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	<title> &#187; fao</title>
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		<title>Campagna FAO “1billionhungry”</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 14:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[campagna firme]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[L'11 maggio parte la campagna di sensibilizzazione contro la fame della FAO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Martedì 11 maggio 2010 ore 14:45 presso la sede FAO, Red room, verrà lanciata la<br />
nuova campagna mondiale “1billionhungry”</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">La FAO lancia un nuova ambiziosa <strong>campagna di sensibilizzazione contro la fame</strong>, con l’intento di creare un movimento a livello mondiale che lotti affinché tutti abbiano accesso ad un’alimentazione adeguata.</p>
<p style="text-align: justify;">Usando un fischietto giallo come simbolo della campagna ed una <a href="http://www.1billionhungry.org/" target="_blank">petizione online</a><strong> come strumento di mobilitazione</strong>, il Progetto “1billionhungry” (1miliardo di affamati) consentirà alle persone di <strong>esprimere la propria indignazione per il fatto che ancora nel XXI secolo più di un miliardo di persone non hanno cibo a sufficienza</strong>.<br />
Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno gratuito offerto dalle grandi agenzie di comunicazione McCann Erickson e IGP Decaux, dalla società di produzione FilmMaster, dalle Leghe Nazionali di Calcio Professionistico e da una lista di partner della società civile che continua ad allungarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Parteciperanno</span>:<br />
Tra le molte personalità del mondo dello spettacolo e dello sport che hanno dato il proprio sostegno, saranno presenti tra gli altri il calciatore del Manchester City Patrick Vieira, la schermitrice olimpionica Valentina Vezzali, il più volte campione olimpionico ed ormai leggenda dell’atletica Carl Lewis, ed il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.
</p>
<p style="text-align: justify;">Molti altri beniamini del pubblico hanno dato il proprio sostegno alla campagna tra questi l’attore inglese Jeremy Irons, che ha preparato un video per promuovere questa iniziativa, che sarà mostrato nel corso dell’evento, e diversi calciatori europei da Raúl González del Real Madrid, a João Moutinho dello Sporting di Lisbona, a Luca Toni della Roma, a Gary Neville del Manchester United a René Adler del Bayer Leverkusen.</p>
<p style="text-align: justify;">L’evento sarà trasmesso in diretta via webcast su <a href="http://www.fao.org/">www.fao.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Fao &#8211; Per una zootecnica più sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 11:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[zootecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Rapporto annuale FAO sullo stato di alimentazione e agricoltura ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fonte <a href="http://www.fao.org/news/story/it/item/40148/icode/" target="_blank">Fao Newsroom</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma, 18 febbraio 2010</strong> &#8211; Occorrono investimenti, ricerca ed una robusta governance per mettere il settore zootecnico in grado di rispondere alla crescente domanda di prodotti animali ed allo stesso tempo contribuire alla sicurezza alimentare, alla riduzione della povertà, alla sostenibilità ambientale ed alla salute umana, afferma la FAO nella nuova edizione di una delle sue pubblicazioni annuali più importanti: <strong>The State of Food and Agriculture</strong> (SOFA) (Lo Stato dell&#8217;alimentazione e dell&#8217;agricoltura).</p>
<p>Nel rapporto si evidenzia come <strong>la zootecnia sia essenziale per la sussistenza di circa un miliardo di persone povere</strong>.  La zootecnia fornisce reddito, cibo di qualità, combustibile, forza da tiro, materiale da costruzione e fertilizzante, contribuendo così in modo significativo alla sicurezza alimentare ed alla nutrizione.  Per molti piccoli contadini, inoltre, il bestiame rappresenta un&#8217;importante rete di sicurezza nei momenti critici.</p>
<p>Ma l&#8217;agenzia ONU sottolinea la <strong>necessità di investimenti nel settore e di istituzioni più robuste a livello locale</strong>, nazionale ed internazionale, per assicurare che la crescita del settore contribuisca a migliorare le condizioni di vita, soddisfi la crescente domanda ed attenui le preoccupazioni per il suo impatto ambientale e per la salute umana.</p>
<p><strong>Vuoto istituzionale</strong><br />
&#8220;La rapida transizione del settore zootecnico ha avuto luogo in un contesto di vuoto istituzionale&#8221;, afferma il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf nella prefazione del rapporto.  &#8220;La questione della governance è centrale.  <strong>Identificare e definire un ruolo appropriato di governo, nella sua accezione più ampia, rappresenta la base su cui costruire lo sviluppo futuro del settore</strong>&#8220;.  Occorrono strategie per assicurare che questo settore in rapida espansione contribuisca davvero e pienamente alla sicurezza alimentare ed alla riduzione della povertà, nella direzione di un settore zootecnico &#8220;più responsabile&#8221;, ha detto Diouf.</p>
<p><strong>Un settore in rapida crescita</strong><br />
La <strong>zootecnia</strong> è uno dei settori dell&#8217;economia agricola che registra la crescita più rapida, si legge nel rapporto FAO.  Il bestiame rappresenta il 40 per cento del valore complessivo della produzione agricola e fornisce mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare a circa un miliardo di persone.  A livello mondiale, <strong>fornisce il 15 per cento del totale di energia alimentare ed il 25 per cento delle proteine alimentari</strong>.  I prodotti animali forniscono micronutrienti essenziali, non facilmente ottenibili da altri prodotti vegetali.</p>
<p>Aumento dei redditi, incremento demografico ed urbanizzazione sono le ragioni trainanti dell&#8217;aumento della domanda di prodotti animali nei paesi in via di sviluppo.  E le proiezioni FAO indicano che per soddisfarla, la produzione mondiale annua di carne crescerà passando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni per il 2050, con la popolazione bovina che si stima aumenterà dagli attuali 1,5 miliardi di capi a 2,6 miliardi e quella ovina e caprina da 1,7 miliardi a 2,7 miliardi di capi.</p>
<p>La domanda sostenuta di prodotti animali offre molte opportunità perché il settore possa contribuire in modo significativo alla crescita economica ed alla riduzione della povertà.  Tuttavia, <strong>i piccoli allevatori incontrano grandi difficoltà a restare competitivi di fronte a sistemi produttivi intensivi e di vaste dimensioni</strong>.  Il rapporto avverte: &#8220;Un divario sempre più ampio sta emergendo tra coloro che possono profittare di questa accresciuta domanda di prodotti animali e coloro che ne sono tagliati fuori&#8221;.</p>
<p>La FAO raccomanda che <strong>i piccoli allevatori siano aiutati per riuscire a cogliere opportunità dall&#8217;allargamento del mercato e nella gestione dei rischi e dei pericoli associati con la crescente competitività</strong>, ai quali da soli è difficile far fronte.   Strategie rurali di più ampio respiro che creino opportunità occupazionali extra agricole potrebbero aiutare coloro che non riescono ad adattarsi e competere in un settore in fase di grande modernizzazione.</p>
<p>&#8220;I governi devono anche riconoscere e proteggere la funzione di rete di sicurezza che svolge la zootecnica per i più poveri&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;impatto sull&#8217;ambiente</strong><br />
Il rapporto evidenzia la necessità di <strong>rafforzare l&#8217;efficienza nell&#8217;uso delle risorse naturali del settore e ridurre l&#8217;impronta ecologica della produzione animale</strong>.  L&#8217;obiettivo è quello di assicurare che la crescita della produzione non crei un&#8217;eccessiva pressione sugli ecosistemi, sulla biodiversità, sul territorio, sulle risorse forestali e sulla qualità dell&#8217;acqua, e non contribuisca al riscaldamento globale.</p>
<p>Mentre alcuni paesi sono riusciti a ridurre l&#8217;inquinamento e la deforestazione associati alla produzione zootecnica, molti altri necessitano di politiche appropriate e della capacità di attuarle.  Politiche basate sul mercato, ad esempio tasse o canoni per l&#8217;uso delle risorse naturali, o pagamenti per i servizi ambientali, potrebbero essere modi per incoraggiare gli allevatori a produrre in modo sostenibile.</p>
<p><strong>La zootecnia può svolgere un ruolo importante sia nell&#8217;adattamento al cambiamento climatico che nella mitigazione dei suoi effetti sull&#8217;uomo</strong>, dice la FAO.  Occorrerà sviluppare nuove tecnologie per riuscire a realizzare il potenziale del settore di contribuire alla mitigazione ed all&#8217;adattamento al cambiamento climatico mediante migliore capacità di monitorare, segnalare e verificare le emissioni prodotte dal settore zootecnico.</p>
<p>Infine il rapporto FAO segnala come le malattie animali pongano rischi sistemici che vanno affrontati.  Poiché continueranno ad emergere nuovi agenti patogeni, il rapporto raccomanda a livello nazionale maggiori investimenti nella salute animale e nella sicurezza igienico-sanitaria delle infrastrutture per ridurre il rischio che malattie animali possano trasmettersi all&#8217;uomo.  I piccoli allevatori poveri hanno bisogno di essere sostenuti nelle attività di controllo delle malattie animali.</p>
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		<title>Haiti:il comunicato della FAO</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 16:07:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il comunicato della FAO]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Fonte</em>: <a href="http://www.fao.org/news/story/it/item/39329/icode/" target="_blank">Food Agriculture Organization</a></p>
<p><strong>La priorità è l’imminente stagione di semina primaverile, mentre in migliaia abbandonano la capitale ed aumentano i prezzi alimentari</strong></p>
<p><em>Roma, 21 gennaio 2010 </em>- Il Direttore Generale della FAO, <strong>Jacques Diouf</strong>, ha dichiarato oggi che, con le prime operazioni di soccorso ormai avviate, l&#8217;<strong>impegno locale ed internazionale di ricostruzione deve dirigersi anche verso la produzione alimentare e la ripresa agricola</strong>.</p>
<p>Occorre dare immediato <strong>sostegno ai contadini haitiani prima dell&#8217;imminente stagione di semina primaverile</strong> che inizia in marzo, ha detto Diouf.  Il consumo di cereali di Haiti è stimato nell&#8217;ordine di un milione di tonnellate, delle quali circa il 63 per cento proviene dalle importazioni.</p>
<p>&#8220;La priorità è fornire alla popolazione sementi, fertilizzanti, foraggio e vaccini per il bestiame ed attrezzi agricoli&#8221;, ha aggiunto.</p>
<p>E&#8217; di vitale importanza<strong> incrementare la produzione locale di sementi di qualità</strong> e preparare fertilizzanti appropriati alle diverse coltivazioni e zone produttive dell&#8217;isola.</p>
<p><strong>In migliaia abbandonano la capitale</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; urgente che si intervenga in questa direzione alla luce del fatto che <strong>migliaia di persone stanno abbandonando la devastata capitale Port-au-Prince verso le zone rurali</strong>, e che i prezzi alimentari sono in rialzo&#8221;, ha detto il Direttore Generale della FAO.<br />
&#8220;Queste persone devono poter disporre dei mezzi necessari per sopravvivere e trovare attività che generino reddito&#8221;.<br />
Circa il 53 per cento della popolazione di Haiti vive in aree rurali, mentre il rimanente 47 per cento in aree urbane.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza della stagione di semina primaverile</strong></p>
<p>La stagione di semina primaverile, che dura sino a maggio, rappresenta il 60 per cento della produzione nazionale haitiana.  Con vitali infrastrutture agricole, quali i depositi per l&#8217;immagazzinamento e i canali per l&#8217;irrigazione, seriamente danneggiati, <strong>per la prossima stagione produttiva gli agricoltori haitiani hanno bisogno di tutto l&#8217;aiuto necessario</strong>.</p>
<p>La FAO dispone di programmi per incrementare la produzione alimentare del valore di 49 milioni di dollari, resi disponibili da diversi donatori tra i quali l&#8217;Unione Europea, il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo, la Banca Mondiale, la Francia, il Canada, la Spagna, l&#8217;Austria, il Brasile ed il Belgio.<br />
Questi programmi comprendono, tra l&#8217;altro, la moltiplicazione e la distribuzione di appropriate sementi di alta qualità su cui i contadini poveri possano contare ed anche la distribuzione di fertilizzanti ed attrezzi agricoli.</p>
<p>I programmi del governo e della FAO lo scorso anno hanno aiutato ad incrementare la produzione agricola nazionale del 15 per cento e permesso di ridurre il numero delle persone malnutrite.</p>
<p><strong>Prezzi alimentari in rialzo</strong></p>
<p>Nel frattempo sia a Port-au-Prince che altrove <strong>stanno aumentando i prezzi delle derrate</strong> a causa della generale scarsezza di cibo e combustibile, dei danni subiti dalla catena alimentare, dalle strutture per l&#8217;immagazzinamento e dal porto, con grave minaccia per tutta la popolazione povera di Haiti.<br />
&#8220;Il sisma ha colpito la parte occidentale e meridionale dell&#8217;isola, ma la catastrofe è nazionale&#8221;, ha detto Diouf.</p>
<p>&#8220;Per evitare che questo disastro urbano diventi anche una tragedia rurale è decisivo che si riesca a salvare la prossima stagione agricola&#8221;.</p>
<p>La FAO ha al momento sul campo 73 esperti e personale, numero che aumenterà nei prossimi giorni per sostenere il governo haitiano ed il Ministero dell&#8217;Agricoltura che hanno subito grossi danni e perduto personale.<br />
La FAO ha dispiegato esperti per valutare l&#8217;impatto del sisma sul settore agricolo ed i danni subiti dalle infrastrutture rurali.</p>
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		<title>Prezzi alimentari sostenuti nei pvs</title>
		<link>http://www.manitese.it/2009/prezzi-alimentari-ancora-sostenuti-nei-paesi-poveri/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 11:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Trentuno nazioni necessitano di aiuti alimentari d’emergenza Roma, 10 novembre 2009 Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto Crop Prospects and Food Situation (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr). Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Trentuno nazioni necessitano di aiuti alimentari d’emergenza<br />
</strong><br />
<em>Roma, 10 novembre 2009 </em><br />
Nei paesi poveri, importatori netti di alimenti, i <strong>prezzi alimentari continuano a rimanere sostenuti</strong>, nonostante la buona produzione cerealicola registrata nel 2009, ha avvertito oggi la FAO nel suo ultimo rapporto <em>Crop Prospects and Food Situation</em> (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare ndr).<br />
Una situazione di grave insicurezza alimentare colpisce al momento <strong>31 paesi che per questo necessitano di aiuti d’emergenza</strong>.  La situazione è particolarmente grave in Africa orientale dove a causa della siccità e dei conflitti in corso circa 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuti alimentari, ha denunciato la FAO.<br />
Nonostante i prezzi alimentari a livello internazionale siano calati in modo significativo rispetto ai picchi raggiunti un paio d’anni fa, <strong>i prezzi del grano e del mais in ottobre sono saliti e quelli del riso di esportazione rimangono più alti dei livelli ante crisi</strong>.</p>
<p>“Per le popolazioni più povere, il cui bilancio familiare viene speso sino all’80 per cento per il cibo, la crisi dei prezzi alimentari non è ancora finita”, dice Hafez Ghanem, Vice Direttore Generale della FAO.  “Oggi, per combattere fame e povertà, la priorità a livello mondiale è incrementare gli investimenti nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo”.
</p>
<p style="text-align: justify;">La FAO ha convocato un <strong>Vertice Mondiale dal 16 al 18 novembre 2009</strong> allo scopo di raggiungere un ampio consenso per l’immediata riduzione della fame con l’obiettivo di promuovere gli investimenti pubblici e privati nello sviluppo agricolo dei paesi in via di sviluppo.<strong></strong></p>
<p><strong>Africa occidentale</strong><br />
In Africa occidentale la produzione cerealicola nel 2009 calerà rispetto ai buoni raccolti dello scorso anno.  Le piogge scarse, inferiori alle medie stagionali, hanno reso necessario in molte zone della regione ripiantare le colture ed anno causato la perdita del bestiame in Mali, Ciad e Niger, secondo il rapporto.  I prezzi dei cereali nella regione sono ancora ben al di sopra i livelli di due anni fa prima della crisi dei prezzi alimentari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad esempio il prezzo del miglio sul mercato di Bamako, la capitale del Mali, di Ouagadougou in Burkina Faso e di Niamey in Niger è aumentato rispettivamente del 35 per cento, del 42 per cento e del 21 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.  Il prezzo del riso importato è incrementato tra il 22 ed il 46 per cento.  La FAO mette in guardia che il previsto calo della produzione cerealicola della Nigeria potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi in tutta l’Africa occidentale.<strong></strong></p>
<p><strong>Africa Orientale</strong><br />
In Africa orientale la situazione desta grande preoccupazione a causa delle scarse precipitazioni che in molte aree hanno distrutto raccolti e pascoli, dell’incremento dei conflitti, dell’interruzione degli scambi commerciali e della permanenza di prezzi alimentari sostenuti.<br />
In Kenya si prevede che la produzione di mais sarà inferiore del 30 per cento rispetto allo scorso anno passato.   Si stima che circa 3,8 milioni di keniani soffrano di insicurezza alimentare elevata o estrema, per lo più nelle aree agricole e pastorali marginali.<br />
In Etiopia il numero delle persone che necessitano di soccorsi umanitari è aumentato, passando dai 5,3 milioni del maggio scorso a 6, 2 in ottobre.<br />
In Uganda circa 1,1 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nel Sudan meridionale ed in Darfur il proseguire della guerra civile sta facendo peggiorare la già grave situazione alimentare della popolazione: si stima che siano circa 5,9 milioni le persone che dipendono dagli aiuti alimentari d’emergenza per sopravvivere.</p>
<p><strong>Altre regioni del mondo</strong><br />
In Africa australe, nonostante la buona produzione cerealicola del 2009, persistono prezzi alimentari elevati in diversi paesi, con gravi conseguenze sulla sicurezza alimentare della popolazione.<br />
In Nord Africa la produzione complessiva di grano si preveda raggiungerà il nuovo record di 21,5 milioni di tonnellate, rispetto ai 14,3 milioni di tonnellate del 2008, quando la produzione era stata compromessa a causa della siccità.<br />
In Asia, le prospettive della produzione di riso nel 2009 si sono deteriorate dal luglio scorso a seguito delle irregolari piogge monsoniche in India, uno dei principali paesi produttori, e dei disastri naturali in alcuni altri paesi, come il Giappone, la Repubblica della Corea del Nord, la Repubblica democratica popolare del Laos e lo Srilanka.</p>
<p>La FAO produce il rapporto <strong>Crop Prospects and Food Situation</strong> ogni tre mesi.</p>
<p>[fonte: <a href="http://www.fao.org/news/story/it/item/37157/icode/" target="_blank">www.fao.org</a>]</p>
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		<title>Rapporto FAO</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 14:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Rapporto FAO ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un rapporto FAO esplora come bilanciare negli interventi di mitigazione costi e benefici per la sicurezza alimentare</strong><br />
<em>Roma, 5 novembre 2009</em></p>
<p><strong>L’agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico</strong>, ma dall’altra ne è anche responsabile, contribuendo con il 14 per cento del totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali.  E circa il 70 per cento di queste strategie, secondo la FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p>“<strong>Molte delle strategie agricole per mitigare il cambiamento climatico sono positive anche per la sicurezza alimentare</strong>, per lo sviluppo e per l’adattamento al cambiamento climatico”, dice Alexander Mueller, Vice Direttore Generale della FAO.  “La sfida è riuscire a capitalizzare queste sinergie potenziali, e nel frattempo gestire i trade-off rischi-benefici per la sicurezza alimentare”.</p>
<p>Il rapporto “Food Security and Agricultural Mitigation in Developing Countries: Options for Capturing Synergies” è stato lanciato in occasione dei colloqui sul cambiamento climatico di Barcellona (2-6 novembre) organizzati in preparazione del Vertice di Copenaghen del dicembre prossimo.</p>
<p><strong>Migliorare la gestione delle colture</strong><br />
Le opzioni tecniche più importanti per far sì che l’agricoltura contribuisca a mitigare il cambiamento climatico consistono nel migliorare la gestione delle colture e delle terre a pascolo ed il risanamento biologico del suolo e delle terre degradate.</p>
<p><strong>Circa il 90 per cento del potenziale della mitigazione tecnica da agricoltura proviene dal sequestro del carbonio nel terreno</strong>.  Questo implica l’incremento del livello di sostanze organiche, delle quali il carbonio è la componente principale, nel suolo.  Questo può tradursi in un migliore contenuto di nutrienti della pianta, in un aumento della sua capacità di ritenzione dell’acqua ed in una migliore struttura, tutti elementi che alla fine portano a migliori rendimenti e ad una maggiore resistenza.</p>
<p>Tra le opzioni per incrementare il sequestro di carbonio vi sono: una minore lavorazione del terreno, l’utilizzo dei residui colturali come composto e per la copertura dei terreni, l’impiego di colture perenni per coprire il suolo, la risemina dei pascoli ed una loro migliore gestione.<br />
<strong><br />
Bilanciare benefici e rischi</strong><br />
Altre opzioni comportano un difficile compromesso tra azioni positive per la mitigazione ma che hanno possibili conseguenze negative per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo.  In alcuni casi vi sono possibili sinergie nel lungo periodo ma compromessi a breve termine.</p>
<p>La produzione di biocombustibili ad esempio, fornisce un’alternativa pulita ai carburanti fossili, ma può entrare in competizione la produzione alimentare per quanto riguarda la terra e le risorse idriche.  Il risanamento biologico del suolo consente ad esempio un maggiore sequestro di carbonio, ma può ridurre la terra disponibile per la produzione alimentare.  Ed ancora, il risanamento delle superfici destinate al pascolo può incrementare l’opera di sequestro di carbonio, ma può comportare nel breve periodo un calo dei redditi per la limitazione del numero di capi di bestiame.</p>
<p>Alcune di queste sfide possono controbilanciarsi con misure per incrementare l’efficienza o mediante il pagamento di incentivi e di compensazioni.</p>
<p>Molte delle opzioni tecniche di mitigazione sono in realtà già disponibili e potrebbero essere messe in pratica da subito.  Va tuttavia tenuto presente che mentre questo tipo di interventi generano un vantaggio netto nel lungo periodo, implicano considerevoli costi iniziali.</p>
<p>Devono superarsi anche altre barriere, come diritti fondiari incerti, mancanza di informazioni e di assistenza tecnica, o di accesso a sementi e fertilizzanti.  “Rapportarsi agli sforzi di sviluppo agricolo in corso che affrontano queste stesse questioni è un modo economicamente vantaggioso di operare”, dice Kostas Stamoulis, Direttore della Divisione dell’economia dello sviluppo agricolo della FAO.</p>
<p><strong>Necessari meccanismi di finanziamento</strong><br />
Il rapporto delinea possibili meccanismi di finanziamento che potrebbero sbloccare i benefici potenziali per una mitigazione del cambiamento climatico, per la sicurezza alimentare e per lo sviluppo agricolo.</p>
<p>Al momento sono all’esame una serie di possibilità finanziarie – pubbliche, pubbliche e private, e mercati del carbonio – per interventi di mitigazione del cambiamento climatico nei paesi in via di sviluppo.  Secondo il rapporto potrebbero diventare future fonti di finanziamento per interventi di mitigazione da agricoltura.  Lo stesso potrebbe fare un fondo internazionale dedicato specificatamente al sostegno delle azioni di mitigazione da parte dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo ed al coordinamento di finanziamenti provenienti dagli aiuti ufficiali allo sviluppo.<br />
<strong><br />
Vantaggi su più fronti</strong><br />
Nonostante il suo notevole potenziale, <strong>l’attenuazione del cambiamento climatico da parte del settore agricolo è rimasta relativamente marginale nei negoziati sul cambiamento climatico</strong>.</p>
<p>Per riuscire a trarne pienamente profitto, il rapporto raccomanda per tutte le questioni relative alla sua attuazione, di attenersi al programma di lavoro proposto dall’Organismo Sussidiario di consulenza tecnica e scientifica della Convenzione quadro dell’ONU sul cambiamento climatico (UNFCCC).</p>
<p>Il rapporto propone anche interventi e sperimentazioni sul campo guidate dai paesi, con un approccio graduale in funzione alle capacità nazionali e sostenuto da un’adeguata formazione e da trasferimento di tecnologie e finanziamenti.</p>
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		<title>Fao: una battaglia vinta per il cibo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 15:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Riformato il Comitato Sicurezza Alimentare come organo globale di attuazione delle politiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Alla Fao, un round alla società civile: i diretti interessati e le loro organizzazioni entrano nel board sull&#8217;emergenza alimentare. Sconfitte le pressioni dei soliti noti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <em>Nora McKeon</em></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi alimentare è esplosa come questione mondiale alla fine del 2007. Nell’aprile del 2008, il segretario generale delle Nazioni Unite ha istituito una High-Level Task Force (HLTF), che ha coinvolto 22 istituzioni delle Nazioni Unite e di Bretton Woods, per lavorare ad un piano coordinato di risposta multilaterale. Entro il mese di luglio dello stesso anno il HLTF ha pubblicato un quadro generale di azione per affrontare la crisi, un documento predisposto dal Segretariato delle agenzie senza un avallo politico da parte dei governi. Quasi simultaneamente, il presidente francese Sarkozy proponeva una Global Partnership per l&#8217;agricoltura e l&#8217;alimentazione composta da istituzioni intergovernative, settore privato, mega fondazioni e società civile. Quando, nel luglio 2008, il G8 si è riunito, ha fatto sua questa proposta sottolineando la <strong>necessità di creare una nuova struttura finanziaria per sostenere la ricerca e lo sviluppo del settore agricolo</strong>. L’eccessiva vaghezza della proposta di questa Global Partnership e la prospettiva di nuovi meccanismi finanziari ha allarmato le istituzioni alimentari e agricole delle Nazioni Unite con sede a Roma (FAO, IFAD, WFP). Il direttore generale della FAO ha lanciato la controproposta di <strong>trasformare il Comitato sulla Sicurezza Alimentare mondiale</strong> UN/FAO (CFS), nel quale tutti i governi partecipano su base paritaria, <strong>in un organo globale di attuazione delle politiche</strong>. Ad una importante conferenza alimentare tenutasi a Madrid alla fine del gennaio 2009, le proposte alternative si sono scontrate. La FAO si è imposta, con l’appoggio del G77, e ci si è accordati che, almeno per il momento, al CFS sarebbe stata data l’occasione di riorganizzarsi in un più forte strumento di politica globale. E’ così cominciato un processo di negoziazione che è culminato il <strong>17 ottobre a Roma nella sessione finale dell’incontro annuale del Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale</strong>, che è descritto qui di seguito.</p>
<p>In una città italiana, sabato 17 ottobre, in una sala affollata, il pubblico si è alzato in piedi ed ha applaudito per cinque lunghi minuti. No, non era l’apertura della stagione operistica della “Scala”. Era la sessione finale del finora ininfluente Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) dell’organizzazione alimentare e agricola delle Nazioni Unite (FAO).</p>
<p>Cosa era accaduto per accendere un tale entusiasmo? Nel corso del 2007, un drammatico aumento dei prezzi alimentari e le conseguenti rivolte che si erano succedute nelle città in ogni parte del mondo avevano rivelato l’assoluta necessità di rivedere le regole del gioco alimentare mondiale. Adesso, a quasi due anni di distanza da questi eventi, i <strong>191 governi che formano la FAO hanno adottato, per acclamazione, una proposta di riforma del CFS</strong>. Quest’ultimo, che era stato per più di 30 anni un inconcludente salotto di chiacchiere, è stato <strong>riorganizzato per agire come un forum globale di attuazione delle politiche</strong>, in grado di deliberare sulle questioni alimentari in nome della difesa del diritto al cibo in tutto il mondo.</p>
<p>Gli interessi geo-politici ed economici in gioco erano giganteschi, con le corporazioni agro-alimentari e gli strenui difensori del libero scambio tra i contendenti più aggressivi. Essi insistevano per uno scenario alternativo, una Global Partnership per cibo, agricoltura e nutrizione nella quale &#8211; nell’assenza di un qualsiasi chiaro meccanismo di governance – le decisioni rischiavano di essere prese dalle solite facce: il G8 (vestito per l’occasione con gli abiti eleganti del G20) che avrebbe canalizzato i fondi attraverso la Banca Mondiale e gli operatori finanziari e societari che avrebbero perpetuato il loro incontrollato banchetto.</p>
<p>Ma stavolta non hanno vinto loro. Sotto la guida appassionata e intelligente del Rappresentante Permanente dell’Argentina alla FAO, che operava come CFS Bureau Chair, il processo di negoziazione ha fatto l’inusuale scelta di aprirsi, oltre che al Bureau, a tutti i membri della FAO e a tutti i soggetti interessati coinvolti, inclusi i rappresentanti della società civile. <strong>Le organizzazioni dei piccoli produttori di cibo del Sud e le Organizzazioni non governative hanno dato un contributo fondamentale</strong>, facilitati in questa azione da un meccanismo globale che essi stessi avevano costruito nella passata decade sotto la bandiera della sovranità alimentare. Meeting dopo meeting le idee sono state messe a punto, sono state appianate le incomprensioni, si sono siglati compromessi. Alla fine la maggioranza dei partecipanti, dal G77 all’EU, ha fatto proprie le idee guida della proposta. Il CFS si sarebbe basato sul sistema delle Nazioni Unite nel quale, nonostante tutti i suoi difetti, prevale la regola del “un paese, un voto”. Avrebbe avuto l’autorità di formulare e approvare un quadro strategico globale per conseguire una strategia alimentare globale. I governi si sarebbero impegnati a trasformare questo quadro in piani di azione nazionali con la partecipazione dei soggetti interessati e sarebbero inoltre stati ritenuti responsabili dei risultati.</p>
<p>Così, per la prima volta nella storia del sistema delle Nazioni Unite, <strong>i rappresentanti dei piccoli produttori di cibo</strong> e delle altre organizzazioni della società civile, assieme alle associazioni del settore privato e ai soggetti interessati, potrebbero essere <strong>attori e non solo spettatori del processo inter-governativo</strong>.<br />
Quando la delegazione USA è arrivata con un testo alternativo dell’ultimo minuto cercando di ridurre il ruolo del CFS ad una piattaforma per lo scambio di “buone pratiche”, la mozione è stata dichiarata inammissibile. Un discorso conciliatorio, poco prima del voto finale, del nuovo ambasciatore statunitense alla sede di Roma delle Nazioni Unite, nominato da Obama, ha fatto chiaramente capire che il messaggio era stato recepito.</p>
<p>Il terreno guadagnato deve ora essere difeso. Il nuovo CFS deve essere messo alla prova. Il Summit Mondiale della FAO sulla Sicurezza Alimentare e il parallelo forum della società civile, che si terrà a Roma a metà novembre, sarà un’occasione importante per ulteriori riflessioni e interventi. Nel frattempo, lo scorso sabato, i governi, i contadini, i pastori, i pescatori artigianali, le popolazioni indigene e tutti gli altri presenti a Roma nella sala del meeting della FAO, hanno potuto celebrare un momento di vittoria e di solidarietà.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Alla-Fao-una-battaglia-vinta-per-il-cibo" target="_blank">[fonte: sbilanciamoci</a>]</p>
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		<title>Fuori la finanza dal cibo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 12:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Cresce la fame, ma crescono anche gli affamatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.manitese.it/materiale/campagne/Iomangiolocale/iomangiolocale.jpg" alt="" width="140" height="140" /></p>
<h4 style="text-align: center;">Cresce la fame, ma crescono anche gli affamatori</h4>
<p style="text-align: justify;"><em>14 ottobre 2009, Roma<br />
</em>Oggi la Fao ha reso noto che il  numero degli affamati ha raggiunto la cifra più alta dagli anni &#8217;70. Le  speculazioni finanziarie sul cibo e le commodities agricole sono in spaventosa  crescita e mettono in pericolo la sovranità dei paesi sulle proprie  terre.
</p>
<p style="text-align: justify;">Mani Tese e la Campagna per la Riforma della Banca  Mondiale<strong> pu</strong><strong>ntano il dito su chi continua a fare profitti sulla pelle  degli affamati. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È  paradossale -commenta il coordinatore della Campagna per la Riforma della Banca  Mondiale <strong>Antonio Tricarico</strong>- che in nome della sicurezza alimentare le  principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano  promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura che poi si  sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei  Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi  sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni  controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria  mondiale che viviamo. Per aiutare davvero i poveri contadini del Sud è  necessario mettere in discussione il concetto di investimenti esteri in  agricoltura e ripristinare un controllo dei capitali in ogni paese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La crescita della fame coincide con la crescita degli  appetiti finanziari su terra e cibo</strong>. Si sta diffondendo un nuovo tipo di  colonialismo, si chiama il <em>land grab</em>, ovvero l’affitto di terre. Un business  agricolo nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che <strong>garantisce alti  tassi di guadagno per gli investitori</strong> (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma <strong> toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno</strong>. Non esiste  un&#8217;ipotesi di controllo su questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">A  sostenere questo commercio sono anche le previsioni di alti profitti che molti  investitori che operano sul mercato finanziario, prevedono di ottenere. È per  questo, oltre ai Paesi emergenti che cercano la propria sicurezza alimentare ed  energetica, si sono lanciati all’acquisto delle terre anche investitori  istituzionali, attraverso fondi come gli <em>Hedge Found</em> e i <em>Private  Equity</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tali fondi infatti promettono ritorni di investimento  dell’ordine del 20-30%</strong>. Nulla di strano se non generasse contraddizioni  enormi. Come nel caso del Sudan che ha ceduto per <strong>99 anni 1,5 milioni di  ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan  ci sono 5,6 milioni di affamati</strong>, che dipendono dagli aiuti alimentari  internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto  poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati,  costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che  vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di  terreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per queste ragioni Mani Tese  scenderà il piazza il <a href="http://www.manitese.it/campagne/?cat=72" target="_blank"><strong>17 e 18 ottobre in  oltre 30 città italiane</strong></a> con la campagna <span style="color: #ff9900;"><strong>Io mangio locale</strong></span>,  per sostenere il <strong>diritto di tutti i popoli alla sovranità  alimentare</strong>, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche  agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il  rafforzamento dei propri mercati locali.</p>
<p><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=132876" target="_blank">Leggi anche l&#8217;articolo di Rainews24.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<h4>L&#8217;agricoltura verso il 2050: le sfide da  affrontare<br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Fao_summit1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1795" title="Fao_summit" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Fao_summit1.jpg" alt="Fao_summit" width="580" height="82" /></a></h4>
<p><em>12 ottobre 2009, Roma</em><br />
L&#8217;agricoltura dovrà essere più  produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e  rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, <strong>Jacques Diouf,</strong> aprendo i <strong>lavori del Forum di esperti ad alto livello (</strong>High Level Expert Forum) <strong>su come nutrire il mondo nel 2050</strong> (Roma, 12-13 ottobre) , dove si incontreranno esperti del settore per discutere su “Come sfamare il mondo entro il 2050?”.</p>
<p>Di fronte ad oltre <strong>300 esperti di tutto il mondo</strong>, Diouf ha poi proseguito: Gli effetti combinati dell&#8217;incremento  demografico, della forte crescita del reddito e dell&#8217;urbanizzazione avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi.</p>
<p>Non ci sarà altra scelta che <strong>aumentare la produttività agricola</strong>, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall&#8217;estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell&#8217;Africa sub-sahariana ed in America Latina.  Aggiungendo poi che se è vero che l&#8217;agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento.</p>
<p>Le proiezioni indicano che<strong> la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone</strong>, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque <strong>un incremento del 70 per cento della produzione</strong>.</p>
<p>Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, agricoltura a livello mondiale dovrà <strong>fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico</strong>, in particolare con l&#8217;aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità.</p>
<p>A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.</p>
<p><strong>La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno</strong>, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.<br />
Un&#8217;attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità ed ad altri moderni fattori produttivi.<br />
Diouf si è soffermato sul particolare <strong>problema dell&#8217;acqua</strong> dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.<br />
È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e<br />
la cooperazione triangolare.</p>
<p><strong>In concorrenza con la bioenergia </strong><br />
La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondialeconsiderato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.</p>
<p>Nei due giorni di dibattito <strong>300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050</strong>.<br />
Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) di contro agli attuali 7.9 miliardi l&#8217;anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l&#8217;immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.</p>
<p><strong>Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare</strong> in programma presso la sede FAO dal <strong>16 al 18 novembre</strong> 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 192 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.</p>
<p><em>[fonte: Fao]</em></p>
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