{"id":12477,"date":"2015-04-30T15:39:12","date_gmt":"2015-04-30T13:39:12","guid":{"rendered":"http:\/\/manitese.it\/?p=12477"},"modified":"2015-04-30T15:39:12","modified_gmt":"2015-04-30T13:39:12","slug":"intervista-a-andrea-fumagalli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.manitese.it\/en\/intervista-a-andrea-fumagalli\/","title":{"rendered":"Intervista a Andrea Fumagalli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-12478\" style=\"color: #333333; font-style: normal; line-height: 24.375px; margin-top: 0.4em;\" alt=\"fumigalli_david-fernandez-c9efb\" src=\"http:\/\/manitese.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/fumigalli_david-fernandez-c9efb.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><!--more--><\/h4>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 14px; text-align: justify;\">Che cos&#8217;\u00e8 il reddito di esistenza e come si differenzia dal reddito minimo garantito? Che vantaggi comporta?<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il reddito di esistenza so reddito di base (da basic income) \u00e8 una misura di intervento economico adeguata alla realt\u00e0 sociale dell&#8217;accumulazione flessibile e cognitiva e quindi pi\u00f9 realistica oggi di quanto non lo fosse nel periodo fordista. Si tratta di un\u2019erogazione monetaria a intervalli regolari su base individuale (non familiare), dati ai residenti (non solo ai cittadini), finanziata dalla fiscalit\u00e0 generale (e non dai contributi sociali), senza alcuna richiesta di contropartite, ovvero versata incondizionatamente, teoricamente universale. Il reddito minimo dovrebbe essere una misura analoga, con la differenza che esso non \u00e8 immediatamente universale, in quanto viene inizialmente erogato a cominciare da coloro che si trovano al di sotto della soglia di povert\u00e0 relativa (limite minimo). Al riguardo, esistono diverse interpretazioni. C\u2019\u00e8 chi sostiene \u2013 a mio parere erroneamente \u2013 che tale livello minimo deve essere espresso in valore assoluto, diciamo 700 euro mensili. C\u2019\u00e8 chi invece \u2013 come il sottoscritto \u2013 ritiene che tale livello debba essere fissato in termini relativi, sulla base della distribuzione del reddito esistente. In tal modo, l\u2019eventuale stessa introduzione di un reddito minimo \u201crelativo\u201d porta all\u2019aumento del livello di tale reddito, consentendo cos\u00ec di ampliare la platea dei possibili beneficiari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo gli effetti, le conseguenze economiche sarebbero di gran lunga positive. Oltre all\u2019impatto positivo sulla domanda e sul moltiplicatore dei consumi (ricordo che una distribuzione di reddito dai pi\u00f9 ricchi ai pi\u00f9 poveri, come ha dimostrato Keynes nel cap. 10 della Teoria Generale, ha l\u2019effetto di aumentare la propensione marginale media al consumo con effetti benefici sul moltiplicatore della domanda e sulle stesse entrate fiscali), vi sono anche effetti positivi dal lato dell\u2019offerta. Nel capitalismo contemporaneo, infatti, la crescita della produttivit\u00e0 \u00e8 soprattutto influenzata da due nuovi tipi di &#8216;economia di scala&#8217;, quelli basati sull\u2019apprendimento e sulla relazione (learning e network economies), che, per essere sfruttate al meglio, richiedono non tanto stabilit\u00e0 di posto di lavoro ma stabilit\u00e0 di reddito. In Italia, nonostante ci\u00f2 che dice il pensiero dominante, si lavora troppo, male e mal pagati. La precariet\u00e0 riduce, infatti, la produttivit\u00e0 e l\u2019efficienza del sistema economico. Oggi &#8211; e l\u2019Italia dopo 15 anni di stagnazione economica, oltre gli anni della crisi, lo dimostra &#8211; chi di precariet\u00e0 ferisce, di precariet\u00e0 perisce. Un reddito minimo consentirebbe di ridurre l\u2019incertezza e lo stress della precariet\u00e0 e consentirebbe al lavoratore di lavorare al meglio, con beneficio per tutti.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Quali sarebbero le implicazioni sulla distribuzione del reddito con l\u2019approvazione del Trattato e chi ne trarrebbe maggiore beneficio?<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">La definizione ufficiale del Ttip \u00e8 la seguente: \u201cIl TTIP ha l&#8217;obiettivo di eliminare le barriere commerciali fra Stati Uniti e Unione europea (sopprimere dogane, regolamenti inutili, restrizioni sugli investimenti, ecc.) e semplificare la compravendita di beni e servizi fra le due aree. L&#8217;eliminazione di tali barriere prevede crescita economica, creazione di impiego e diminuzione dei prezzi\u201d. Nel pi\u00f9 totale silenzio dei media generalisti, la stampa specializzata e di parte ha gi\u00e0 cominciato a tessere le magnifiche lodi progressiste di tale accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un recente articolo del<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2014-04-14\/ecco-perche-accordo-commerciale-ue-usa-regala-545-euro-ogni-famiglia-europea-204553.shtml?uuid=ABZc5vAB\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Il Sole 24 Ore<\/a>\u00a0riportando i dati di uno studio effettuato dal Centre for Economic Policy Research (Cepr) di Londra per la Commissione Europea, arriva ad affermare che l\u2019impatto per l\u2019economa europea sarebbe pari a 119 miliardi di euro e, con riferimento all\u2019Italia, una famiglia media di 4 persone beneficerebbe di ben 545 euro all\u2019anno. Sarebbe il risultato del taglio secco dell&#8217;80% delle spese burocratiche e di adeguamento di standard diversi (ma al ribasso!), aumentando le economie di scala. Il risultato sarebbe un incremento delle esportazioni Ue verso gli Usa del 28%, per la gioia anche delle imprese italiane (Pmi comprese). Inoltre, si sottolinea sempre in questo studio, la liberalizzazione degli scambi tra Stati Uniti e Unione europea non avverrebbe a scapito del resto del mondo, anzi il commercio mondiale beneficerebbe di un impatto positivo pari a 100 miliardi di euro.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Ma le cose stanno proprio cos\u00ec?<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diametralmente opposta, infatti, \u00e8 l\u2019analisi del pi\u00f9 recente studio finora realizzato sul Ttip, a cura dell\u2019\u00d6fse, uno dei pi\u00f9 autorevoli centri di ricerca austriaci. L\u2019\u00d6fse riconosce che \u00e8 prevedibile un aumento delle esportazioni dell\u2019Ue nel suo complesso ma l\u2019aspetto che non viene ricordato \u00e8 che saranno soprattutto i grandi gruppi industriali, a scapito delle Pmi, a beneficiarne in misura maggiore. Inoltre occorre ricordare che ben il 70% dell\u2019export europeo avviene tra gli stessi paesi europei e che meno del 10% va verso gli Usa. L\u2019Italia in particolare nel 2012 la quota di export verso gli Usa \u00e8 stata del 7,6% (dati Sace). Il Ttip quindi riguarda solo una quota minore dell\u2019export europeo e italiano. Inoltre, secondo i dati forniti dall\u2019Organizzazione mondiale del commercio, le imprese italiane che esportano risultano essere 210 mila, ma sono le prime dieci che detengono il 72 per cento delle esportazioni nazionali \u2013 e che dunque beneficeranno maggiormente del Ttip. Gli autori, inoltre, prevedono che l\u2019ingresso di prodotti statunitensi a basso costo sul mercato europeo ridurr\u00e0 notevolmente il commercio intra-europeo (addirittura fino al 30 per cento), a scapito soprattutto delle economie meno export-oriented, che subirebbero un probabile deterioramento delle loro bilance commerciali (si veda sul tema l\u2019utile articolo di Thomas Fazi: \u201cTtip, tutte le bugie sul trattato segreto\u201d sul sito www.sbilanciamoci.info). Inoltre bisogna considerare gli effetti collaterali negativi relativi all\u2019abbassamento degli standard qualitativi della produzione agro-alimentare (negli Usa notoriamente inferiori a quelli europei: basti pensare alla diffusione degli Ogm e all\u2019inesistenza di controlli sulla filiera produttiva alimentare) e all\u2019accelerazione dei processi di privatizzazione dei servizi di pubblica utilit\u00e0, tra i quali gioca un ruolo strategico il settore della sanit\u00e0.<br \/>\nInfine, la liberalizzazione degli scambi Usa-Europa pone una serie di questioni di tipo giuridico per quanto riguarda la supremazia del diritto commerciale (ad uso e consumo delle grandi corporation multinazionali) sui diritti nazionali, sino a invalidarne la sovranit\u00e0. Gi\u00e0 oggi, in ambito Wto, \u00e8 possibile che una multinazionale come la Phillips Morris possa fare causa contro uno stato sovrano come l\u2019Uruguay per aver varato nel 2011 leggi anti-tabacco troppo restrittive e lesive della possibilit\u00e0 di fare profitti, secondo la stessa multinazionale Usa. E\u2019 alquanto preoccupante constatare come il Centro per la soluzione delle controversie relative agli investimenti (ICSID), un istituto della Banca Mondiale, si sia dichiarato, pochi mesi fa, competente in materia, per discutere della richiesta di risarcimento di ben 2 miliardi di dollari, pari al 5% del Pil del paese sudamericano. Si profila, cos\u00ec, un nuovo caso di conflittualit\u00e0 fra uno Stato e una multinazionale, tra il diritto alla salute e all\u2019ambiente da un lato, e quello di fare profitti a spese della pelle altrui, dall\u2019altro, come era gi\u00e0 successo ai tempi della diatriba tra Sud Africa e le grandi case farmaceutiche per la liberalizzazione dei farmaci anti-aids a fine anni \u201990.<br \/>\nIn ultima analisi, possiamo affermare che i maggiori beneficiari saranno le grandi multinazionali, che in questi anni di liberalizzazione continua degli scambi, hanno prosperato come non mai (indipendentemente dalla crisi economica) sino a diventare i veri padroni del mondo e a favorire una maggiore concentrazione nella distribuzione del reddito.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">In che modo il TTIP potrebbe influire sul mercato del lavoro e sull&#8217;occupazione in Europa e in particolare, in Italia?<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, il mercato del lavoro \u00e8 stato gi\u00e0 completamente ristrutturato dopo l\u2019istituzionalizzazione della precariet\u00e0 grazie all\u2019approvazione del Jobs Act. Il Ttip va a confermare questa tendenza Se i principali beneficiari saranno le grande imprese della manifattura e dei servizi, \u00e8 difficile che venga creata buona e nuova occupazione. Assistiamo infatti alla riduzione dell\u2019occupazione nelle imprese con pi\u00f9 di 500 addetti, anche in presenza di aumenti del fatturato. E tale tendenza non sar\u00e0 certamente fermata dall\u2019introduzione degli accordi di libero scambio, anzi\u2026 In un tale contesto, vista anche la governance contrattuale dei redditi di lavoro, in presenza di crescente precariet\u00e0, \u00e8 facile attendersi una stagnazione dei salari reali, nella migliore delle ipotesi, o addirittura una loro riduzione.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\">Come si inserisce il Trattato nel contesto del capitalismo contemporaneo?<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ttip \u00e8 pi\u00f9 che altro uno strumento ideologico per ribadire il primato della ricerca dei profitti a scapito dei diritti umani, della qualit\u00e0 della vita, finalizzato a alimentare l\u2019interesse di pochi a danno dei molti. Da questo punto di vista \u00e8 un dispositivo molto utile per favorire immaginari di crescita e sviare l\u2019attenzione dalle vere cause che stanno alla base della crisi attuale, in buona parte dovuta alla rapacit\u00e0 della valorizzazione finanziaria e all\u2019iniquit\u00e0 della distribuzione del reddito sia tra paesi e are geografiche sia all\u2019interno degli stessi paesi. In secondo luogo, aspetto solitamente non preso in considerazione, il Ttip ha lo scopo di ridefinire le gerarchie geo-economiche internazionali con il tentativo di riportare in auge \u2013 sia dal punto di vista commerciale che tecnologico &#8211; l\u2019asse atlantico a scapito dell\u2019asse indiano-pacifico, creando legami economici pi\u00f9 stretti tra Usa e quei paesi europei (come la Germania e la Polonia) che guardano con estremo interesse a est. Da questo punto di vista, il Ttip parla pi\u00f9 alla Cina che all\u2019Europa stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"give_campaign_id":0,"inline_featured_image":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[5],"tags":[],"thematic_area":[],"class_list":["post-12477","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.8 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Intervista a Andrea Fumagalli - Mani Tese<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.manitese.it\/en\/intervista-a-andrea-fumagalli\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Andrea Fumagalli - 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