Attualità

Benin al voto


14/03/2016

Pubblicati i risultati ufficiali del primo turno delle presidenziali, ora c’è attesa per il secondo turno in programma domenica 20 marzo.

Annunciati, domenica 13 marzo, da parte della corte costituzionale i risultati definitivi del primo turno delle elezioni presidenziali svoltisi domenica 6 marzo.  Il candidato sostenuto dal Presidente uscente Thomas Boni Yayi (che non ha potuto ricandidarsi perché ha già svolto i due mandati previsti dalla Costituzione), Lionel Zinsou, considerato molto vicino alla Francia, dove ha vissuto quasi tutta la sua vita, ha ottenuto il 27,11% e si confronterà al ballottaggio con Patrice Talon, un noto imprenditore del cotone, che ha raggiunto il 23,52% dei consensi e ha battuto per poche decine di migliaia di voti il terzo classificato, Sébastien Ajavon, anch’esso imprenditore, il cui consenso si è attestato al 22,07%. Più staccati altri candidati, ben 33 si erano presentati alle elezioni.

Sono state, per il momento, elezioni tranquille e che anche gli osservatori internazionali hanno giudicato positivamente, del resto il fatto che ben tre candidati siano arrivati praticamente quasi appaiati e non ci sia stato un significativo prevalere di uno sugli altri è sicuramente sintomo di una partecipazione libera della popolazione che ha potuto esprimere il proprio voto per il candidato che ha ritenuto più adatto a guidare il Paese nei prossimi cinque anni. Nei giorni precedenti si temeva che l’influenza dell’attuale Presidente potesse in qualche modo condizionare il voto ma così non è stato: vi era stato un problema relativo alla distribuzione delle tessere elettorali che effettivamente non è avvenuto in due regioni del Paese, a detta dell’attuale opposizione le meno favorevoli all’attuale Presidente e al suo candidato; anche se in ritardo, la sera prima del voto, questo problema è stato risolto perché  la commissione elettorale ha decretato che per votare sarebbe stata sufficiente la carta d’identità.

Ora mancano solo pochi giorni al secondo turno che ci si attende molto combattuto, i candidati sconfitti a partire da Ajavon, che si porta in dote un 22% di consensi, che potrebbe rivelarsi decisivo, hanno tutti e 31 firmato una dichiarazione ufficiale prestando il loro sostegno a Talon contro il candidato dell’attuale Presidente, Zinsou; dalla dichiarazione emergono 12 obiettivi da perseguire che tutti i candidati si impegneranno a sostenere. Tra i punti più significativi emergono l’impegno a mantenere la pace, la coesione sociale e l’unità nazionale, oltre alla promozione di un approccio di genere che miri a rafforzare la lotta per i diritti della donna. Tuttavia, nulla è scontato e, come ci ha detto il nostro rappresentante in Benin Achille Tepa, molto impegnato in queste ultime settimane in incontri di educazione civica, “aspettiamo e vediamo quello che succederà”.

Membres GF Manioc Tectibayaou au champ

Mani Tese in Benin sta realizzando il progetto dal titolo “Impresa sociale al femminile e percorsi educativi per la valorizzazione delle filiere agricole locali”, nel quale molto viene fatto per il rafforzamento del protagonismo femminile nel contesto sociale ed economico nel quale i gruppi di donne si trovano ad operare.

Il Benin raggiunse l’indipendenza politica nel 1960, successivamente, prese il nome di Repubblica popolare del Benin. Il parlamento del Benin è costituito dall’Assemblea Nazionale, composta da 83 seggi, per la quale vengono tenute elezioni ogni 4 anni. Capo del governo e dello Stato è il presidente, che è eletto in elezioni presidenziali separate, che si tengono ogni cinque anni. Il presidente nomina un consiglio dei ministri.

La storia politica del Benin è complessa e articolata; dopo la fine della guerra fredda, in Benin vi era al potere il dittatore Kérékou che ha dominato la vita politica del paese per 28 anni e che, all’inizio del suo governo, trovandosi a capo di un paese sempre più in preda alla povertà e alla fame, decise di abbandonare la via socialista aprendo il Benin all’economia di mercato e introducendo il multipartitismo. Kérékou viene sconfitto da Nicéphore Soglo che ha proseguito con la liberalizzazione economica del paese dando il via ad un’amministrazione nepotistica.

Nel 1995 le elezioni riportano al potere l’ex dittatore Kérékou che diede il via ad un ampio processo di privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica generando forti proteste popolari ma riuscendo ugualmente a farsi rieleggere nel 2001. Il presidente, giunto al limite dei mandati, non si ricandida nel 2006, quando viene eletto il nuovo capo di stato, Yayi Boni. Nel marzo 2006 Yayi Boni è stato eletto presidente del Benin con la coalizione “Mouvance” che riunisce il partito del Presidente della Repubblica, “Force Cauris pour un Benin Emergent” (FCBE). Boni ha ottenuto il 32% dei voti al primo turno e il 75% al ballottaggio, sconfiggendo Adrien Houngbédji del Partito per il Rinnovamento Democratico. Si è confermato Presidente alle successive elezioni presidenziali del 2011, quando ha ottenuto al primo turno il 53,1% dei voti contro il 35,6% di Houngbédji.

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