Boran* è un ragazzo di 16 anni che ha vissuto per le strade di Poipet, in Cambogia, dove per sopravvivere, era entrato in una banda di strada diventando dipendente da droghe e alcol.

Prima della strada, Boran viveva con la madre e il suo patrigno. Dopo la separazione dei suoi genitori, il padre si era infatti trasferito.

A 11 anni Boran fu costretto dal patrigno a lavorare ogni giorno in un cantiere. Il patrigno lo picchiava e lo minacciava costantemente, soprattutto quando era ubriaco. Sua madre, invece, non riusciva ad esprimergli né amore né sostegno.

Boran decise quindi di scappare di casa e andò a vivere per strada. Per sopravvivere, entrò a far parte di una banda, all’interno della quale fu costretto a servire i ragazzi più grandi, a fumare sigarette, inalare colla e assumere altre droghe. Doveva inoltre chiedere l’elemosina e, a volte, rubare.

Nel febbraio del 2019, uno degli amici di Boran lo invitò a partecipare a un’attività organizzata dal Drop in Center** per bambini trafficati di Damnok Toek, partner di Mani Tese: la Mobile Rehabilitation. Boran ancora non lo sapeva, ma questo progetto di riabilitazione avrebbe cambiato radicalmente la sua vita.

Giunto al centro, Boran all’inizio era troppo timido per parlare con gli altri bambini o con lo staff e si vergognava molto del suo stile di vita. Grazie al progetto, però, Boran e gli altri ragazzi hanno potuto fare tante esperienze in luoghi differenti come un campo da calcio, una piscina locale o posti in cui svolgere attività di gruppo.

“Questa è la prima volta che ho avuto cibo gratis e vestiti sportivi. Prima o costringevo i bambini più piccoli a trovare cibo per me oppure mendicavo io stesso” ha raccontato Boran.

“Il team di Damnok Toek non solo mi ha insegnato a praticare diversi sport – ha proseguito – ma anche a essere un uomo buono. Mia madre e il mio patrigno non me l’hanno mai insegnato. Mi hanno sempre rimproverato e picchiato”.

“Al centro sono stato incoraggiato e ho lavorato con la mia famiglia. Ora vivo di nuovo a casa e sono diventato un Peer Educator. Partecipo a molte attività nella mia comunità per aiutare altri bambini e giovani vulnerabili. Studio e partecipo a corsi di formazione.

Devo a Damnok Toek e ai donatori che lo sostengono un grande grazie per aver sempre aiutato e curato i bambini come me. Ora tutto nella mia vita è cambiato. Ho speranza e ho sviluppato capacità e competenze per condurre una vita felice. Inoltre non sto più assumendo droghe”.

Il Mobile Rehabilitation è l’unico programma di riabilitazione dalla droga a Poipet e aiuta a ridurre lo stress e l’abuso di droga attraverso sport, arte terapia e altre attività curative.

Anche tu puoi aiutare i bambini e i ragazzi come Boran a uscire dalla strada e dalle dipendenze con una donazione al centro di Damnok Toek: https://www.manitese.it/progetto/cambogia-centro-accoglienza-bambini-vittime-trafficking-rischio-abusi

*Boran è un nome di fantasia per proteggere la privacy del minore.

**Il Drop In Center offre uno spazio sicuro e adatto ai bambini di strada per prendersi una pausa dal loro lavoro quotidiano.

I bambini possono anche beneficiare di una lezione giornaliera di due ore di alfabetizzazione e calcolo, attività ricreative, pasti e un rifugio sicuro durante la notte.

L’assistenza si svolge regolarmente nelle strade, nelle discariche, direttamente nei comuni e dove i bambini lavorano al confine tra Thailandia e Cambogia. Ogni mese vengono organizzate biblioteche mobili e workshop nelle comunità per sensibilizzare bambini, giovani e adulti su argomenti come il traffico, l’importanza dell’istruzione, l’HIV, l’abuso di sostanze e lo sfruttamento sessuale. Un’unità mobile di riabilitazione viaggia nelle comunità 4 volte alla settimana per identificare e aiutare i bambini che fanno uso di droghe.

Qui di seguito alcune foto delle attività che si svolgono nel Drop In Center di Poipet:

Formazione educatori
Lettura e studio
Preparazione dei pasti
Giardinaggio
Sport
Incontri con le famiglie

Per questa decima puntata del videoblog “Le storie di Quelimane agricola”, siamo tornati nel distretto di Nicoadala per incontrare nuovamente Alberto António Ubre, beneficiario del progetto “Quelimane agricola”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Nelle precedenti puntate, António ci aveva raccontato con soddisfazione i vantaggi che aveva tratto dalle formazioni agroecologiche e dalla partecipazione alle fiere, dove poteva incontrare tanti clienti e vendere i propri prodotti, ma aveva anche testimoniato le difficoltà riscontrate dopo lo scoppio della pandemia di Covid-19.

Ora, però, il peggio sembra passato e António è felice di vedere i propri campi in buona salute. La produzione sta andando bene e ha cominciato anche a coltivare mais e fagioli che prima non coltivava. Adesso per António è più facile avere una sufficiente quantità di prodotti per la vendita nei mercati e per il consumo personale.

Guardate il video e ascoltate il suo racconto:

CONTINUA A SEGUIRE IL VIDEOBLOG “LE STORIE DI QUELIMANE AGRICOLA”

A partire dalla rielaborazione dei “Percorsi per la valorizzazione del sé nella scuola primaria” è stato sviluppato un kit didattico, inteso come strumento formativo e operativo per le/gli insegnanti, che permetta loro di comprendere e replicare nelle proprie classi obiettivi, metodologie e strumenti delle diverse tipologie di interventi, progettando in autonomia attività didattiche che promuovano la valorizzazione delle competenze dei bambini.

Il kit svolge, dunque, la funzione fondamentale di contribuire alla sostenibilità di “Piccoli che Valgono!”, favorendo la prosecuzione delle attività dopo la sua conclusione.

Il kit didattico è stato costruito a partire dal confronto diretto con i soggetti che hanno ideato e realizzato, all’interno delle scuole coinvolte, i percorsi svolti durante il primo anno di progetto.

Obiettivo principale dei percorsi e, dunque, del kit è stato fornire agli insegnanti delle scuole primarie una panoramica teorica e strumenti pratici per aiutare i propri alunni e alunne ad affrontare con maggiore serenità e consapevolezza il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado.

Non si tratta di un “libretto di istruzioni” che illustra attività preconfezionate da svolgere con la propria classe, ma del racconto di esperienze, realizzate nelle scuole coinvolte, dal quale attingere spunti rispetto ad approcci, metodologie e strumenti specifici, da reinterpretare in maniera flessibile a seconda del contesto, delle attitudini degli insegnanti, delle risorse della scuola, dei talenti e dei bisogni delle bambine e dei bambini coinvolti.

Il kit è il risultato del lavoro svolto durante il primo anno del progetto “Piccoli che Valgono!”, finanziato dall’Impresa Sociale Con i Bambini, per il contrasto alla dispersione scolastica e sviluppato in 5 città italiane: Milano, Cagliari, San Sepolcro, Città di Castello e Bari.

SCARICA IL KIT DIDATTICO

“Piccoli che Valgono!”  è un progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile promosso da Mani Tese  insieme ad altri partner.

In Burkina Faso siamo impegnati a combattere la malnutrizione infantile e a migliorare l’alimentazione delle famiglie rurali attraverso il “Progetto per il miglioramento delle condizioni nutrizionali di donne e bambini nei distretti sanitari di Garango e Tenkodogo, Burkina Faso”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e con capofila l’ONG AES-CCC.

Dopo la storia di Adissa e dei suoi nipoti, oggi vi vogliamo raccontare la storia di Safiata Zoure, produttrice di riso e mamma di 4 bambini, che abbiamo visitato nel mese di aprile per valutare l’impatto del progetto sulla sua vita e su quella dei suoi figli.

Quando arriviamo a casa di Safiata, lei sta preparando un pasto con il riso che ha lavorato nel centro di trasformazione di Gargou, realizzato durante il primo anno di progetto. Prima di iniziare a cucinare, Safiata va a prendere l’acqua da un pozzo rudimentale e sciacqua il riso per eliminare dai chicchi gli ultimi residui di polvere. Una piccola azione quotidiana, ma che capiamo essere molto faticosa. Appena ci vede, Safiata ci accoglie calorosamente e ci offre dell’acqua.

“Mi chiamo Safiata Zoure, ho 36 anni e 4 figli – ci racconta – Vivo nel villaggio di Gargou e da alcuni mesi lavoro nel centro di trasformazione del riso costruito da Mani Tese. Qui in particolare ci occupiamo dell’étuvage del riso, ovvero una precottura al vapore, che mantiene le proprietà nutritive del riso.”

“Ho sempre trasformato il riso con molto impegno e sacrifici – prosegue Safiata – ma la vita mia e della mia famiglia rimaneva faticosa e difficile. Adesso, grazie al progetto, va molto meglio perché abbiamo aumentato la produzione e riesco ad avere sufficiente riso non solo per il consumo quotidiano ma anche per la vendita nei mercati. Con il ricavato posso pagare ai miei figli la scuola, le visite mediche e posso comprare anche qualche nuovo vestito.”

“Spero che i miei figli abbiano un bel futuro e che un giorno possano magari diventare insegnanti, medici, poliziotti o, perché no, possano lavorare il riso come me – conclude Safiata – Spero anche che tutte le donne africane possano avere la mia stessa fortuna e la possibilità di lavorare e aumentare il proprio reddito per essere indipendenti e per dare un futuro ai loro figli.”

Oggi, festa della mamma, fai un regalo a una donna come Safiata: dona ora per combattere la malnutrizione e creare opportunità di reddito in Burkina Faso:

Registrati qui per seguire l’incontro online che si terrà giovedì 13 maggio dalle 16.30 alle 18. Partecipazione gratuita.

Partendo dai risultati della ricerca “Moda e sostenibilità: il ruolo delle PMI italiane” condotta da ALTIS Università Cattolica insieme a Mani Tese, l’evento si propone di dialogare attorno al ruolo delle PMI nella costruzione di filiere della moda-abbigliamento sempre più sostenibili.

Recenti ricerche hanno evidenziato come le piccole e medie imprese siano meno coinvolte nella gestione degli aspetti sociali e ambientali legati all’attività aziendale. Ma siamo sicuri che sia così? Nella lunga esperienza di collaborazione con imprese di vari settori e dimensioni, gli operatori di ALTIS hanno riscontrato che spesso l’impegno delle PMI nella sostenibilità passa inosservato per la minore esposizione mediatica e per un certo grado di informalità delle politiche e pratiche, che rimangono pertanto nascoste al grande pubblico.

Per questo motivo, l’evento mira coinvolgere imprese, istituzioni, organizzazioni non-profit e professionisti interessati e attivi nel settore della moda-abbigliamento, così da favorire un confronto ampio, attraverso cui discutere possibili proposte per spingere il settore della moda Made in Italy verso modelli di business circolari, sostenibili e inclusivi.

L’evento si inserisce all’interno del progetto Cambia MODA!, realizzato con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

PROGRAMMA

Ore 16.30 | Saluti Istituzionali

Ore 16.35 | Nuovi trend di sostenibilità nel settore moda

Ore 16.55 | Tavola Rotonda “Quale ruolo per le PMI nella promozione di filiere sempre più sostenibili?”

Ore 17.45 | Conclusioni

Registrati qui

CoLomba, la rete della cooperazione internazionale della Lombardia composta da 42 organizzazioni della società civile, promuove una campagna per immaginare gli scenari che si potrebbero configurare in un mondo senza cooperazione internazionale.

Quasi il 13% per cento della popolazione mondiale vive con meno di 1,90 dollari al giorno, percentuale che corrisponde, in valori assoluti, a 902 milioni di persone.

Questi sono solo alcuni dati che danno il quadro della diseguaglianza tra Nord e Sud del mondo, causa di guerre, violenza, crisi economiche e sociali che hanno inevitabili ricadute su tutti i paesi.

Un mondo così diviso alimenta guerre, violenza, crisi economiche e sociali che si riversano su tutti i paesi.

Tale situazione, però, può essere contrastata oltre che con politiche e riforme mirate, che spettano ai decisori politici nazionali e internazionali, con le azioni e le misure collettive promosse anche dalla società civile.

La Cooperazione Internazionale, impegnata su molti fronti per ridurre le disuguaglianze e migliorare le condizioni delle aree più vulnerabili del mondo, viene talvolta dimenticata da media e opinione pubblica. Spesso sono i pregiudizi e le fakenews che prendono il sopravvento e fanno sì che il vero valore della cooperazione internazionale sia sconosciuto ai più. Ma che mondo sarebbe se non esistesse? E su questo che la campagna di CoLomba vuole far riflettere.

“In questi mesi in cui il mondo è diventato più piccolo per via della pandemia di Covid 19 – afferma Alfredo Somoza, presidente di CoLomba – pensiamo sia importante ribadire il ruolo di ponte tra i diversi popoli della terra che storicamente hanno svolto le ONG di cooperazione e le associazioni di solidarietà internazionale. È ormai evidente a tutti che nessuno si salva da solo e che la lotta alla povertà, per il diritto alla salute e all’educazione, per la pace siano aspirazioni che ci accomunano. Le ONG e le associazioni che fanno parte di CoLomba lavorano da decenni per affermare questi principi e con questa campagna vogliamo parlare del nostro lavoro, farlo conoscere, coinvolgere i cittadini in un’impresa di portata globale. Tutti i nostri progetti, in Italia e nel Sud del mondo, contribuiscono a dare una prospettiva, a tracciare una strada di cooperazione reciproca, ad alimentare la speranza che sia possibile, insieme, costruire un mondo più giusto e più sostenibile”.

CoLomba – Cooperazione Internazionale Lombardia è l’Associazione delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale della Lombardia. E’ attiva dal 2007 e attualmente riunisce 41 organizzazioni di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario con sede in Lombardia, che intendono lavorare in rete per mettere in comune valori ed esperienze, in un settore decisivo per contrastare povertà e disuguaglianze.

In un contesto internazionale, sempre più complesso e sconvolto da guerre e pandemie, CoLomba vuole essere un punto di riferimento per le istituzioni, pubbliche e private, del proprio territorio in tema di cooperazione e solidarietà internazionale.

Con il nuovo Statuto e la costituzione dell’Associazione, possono far parte dell’Organizzazione tutte le associazioni, fondazioni, cooperative, imprese sociali, ETS o altri enti senza scopo di lucro che sono attivamente impegnate nel campo della cooperazione e della solidarietà internazionale.

I soci di CoLomba

ACEA – ACRA – Africa 70 – Altropallone – AMANI – AMI – ANPIL – ASPEm –Ass. Secco Suardo – AVSI – CAST – Celim MI – CESVI – CIAI – COE – COOPI – COSV – Deafal – Emergenza Sorrisi – Fondazione Cesar – Fondazione Ivo de Carneri – Fondazione PRO.SA – Fondazione Sipec – Fondazione Tovini – Guardavanti – Helpcode – ICEI – Il Sole – ISCOS – Istituto Oikos – IPSIA – Mani Tese – MLFM – NO ONE OUT – OVCI – MMI – Project for People – SMOM ONLUS – Waves Word – We World – VISPE – Perigeo

Mani Tese è attiva in Guinea-Bissau con il progetto “JUNTAS: empowerment femminile nella regione di Gabu”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, che ha l’obiettivo di migliorare le condizioni economiche e sociali delle donne e contrastare le diseguaglianze di genere.

Nell’ambito di questo progetto, negli ultimi giorni di marzo, si è svolta una visita a Boé, una delle aree più povere della Guinea-Bissau al confine con la Guinea Conakry. Qui l’Ong AIFO, capofila del progetto, ha realizzato una serie di orti e Mani Tese, forte della sua lunga esperienza in materia, sta effettuando delle formazioni sull’agroecologia che vuole essere strumento di emancipazione femminile.

La visita ha toccato tre diverse comunità (Tchetché, Tchancum Sate e Malangari) e lo scopo principale della visita, ci racconta il nostro capo progetto Marco Cazzolla, era capire quali opere idrauliche potessero facilitare l’accesso all’acqua dei beneficiari e delle beneficiarie degli orti.

Il primo orto che abbiamo incontrato, ci racconta Marco, è l’orto della comunità di Tchetché che è gestito da sette donne e tre uomini. L’orto è piuttosto piccolo, ma si trova vicino al fiume e può quindi godere di un’ampia disponibilità d’acqua.

Qui l’ingegnere del gruppo, Eugenio Ampa Djalank dell’Associaçao Poceiros de Sao Domingos, ha consigliato l’utilizzo di una pompa idraulica per prelevare l’acqua dal fiume e la costruzione di una cisterna, posta a una decina di metri dal suolo, per raccogliere l’acqua. Il pompaggio dell’acqua potrebbe avvenire tramite l’utilizzo di un motore a benzina, oppure tramite pannelli solari posizionati sopra la cisterna, mentre per l’irrigazione degli orti servirebbe un rubinetto per regolare l’uso dell’acqua.

In alternativa alla cisterna, ha aggiunto l’ingegnere, si potrebbe costruire una specie di piscina dove finisca l’acqua pompata dal fiume. I/le contadini/e potrebbero così recuperare l’acqua con un secchio e irrigare i campi.

Dopo aver visitato la comunità di Tchetché, il viaggio è continuato verso Tchancum Sate nota per la produzione dell’olio di palma.

Qui l’orto comunitario è gestito da dodici donne e otto uomini e si trova in un’area con molta umidità e terreno fertile. È servito da un pozzo rudimentale (che presenta solamente un buco e nessuna costruzione in cemento) tramite il quale viene raccolta l’acqua con un secchio e una corda. La proposta dell’ingegnere è quella di costruire una cisterna sopra il pozzo in cui l’acqua possa essere immagazzinata tramite un sistema di pompaggio a pannelli solari e l’uso possa essere regolato tramite un rubinetto. Inoltre potrebbe essere costruito un muretto in cemento a protezione del pozzo.

Una curiosità su Tchancum Sate è che si tratta di una comunità nomade che, in alcuni momenti dell’anno, si sposta a vivere nei boschi alla ricerca di terreni per coltivare il riso e l’arachide.

Dopo la visita a Tchaum Sate, abbiamo deciso di passare la notte presso l‘albergo costruito dall’Ong olandese Chimbo, che si occupa della conservazione degli scimpanzé molto presenti in quest’area.

Il giorno seguente ci siamo diretti a Malangari che è la più isolata delle tre comunità: per raggiungere la destinazione, infatti, è stato necessario lasciare la macchina, attraversare un fiume in canoa e camminare per circa due chilometri.

Qui, l’orto è gestito da dodici donne e un solo uomo. Come a Tchancum Sate, anche a Malangari  troviamo un pozzo rudimentale e l’ingegnere idraulico Eugenio ha suggerito di aumentare la profondità e il diametro del pozzo e di costruire un muretto in cemento per evitare possibili incidenti. Purtroppo, la mancanza di una strada diretta a Malangari comporterà un aumento dei costi di trasporto del materiale, ma questi ostacoli non fermeranno il nostro lavoro!

Un ringraziamento a tutti coloro che hanno effettuato questa visita di monitoraggio. Di Mani Tese: Marco Cazzolla, capo progetto; Braima Baldé, agronomo; Malam Jau, autista. Di AIFO: Mamadu Djau, animatore agricolo e Moreira Mamadu Jalò autista. Dell’Associaçao Poceiros de Sao Domingos: l’ingegnere idraulico Eugenio Ampa Djalank.

Se vuoi contribuire alla realizzazione del progetto “JUNTAS: empowerment femminile nella regione di Gabu” clicca qui: https://www.manitese.it/progetto/juntas-empowerment-femminile-nella-regione-di-gabu

Qui di seguito alcune foto della visita agli orti di Boé:

Comunità di Malangari
Orto di Malangari
Orto di Tchetché
Orto di Tchancum Sate

Giovani, cambiamento climatico e attivismo: sono le tre parole chiave del nuovo progetto Food Wave, volto a sensibilizzare e coinvolgere i giovani dai 15 ai 35 anni, affinché possano guidare la transizione globale verso un sistema alimentare sostenibile entro il 2030.

Il progetto è cofinanziato dalla Commissione Europea con circa 8 milioni di euro attraverso il programma DEAR (Development Education and Awareness Raising) e guidato dal Comune di Milano in collaborazione con Mani Tese, ActionAid Italia, ACRA e partner stranieri.

Food Wave mira a raggiungere 15 milioni di giovani attraverso una piattaforma web e una campagna digitale dedicate. Nel corso del progetto, i giovani saranno coinvolti in un ampio programma di apprendimento formale e non formale, street action, forum di discussione, art contest e scambi internazionali incentrati su pratiche di produzione e consumo alimentare volte a mitigare il cambiamento climatico e finalizzate alla co-progettazione di un futuro verde e inclusivo per le nostre città.

Mani Tese, in particolare, in Italia si occupa dell’organizzazione delle scuole di attivismo sul tema CIBO, CLIMA E CITTÀ, di cui una già conclusa con successo e un’altra in partenza nelle prossime settimane.

“Le scuole di attivismo hanno l’obiettivo di ridare senso a parole abusate quali sostenibilità e biologico – dichiara Giosuè De Salvo, Responsabile Advocacy, Campagne ed Educazione di Mani Tese – di rafforzare il ruolo di changemaker dei giovani e di rivitalizzare l’azione del terzo settore attraverso la contaminazione con i movimenti giovanili per la giustizia climatica e sociale

L’Earth Day

In occasione dell’Earth Day, che quest’anno affronta in modo particolare il cambiamento climatico con il Summit globale negli Stati Uniti organizzato dal presidente Joe Biden, Food Wave lancia la sua community online, collegando attivisti di 17 paesi e 21 aree urbane, tra cui Londra, Madrid, Varsavia e San Paolo in Brasile. Il progetto coinvolge infatti 16 comuni e autorità locali e 13 organizzazioni della società civile, guidate dal Comune di Milano. Il Consorzio Food Wave comprende anche C40, il network internazionale di città impegnate nella lotta al cambiamento climatico.

Il sondaggio di Mani Tese e SWG

Secondo un’indagine promossa dal centro di ricerca SWG e Mani Tese nell’ambito del progetto Food Wave, i giovani in Europa mostrano un alto grado di attivabilità sulle tematiche ambientali, ma ancora poca conoscenza: oltre il 70% dei giovani intervistati ritiene infatti che i consumatori possano giocare un ruolo decisivo nel ridurre l’impatto sull’ambiente con le loro scelte alimentari; tuttavia, solo 1 giovane su 4 mostra una consapevolezza adeguata del nesso cibo-clima. Questo è il motivo per cui è così importante rafforzare le conoscenze e le competenze dei giovani europei e la loro capacità di promuovere e monitorare la transizione agroecologica verso sistemi alimentari rispettosi dell’ambiente e dei diritti delle persone.

Per informazioni:

Web: www.foodwave.eu

Facebook: www.facebook.com/foodwaveproject

Instagram: www.instagram.com/foodwaveproject/

Hashtag ufficiali: #Foodwaveproject #CatchTheWave

Sono online le graduatorie per il Servizio Civile Universale 2021. Scoprile qui di seguito o nella nostra pagina dedicata al Servizio Civile Universale.

Da ottobre 2019, Mani Tese è attiva in Guatemala col progetto “Lotta alla denutrizione nel dipartimento di Chiquimula” che coinvolge le comunità di Dos Quebradas e Lantiquin nell’area di Camotán. L’obiettivo è combattere la fame e migliorare le condizioni igienico-sanitarie delle famiglie attraverso una serie di formazioni sull’agroecologia e sull’igiene della casa.

Leggi di più sui nostri interventi per la prevenzione del Coronavirus e sulla distribuzione di cibo in Guatemala.

La señora Maria Felipa Garcia Diaz è una delle donne coinvolte nel progetto e ha frequentato con entusiasmo tutti i corsi di formazione. Quando il marito, emigrato per due mesi in Honduras, è tornato, Felipa gli ha raccontato quello che aveva appreso e, insieme, hanno subito iniziato a coltivare un appezzamento di terreno seguendo le buone pratiche agroecologiche insegnatele dagli studenti e dai professori del Centro Universitario de Oriente, partner di progetto.

Doña Felipa e il marito hanno così piantato gli alberi da frutto che erano stati loro consegnati, hanno seminato mais e fagioli nell’orto e hanno cominciato a diversificare le coltivazioni nel loro terreno che hanno deciso di chiamare “El aguacate” (infatti fra le altre cose hanno ricevuto anche piante di avocado). Grazie al raccolto la famiglia ha avuto cibo a sufficienza per sostentarsi anche durante la pandemia.

Inoltre, doña Felipa ha imparato a realizzare delle nuove ricette naturali con i frutti del suo lavoro, ha creato delle medicine con estratti naturali e ha preparato pesticidi biologici che tengono lontani i parassiti dalle sue coltivazioni senza danneggiare il terreno.

Infine, confrontandosi con le altre famiglie della comunità di Dos Quebradas e la squadra tecnica del progetto, Felipa ha compreso le possibili cause di contaminazione dell’acqua e come le superfici della sua abitazione potessero veicolare malattie, come la chagas dovuta a una cimice che si infila nelle fessure dei muri, e si è convinta dell’importanza di ampliare l’abitazione creando una zona separata in cui tenere gli animali.

Quando la squadra tecnica è andata a farle visita per monitorare i progressi, ha potuto notare i miglioramenti nell’ambiente domestico che risultava pulito e ordinato, con un ingresso abbellito da piante decorative coltivate da Felipa e una zona separata in cui stavano i loro animali (polli, galline e maiali).

Tutti si sono congratulati con Felipa e lei ha spiegato come ogni membro della famiglia avesse partecipato attivamente alla pulizia e come, con un grande lavoro di squadra, siano riusciti ad apportare un soddisfacente cambiamento alla loro casa e alle loro vite.

La famiglia di doña Felipa è diventata un modello per le altre selezionate dal progetto affinché anch’esse possano migliorare l’ambiente domestico, ridurre l’incidenza di malattie trasmissibili e aumentare la propria sicurezza alimentare.

Qui di seguito alcune foto di doña Felipa al lavoro:

Doña Felipa riceve alcune piante di avocado
La consegna a doña Felipa di un silos metallico per la conservazione del raccolto