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	<title> &#187; sovranità alimentare</title>
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		<title>Partecipa alla &#8220;Scuola politica&#8221; di Mani Tese</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[manifestati]]></category>
		<category><![CDATA[scuola politica]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa anche tu alla "Scuola politica di Mani Tese". Roma, settembre 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno di <a href="http://www.manitese.it/failadifferenza/fai-la-differenza/volontariato/manifestati/" target="_blank">ManiFESTAti!</a>, la festa di Mani Tese che si terrà a Roma dal 1 al 5 settembre 2010, avrà luogo <strong>LA SCUOLA POLITICA DI MANI TESE</strong>.<br />
La Scuola Politica di Mani Tese 2010 si inserisce tra le attività di formazione previste dalla campagna <a href="http://www.manitese.it/campagne/agricoltura-commercio-e-finanza/food-for-world/" target="_blank">FOOD for WORLD</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Scuola Politica di Mani Tese</strong> si propone di sviluppare, attraverso il contributo di formatori qualificati, un’<strong>analisi ragionata sulle cause delle crisi alimentari e sulle strategie ad oggi adottate dalle istituzioni internazionali</strong>, destrutturando i falsi miti che compongono l’immaginario della fame per arrivare a definire la sovranità alimentare come un diritto che nasce dal basso. Un diritto i cui titolari sono, infine, le persone, vale a dire chi produce il cibo e chi lo consuma.<br />
La Scuola Politica porrà un’attenzione particolare non soltanto ai contenuti, ma anche alla strutturazione del lavoro di campaigning, al fine di <strong>comprendere tecniche e strategie per una sensibilizzazione efficace sul territorio</strong>.<br />
Uno sguardo attento sarà inoltre rivolto ai <strong>partner di Mani Tese nel Sud del mondo</strong>, alla loro visione del problema e ai progetti di cooperazione allo sviluppo riguardanti la sovranità alimentare.
</p>
<p style="text-align: justify;">La Scuola Politica si terrà a Roma, presso la Città dell’Altra Economia (Largo Dino Frisullo, presso ex mattatoio), da Martedì 31 Agosto a Venerdì 3 Settembre 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/campagne/SCUOLA%20POLITICA%20DI%20MANI%20TESE.pdf" target="_blank">SCARICA IL PROGRAMMA DELLA SCUOLA POLITICA</a></p>
<p>La partecipazione è gratuita.<br />
I partecipanti (max 40) saranno selezionati sulla base di una lettera di motivazioni.</p>
<p>Per iscrizioni e informazioni: <a href="&#109;ail&#116;&#111;:e&#97;&#115;&#64;m&#97;&#110;i&#116;&#101;&#115;&#101;&#46;&#105;&#116;">&#101;&#97;&#115;&#64;manite&#115;&#101;.&#105;t</a>.</p>
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		<title>Festival Internazionale Biodiversità</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 12:20:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversita]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Al via la settima edizione del Festival]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>7° Festival Internazionale Audiovisivo della Biodiversità</strong><br />
<em><br />
Roma, maggio 2010</em><br />
La settima edizione del Festival Internazionale Audiovisivo della Biodiversità – da <strong>giovedì 20 a domenica 23 maggio 2010 a Rom</strong>a presso l’Auditorium Parco della Musica all&#8217;interno della Settimana della Biodiversità &#8211; è espressione di un sistema di valori che guarda a uno sviluppo non provocato dall’esterno, ma sostenuto in loco.</p>
<p style="text-align: justify;">All’azione globale, privata e multinazionale incentrata sul profitto, si oppone l’esigenza di qualificare e difendere tutti quei beni naturalmente collettivi. È l’indirizzo che segue nella realizzazione dei propri progetti, da oltre 50 anni, il Centro Internazionale Crocevia, organizzatore del Festival. In concorso otto corti e dieci lungometraggi, tra cui tre animazioni, provenienti da ogni parte del mondo, selezionati su 135 video.</p>
<p><strong>Tema portante della settima edizione del Festival Internazionale Audiovisivo della Biodiversità è la sovranità alimentare</strong>, le ricchezze naturali e culturali svincolate dal diritto di proprietà individuale come risposta alla povertà, al disagio sociale e alle fame nei luoghi e fra le popolazioni del mondo più indigenti.
</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.croceviaterra.it/news/7-festival-internazionale-audiovisivo-della-biodiversita-edizione-speciale-in-occasione-dellanno-internazionale-della-biodiversita" target="_blank">www.croceviaterra.it</a></p>
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		<title>Dichiarazione europea sull&#8217;alimentazione</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/dichiarazione-europea-sullalimentazione/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 12:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cibo sano]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarazione europea]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche Mani Tese aderisce]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Per una Politica Agricola e Alimentare Comune sana, sostenibile, giusta e solidale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
Un ampio schieramento di organizzazioni di agricoltori, consumatori, ambientalisti, altemondialisti e di ONG impegnate sui temi della salute pubblica e dello sviluppo è interessato a contribuire al dibattito sul futuro del cibo e dell’agricoltura in Europa. Così come in altre aree del mondo, anche in Europa sta crescendo il numero di individui e <strong>organizzazioni al lavoro per costruire un sistema alimentare più giusto, inclusivo e sostenibile</strong>.<br />
Molti di loro sono attivamente impegnati nel <strong>dare vita a un’alternativa credibile all’attuale sistema di produzione, distribuzione e consumo degli alimenti che parta dal protagonismo delle realtà di base e dei territori</strong>: un nuovo sistema agricolo e alimentare che affondi le sue radici nell’equità, nel diritto universale al cibo, nella trasparenza e nella buona governance.</p>
<p>Un variegato numero di attività innovative, quali la crescente quota di alimenti locali consumati dalle famiglie, i mercati di prossimità, gli acquisti pubblici su base territoriale, lo scambio di sementi e altro ancora, sta emergendo e assumendo dimensioni sempre più importanti in tutti i Paesi europei. Analogamente, movimenti istituzionali, quali le Regioni OGM-free, o di cittadini, come dimostrato dal proliferare di gruppi di acquisto, alimentano il dibattito locale e nazionale sulle politiche alimentari rispondendo all’interesse crescente nell’opinione pubblica a favore di un sistema alternativo di produzione e circolazione del cibo.</p>
<p>Le attività dei gruppi di base e i movimenti locali non sono però sufficienti per affrontare la sfida di una radicale riformulazione delle politiche agricole e alimentari. Noi crediamo sia giunto il momento di dar vita ad un’ampia coalizione europea di organizzazioni sociali capace di aprire una discussione fruttuosa sulla Politica Agricola Comune (PAC) e sui piani prefigurati dalla Commissione Europea e dai governi dei Paesi membri dell’UE sulla sua riforma prevista per il 2013. Questi piani esprimerebbero l’<strong>ambizione di mantenere una competitività globale dell’industria agroalimentare europea, quale obiettivo primario della PAC</strong>.</p>
<p>Il processo politico per la riforma della PAC 2013 si sta avviando: <strong>è necessario che un forte messaggio sia inviato alle istituzioni comunitarie e nazionali a sostegno di una nuova visione della politica agricola europea per il 21° secolo</strong></p>
<p>Abbiamo redatto una <strong>“Dichiarazione europea sull’alimentazione: per una Politica Agricola e Alimentare Comune sana, sostenibile, giusta e solidale”</strong>. Questa dichiarazione articola la nostra riflessione sugli obiettivi politici che deve assumere la PAC nel corso dei prossimi decenni. Invitiamo le organizzazioni, i gruppi e le singole persone a sottoscrivere questa dichiarazione e a usarla come strumento per promuovere la discussione sulle politiche agricole e alimentari cui aspiriamo. Auspichiamo inoltre che questa dichiarazione sia socializzata dal e tra il più vasto alveo di organizzazioni e movimenti che si battono per un sistema alimentare migliore.</p>
<p><strong>Il nostro obiettivo è di raccogliere il maggior numero di firme possibile all’interno delle nostre reti organizzative entro la fine di gennaio 2010, così da poter aprire la discussione nella società e invitare l’opinione pubblica a sottoscriverla a partire dal mese di febbraio.</strong></p>
<p>Questa dichiarazione rappresenta il primo passo di un impegno a costruire un ampio movimento per il cambiamento in Europa volto a politiche e pratiche fondate sulla sovranità alimentare. Stiamo inoltre pianificando un grande appuntamento europeo aperto a individui e organizzazioni attivi su queste questioni e interessati a unire le forze per raggiungere obiettivi comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">
Per firmare la petizione: <a href="http://www.europeanfooddeclaration.org/declaration/it" target="_blank">www.europeanfooddeclaration.org</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Dichiarazione europea sull’alimentazione</strong></span></p>
<p>Noi, sottoscritti, dichiariamo che l’Unione Europea deve rispondere alle sfide urgenti che l’Europa sta affrontando in materia di agricoltura e di alimentazione.<br />
Dopo più di mezzo secolo di industrializzazione della produzione agricola ed alimentare, l’agricoltura a conduzione familiare è stata fortemente ridotta e i circuiti alimentari locali hanno regredito in tutta Europa. Oggi, il nostro sistema alimentare è dipendente da carburanti fossili a prezzo sostenuto, non tiene conto che l’acqua e la terra sono risorse limitate e sostiene regimi alimentari dannosi per la salute, ricchi di calorie, grassi e sale e poveri di frutta, ortaggi e cereali. In futuro, il prezzo crescente dell’energia, la perdita drastica della biodiversità, il cambiamento climatico e la diminuzione delle terre e dell’acqua disponibili costituiscono una sfida per la produzione alimentare. Allo stesso tempo, una popolazione mondiale in espansione deve affrontare la contraddizione di un contemporaneo aumento della fame e delle malattie croniche causate dallla sovralimentazione.<br />
Noi riusciremo a rispondere positivamente a queste sfide solo con un approccio completamente diverso nei confronti delle politiche agricole e alimentari. L’Unione Europea deve riconoscere e sostenere il ruolo cruciale dell’agricoltura contadina per l’approvvigionamento alimentare della popolazione. Tutti devono aver accesso a un’alimentazione sana, sicura e nutriente. I modi con cui coltiviamo, distribuiamo, prepariamo e mangiamo cibo dovrebbero rendere onore alla diversità culturale dell’Europa fornendo un’alimentazione equa e sostenibile.</p>
<p>La Politica Agricola Comune (PAC) attuale è in discussione in vista della sua riforma prevista per il 2013. Dopo decenni di dominazione delle imprese transnazionali e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) sulle scelte di politica agricola ed alimentare, è arrivato il momento per la popolazione europea di riappropriarsi della propria politica agricola ed alimentare: è l’ora della sovranità alimentare. Noi crediamo che una nuova Politica Agricola e Alimentare Comune debba garantire e proteggere uno spazio di cittadinanza nell’UE e nei paesi candidati e la possibilità e il diritto di definire i propri modelli di produzione, di distribuzione e di consumo, partendo dai seguenti principi.</p>
<p>La nuova Politica Alimentare e Agricola Comune :</p>
<p>1. deve considerare il cibo come un diritto umano universale e non come una semplice merce.</p>
<p>2. deve avere come priorità quella di una produzione di alimenti e mangimi destinata all’Europa e prevedere il commercio internazionale dei prodotti agricoli nel rispetto dei principi di equità, giustizia sociale e sostenibilità ambientale. La PAC non deve danneggiare i sistemi agricoli ed alimentari dei paesi terzi.</p>
<p>3. deve promuovere modelli alimentari sani indirizzandosi verso diete basate sui vegetali e su un minor consumo di carne, di grassi saturi, di alimenti ricchi in energia e altamente trasformati, rispettando i modelli alimentari culturali e le tradizioni regionali.</p>
<p>4. deve dare priorità al mantenimento di un’agricoltura che coinvolga un alto numero di contadini su tutto il territorio europeo, nel soddisfacimento della duplice funzione di produzione di cibo e di salvaguardia dell’ambiente rurale. Ciò non è realizzabile senza prezzi agricoli giusti e certi, che devono permettere un reddito adeguato per contadini(e) o salariati(e) agricoli e prezzi giusti per i consumatori.</p>
<p>5. deve assicurare condizioni giuste e non discriminatorie ai contadini(e) e ai lavoratori agricoli dell’Europa Centrale ed Orientale e sostenere un accesso giusto ed equo alla terra.</p>
<p>6. deve rispettare l’ambiente globale e locale, proteggere le risorse limitate del suolo e dell’acqua, fomentare la biodiversità, rispettare il benessere animale.</p>
<p>7. deve garantire che l’agricoltura e la produzione animale restino liberi da OGM, incoraggiare l’uso delle sementi contadine e promuovere la diversità delle specie domestiche che costituiscono il patrimonio culturale locale.</p>
<p>8. deve cessare di favorire l’utilizzo e la produzione di agro-carburanti industriali e dare la priorità alla riduzione del trasporto in generale.</p>
<p>9. deve assicurare la trasparenza lungo tutta la filiera alimentare, in modo che i cittadini sappiano come viene prodotto il cibo, da dove proviene, cosa contiene e cosa è incluso nel prezzo finale di acquisto.</p>
<p>10. deve ridurre la concentrazione del potere nei settori della produzione primaria, della trasformazione e della distribuzione alimentare e l’influenza esercitata dai gruppi dominanti su ciò che viene prodotto e consumato, oltre a promuovere sistemi alimentari che accorcino la distanza fra produttori e consumatori.</p>
<p>11. deve incoraggiare la produzione e il consumo di prodotti locali, di stagione, di alta qualità, rimettendo in connessione i cittadini con la loro alimentazione e con i produttori di cibo.</p>
<p>12. deve destinare risorse per insegnare ai giovani le pratiche e le conoscenze necessarie a produrre, preparare e apprezzare un’alimentazione sana e nutriente.</p>
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		<title>La lotta alla fame la fa Nestlé</title>
		<link>http://www.manitese.it/2009/tranquilli-la-lotta-alla-fame-la-fa-nestle/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 12:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Più che di crescita della fame è più corretto parlare di crescita degli affamatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>FAO Summit &#8211; Roma (16 &#8211; 18 novembre 2009)<br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">In nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, hanno promosso negli ultimi anni investimenti privati in agricoltura. La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo: <strong>bisogna fermare gli speculatori per poter diminuire la fame nel mondo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi giorni si parla molto di fame e di diritto al cibo. Ne parlano le centinaia di rappresentanti di movimenti e organizzazioni indigene e contadine  riunite a Roma nel forum parallelo a quello ufficiale della Fao (Food and Agriculture Organization). Non ci saranno, nonostante le attese, i Capi di Stato dei Paesi più arricchiti e chissà come la stanno prendendo i leader dei 60 Stati &#8220;minori&#8221; affluiti al World Food Summit.<br />
Un appuntamento che è chiamato a dare <strong>risposte concrete, capaci di andare oltre le promesse fatte al G8</strong> dell&#8217;Aquila, ad una situazione grave: gli ultimi dati Fao  parlano chiaro, con l&#8217;oltre miliardo di persone (una su sei) affamate e la situazione sta ulteriormente peggiorando a causa dei cambiamenti climatici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse si dovrebbe parlare non di crescita della fame ma di crescita degli affamatori. </strong><br />
Nel comunicato stampa di <a href="http://www.manitese.it/immagini/news/pdf/Draft_Declaration.pdf" target="_blank">dichiarazione finale </a>discussa in questi giorni dai rappresentanti dei governi, non si accenna al ruolo della speculazione finanziaria e dell&#8217;accaparramento di terre (su cui si stanno lanciando pubblico e privato di paesi ricchi ed emergenti). Solo si richiede, al punto 24, &#8220;alle organizzazioni internazionali rilevanti di esaminare possibili collegamenti fra la speculazione e la volatilità dei prezzi agricoli”.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerosi rapporti internazionali (si veda il sito www.grain.org) mostrano come, <strong>in nome della sicurezza alimentare le principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura</strong> che poi si sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria mondiale che viviamo. <strong><br />
La crescita della fame coincide con la crescita degli appetiti finanziari su terra e cibo</strong>.<br />
Si sta diffondendo un nuovo tipo di colonialismo, si chiama il <em>land grab</em>,ovvero l’affitto di terre. Un business agricolo nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che garantisce alti tassi di guadagno per gli investitori (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno.<br />
Non esiste un’ipotesi di controllo su questo fenomeno. Tali fondi promettono ritorni di investimento dell’ordine del 20-30%. Nulla di strano se non generasse contraddizioni enormi. Come nel caso del Sudan che ha ceduto per 99 anni 1,5 milioni di ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan ci sono 5,6 milioni di affamati, che dipendono dagli aiuti alimentari internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati, costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di terreni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per battere la fame bisogna prima di tutto fermare gli affamatori e chi specula sul cibo</strong> (anche su quello delle nostre tavole). La priorità deve essere applicare e seguire i principi della sovranità alimentare, partendo non dai soldi o dagli aiuti, ma dal protagonismo dei contadini. Il cibo e la terra devono tornare al centro dell&#8217;attenzione delle politiche pubbliche e il lavoro nei campi riassumere la dignità che gli è propria. <strong>Dal cibo passano le sorti della democrazia che è questione di sovranità dei popoli e non di pochi.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il vertice FAO e il forum di Milano</strong></span><br />
Nonostante le forti premesse per un&#8217;azione globale contro la fame, <strong>il vertice Fao non vedrà l&#8217;interesse dei grandi leader</strong> e il rischio è duplice: vedere fallire la possibilità di un&#8217;azione forte contro la fame e assistere una volta di più al declino del sistema delle Nazioni Unite e di meccanismo di governo del mondo multilaterali.<br />
Rischi reali e confermati dalle singolari azioni del direttore generale della Fao Jacques Diouf che si è lanciato in un inedito digiuno dimostrativo per svegliare l&#8217;attenzione mondiale su questi temi. <strong>Diouf ha chiesto 44 miliardi in tre anni</strong>, all&#8217;Aquila se ne era promessi 22, ma non è dato sapere quante risorse effettive ci saranno e soprattutto chi le gestirà e in che modo. Intervenendo al Summit <strong>Berlusconi ha rivendicato la paternità di questa &#8220;concretezza&#8221;</strong>, ripetendo ancora una volta ciò che si ripete da mesi. Ma soldi non ce n&#8217;è, e lo stesso Diouf si è appellato alla comunità internazionale, sottolineando come solo il 5% dell&#8217;aiuto allo sviluppo sia diretto in agricoltura a fronte del 20% di 30 anni fa.<br />
Di fame a pancia piena se ne è parlato anche a <strong>Milano nei giorni scorsi</strong>: le imprese, la Fao stessa, l&#8217;Expo e il Comune di Milano si sono riuniti per trovare strategie d&#8217;azione per ridurre la fame del Pianeta. Fra i relatori di spicco il Ceo di <strong>Nestlé</strong> Peter Brabreck-Letmathe e il presidente della <strong>Barilla</strong>, Guido. Mister Mulino Bianco, patron della più importante azienda alimentare del Belpaese, ha criticato fortemente la speculazione finanziaria sui prodotti agricoli e la politica definita da Barilla &#8220;scellerata&#8221; di produzione degli agro-carburanti che tanto peso stanno assumendo nelle crisi alimentari. Ma nessuno ha posto il problema di quanto le multinazionali del cibo stanno contribuendo ad affamare ed impoverire il Pianeta. Brabeck-Letmathe, capo della più grande e discussa azienda alimentare del mondo e fervente sostenitore degli organismi geneticamente modificati ha addirittura attaccato gli &#8220;attivisti ben nutriti la cui ostilità nei confronti delle nuove tecnologie nel cibo sta esacerbando una crisi alimentare globale tramite il rallentamento della produttività alimentare” (si veda www.finfacts.ie/irishfinancenews/article_1018440.shtml).
</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli ospiti del Forum di Milano con il settore privato anche Paul Naar, vicepresidente di <strong>Cargill</strong>, la contestatissima azienda trader di grani e leader a livello mondiale che dalla crisi alimentare dello scorso anno è uscita ancora più grassa. Nessuno degli illuminati imprenditori ha ricordato però le parole del presidente dell&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, Miguel D&#8217;Escoto Brockmann, il quale ha ricordato come &#8220;<strong>lo scopo essenziale del cibo sia stato subordinato agli obiettivi economici di una manciatadi corporation multinazionali che monopolizzano tutti gli aspetti della produzione alimentare</strong> e che hanno visto, come la Cargill e la Monsanto, crescere i propri profitti durante la crisi alimentare che affamava i poveri e causava rivolte, del 45 e 60% rispettivamente&#8221;.</p>
<p><em>[A cura di Giulio Sensi - Policy e Campagne di Mani Tese]</em></p>
<p style="text-align: justify;">Al seguente link <a href="http://www.oaklandinstitute.org/pdfs/LandGrab_final_web.pdf" target="_blank">www.oaklandinstitute.org</a> è scaricabile  il rapporto pubblicato nei giorni scorsi da The Oakland Institute sugli effetti devastanti del fenomeno del <em>land grab</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Forum della Società Civile al vertice FAO</title>
		<link>http://www.manitese.it/2009/forum-della-societa-civile-parallelo-al-vertice-della-fao/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[summit Fao]]></category>

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		<description><![CDATA[600 delegati a Roma per il Forum parallelo della Società Civile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Arrestiamo la crisi, cambiamo il sistema alimentare!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal <strong>13 al 17 novembre</strong>, più di 400 delegati (numero determinato dai finanziamenti disponibili*) provenienti da 70 paesi diversi, portavoce delle organizzazioni di piccoli produttori, contadini, pescatori, Popoli Indigeni, lavoratori bracciantili e del sistema agroalimentare, giovani delle aree rurali, donne e pastori insieme a esponenti delle comunità urbane che soffrono di insicurezza alimentare, e delle ONG, si troveranno a Roma per un’<strong>iniziativa parallela al <a href="http://www.fao.org/wsfs/world-summit/en/" target="_blank">Vertice Mondiale della FAO sulla Sicurezza Alimentare</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/11/sovranita_alimentare.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1990" title="sovranita_alimentare" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/11/sovranita_alimentare.jpg" alt="sovranita_alimentare" width="283" height="214" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Alle 19.00 di <strong>venerdì 13 novembre</strong> i popoli indigeni di tuto il mondo andarnno al Campidoglio per ricevere la benedizione della Madre Terra. La cerimonia di commemorazione aprirà il Forum parallelo della Società Civile per la sovranità alimentare.</p>
<p>Il giorno seguente <strong>sabato 14 novembre</strong> alle ore 10.00 avrà luogo l&#8217;apertura formale del Forum con la partecipazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno e il Direttore Generale della Fao Jacques Diouf. La cerimonia si terrà presso la Città dell&#8217;Altraeconomia (Largo Dino Frisullo (ex-Mattatoio, Testaccio, Roma)<br />
La sessione è aperta al pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Al  Forum le Organizzazioni della Società civile si incontreranno con il Rappresentante del Diritto all&#8217;Alimentazione delle Nazioni Unite, Oliver De Schutter, per una sessione di lavoro congiunta. Si tratta di un momento importante per lo scmabio di opinioni e analisi rispetto al documento delle Nazioni Unite sul Diritto all&#8217;alimentazione. Il rappresentante ha affermato che &#8220;la crisi mondiale dei prezzi degli alimenti crea un&#8217;occasione storica affinchè i responsabili politici trasformino le buone intenzioni in azioni, e uniscano gli sforzi per ottenere la piena realizzazione del diritto ad una alimentazione adecuata. Per raggiungere tale obiettivo collettivo è necessario intraprendere una cooperazione multilaterale e rafforzare la <em>governance</em> mondiale per la  sicurezza alimenatre.<br />
Al Forum parteciperanno circa 600 persone, inclusi delegati e osservatori, che si incotreranno a Roma dal 13 al 17 novembre per discutere le cause dell&#8217;attuale crisi del sistema agroalimentare, per dimostrare la necessità di mettere al centro dei dibattiti i 1.500 milioni di donne e uomini che producono alimenti per i consumatori. Non esistono soluzioni per crisi che il mondo sta vivendo attualmente  se la società civile non avrà un ruolo importante e non ci sarà un dialogo con i governi.</p>
<p>Per maggiori informazioni sugli appuntamento del Forum della Società civile vedi:<br />
<a href="http://peoplesforum2009.foodsovereignty.org/the_peoples_forum" target="_blank">www.peoplesforum2009.foodsovereignty.org</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Forum della Società Civile per la Sovranità Alimentare dei Popoli 2009</strong> è organizzato sotto la responsabilità di un Comitato Direttivo Internazionale, formato da molte organizzazioni internazionali e regionali che rappresentano sia i produttori di alimenti sia le persone maggiormente colpite dall’attuale situazione di crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1996 al Vertice Mondiale sull’Alimentazione, quando circa 830 milioni di persone nel mondo soffrivano la fame, i governi si impegnarono a dimezzare questo numero entro il 2015. Oggi, al contrario, più di un miliardo di persone sono sottonutrite, il dato più alto dagli anni Settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo in cui viviamo sta affrontando una crisi strutturale e multipla. Il caos climatico, l’incertezza energetica, la crisi economica e finanziaria aggravano ulteriormente la persistente crisi alimentare che è l’unica –al momento – ad aver causato proteste in decine di paesi. Fatto che mostra chiaramente come un <strong>accesso equo agli alimenti sia essenziale per il benessere delle persone</strong>, la giustizia sociale e la stabilità politica democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Forum continuerà a lavorare per una <em>governance</em> del sistema alimentare basato sui diritti umani</strong>, così come stabilito dal Forum della Società Civile durante il 1996 a Roma.<br />
Vari temi verranno affrontati per definire un piano d’azione organico delle Organizzazioni della Società Civile: la relazione tra mondo rurale e urbano, l’accesso agli alimenti e la sostenibilità ambientale e sociale della loro produzione e circolazione; il clima e i modelli di produzione che contribuiscono a raffreddare il pianeta e a ridurre la vulnerabilità delle persone ai cambi climatici; l’accesso alle risorse naturali, il fenomeno del land grabbing  (la predazione delle terre fertili) e l’esigenza di assicurare il diritto alla terra rispettando l’uguaglianza di genere.
</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione attuale non è il risultato di un improvviso disastro naturale, ma il frutto dell’implementazione delle stesse politiche sbagliate perseverate per decenni. Il Forum della Sovranità Alimentare dei Popoli è volto alla <strong>modifica delle politiche agricole e alimentari vigenti</strong>, e ad affrontare efficacemente le cause che generano fame e povertà, presentando le proposte emerse dalla lunga resistenza dei piccoli produttori e dei poveri delle città. <strong>Non esistono soluzioni alla crisi senza una società civile protagonista e un dialogo aperto con i governi</strong>.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.manitese.it/immagini/news/pdf/Media Advisory.pdf" target="_blank">Scarica il comunicato stampa<br />
</a></strong></span><a href="http://www.manitese.it/immagini/news/pdf/Media Advisory.pdf" target="_blank">http://peoplesforum2009.foodsovereignty.org/</a><span style="text-decoration: underline;"><strong><br />
</strong></span></p>
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		<title>Rapporto FAO</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Rapporto FAO ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un rapporto FAO esplora come bilanciare negli interventi di mitigazione costi e benefici per la sicurezza alimentare</strong><br />
<em>Roma, 5 novembre 2009</em></p>
<p><strong>L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico</strong>, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali.  E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>“<strong>Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare</strong>, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico”, dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO.  “La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i trade-off rischi-benefici per la sicurezza alimentare”.</p>
<p>Il rapporto “Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies” è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.</p>
<p><strong>Migliorare la gestione delle colture</strong><br />
Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate.</p>
<p><strong>Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno</strong>.  Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo.  Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza.</p>
<p>Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione.<br />
<strong><br />
Bilanciare benefici e rischi</strong><br />
Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.  In alcuni casi vi sono possibili sinergie nel lungo periodo ma compromessi a breve termine.</p>
<p>La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche.  Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare.  Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.</p>
<p>Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni.</p>
<p>Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito.  Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.</p>
<p>Devono superarsi anche altre barriere, come diritti fondiari incerti, mancanza di informazioni e di assistenza tecnica, o di accesso a sementi e fertilizzanti.  “Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare”, dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.</p>
<p><strong>Necessari meccanismi di finanziamento</strong><br />
Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.</p>
<p>Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie – pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio – per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo.  Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura.  Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo.<br />
<strong><br />
Vantaggi su più fronti</strong><br />
Nonostante il suo notevole potenziale, <strong>l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico</strong>.</p>
<p>Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo Sussidiario di consulenza tecnica e scientifica della Convenzione quadro dell’ONU sul cambiamento climatico (UNFCCC).</p>
<p>Il rapporto propone anche interventi e sperimentazioni sul campo guidate dai paesi, con un approccio graduale in funzione alle capacità nazionali e sostenuto da un’adeguata formazione e da trasferimento di tecnologie e finanziamenti.</p>
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		<title>Sovranità alimentare</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[
IL MERCATO NON E’ SOVRANO
IL MERCATO NON E’ SOVRANO
E’ sempre più evidente la necessità che le politiche pubbliche rimettano al centro dell’attenzione le persone, tutelandole in quanto produttori e consumatori.
La difesa del cibo è protezione dell’essere umano: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top"></a><br />
<a href="#1">IL MERCATO NON E’ SOVRANO</a></p>
<h4><a name="1">IL MERCATO NON E’ SOVRANO</a></h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1886" title="diritto_al_cibo" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo.jpg" alt="diritto_al_cibo" width="340" height="255" /></a>E’ sempre più evidente la necessità che le politiche pubbliche rimettano <strong>al centro dell’attenzione le persone, tutelandole in quanto produttori e consumatori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>difesa del cibo è protezione dell’essere umano</strong>: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi.<br />
Immaginiamo per un attimo di essere un componente di una famiglia di un qualsiasi Paese impoverito del Sud del mondo. Viviamo in una casa che non ha nessun lusso, ma perlomeno abbiamo messo insieme quattro mura e un tetto. Andiamo avanti con qualche lavoro a cottimo e coltiviamo un piccolo pezzo di terra con i prodotti del quale, oltre a cercare di sfamare in parte la famiglia, incassiamo qualche spicciolo per comprare altro cibo, medicine, vestiti e strumenti vari. Circa un terzo di quello che spendiamo se ne va in cibo. Il prezzo di ciò che compriamo aumenta sempre, ma quello che pagano a noi è sempre meno.<br />
Lo chiamano mercato, ma a noi sembra piuttosto una fregatura. Lo scorso anno, durante la crisi alimentare causata dall’aumento dei prezzi (vedi il numero di Manitese 457, ottobre 2008) la nostra famiglia è stata messa in ginocchio. Dicono che nel mondo i prezzi del grano e del riso siano aumentati anche del 150%, e anche quelli di tutte le materie prime agricole. Adesso rimangono alti, anche se pare che la crisi sia in parte rientrata. Immaginiamo ora di essere parte di una famiglia migrata ad ingrossare le squallide periferie di una grande città (San Paolo, Manila, Nairobi…) perché non riusciva più a vivere di agricoltura. Prima perlomeno qualcosa mangiavamo, adesso nemmeno quello.<br />
<strong>Perché noi che coltiviamo la terra, che siamo quasi metà della popolazione mondiale, siamo quelli che pagano e basta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è cibo per tutti?</strong><br />
La questione è centrale per <strong>Mani Tese</strong>. È il nostro punto di partenza, la molla che da 45 anni ci spinge a operare nei paesi nel Sud del mondo (oggi lo chiamiamo “sud globale”), ma anche a lavorare nel “Nord” per cercare di rimuovere le cause della fame e della povertà. L’ex relatore speciale della Nazioni Unite per il diritto al cibo, Jean Ziegler, ci ha detto che nel mondo esiste una quantità di cibo sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone, quasi il doppio degli abitanti attuali del Pianeta. Dagli anni ’70 la disponibilità pro-capite annua dei cereali si attesta fra i 300 e i 350 kg a persona, poco meno di un chilo di cereali al giorno per ogni essere umano, crescendo produttivamente in sostanziale parallelo alla curva demografica. Vale a dire: <strong>c’è più gente ma siamo capaci di produrre anche più cibo</strong>. Ma sui 2.232 milioni di tonnellate di cereali prodotti nel mondo del 2008, meno della metà (circa 1000 milioni di tonnellate) è stata usata per sfamare gli esseri umani, mentre la gran parte è indirizzata ad ingrassare gli animali e a produrre carburanti vegetali. Questa competizione in inglese è denominata food-feed-fuel, vale a dire cibo-mangime-carburante. È lo scheletro dell’ingiustizia che il sistema alimentare mondiale ha sviluppato. Non è niente di nuovo, ma non si sta fermando: gli statunitensi consumano in media 123 kg a testa di carne in un anno, gli indiani appena 5.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli anelli di una catena di profitti</strong><br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1887" title="diritto_al_cibo" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo1.jpg" alt="diritto_al_cibo" width="255" height="340" /></a><br />
Il <strong>sistema alimentare mondiale concentra risorse, potere e profitti in poche mani</strong>. Facciamo qualche nome. Poche imprese private (Cargill inc, USA; Bunge Ltd., Bermuda; Archer Daniels Midland, USA; Louis Dreyfus, France; Marubeni, Japan) controllano il 90% del commercio mondiale dei cereali. Le prime 30 catene di commercio al dettaglio controllano un terzo delle vendite totali mondiali di beni di largo consumo (Wal-Mart, USA, 10%; Carrefour Francia, 6%; Tesco, UK, 4%, solo per citare le prime tre). Sei corporations (Bayer, Germania, 19%; Syngenta, Svizzera, 19%; BASF, Germania, 11%; Dow AgroScience, USA 10%; Monsanto, USA, 9%; DuPont, USA, 6%) controllano i tre quarti del mercato mondiale di pesticidi. Il mercato delle sementi è occupato ormai per l’82% da prodotti soggetti a brevetto e circa il 70% di questi ultimi è venduto da 10 imprese, come Monsanto e DuPont (USA) che da sole coprono il 40% dell’intero mercato. Le prime 10 imprese controllano il 26% del mercato dei prodotti alimentari confezionati (Nestlé, Pepsi, Unilever etc.). I loro portafogli sono sempre più gonfi: durante la crisi alimentare dello scorso anno, ad esempio, i guadagni netti di Cargill sono cresciuti dell’86 % in pochi mesi, passando da 553 milioni di dollari a 1030 milioni di dollari, e quelli di Archer Daniels Midland del 42%, passando da 363 milioni di dollari a 517 milioni. Hanno il potere di fissare i prezzi essendo spesso gli unici compratori, hanno dimestichezza con la finanza e sono in grado di incidere sull’andamento delle borse dove si specula sulle materie prime agricole, hanno un peso grandissimo, influenzando anche le decisioni dei governi sul piano nazionale ed internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi influenza il mercato</strong><br />
Nonostante questi attori, che operano sui mercati internazionali, si stima abbiano in mano solo il 14% del commercio mondiale, la loro capacità di determinare i prezzi, è enorme. I prezzi vengono decisi nella borsa di Chicago, la più grande “piazza affari” del cibo. Le cause dell’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, e di tutti i prodotti derivati, e della conseguente crisi alimentare dello scorso anno sono ormai abbastanza note, anche se non c’è unanime accordo sul peso che ciascuna di essa ha avuto. Fattori come la riduzione e la privatizzazione delle scorte alimentari, le aspettative di aumento della domanda dovuta allo sviluppo dei grandi paesi emergenti, il rallentamento della crescita dell’offerta causata da un rallentamento negli ultimi anni degli investimenti in agricoltura e la speculazione finanziaria hanno peggiorato la situazione degli affamati, già critica.<br />
Vi sono stati poi altri elementi congiunturali che hanno portato a minori raccolti negli anni recenti, quali la riduzione delle terre destinate alle coltivazioni alimentari causata dall’incremento delle coltivazioni di derrate per agrocarburanti (materie prime agricole trasformate in carburante, soia, canna e mais) e l’aumento dei costi di produzione e trasporto a causa di quello del prezzo del petrolio (per approfondire vedi Manitese numero 457 del 2008 e 461 del 2009). Aldilà delle, anche complesse, cause delle crisi alimentari, è importante sottolineare un aspetto centrale: <strong>i prezzi non crescono perché la domanda è più grande dell’offerta, in altre parole non c’è un problema di disponibilità di cibo</strong>. Peraltro è il commercio locale e regionale a soddisfare per circa l’86% il fabbisogno di cibo, ma le dinamiche dei prezzi, che valgono anche sui mercati locali, dipendono dall’attività delle grandi imprese. Le quali, come abbiamo visto, hanno aumentato a dismisura i propri profitti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cibo, la terra, le persone al centro</strong><br />
Per queste ragioni il cibo, la terra e le persone devono tornare al centro dell’attenzione e le politiche pubbliche devono avere la funzione di tutelare le persone in quanto produttori e consumatori e difendere la terra. Intorno al cibo si gioca una battaglia di civiltà enorme: come verranno gestite le risorse naturali (ad esempio l’acqua che per il 70% soddisfa bisogni agricoli), il valore che assumerà il lavoro nei campi, la sostenibilità del settore primario in termini energetici e ambientali, la difesa delle colture e delle culture tradizionali, della terra e della biodiversità soprattutto nei territori indigeni e nelle riserve naturali, il ruolo dei governi e di tutti gli attori internazionali. <strong>La difesa del cibo è protezione dell’essere umano</strong>. Rimettere questi elementi al centro significa dare futuro alle persone, anche e soprattutto a quelle che vivono nei Paesi già colpiti da un impoverimento crescente, come abbiamo immaginato all’inizio di questo articolo. <strong>Dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi</strong>.<br />
Sovranità alimentare, appunto.</p>
<p><em>[A cura di Giulio Sensi</em>]<br />
<a href="#top">torna su</a></p>
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		<title>Prosegue Io mangio locale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 10:26:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[campagne]]></category>
		<category><![CDATA[io mangio locale]]></category>
		<category><![CDATA[mobilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[volontari]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli appuntamenti di ottobre della campagna]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/iomangiolocale.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1766" title="iomangiolocale" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/iomangiolocale.jpg" alt="iomangiolocale" width="350" height="144" /></a><span style="color: #ff9900;"> </span><em><br />
Senza speculazioni aggiunte<br />
</em></h4>
<h4 style="text-align: center;">Si è concluso il primo week end di appuntamenti di <span style="color: #ff9900;">Io mangio locale</span>,<br />
la campagna di Mani Tese per la promozione della sovranità alimentare</h4>
<p style="text-align: justify;">La campagna di Mani Tese, <strong><span style="color: #ffcc00;">Io mangio locale</span></strong>,  sostiene il <strong>diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare</strong>, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il rafforzamento dei propri mercati locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>17 e 18 ottobre 2009 Mani Tese</strong> é scesa<strong> </strong>in <strong>oltre 30 piazze italiane</strong> per affermare la concretezza di percorsi e scelte che possano garantire il diritto al cibo a tutto il pianeta. Scelte spesso che partono da piccoli gesti quotidiani, che tutti noi consumatori possiamo adottare nel nostro consumo alimentare giornaliero.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/voghera_01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1803" title="voghera_01" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/voghera_01.jpg" alt="voghera_01" width="450" height="300" /></a><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>cittadini hanno risposto con entusiasmo all’iniziativa</strong>, chiedendo informazioni ai banchetti presenti in 30 città italiane, provando i prodotti locali, e aderendo alla campagna anche tramite le d<strong>onazioni per le famiglie di agricoltori dello Stato del Kassala</strong> (Sudan), beneficiari del progetto di sviluppo sostenuto da Mani Tese e volto al miglioramento della sicurezza alimentare (<a href="../progetti/?p=498" target="_blank">progetto 2166</a>).<br />
Piccoli e semplici gesti volti a testimoniare la propria attenzione verso scelte di vita e di consumo che si muovono nel senso della giustizia e della sostenibilità.<a href="http://www.usabile.org/io%20mangio%20locale%20a%20catanzaro/" target="_blank"></a></p>
<p><a href="http://www.usabile.org/io%20mangio%20locale%20a%20catanzaro/" target="_blank">Guarda le foto di Mani Tese Catanzaro</a>!
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Concluso il primo week end di lancio, la <strong>campagna prosegue per tutto il mese di ottobre con incontri ed eventi organizzati dai gruppi di volontari su tutto il territorio italiano.<br />
C</strong><strong>ene a Kmzero</strong>, durante cui si gusteranno i prodotti tipici e di stagione delle relative zone di provenienza<strong>; serate di video proiezioni</strong>, durante cui sarà possibile vedere il <strong>cortometraggio</strong> di Mani Tese “<strong>Immaginiamo, la sovranità alimentare</strong>” e lo <a href="http://www.youtube.com/user/ManiTeseong#p/u/8/h1ivO1D-Q90" target="_blank"><strong>spot</strong> “<em>Dall’aiuto alla cooperazione</em></a>”, ma anche incontri e tavole rotonde sul tema sovarnità alimentare.
</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo appuntamento è questo week end (23-25 ottobre) a <strong>Trento per Fa&#8217; la cosa giusta!</strong>, fiera del consumo critico e delgi stili di vita sostenibili: <strong>Mani Tese</strong> parteciperà con il convegno <a href="http://www.manitese.it/?p=1721" target="_blank">&#8220;Cibo per il futuro. Come nutrire il pianeta?&#8221;</a>, durante cui si tenterà di individuare da quali esperienze partire nei contesti urbani e rurali per costruire la  sovranità alimentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Controlla il <a href="http://www.manitese.it/campagne/?page_id=333" target="_blank">calendario</a> per trovare i prossimi eventi della tua città!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Adesivo_Iomangiolocale_web.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1767" title="Adesivo_Iomangiolocale_web" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Adesivo_Iomangiolocale_web.jpg" alt="Adesivo_Iomangiolocale_web" width="142" height="142" /></a></p>
<p><strong>Per saperne di più vai al sito <a href="http://www.manitese.it/campagne/?cat=72" target="_blank">www.manitese.it/iomangiolocale</a></strong></p>
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		<title>Good news dal Sud America</title>
		<link>http://www.manitese.it/2009/cibo-e-terra-le-good-news-dall%e2%80%99america-latina/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[america latina]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli impegni dei governi sud americani per il diritto al cibo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Venerdì 16 ottobre, 2009</em></p>
<h4>Ecuador</h4>
<p style="text-align: justify;">Il governo Correa ha annunciato che, a partire dal 2010, inizierà un <strong>processo di espropriazione delle terre non coltivate</strong>. L’obiettivo, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Agricoltura Walter Poveda, è “una più equa redistribuzione delle terre incolte, per garantire la sussistenza dei contadini e tutelare la sovranità alimentare delle comunità rurali dell’Ecuador”.<br />
Un comitato formato dai Ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente e dalla Segreteria dei Popoli analizzerà la situazione delle proprietà agricole del Paese per procedere alle espropriazioni.<br />
Il Governo, chiarendo la differenza tra espropriazione e confisca, ha anche annunciato che “le terre saranno espropriate a fronte del pagamento di un giusto indennizzo” che verrà deciso dal comitato. Uno degli obiettivi sarà <strong>rendere produttive le terre per garantire un sufficiente livello di produzione agricola interno che riduca la dipendenza dell’Ecuador dalle importazioni di alimenti</strong> e che garantisca il diritto al cibo e la sovranità alimentare.<br />
Il comitato avrà sei mesi di tempo per presentare lo studio sulla proprietà delle terre ed il loro uso. «La terra non è una merce» hanno dichiarato durante la conferenza stampa i rappresentanti del governo ecuadoriano.</p>
<h4>Bolivia</h4>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I contadini di Cochabamba e i lavoratori di canna da zucchero di Beni avviano i primi insediamenti comunitari nel dipartimento di Pando</strong>, nel cuore della Media Luna separatista boliviana.<br />
Circa cinquecento contadini senza terra provenienti dalle zone andine si sono insediati nelle terre confiscate ai grandi latifondisti e imprenditori locali e stranieri nella provincia di Santa Rosa di Albunà di Pando. Al tempo stesso, duecento contadini impiegati nella raccolta della canna da zucchero hanno preso possesso delle terre confiscate nel dipartimento amazzonico di Beni.<br />
La promozione di insediamenti comunitari a Pando costituisce uno degli obiettivi dello Stato plurinazionale boliviano per una più <strong>equa distribuzione delle terre</strong> che possa garantire la sovranità alimentare, come imposto dalla nuova Costituzione.</p>
<h4>Paraguay</h4>
</p>
<p style="text-align: justify;">Il presidente Fernando Lugo ha annunciato l’inizio da parte del Governo di un <strong>programma di riforma agraria a lungo termine che dovrebbe concludersi nel 2023</strong>.<br />
Lugo ha inoltre preannunciato l’idea di voler indire un referendum per la nomina di una Assemblea costituente che possa riformare la Costituzione in vigore, secondo un modello già realizzato in Ecuador e Bolivia.<br />
Attualmente in Paraguay, l’80% delle terre coltivabili è nelle mani di appena il 2% della popolazione.</p>
<h4>Nicaragua</h4>
</p>
<p style="text-align: justify;">In virtù della decisione del governo di Daniel Ortega di creare un fondo per concedere crediti a interessi minimi alle donne che vivono al di sotto della soglia di povertà affinchè possano comprare a proprio nome terre coltivabili, il <strong>Coordinamento delle Donne Rurali ha presentato una proposta di legge che prevede oltre all’acquisto facilitato delle terre incolte anche un programma di assistenza tecnica, formazione, crediti</strong> per la produzione e l’acquisto di sementi organici e attrezzature.</p>
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		<title>Kuminda, il diritto al cibo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 14:13:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[kuminda]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna &#8220;Kuminda&#8221;, il festival del diritto al cibo.
9 &#8211; 11 ottobre, 2009 &#8211; Parma

Kuminda, il festival organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Cibopertutti&#8221;, aprirà l&#8217;edizione 2009 venerdì 9 ottobre in Piazzale Picelli a Parma. Ricchissimo il programma delle esposizioni e degli appuntamenti culturali di questa edizione che prevede una mostra mercato conespositori delle associazioni di Parma e Provincia, produttori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Kuminda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1737" title="Kuminda" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Kuminda.jpg" alt="Kuminda" width="140" height="61" /></a>Torna &#8220;Kuminda&#8221;, il festival del diritto al cibo.<br />
9 &#8211; 11 ottobre, 2009 &#8211; Parma</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p>Kuminda, il festival organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Cibopertutti&#8221;, aprirà l&#8217;edizione 2009 <strong>venerdì 9 ottobre in Piazzale Picelli a Parma</strong>. Ricchissimo il programma delle esposizioni e degli appuntamenti culturali di questa edizione che prevede una mostra mercato conespositori delle associazioni di Parma e Provincia, produttori del circuito del Distretto di Economia Solidale e della fiera &#8220;Fa la cosa giusta!&#8221;, oltre ad <strong>un ricco calendario di iniziative, intrattenimento per bambini, lezioni accademiche, spettacoli teatrali e dibattiti sulla sovranità alimentare</strong> in vista anche del vertice FAO che si svolge a Roma dopo qualche settimana.<br />
Alla manifestazione sarà presente anche il <strong>Comitato per la sovranità alimentare</strong> (di cui fa parte Mani Tese).<br />
In Piazzale Picelli sarà presente anche uno spazio adibito a ristorazione.</p>
<p>Gli orari di apertura sono i seguenti: venerdì 15-23, sabato 9-23 e domenica 10-18. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>
<p>Per informazioni sul programma <a href="http://www.kuminda.org/" target="_blank">www.kuminda.it</a></p>
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