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	<title> &#187; diritto al cibo</title>
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		<title>Emergenza nel Corno d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 10:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proponiamo ai nostri sostenitori e lettori il nostro punto di vista sull'emergenza alimentare nel Corno d'Africa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane abbiamo visto tornare sui giornali e le televisioni le immagini della fame, della carestia e dell’emergenza alimentare in alcune aree del Corno d’Africa.</p>
<p>Il 20 luglio scorso, infatti, le Nazioni Unite hanno dichiarato lo <strong>stato di carestia in due regioni della Somalia</strong>, Lower Shabelle e Bakool, nel sud del paese. Si tratta dello <strong>stadio più avanzato dell’insicurezza alimentare</strong>, oltre quello di emergenza. Quasi 4 milioni di somali, metà dell’intera popolazione del paese, necessiterebbero di assistenza umanitaria urgente così come alcune comunità dell’Etiopia e del Kenya. <strong>Nei prossimi 4 mesi la situazione è destinata a peggiorare</strong>, aumenteranno le popolazioni colpite così come le aree geografiche interessate dalla crisi.</p>
<p>In queste settimane si sono susseguiti diversi appelli per la raccolta fondi sull’onda di questa emergenza, un’emergenza che esiste, seppur in maniera geograficamente più limitata rispetto alla generalizzazione proposta dai media. Un conto sono le aree e le comunità che risentono della straordinaria scarsità di piogge, riduzione delle riserve alimentari, mancanza di aiuti umanitari e conflitti in atto. Altro è il discorso più generale sull’insicurezza alimentare che è cronica nel Corno d’Africa allargato: non c’è anno che, in questo periodo, non venga annunciato che milioni di persone sono a rischio di fame.</p>
<p>Per non cadere nella generalizzazione e non farci trascinare dall’onda abbiamo deciso come Mani Tese di non aprire una raccolta fondi per l’emergenza pur essendo impegnati direttamente in alcuni territori della regione che oggi affrontano seri problemi di sicurezza alimentare (in particolare in Sud Sudan e Kenya) in attività direttamente connesse al problema.</p>
<p>Lavorare sulle cause strutturali di questa ennesima emergenza è parte della nostra mission e su questo pensiamo sia giusto continuare a dare un contributo lasciando l’aiuto umanitario alle organizzazioni preposte.</p>
<p>Per semplificare crediamo che dietro la crisi attuale ci siano elementi strutturali ben diversi dalla scarsa pluviometria. La guerra e l’instabilità politica di un’intera regione, il degrado ambientale, le speculazioni finanziarie sul cibo e le politiche governative volte ad ingrossare i PIL attraverso investimenti esteri in agro-business a scapito dei mercati locali e dell’agricoltura familiare che da sempre riempie la pancia dell’80% della popolazione africana.</p>
<p><strong>Sostenere lo sviluppo delle comunità rurali</strong> più marginalizzate nell’agricoltura, con interventi che prevedono la salvaguardia e la riabilitazione del territorio (in questo senso stiamo lavorando in Kenya con organizzazioni e autorità locali) e supportare il rafforzamento tecnico, gestionale ed istituzionale delle associazioni dei produttori (in Sudan e Sud Sudan): <strong>questi sono gli obiettivi di diversi progetti di Mani Tese</strong>.</p>
<p>E ancora <strong>affiancare le organizzazioni contadine locali</strong> in modo che  possono influenzare le politiche dei loro governi e accedere ai mercati da una posizione più vantaggiosa, cercare di far crescere la conoscenza delle radici delle emergenze alimentari, in modo da sviluppare azioni di informazione e pressione volte a modificare le politiche locali e globali.</p>
<p>Su questo <strong>continuiamo a chiedere il vostro interesse e supporto</strong> senza aspettare la prossima volta che scatterà il campanello di allarme.</p>
<p>Elias Gerovasi, Capo Area Cooperazione</p>
<p><strong>Dettagli sui progetti di Mani Tese nella regione: </strong><a href="http://www.manitese.it/progetti/?page_id=36"><strong>www.manitese.it/progetti/</strong></a><strong> </strong></p>
<p><strong>Marcia con noi per il diritto al cibo su </strong><a href="http://www.foodforworld.org/"><strong>www.foodforworld.org</strong></a><strong></strong></p>
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		<title>Mani Tese a Nyéleni Europa</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 10:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad agosto 500 organizzazioni europee si ritrovano per parlare di sovranità alimentare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parteciperà anche Mani Tese alla delegazione italiana che a Krems (Austria), dal 16 al 21 agosto, parteciperà al <strong>Forum di</strong> <strong>Nyéleni Europa per la Sovranità Alimentare.</strong></p>
<p><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2011/06/nyeleni2011-final_logo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4416" title="nyeleni2011-final_logo" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2011/06/nyeleni2011-final_logo.jpg" alt="nyeleni2011-final_logo" width="280" height="140" /></a>Stanchi dell&#8217;inefficacia di ambiti politici come il G20 e altri consessi internazionali, gruppi e organizzazioni di tutto il Vecchio Continente, infatti, stanno organizzando un Forum che si occuperà di cercare e trovare soluzioni reali ed efficaci ai problemi connessi ai modelli agricoli e alimentari dominanti a livello globale.</p>
<p><strong>Geneviève Savigny</strong> del Comitato direttivo del Forum, commenta:</p>
<blockquote><p>“Abbiamo visto i ripetuti tentativi di questi vertici tra ‘Grandi’ Paesi di affrontare problemi, come la volatilità dei prezzi o la speculazione, che il loro stesso sistema di globalizzazione guidata dalle multinazionali e a loro funzionale ha contribuito a creare. <strong>Le soluzioni esistono e vanno dalla protezione dell&#8217;agricoltura sostenibile</strong>, a conduzione familiare e di piccola scala, <strong>alla tutela dell&#8217;ambiente</strong>, passando per la protezione e il sostegno agli agricoltori e alle persone, per la delocalizzazione dei sistemi alimentari, per il sostegno politico e scientifico alle pratiche di agricoltura sostenibile, per la lotta contro la speculazione sul cibo, per meccanismi pubblici di stabilizzazione dei mercati. E ancora, <strong>servono stabilità dei prezzi per gli agricoltori e prezzi ragionevoli per i consumatori,</strong> così come è imprescindibile porre fine al land grabbing e ai sussidi per i biocarburanti”.</p></blockquote>
<p><strong>Il Forum Nyéleni Europa riunirà oltre 500 rappresentanti di organizzazioni che lavorano sulla Sovranità Alimentare provenienti da tutta la regione europea (composta da 50 Paesi).</strong> I preparativi per il Forum sono in corso da più di un anno, visto che gli organizzatori mirano ad assicurare trasparenza e vasta partecipazione popolare all&#8217;appuntamento.</p>
<p>Per maggiori informazioni sul Forum di Nyéleni Europa <a href="http://www.nyelenieurope.net/">www.nyelenieurope.net</a>; <a href="http://www.cisaonline.org/">www.cisaonline.org</a></p>
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		<title>Nutrire il mondo per cambiare il pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 11:06:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[A Trento corso di formazione per insegnanti sui temi della sovranità alimentare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Trento, il prossimo 11 dicembre, Mani Tese, in collaborazione con Provincia Autonoma di Trento, Unione Europea, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Trentino Solidale e Centro per la formazione alla solidarietà internazionale, organizza un corso di formazione per insegnanti dal titolo <strong>&#8220;Nutrire il mondo per cambiare il pianeta &#8211; strumenti e percorsi per educare alla sovranità alimentare&#8221;.</strong></p>
<p>Il corso si rivolge principalmente a insegnanti che vogliano includere nell&#8217;insegnamento <strong>percorsi per educare a una cittadinanza attiva e consapevole a partire da come, per chi e a quali condizioni si produce cibo</strong>.</p>
<p>Il corso è gratuito e riconosciuto ai fini della formazione per inseganti dalla Provincia Autonoma di trento.</p>
<p>Sabato 11 dicembre 2010<br />
9.30-13.00 14.00-17.00<br />
Centro per la Formazione alla solidarietà Internazionale<br />
Vicolo San Marco, 1 Trento</p>
<p>Per maggiori informazioni, iscrizioni e programma <a href="http://www.manitese.it/campagne/x-quale-sviluppo/ " target="_self">clicca qui</a>.</p>
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		<title>Una speranza per il Pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 07:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[giornata mondiale alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[È online il numero di settembre-ottobre del periodico di Mani Tese. Alla vigilia della "giornata mondiale per l'alimentazione" del prossimo 16 ottobre, in cui Mani Tese scenderà in 100 piazze d'Italia, un numero monografico dedicato alla sovranità alimentare, che sola può garantire il diritto al cibo a tutto il pianeta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di François Houtart, <a href="http://www.cetri.be" target="_blank">Cetri</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.manitese.it/periodico-manitese/" target="_blank">Periodico Manitese &#8211; n-469, settembre-ottobre 2010</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/immagini/news/foto/copertina_settembre-ottobre_2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3478" title="copertina_luglio_agosto" src="http://www.manitese.it/immagini/news/foto/copertina_settembre-ottobre_2010.jpg" alt="copertina_settembre-ottobre" width="350" height="455" /></a><em>Mani Tese scende in piazza e lancia una campagna per la sovranità alimentare. Quali implicazioni ha questa nuova idea per i popoli del Pianeta e per il nostro paese? Iniziamo a parlarne con un’acuta riflessione scritta per noi da François Houtart, premio Unesco 2009 per la promozione della tolleranza e della non–violenza, padre nobile dei Forum sociali mondiali e punto di riferimento dei movimenti sociali e contadini del Sud.</em></p>
<p>La crisi alimentare è un fatto innegabile. La prima causa risiede nel livello estremamente basso delle scorte di cereali come conseguenza diretta delle politiche liberiste generalmente perseguite e della scelta specifi ca degli Stati Uniti di favorire la produzione di agro–carburanti. Un aspetto congiunturale della crisi che è stato a sua volta alimentato dalla speculazione dei fondi di investimento e dalle strategie di messa sul mercato delle riserve di derrate da parte delle imprese multinazionali. La seconda causa, di natura strutturale, è la distruzione dell&#8217;agricoltura contadina attraverso lo sviluppo di quella industriale, produttivista, di tipo capitalista, che sta conducendo alla &#8220;decontadinizzazione&#8221; dell&#8217;agricoltura stessa. Questo processo si è accelerato nel corso degli ultimi 40 anni, con le varie &#8220;rivoluzioni verdi&#8221;, che certamente hanno raddoppiato la produzione, ma a costo di quella che si va confi gurando come una distruzione ecologica, causata dall&#8217;uso massiccio di sostanze chimiche e dalla concentrazione della proprietà terriera nelle mani di pochi.<br />
Quello che serve oggi non sono dunque nuove dichiarazioni di principio: ne abbiamo già a suffi cienza. Se devo indicarne una per tutte, penso all’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato dall&#8217;Assemblea delle Nazioni Unite nel 1966, secondo cui i 156 Stati fi rmatari: riconoscono “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita”; si obbligano a prendere “misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto”, e a riconoscere a tal fi ne “l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero consenso”. Occorre invece superare le categorie classiche di deficit alimentare, aiuti alimentari, sicurezza alimentare e mettere in pratica il concetto di sovranità alimentare.</p>
<h4>Dalla sovranità alimentare</h4>
<p style="text-align: justify;">Fu nel 1996, nel corso del vertice della Fao, che la Via Campesina, coordinamento di movimenti contadini su scala mondiale, affermò l&#8217;importanza di questa nuova idea. Come affermano Gérard Choplin e i coautori dell&#8217;opera “L’Europa e il ritorno dei contadini” (tradotta in italiano da Jacabook), “la sovranità alimentare è nello stesso tempo il diritto dei popoli e dei loro Stati a defi nire la propria politica agricola e alimentare, e il dovere di non sconvolgere le agricolture dei paesi terzi”. Nel febbraio 2007, a Nyéléni, nel Mali, la nozione fu puntualizzata dalla Via Campesina e divenne uno dei motori delle azioni dei movimenti contadini attraverso il mondo. Si basa su alcuni principi: la priorità dell&#8217;alimentazione dei popoli, la valorizzazione dei produttori alimentari, la realizzazione di sistemi locali di produzione, il rafforzamento del controllo locale, la costruzione di competenze e capacità professionali e del lavoro &#8220;con&#8221; la natura. E porta alla realizzazione di pratiche concrete che, tramite l’associazione di colture tradizionali diverse, conducono a un aumento sostenibile della produttività agricola. In Giappone, per esempio, l&#8217;abbinamento della coltivazione di riso con l&#8217;allevamento di anatre ha permesso di economizzare 240 ore di diserbaggio per ettaro e di ottenere una resa di 5 tonnellate di riso, sempre per ettaro, più 300 anatre. Il tutto evitando l&#8217;utilizzo sia di fertilizzanti che di erbicidi.</p>
<h4>Cibo nuovo, società nuova</h4>
<p style="text-align: justify;">La sovranità alimentare implica una questione che va ben al di là delle sue frontiere, quelle del modello di sviluppo. Si tratta prima di tutto della macro–dimensione economica. Quali orientamenti politici seguire? Le liberalizzazione degli scambi e i vantaggi comparativi come criteri di base (come dogmi si potrebbe dire) o il principio della predominanza del valore d&#8217;uso (i bisogni) sul valore di scambio (senza per questo escludere i meccanismi di mercato nel loro insieme). È in questo ambito che si trovano, come contro esempi ben concreti, le politiche della Politica agricola europea che hanno favorito il produttivismo e sono sfociate nel dumping nei paesi del Sud del mondo; o quelle dell&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e del ciclo di negoziati di Doha che, contrariamente alle affermazioni dell&#8217;organizzazione, hanno generato il caos alimentare; o ancora i piani di aggiustamento strutturale del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, che hanno deregolamentato i mercati e privatizzato i servizi pubblici. Approntare su piani nazionali, regionali e internazionali politiche nuove, basate sul principio della sovranità alimentare, come parte integrante del Bene Comune dell&#8217;Umanità, risulta quindi un&#8217;esigenza per quest’ultima e per la sua stessa sopravvivenza sulla Terra. Sul piano dell&#8217;attività agricola, tutto questo ha forti implicazioni nel metodo di produzione. Ora, la monocultura intensiva, traduzione concreta del modello di sviluppo produttivista, è in piena espansione. Questo tipo di coltura degrada i terreni, per il mancato rinnovamento dell&#8217;humus, l&#8217;erosione, la salinizzazione causata dall&#8217;irrigazione a oltranza, l&#8217;inquinamento da fertilizzanti e pesticidi e l&#8217;impoverimento dei fattori resistenti alle malattie, lo spreco e la contaminazione delle acque, la desertifi cazione e i rischi di incendio, la sparizione di ecosistemi, la minaccia alla biodiversità e al paesaggio, la deforestazione. Così, alle foci del fi ume Mississipi, si è manifestato un fenomeno di “mar morto”, dove ogni tipo di vita vegetale e animale è stata distrutta su una superfi cie di 20 mila chilometri quadrati. È il risultato di prodotti chimici trasportati dal fi ume, sopratutto in seguito all&#8217;enorme espansione delle coltivazioni di mais per produrre etanolo. Il fenomeno tende ad estendersi anche alle foci dell’insieme dei grandi fi umi del mondo.</p>
<h4>La soluzione parte dai territori</h4>
<p style="text-align: justify;">Anche nella micro–dimensione economica, può ugualmente essere elencata una serie di misure pratiche che vanno in senso opposto rispetto alle misure neo–liberiste a cui abbiamo assistito nel corso di questi decenni. Nel quadro delle politiche generali di rimessa in atto di organi di regolazione di mercati e di condizioni per un&#8217;agricoltura contadina, possono essere citate: la conoscenza e la competenza dei contadini per le semenze, lo sviluppo di un&#8217;agricoltura organica, quello di un&#8217;agricoltura urbana, l&#8217;organizzazione cooperativa degli scambi con le città e molte altre iniziative, già intraprese a livello locale in diverse zone del mondo. Come si potrà constatare (ndr: dalla lettura di questa rivista), la sovranità alimentare è l&#8217;espressione di una filosofia che cerca di rimettere l&#8217;essere umano al centro dell&#8217;attenzione, di ribaltare l&#8217;ordine dei valori nella defi nizione stessa dell&#8217;economia, di ri–orientare il rapporto con la natura, facendolo passare dallo sfruttamento al rispetto. In sintesi: indurre una rifl essione sulle fi nalità e non soltanto sui mezzi. Si comprende così come questa sovranità sia diventata per i movimenti contadini più di una parola d&#8217;ordine, un vero scopo da perseguire.</p>
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		<title>Modello &#8220;Sovranità Alimentare&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 09:24:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[tobin tax]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese segue il Summit ONU 2010 sugli obiettivi di Millennio e propone il modello “Sovranità Alimentare”. Il commento di Luigi Idili, presidente di Mani Tese, alle proposte del summit.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il summit dell’Onu sugli obiettivi di Millennio, in corso a New York, non presenta soluzioni innovative rispetto a quello del 2000: ogni anno assistiamo ad un aumento del numero di “nuovi poveri” e la Banca Mondiale ha parlato di quasi 1,5 miliardi di persone che vivono in estrema povertà. La zona del Pianeta più colpita risulta l’Africa Subsahariana dove <strong>Mani Tese interviene attivamente con progetti di cooperazione dal 1970.</strong></p>
<p><em>“La fame nel mondo è diretta conseguenza di un modello agroalimentare globale che concentra i frutti della terra e i relativi profitti nelle mani di pochi e nega l’accesso al cibo a tutti gli altri. L’agricoltura può sfamare il pianeta e nutrire un’economia di giustizia e di equità solo se supportata dall’impegno comune. È necessario un serio intervento di cooperazione che dia priorità allo sviluppo dei mercati locali, argini le concentrazioni di potere nella produzione, trasformazione e distribuzione del cibo, affermi un modello di agricoltura familiare e agroecologica, capace di rispondere alla domanda alimentare globale e di restituire potere contrattuale ai piccoli coltivatori e allevatori. Sebbene qualche progresso è stato fatto grazie alla cancellazione bilaterale e multilaterale del debito dei Paesi poveri, ancora nulla di positivo è giunto sul fronte degli accordi commerciali, del trasferimento di tecnologie che si è rivelato meno efficace di quanto previsto e dell’aiuto pubblico allo sviluppo che non ha visto incrementi significativi: manca la volontà da parte dei governi dei Paesi più ricchi di bloccare, o almeno mitigare, i meccanismi economici e finanziari che creano esclusione e allargano la forbice fra una minoranza di ricchi sempre più ricchi e una massa di impoveriti. Una notizia positiva c’è poiché in Benin dove siamo presenti da circa 30 anni (con la costruzione di scuole) sono stati fatti notevoli progressi nell’istruzione (2° Obiettivo di sviluppo del Millennio). A proposito della proposta di tassazione dei movimenti finanziari ricordiamo che <strong>Mani Tese è stata la prima organizzazione a parlare in Italia di Tobin Tax</strong> che oggi ne viene proposta, in seno al summit, in una sua variante molto limitante. La Tobin Tax rappresenterebbe un valido strumento di controllo politico sulla sfera finanziaria e la sua applicazione avrebbe un forte effetto ridistribuivo delle ricchezze su scala globale, oltre che una chiara individuazione delle responsabilità dei Paesi che speculano o operano a svantaggio dei Paesi più poveri. La proposta attuale assolverebbe solo la funzione di assistenza ai paesi poveri. Mani Tese supera il concetto di assistenza e con essa quella di sicurezza alimentare e propone l’applicazione di un nuovo modello socio-economico, quello della Sovranità Alimentare”.</em> – <strong>LUIGI IDILI</strong>, presidente Mani Tese.</p>
<p>Applicare l’idea della Sovranità Alimentare, come modello alternativo a quello della Sicurezza Alimentare  per combattere la fame nel mondo e  raggiungere entro il 2015 gli otto obiettivi di Millennio, è <strong>il progetto che Mani Tese vuole portare avanti nel prossimo triennio attraverso il lancio di “Food For World”,</strong> campagna triennale per promuovere la sovranità alimentare.<br />
Questa campagna nell’arco dei prossimi tre anni mira a sensibilizzare 1,7 milioni di consumatori, 2500 scuole, 50 enti locali, oltre che le più importanti istituzioni nazionali ed internazionali, attraverso attività specifiche di mobilitazione, iniziative di sensibilizzazione e di educazione dei consumatori.</p>
<p>Primo appuntamento in programma il 16 e 17 ottobre una mobilitazione territoriale a sostegno dei mercati e dei produttori locali in 100 piazze italiane.</p>
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		<title>Fao: una battaglia vinta per il cibo</title>
		<link>http://www.manitese.it/2009/alla-fao-una-battaglia-vinta-per-il-cibo/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 15:16:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Riformato il Comitato Sicurezza Alimentare come organo globale di attuazione delle politiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Alla Fao, un round alla società civile: i diretti interessati e le loro organizzazioni entrano nel board sull&#8217;emergenza alimentare. Sconfitte le pressioni dei soliti noti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">di <em>Nora McKeon</em></p>
<p style="text-align: justify;">La crisi alimentare è esplosa come questione mondiale alla fine del 2007. Nell’aprile del 2008, il segretario generale delle Nazioni Unite ha istituito una High-Level Task Force (HLTF), che ha coinvolto 22 istituzioni delle Nazioni Unite e di Bretton Woods, per lavorare ad un piano coordinato di risposta multilaterale. Entro il mese di luglio dello stesso anno il HLTF ha pubblicato un quadro generale di azione per affrontare la crisi, un documento predisposto dal Segretariato delle agenzie senza un avallo politico da parte dei governi. Quasi simultaneamente, il presidente francese Sarkozy proponeva una Global Partnership per l&#8217;agricoltura e l&#8217;alimentazione composta da istituzioni intergovernative, settore privato, mega fondazioni e società civile. Quando, nel luglio 2008, il G8 si è riunito, ha fatto sua questa proposta sottolineando la <strong>necessità di creare una nuova struttura finanziaria per sostenere la ricerca e lo sviluppo del settore agricolo</strong>. L’eccessiva vaghezza della proposta di questa Global Partnership e la prospettiva di nuovi meccanismi finanziari ha allarmato le istituzioni alimentari e agricole delle Nazioni Unite con sede a Roma (FAO, IFAD, WFP). Il direttore generale della FAO ha lanciato la controproposta di <strong>trasformare il Comitato sulla Sicurezza Alimentare mondiale</strong> UN/FAO (CFS), nel quale tutti i governi partecipano su base paritaria, <strong>in un organo globale di attuazione delle politiche</strong>. Ad una importante conferenza alimentare tenutasi a Madrid alla fine del gennaio 2009, le proposte alternative si sono scontrate. La FAO si è imposta, con l’appoggio del G77, e ci si è accordati che, almeno per il momento, al CFS sarebbe stata data l’occasione di riorganizzarsi in un più forte strumento di politica globale. E’ così cominciato un processo di negoziazione che è culminato il <strong>17 ottobre a Roma nella sessione finale dell’incontro annuale del Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale</strong>, che è descritto qui di seguito.</p>
<p>In una città italiana, sabato 17 ottobre, in una sala affollata, il pubblico si è alzato in piedi ed ha applaudito per cinque lunghi minuti. No, non era l’apertura della stagione operistica della “Scala”. Era la sessione finale del finora ininfluente Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) dell’organizzazione alimentare e agricola delle Nazioni Unite (FAO).</p>
<p>Cosa era accaduto per accendere un tale entusiasmo? Nel corso del 2007, un drammatico aumento dei prezzi alimentari e le conseguenti rivolte che si erano succedute nelle città in ogni parte del mondo avevano rivelato l’assoluta necessità di rivedere le regole del gioco alimentare mondiale. Adesso, a quasi due anni di distanza da questi eventi, i <strong>191 governi che formano la FAO hanno adottato, per acclamazione, una proposta di riforma del CFS</strong>. Quest’ultimo, che era stato per più di 30 anni un inconcludente salotto di chiacchiere, è stato <strong>riorganizzato per agire come un forum globale di attuazione delle politiche</strong>, in grado di deliberare sulle questioni alimentari in nome della difesa del diritto al cibo in tutto il mondo.</p>
<p>Gli interessi geo-politici ed economici in gioco erano giganteschi, con le corporazioni agro-alimentari e gli strenui difensori del libero scambio tra i contendenti più aggressivi. Essi insistevano per uno scenario alternativo, una Global Partnership per cibo, agricoltura e nutrizione nella quale &#8211; nell’assenza di un qualsiasi chiaro meccanismo di governance – le decisioni rischiavano di essere prese dalle solite facce: il G8 (vestito per l’occasione con gli abiti eleganti del G20) che avrebbe canalizzato i fondi attraverso la Banca Mondiale e gli operatori finanziari e societari che avrebbero perpetuato il loro incontrollato banchetto.</p>
<p>Ma stavolta non hanno vinto loro. Sotto la guida appassionata e intelligente del Rappresentante Permanente dell’Argentina alla FAO, che operava come CFS Bureau Chair, il processo di negoziazione ha fatto l’inusuale scelta di aprirsi, oltre che al Bureau, a tutti i membri della FAO e a tutti i soggetti interessati coinvolti, inclusi i rappresentanti della società civile. <strong>Le organizzazioni dei piccoli produttori di cibo del Sud e le Organizzazioni non governative hanno dato un contributo fondamentale</strong>, facilitati in questa azione da un meccanismo globale che essi stessi avevano costruito nella passata decade sotto la bandiera della sovranità alimentare. Meeting dopo meeting le idee sono state messe a punto, sono state appianate le incomprensioni, si sono siglati compromessi. Alla fine la maggioranza dei partecipanti, dal G77 all’EU, ha fatto proprie le idee guida della proposta. Il CFS si sarebbe basato sul sistema delle Nazioni Unite nel quale, nonostante tutti i suoi difetti, prevale la regola del “un paese, un voto”. Avrebbe avuto l’autorità di formulare e approvare un quadro strategico globale per conseguire una strategia alimentare globale. I governi si sarebbero impegnati a trasformare questo quadro in piani di azione nazionali con la partecipazione dei soggetti interessati e sarebbero inoltre stati ritenuti responsabili dei risultati.</p>
<p>Così, per la prima volta nella storia del sistema delle Nazioni Unite, <strong>i rappresentanti dei piccoli produttori di cibo</strong> e delle altre organizzazioni della società civile, assieme alle associazioni del settore privato e ai soggetti interessati, potrebbero essere <strong>attori e non solo spettatori del processo inter-governativo</strong>.<br />
Quando la delegazione USA è arrivata con un testo alternativo dell’ultimo minuto cercando di ridurre il ruolo del CFS ad una piattaforma per lo scambio di “buone pratiche”, la mozione è stata dichiarata inammissibile. Un discorso conciliatorio, poco prima del voto finale, del nuovo ambasciatore statunitense alla sede di Roma delle Nazioni Unite, nominato da Obama, ha fatto chiaramente capire che il messaggio era stato recepito.</p>
<p>Il terreno guadagnato deve ora essere difeso. Il nuovo CFS deve essere messo alla prova. Il Summit Mondiale della FAO sulla Sicurezza Alimentare e il parallelo forum della società civile, che si terrà a Roma a metà novembre, sarà un’occasione importante per ulteriori riflessioni e interventi. Nel frattempo, lo scorso sabato, i governi, i contadini, i pastori, i pescatori artigianali, le popolazioni indigene e tutti gli altri presenti a Roma nella sala del meeting della FAO, hanno potuto celebrare un momento di vittoria e di solidarietà.</p>
<p><a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Alla-Fao-una-battaglia-vinta-per-il-cibo" target="_blank">[fonte: sbilanciamoci</a>]</p>
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		<title>Sovranità alimentare</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[IL MERCATO NON E’ SOVRANO IL MERCATO NON E’ SOVRANO E’ sempre più evidente la necessità che le politiche pubbliche rimettano al centro dell’attenzione le persone, tutelandole in quanto produttori e consumatori. La difesa del cibo è protezione dell’essere umano: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="top"></a><br />
<a href="#1">IL MERCATO NON E’ SOVRANO</a></p>
<h4><a name="1">IL MERCATO NON E’ SOVRANO</a></h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1886" title="diritto_al_cibo" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo.jpg" alt="diritto_al_cibo" width="340" height="255" /></a>E’ sempre più evidente la necessità che le politiche pubbliche rimettano <strong>al centro dell’attenzione le persone, tutelandole in quanto produttori e consumatori</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>difesa del cibo è protezione dell’essere umano</strong>: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi.<br />
Immaginiamo per un attimo di essere un componente di una famiglia di un qualsiasi Paese impoverito del Sud del mondo. Viviamo in una casa che non ha nessun lusso, ma perlomeno abbiamo messo insieme quattro mura e un tetto. Andiamo avanti con qualche lavoro a cottimo e coltiviamo un piccolo pezzo di terra con i prodotti del quale, oltre a cercare di sfamare in parte la famiglia, incassiamo qualche spicciolo per comprare altro cibo, medicine, vestiti e strumenti vari. Circa un terzo di quello che spendiamo se ne va in cibo. Il prezzo di ciò che compriamo aumenta sempre, ma quello che pagano a noi è sempre meno.<br />
Lo chiamano mercato, ma a noi sembra piuttosto una fregatura. Lo scorso anno, durante la crisi alimentare causata dall’aumento dei prezzi (vedi il numero di Manitese 457, ottobre 2008) la nostra famiglia è stata messa in ginocchio. Dicono che nel mondo i prezzi del grano e del riso siano aumentati anche del 150%, e anche quelli di tutte le materie prime agricole. Adesso rimangono alti, anche se pare che la crisi sia in parte rientrata. Immaginiamo ora di essere parte di una famiglia migrata ad ingrossare le squallide periferie di una grande città (San Paolo, Manila, Nairobi…) perché non riusciva più a vivere di agricoltura. Prima perlomeno qualcosa mangiavamo, adesso nemmeno quello.<br />
<strong>Perché noi che coltiviamo la terra, che siamo quasi metà della popolazione mondiale, siamo quelli che pagano e basta?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è cibo per tutti?</strong><br />
La questione è centrale per <strong>Mani Tese</strong>. È il nostro punto di partenza, la molla che da 45 anni ci spinge a operare nei paesi nel Sud del mondo (oggi lo chiamiamo “sud globale”), ma anche a lavorare nel “Nord” per cercare di rimuovere le cause della fame e della povertà. L’ex relatore speciale della Nazioni Unite per il diritto al cibo, Jean Ziegler, ci ha detto che nel mondo esiste una quantità di cibo sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone, quasi il doppio degli abitanti attuali del Pianeta. Dagli anni ’70 la disponibilità pro-capite annua dei cereali si attesta fra i 300 e i 350 kg a persona, poco meno di un chilo di cereali al giorno per ogni essere umano, crescendo produttivamente in sostanziale parallelo alla curva demografica. Vale a dire: <strong>c’è più gente ma siamo capaci di produrre anche più cibo</strong>. Ma sui 2.232 milioni di tonnellate di cereali prodotti nel mondo del 2008, meno della metà (circa 1000 milioni di tonnellate) è stata usata per sfamare gli esseri umani, mentre la gran parte è indirizzata ad ingrassare gli animali e a produrre carburanti vegetali. Questa competizione in inglese è denominata food-feed-fuel, vale a dire cibo-mangime-carburante. È lo scheletro dell’ingiustizia che il sistema alimentare mondiale ha sviluppato. Non è niente di nuovo, ma non si sta fermando: gli statunitensi consumano in media 123 kg a testa di carne in un anno, gli indiani appena 5.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli anelli di una catena di profitti</strong><br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1887" title="diritto_al_cibo" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/diritto_al_cibo1.jpg" alt="diritto_al_cibo" width="255" height="340" /></a><br />
Il <strong>sistema alimentare mondiale concentra risorse, potere e profitti in poche mani</strong>. Facciamo qualche nome. Poche imprese private (Cargill inc, USA; Bunge Ltd., Bermuda; Archer Daniels Midland, USA; Louis Dreyfus, France; Marubeni, Japan) controllano il 90% del commercio mondiale dei cereali. Le prime 30 catene di commercio al dettaglio controllano un terzo delle vendite totali mondiali di beni di largo consumo (Wal-Mart, USA, 10%; Carrefour Francia, 6%; Tesco, UK, 4%, solo per citare le prime tre). Sei corporations (Bayer, Germania, 19%; Syngenta, Svizzera, 19%; BASF, Germania, 11%; Dow AgroScience, USA 10%; Monsanto, USA, 9%; DuPont, USA, 6%) controllano i tre quarti del mercato mondiale di pesticidi. Il mercato delle sementi è occupato ormai per l’82% da prodotti soggetti a brevetto e circa il 70% di questi ultimi è venduto da 10 imprese, come Monsanto e DuPont (USA) che da sole coprono il 40% dell’intero mercato. Le prime 10 imprese controllano il 26% del mercato dei prodotti alimentari confezionati (Nestlé, Pepsi, Unilever etc.). I loro portafogli sono sempre più gonfi: durante la crisi alimentare dello scorso anno, ad esempio, i guadagni netti di Cargill sono cresciuti dell’86 % in pochi mesi, passando da 553 milioni di dollari a 1030 milioni di dollari, e quelli di Archer Daniels Midland del 42%, passando da 363 milioni di dollari a 517 milioni. Hanno il potere di fissare i prezzi essendo spesso gli unici compratori, hanno dimestichezza con la finanza e sono in grado di incidere sull’andamento delle borse dove si specula sulle materie prime agricole, hanno un peso grandissimo, influenzando anche le decisioni dei governi sul piano nazionale ed internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi influenza il mercato</strong><br />
Nonostante questi attori, che operano sui mercati internazionali, si stima abbiano in mano solo il 14% del commercio mondiale, la loro capacità di determinare i prezzi, è enorme. I prezzi vengono decisi nella borsa di Chicago, la più grande “piazza affari” del cibo. Le cause dell’aumento dei prezzi delle materie prime agricole, e di tutti i prodotti derivati, e della conseguente crisi alimentare dello scorso anno sono ormai abbastanza note, anche se non c’è unanime accordo sul peso che ciascuna di essa ha avuto. Fattori come la riduzione e la privatizzazione delle scorte alimentari, le aspettative di aumento della domanda dovuta allo sviluppo dei grandi paesi emergenti, il rallentamento della crescita dell’offerta causata da un rallentamento negli ultimi anni degli investimenti in agricoltura e la speculazione finanziaria hanno peggiorato la situazione degli affamati, già critica.<br />
Vi sono stati poi altri elementi congiunturali che hanno portato a minori raccolti negli anni recenti, quali la riduzione delle terre destinate alle coltivazioni alimentari causata dall’incremento delle coltivazioni di derrate per agrocarburanti (materie prime agricole trasformate in carburante, soia, canna e mais) e l’aumento dei costi di produzione e trasporto a causa di quello del prezzo del petrolio (per approfondire vedi Manitese numero 457 del 2008 e 461 del 2009). Aldilà delle, anche complesse, cause delle crisi alimentari, è importante sottolineare un aspetto centrale: <strong>i prezzi non crescono perché la domanda è più grande dell’offerta, in altre parole non c’è un problema di disponibilità di cibo</strong>. Peraltro è il commercio locale e regionale a soddisfare per circa l’86% il fabbisogno di cibo, ma le dinamiche dei prezzi, che valgono anche sui mercati locali, dipendono dall’attività delle grandi imprese. Le quali, come abbiamo visto, hanno aumentato a dismisura i propri profitti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cibo, la terra, le persone al centro</strong><br />
Per queste ragioni il cibo, la terra e le persone devono tornare al centro dell’attenzione e le politiche pubbliche devono avere la funzione di tutelare le persone in quanto produttori e consumatori e difendere la terra. Intorno al cibo si gioca una battaglia di civiltà enorme: come verranno gestite le risorse naturali (ad esempio l’acqua che per il 70% soddisfa bisogni agricoli), il valore che assumerà il lavoro nei campi, la sostenibilità del settore primario in termini energetici e ambientali, la difesa delle colture e delle culture tradizionali, della terra e della biodiversità soprattutto nei territori indigeni e nelle riserve naturali, il ruolo dei governi e di tutti gli attori internazionali. <strong>La difesa del cibo è protezione dell’essere umano</strong>. Rimettere questi elementi al centro significa dare futuro alle persone, anche e soprattutto a quelle che vivono nei Paesi già colpiti da un impoverimento crescente, come abbiamo immaginato all’inizio di questo articolo. <strong>Dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi</strong>.<br />
Sovranità alimentare, appunto.</p>
<p><em>[A cura di Giulio Sensi</em>]<br />
<a href="#top">torna su</a></p>
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		<title>Fuori la finanza dal cibo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 12:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[fao]]></category>

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		<description><![CDATA[Cresce la fame, ma crescono anche gli affamatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.manitese.it/materiale/campagne/Iomangiolocale/iomangiolocale.jpg" alt="" width="140" height="140" /></p>
<h4 style="text-align: center;">Cresce la fame, ma crescono anche gli affamatori</h4>
<p style="text-align: justify;"><em>14 ottobre 2009, Roma<br />
</em>Oggi la Fao ha reso noto che il  numero degli affamati ha raggiunto la cifra più alta dagli anni &#8217;70. Le  speculazioni finanziarie sul cibo e le commodities agricole sono in spaventosa  crescita e mettono in pericolo la sovranità dei paesi sulle proprie  terre.
</p>
<p style="text-align: justify;">Mani Tese e la Campagna per la Riforma della Banca  Mondiale<strong> pu</strong><strong>ntano il dito su chi continua a fare profitti sulla pelle  degli affamati. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;È  paradossale -commenta il coordinatore della Campagna per la Riforma della Banca  Mondiale <strong>Antonio Tricarico</strong>- che in nome della sicurezza alimentare le  principali istituzioni internazionali, tra cui la Banca mondiale, abbiano  promosso negli ultimi anni gli investimenti privati in agricoltura che poi si  sono rivelati predatori della stessa risorsa terra contro i poveri contadini dei  Sud del mondo. Al centro di questa ennesima rapina sotto gli occhi di tutti vi  sono ancora fondi privati, talvolta sostenuti da fondi pubblici, fuori di ogni  controllo, il cui operato ha dato il via alla drammatica crisi finanziaria  mondiale che viviamo. Per aiutare davvero i poveri contadini del Sud è  necessario mettere in discussione il concetto di investimenti esteri in  agricoltura e ripristinare un controllo dei capitali in ogni paese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La crescita della fame coincide con la crescita degli  appetiti finanziari su terra e cibo</strong>. Si sta diffondendo un nuovo tipo di  colonialismo, si chiama il <em>land grab</em>, ovvero l’affitto di terre. Un business  agricolo nato a seguito della crisi alimentare e ambientale, che <strong>garantisce alti  tassi di guadagno per gli investitori</strong> (solitamente Paesi del Nord del mondo), ma <strong> toglie terre coltivabili alle popolazioni che ne hanno più bisogno</strong>. Non esiste  un&#8217;ipotesi di controllo su questo fenomeno.</p>
<p style="text-align: justify;">A  sostenere questo commercio sono anche le previsioni di alti profitti che molti  investitori che operano sul mercato finanziario, prevedono di ottenere. È per  questo, oltre ai Paesi emergenti che cercano la propria sicurezza alimentare ed  energetica, si sono lanciati all’acquisto delle terre anche investitori  istituzionali, attraverso fondi come gli <em>Hedge Found</em> e i <em>Private  Equity</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tali fondi infatti promettono ritorni di investimento  dell’ordine del 20-30%</strong>. Nulla di strano se non generasse contraddizioni  enormi. Come nel caso del Sudan che ha ceduto per <strong>99 anni 1,5 milioni di  ettari agli Stati del Golfo Persico, all’Egitto e alla Corea del Sud. In Sudan  ci sono 5,6 milioni di affamati</strong>, che dipendono dagli aiuti alimentari  internazionali. La maggiore disponibilità di terre si concentra in Paesi molto  poveri come il Sudan, dove è presente la più alta percentuale di affamati,  costituita prevalentemente da piccoli contadini senza terra e pastori, che  vedranno destinati, per decine di anni, ad un altro Paese enormi estensioni di  terreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per queste ragioni Mani Tese  scenderà il piazza il <a href="http://www.manitese.it/campagne/?cat=72" target="_blank"><strong>17 e 18 ottobre in  oltre 30 città italiane</strong></a> con la campagna <span style="color: #ff9900;"><strong>Io mangio locale</strong></span>,  per sostenere il <strong>diritto di tutti i popoli alla sovranità  alimentare</strong>, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche  agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il  rafforzamento dei propri mercati locali.</p>
<p><a href="http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=132876" target="_blank">Leggi anche l&#8217;articolo di Rainews24.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<h4>L&#8217;agricoltura verso il 2050: le sfide da  affrontare<br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Fao_summit1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1795" title="Fao_summit" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Fao_summit1.jpg" alt="Fao_summit" width="580" height="82" /></a></h4>
<p><em>12 ottobre 2009, Roma</em><br />
L&#8217;agricoltura dovrà essere più  produttiva per riuscire a nutrire una popolazione in continuo aumento e  rispondere alle grandi sfide ambientali che abbiamo di fronte, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO, <strong>Jacques Diouf,</strong> aprendo i <strong>lavori del Forum di esperti ad alto livello (</strong>High Level Expert Forum) <strong>su come nutrire il mondo nel 2050</strong> (Roma, 12-13 ottobre) , dove si incontreranno esperti del settore per discutere su “Come sfamare il mondo entro il 2050?”.</p>
<p>Di fronte ad oltre <strong>300 esperti di tutto il mondo</strong>, Diouf ha poi proseguito: Gli effetti combinati dell&#8217;incremento  demografico, della forte crescita del reddito e dell&#8217;urbanizzazione avranno come risultato una domanda di cibo, di foraggio, di fibre doppia rispetto ad oggi.</p>
<p>Non ci sarà altra scelta che <strong>aumentare la produttività agricola</strong>, ha aggiunto Diouf, facendo notare che questo incremento dovrà derivare principalmente da una crescita della resa e da una maggiore intensità delle colture piuttosto che dall&#8217;estensione delle terre coltivate, nonostante ci siano ancora vaste aree che potrebbero essere coltivate, in particolare nell&#8217;Africa sub-sahariana ed in America Latina.  Aggiungendo poi che se è vero che l&#8217;agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di fame e povertà e dovrebbe essere incentivata, non è in grado da sola di nutrire una popolazione mondiale in rapido aumento.</p>
<p>Le proiezioni indicano che<strong> la popolazione mondiale raggiungerà nel 2050 i 9,1 miliardi di persone</strong>, dagli attuali 6,7 miliardi, e richiederà dunque <strong>un incremento del 70 per cento della produzione</strong>.</p>
<p>Oltre ad una crescente scarsità delle risorse disponibili, terra, acqua e biodiversità, agricoltura a livello mondiale dovrà <strong>fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico</strong>, in particolare con l&#8217;aumento delle temperature, con una maggiore variabilità delle precipitazioni e con una maggiore frequenza di fenomeni meteorologici estremi, come alluvioni e siccità.</p>
<p>A causa del cambiamento climatico si ridurrà la disponibilità di acqua e vi sarà un aumento delle infestazioni di parassiti e delle malattie delle piante.  Si stima che gli effetti combinati del cambiamento climatico potrebbero far calare la produzione del 30 per cento in Africa e del 21 per cento in Asia.</p>
<p><strong>La sfida non è solo incrementare la produzione globale futura, ma aumentarla laddove e per coloro che ne hanno più bisogno</strong>, ha sottolineato il Direttore Generale della FAO.<br />
Un&#8217;attenzione particolare dovrà essere posta ai piccoli contadini, alle donne ed alle famiglie rurali ed al loro accesso alla terra, alle risorse idriche, alle sementi di migliore qualità ed ad altri moderni fattori produttivi.<br />
Diouf si è soffermato sul particolare <strong>problema dell&#8217;acqua</strong> dal momento che il cambiamento climatico renderà le precipitazioni sempre più inaffidabili.  Gli investimenti nel controllo e nella gestione delle risorse idriche dovranno dunque diventare prioritari.<br />
È anche importante colmare il gap tecnologico tra i paesi tramite il trasferimento delle conoscenze nord-sud, sud-sud e<br />
la cooperazione triangolare.</p>
<p><strong>In concorrenza con la bioenergia </strong><br />
La produzione alimentare mondiale dovrà anche competere con il mercato dei biocombustibili che potrebbe cambiare le varianti fondamentali del mercato agricolo mondialeconsiderato che le proiezioni indicano un aumento della produzione di circa il 90 per cento nei prossimi 10 anni per raggiungere i 192 miliardi di litri per il 2018.</p>
<p>Nei due giorni di dibattito <strong>300 eminenti esperti provenienti da tutto il mondo discuteranno degli investimenti, delle tecnologie e delle misure politiche necessarie per assicurare la disponibilità di cibo per il 2050</strong>.<br />
Si calcola che occorrerà investire nel settore agricolo dei paesi in via di sviluppo 44 miliardi di aiuti ufficiali allo sviluppo (ODA) di contro agli attuali 7.9 miliardi l&#8217;anno.  Maggiori investimenti, includendo risorse derivanti dai budget nazionali, da investimenti esteri diretti e dal settore privato, dovrebbero assicurare un migliore accesso a moderni fattori produttivi, a sistemi di irrigazione, ai macchinari, a strutture per l&#8217;immagazzinaggio, a strade e migliori infrastrutture rurali, ed avere manodopera agricola esperta e qualificata con corsi di formazione.</p>
<p><strong>Le conclusioni e le raccomandazioni del Forum serviranno da base di discussione al dibattito del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare</strong> in programma presso la sede FAO dal <strong>16 al 18 novembre</strong> 2009, cui parteciperanno capi di stato e di governo dei 192 paesi membri della FAO.  Da esso si spera vengano iniziative concrete per una rapida e completa eliminazione della fame nel mondo, così da assicurare il più basilare dei diritti umani: il diritto al cibo.</p>
<p><em>[fonte: Fao]</em></p>
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		<title>Kuminda, il diritto al cibo</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 14:13:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torna &#8220;Kuminda&#8221;, il festival del diritto al cibo. 9 &#8211; 11 ottobre, 2009 &#8211; Parma Kuminda, il festival organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Cibopertutti&#8221;, aprirà l&#8217;edizione 2009 venerdì 9 ottobre in Piazzale Picelli a Parma. Ricchissimo il programma delle esposizioni e degli appuntamenti culturali di questa edizione che prevede una mostra mercato conespositori delle associazioni di Parma e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Kuminda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1737" title="Kuminda" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2009/10/Kuminda.jpg" alt="Kuminda" width="140" height="61" /></a>Torna &#8220;Kuminda&#8221;, il festival del diritto al cibo.<br />
9 &#8211; 11 ottobre, 2009 &#8211; Parma</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p>Kuminda, il festival organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Cibopertutti&#8221;, aprirà l&#8217;edizione 2009 <strong>venerdì 9 ottobre in Piazzale Picelli a Parma</strong>. Ricchissimo il programma delle esposizioni e degli appuntamenti culturali di questa edizione che prevede una mostra mercato conespositori delle associazioni di Parma e Provincia, produttori del circuito del Distretto di Economia Solidale e della fiera &#8220;Fa la cosa giusta!&#8221;, oltre ad <strong>un ricco calendario di iniziative, intrattenimento per bambini, lezioni accademiche, spettacoli teatrali e dibattiti sulla sovranità alimentare</strong> in vista anche del vertice FAO che si svolge a Roma dopo qualche settimana.<br />
Alla manifestazione sarà presente anche il <strong>Comitato per la sovranità alimentare</strong> (di cui fa parte Mani Tese).<br />
In Piazzale Picelli sarà presente anche uno spazio adibito a ristorazione.</p>
<p>Gli orari di apertura sono i seguenti: venerdì 15-23, sabato 9-23 e domenica 10-18. L&#8217;ingresso è gratuito.</p>
<p>Per informazioni sul programma <a href="http://www.kuminda.org/" target="_blank">www.kuminda.it</a></p>
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