{"id":41066,"date":"2019-01-31T12:01:09","date_gmt":"2019-01-31T10:01:09","guid":{"rendered":"https:\/\/manitese.it\/?p=41066\/"},"modified":"2023-12-11T18:14:54","modified_gmt":"2023-12-11T17:14:54","slug":"non-chiamatemi-cooperante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manitese.it\/en\/non-chiamatemi-cooperante\/","title":{"rendered":"NON CHIAMATEMI COOPERANTE"},"content":{"rendered":"<p><strong>SAMUELE TINI LAVORA DA ANNI IN AFRICA PER MANI TESE. DAL 2014 \u00c8 IN KENYA, DOVE HA AVVIATO UN PROGETTO DI ECONOMIA CIRCOLARE PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI<\/strong><\/p>\n<p>Diciamolo, l\u2019operato delle ONG non \u00e8 mai stato cos\u00ec tanto, e spesso cos\u00ec male, sulla bocca di tutti. Quelle che oggi fanno notizia e sono nel mirino del dibattito pubblico sono soprattutto le attivit\u00e0 di emergenza umanitaria delle ONG, ma ci sono anche altre azioni, come quelle delle ONG che creano sviluppo nel \u201cSud del Mondo\u201d. \u201cNoi non salviamo le persone in maniera diretta. Noi le salviamo costruendo sviluppo\u201d mi racconta <strong>Samuele Tini<\/strong>, 38 anni, da pi\u00f9 di 8 cooperante per Mani Tese \u201cE in un\u2019epoca di poco approfondimento e di molto sensazionalismo, chi fa un lavoro complesso come il nostro, che non si pu\u00f2 spiegare in due parole, suscita poco interesse\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il tempo per capire<\/strong><\/p>\n<p>\u201cBisogna prendersi il tempo per capire\u201d aggiunge. E io oggi voglio prendermi almeno un po\u2019 di tempo per restituire il senso del lavoro di chi, come Samuele, rende possibile l\u2019impossibile in Paesi spesso difficili.<\/p>\n<p>Sono in diretta con lui dal <strong><a href=\"https:\/\/manitese.it\/paese\/kenya\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Kenya<\/a><\/strong> ma l\u2019intervista comincia in ritardo perch\u00e9 Samuele ha da fare. Ha sempre da fare. \u201cDovessi timbrare il cartellino credo che oggi avrei accumulato almeno tre mesi di recupero! \u2013 scherza Samuele \u2013 Io lavoro sempre, anche nei giorni di festa. Il mio lavoro comincia alle 6.30. Spesso vado sul campo per valutare i progressi delle attivit\u00e0 di progetto. Altre volte resto in ufficio perch\u00e9 devo occuparmi della gestione amministrativa dei progetti\u2026E poi studio\u201d. Gi\u00e0, lo studio. Si pensa sempre al cooperante come a un lavoro \u201csul campo\u201d. E in parte \u00e8 cos\u00ec, in una continua gestione degli imprevisti. Ma per Samuele studiare \u00e8 altrettanto importante. \u201cOggi al cooperante sono richieste capacit\u00e0 gestionali sempre pi\u00f9 complesse\u201d spiega \u201cA questo si aggiunge la dimensione dello studio e della ricerca che per noi di Mani Tese \u00e8 fondamentale per proporre idee innovative\u201d.<\/p>\n<p><strong>Energia per il Kenya<\/strong><\/p>\n<p>Una delle idee apprezzate di Samuele \u00e8 stata quella di contrastare i devastanti cambiamenti climatici e la deforestazione in Kenya attraverso l\u2019economia circolare. Il progetto <a href=\"https:\/\/manitese.it\/progetto\/lotta-cambiamento-climatico-salvaguardia-ambientale-kenya\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">&#8220;<strong>IMARISHA!\u00a0<\/strong><em>(termine swahili che significa \u201cENERGIA\u201d)<\/em>\u00a0<strong>energie rurali per la lotta al cambiamento climatico e la salvaguardia ambientale<\/strong>&#8220;<\/a>, cofinanziato dall&#8217;<strong><a href=\"https:\/\/www.aics.gov.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo<\/a><\/strong>, da lui scritto e implementato prevede una complessit\u00e0 di azioni innovative come la gestione partecipata della foresta Mau &#8211; la pi\u00f9 vasta estensione forestale del Kenya &#8211; la costruzione di vivai per la riforestazione e l\u2019uso dell\u2019energia sostenibile per conservare l\u2019ambiente e per migliorare le condizioni della popolazione locale, come quella degli Ogiek. Inizialmente cacciata dalla foresta, oggi la comunit\u00e0 indigena degli Ogiek, anche grazie all\u2019aiuto di Mani Tese, \u00e8 diventata la guardiana della foresta Mau e collabora con il servizio forestale kenyano per fermare i disboscatori illegali.<\/p>\n<p><strong>Nel mondo, per cambiarlo<\/strong><\/p>\n<p>Mentre parliamo l\u2019intervista con Samuele viene interrotta. \u201cYes, yes\u201d gli sento dire \u201cSema! (\u201cdimmi\u201d in italiano)\u201d. Sorrido perch\u00e9 me lo immagino, adesso, Samuele. Sempre disponibile, sempre sorridente.<\/p>\n<p>\u201cLa vita di un cooperante \u00e8 cos\u00ec, piena di cose da fare\u201d, si scusa, \u201cda una parte la stretta programmazione delle attivit\u00e0, dall&#8217;altra gli imprevisti di chi ha che fare continuamente con diverse situazioni. Adesso per esempio dobbiamo portare i pannelli solari nelle scuole, ma piove (ndr: a causa dei cambiamenti climatici le continue precipitazioni in Kenya stanno creando notevoli disagi), l\u2019auto ha dei problemi Insomma, devi essere sempre pronto a rispondere a ogni evenienza, ad avere una flessibilit\u00e0 elevata e una forte resistenza allo stress\u201d.<\/p>\n<p>E Samuele di stress, nella sua vita, ne ha vissuto parecchio. \u201cIl mio interesse per la cooperazione \u00e8 iniziato presto \u2013 mi racconta &#8211; quando ho intrapreso gli studi internazionali. La mia famiglia ha sempre avuto un\u2019attenzione particolare per i diritti degli ultimi e di tutte le persone in difficolt\u00e0. Mio nonno era sindacalista, mio padre era impegnato nelle Acli\u201d.<\/p>\n<p>Dopo un primo incarico a Nairobi, Samuele ha lavorato in Tanzania per una compagnia locale facendo nel contempo volontariato per la Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII, che gli ha permesso di capire il valore della cooperazione internazionale. Poi \u00e8 partito per il Mozambico collaborando con le ACLI, dove si \u00e8 occupato di un progetto di costruzione di una scuola che oggi conta pi\u00f9 di 600 alunni.<\/p>\n<p>In seguito l\u2019esperienza, durissima, in Sud Sudan per realizzare con i Salesiani delle scuole rurali e un centro di supporto per le donne, dove Samuele ha contratto la malaria celebrale. \u201cEravamo alloggiati in stanzette grandi come piccolissime celle attorno all\u2019ospedale, in compagnia di scorpioni e con i malati di tubercolosi che ci tossivano accanto per tutta la notte. Durante una di queste, la lamiera del soffitto della mia stanza ha preso fuoco per via del troppo calore\u201d.<\/p>\n<p>In quel Paese percorso da conflitti armati, Samuele \u201cha imparato a cavarsela\u201d apprendendo a gestire progetti complessi in condizioni dure e con mezzi scarsi.<\/p>\n<p>\u201cDopo questa esperienza sono partito di nuovo per il Mozambico\u201d. \u00c8 l\u00ec che \u00e8 avvenuto l\u2019incontro con Mani Tese. \u201cHo conosciuto Elias e Giovanni di Mani Tese a Maputo. \u2013 racconta Samuele &#8211; Dopo il nostro incontro, abbiamo iniziato una prima collaborazione in Guinea-Bissau con un progetto sulla pesca. Da quel piccolo progetto, in pochi anni, siamo passati a realizzare progetti pi\u00f9 complessi come quello sulla tutela dei diritti e il reinserimento dei detenuti finanziato dalla UE riuscendo inoltre a concludere la realizzazione del mercato di Bubaque\u201d.<\/p>\n<p>Dopo questa esperienza, Mani Tese decide di affidare proprio a Samuele l\u2019incarico di aprire una sede in Kenya. Una presenza, quella nel Paese, molto fruttuosa ma sempre pi\u00f9 difficile. \u201cDa anni in Kenya le ONG non sono molto amate. \u2013 racconta &#8211; Il Paese sta crescendo e l\u2019interesse del Governo \u00e8 pi\u00f9 nei confronti delle imprese. Le ONG sono viste un po\u2019 come \u2018rompiscatole\u2019 perch\u00e9 spingono per la difesa dei diritti e per la democratizzazione. Inoltre i pregiudizi nei nostri confronti sono molto forti\u201d.<\/p>\n<p>S\u00ec perch\u00e9, spiega Samuele, l\u2019odio verso gli stranieri non sta solo a casa nostra ma \u00e8 generalizzato in tutto il mondo. Per questo motivo, mi dice, \u201cil nostro obiettivo \u00e8 quello di formare le comunit\u00e0 in modo che siano loro stesse a essere portatrici delle proprie istanze. Ci adoperiamo per formarle e dare loro un reddito e, grazie a questo, avere cos\u00ec il tempo di discutere dei loro problemi e di associarsi per farvi fronte\u201d.<\/p>\n<p><strong>In Africa il futuro del pianeta<\/strong><\/p>\n<p>Quello del cooperante \u00e8 un mestiere complesso, che non d\u00e0 stabilit\u00e0 anzi precariato, che comporta una vita piena di sacrifici ed \u00e8 difficilmente conciliabile con la famiglia. Samuele, tuttavia, ne ha una in Kenya. \u201cHo avuto la fortuna di incontrare una persona che ha fatto il mio stesso percorso e che ha accettato di seguirmi in Kenya dedicandosi al volontariato\u201d. Con lei Samuele ha due bambine, di 3 anni e di 3 mesi. \u201cCrescono in un ambiente aperto e multiculturale. La pi\u00f9 grande va all\u2019asilo ed \u00e8 l\u2019unica bambina bianca\u201d.<\/p>\n<p>La domanda, a questo punto, mi viene spontanea: \u201cSamuele, ma chi te lo fa fare di fare il cooperante?\u201d<\/p>\n<p>\u201cIo pi\u00f9 che \u2018cooperante\u2019 preferisco definirmi <strong>un volontario internazionale<\/strong> \u2013 risponde &#8211; perch\u00e9 mi ricorda la dimensione umana del mio lavoro, quella di essere una persona fra le persone, che sente in ci\u00f2 che fa un arricchimento reciproco e che fa molto pi\u00f9 di ci\u00f2 che gli \u00e8 richiesto\u201d.<\/p>\n<p>\u201cE poi \u00e8 qui, in Africa, che oggi si gioca il futuro del pianeta. Nel 2050 met\u00e0 della popolazione del mondo sar\u00e0 in Africa e dobbiamo fare in modo che non vengano commessi gli stessi errori che abbiamo commesso noi occidentali nel nostro processo di crescita. \u00c8 proprio qui, insomma, che possiamo creare un nuovo modello sostenibile di sviluppo\u201d.<\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato sul\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/manitese.it\/il-nostro-giornale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">numero di Dicembre 2018 del Giornale di Mani Tese<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_42900\" aria-describedby=\"caption-attachment-42900\" style=\"width: 3360px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/manitese.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/PAG-14-15_-Matteo-de-Mayda.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-42900 size-full\" src=\"https:\/\/manitese.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/PAG-14-15_-Matteo-de-Mayda.jpg\" alt=\"\" width=\"3360\" height=\"4200\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-42900\" class=\"wp-caption-text\">Foto di Matteo de Mayda<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Samuele Tini lavora da anni in Africa per Mani Tese. 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