luglio 20, 2017

La situazione in cui versa la Turchia da ormai un anno a questa parte è drammatica.
Il mese scorso come Mani Tese avevamo denunciato l’arresto del giudice delle Nazioni Unite Aydin Sefa Akay chiedendo attenzione sul caso all’Unione Europea. La notizia dell’arresto ci era giunta da Guido Trivellini, genero del giudice nonché biologo della Cooperativa Eliante, nostro partner nell’ambito del progetto di contrasto alla deforestazione in Kenya.
Ora il Giudice è stato condannato e, oltre a lui, si sono verificati diversi altri arresti.

Durante le celebrazioni annuali per il fallimento del colpo di stato del 15/07/2016, il premier Erdogan ha proclamato che ai nemici “sarebbe stata presto tagliata la testa”. Al di là della cruenta espressione, speriamo metaforica, il tema della pena di morte è tuttora sulla bocca del premier turco, che ha dichiarato qualche giorno fa di essere pronto a firmare la legge una volta approvata dal parlamento, la cui maggioranza schiacciante a favore di Erdogan è stata dimostrata con l’approvazione dei 18 articoli che hanno comportato un cambio costituzionale e una deriva antidemocratica confermata ulteriormente da un referendum che, a molti osservatori internazionali (compreso l’OSCE) è parso essersi svolto in modo palesemente illegale.

Il tema della pena di morte è solo uno dei tanti temi legati doppio filo con il tema delle Corte Europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), di Strasburgo presso cui la crisi democratica turca, gli arresti di massa, le deportazioni di parenti di indagati latitanti, i licenziamenti ingiustificati, la perdita di qualsiasi diritto – anche sanitario – per le famiglie di persone indagate (inclusi i bambini) e molte altre ingiustizie compiute da uno Stato che fa ormai paura ai suoi cittadini, hanno causato centinaia di ricorsi.

Come riportato da Magistratura Democratica, la risposta della CEDU è stata, a oggi, decisamente carente in termini di lentezza di intervento e di qualità delle scelte fatte in fase di giudizio.

Come Mani Tese vogliamo appoggiare in modo ufficiale l’appello promosso da Magistratura Democratica.
Se anche tu vuoi dimostrare il tuo supporto, ti chiediamo di contattare direttamente la corte per manifestare il tuo dissenso per quanto poco fatto finora a difesa dei diritti dei cittadini e della democrazia turca.

COME FARE?
Copincolla in questo form (http://appform.echr.coe.int/echrrequest/request.aspx?lang=gb), alla voce “Ask for”, il seguente messaggio:

Alla cortese attenzione:
La Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo,
I suoi Giudici

Egregi giudici,

come cittadino/a europeo/a e/o del mondo, chiedo che i valori europei e democratici alla base del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo possano essere da voi promossi e rappresentati con efficienza, in nome del ritorno della giustizia in un Paese, membro del Consiglio d’Europa, che di mancanza di giustizia sta oggi morendo.
Vi chiedo oggi di rappresentare questi valori, senza abbandonare la Turchia a un regime autoritario che potrà avere una conseguenze negative anche e non solo sul contesto Europeo.

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