del tempo di permanenza in casa; promuovendo la mobilità elettrica, tema molto caldo e di- battuto ma che realizza a pieno la necessità di una complementarietà con il settore energia. Introdurre nuove auto elettriche, ma produrre l’elettricità per la ricarica con centrali inquinanti sposta solo il problema: creare stazioni pubbliche di ricarica oppure promuovere la ricarica domestica sono le vie da preferire. Trasporti e energia sono entrambi un “problema” ma se affrontati sinergicamente verso una transizione ecologica, possono essere una soluzione. Se i movimenti giovanili per il clima han- no alzato mediaticamente l’attenzione su questi temi, è necessario ora il coraggio dei “decision maker”: come nella concezione orientale di crisi, vi deve essere la capacità di vedere nel “problema” l’opportunità del cambiamento e della transizione.

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