| Contro il governo di Alan Garcìa | ![]() |
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In seguito ai recenti scontri nella regione amazzonica peruviana, Mani Tese esprime una dura condanna nei confronti del Governo di Alan Garcìa deciso a reprimere nel sangue le mobilitazioni indigene e contadine in difesa delle terre e contro la mercificazione delle risorse naturali.
Gli scontri di Bagua, nel nord dell’Amazzonia peruviana, hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, mentre è ancora imprecisato il numero di sparizioni forzate denunciate dai manifestanti.
Un conflitto sociale che in Perù si è acuito negli ultimi mesi, in seguito alla decisione del governo Garcìa di emanare un pacchetto di 99 decreti legislativi che ampliano le possibilità di sfruttamento dell’Amazzonia da parte delle imprese private ed aprono le porte alla privatizzazione delle terre comunitarie, in linea con quanto previsto dal Trattato di Libero Commercio firmato con gli Stati Uniti nel 2006. Sono oltre mille le comunità indigene in stato di agitazione dallo scorso 9 aprile che contestano la legittimità costituzionale dei decreti e denunciano la violazione dell’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli indigeni e tribali, che impone ai Paesi firmatari il consenso previo ed informato delle popolazioni indigene per l’approvazione di leggi di questo tipo. La decisione del Congresso della Repubblica di posticipare nuovamente il dibattito relativo alla deroga dei decreti emanati dal Governo ha spinto nuovamente in strada le popolazioni indigene amazzoniche, guidate dalla Associazione Interetnica di Sviluppo dell’Amazzonia Peruviana (AIDESEP). In seguito alle proteste, che riprenderanno a luglio con uno sciopero generale indetto dai movimenti e dalle associazioni di base, il governo Garcia ha imposto lo stato d’emergenza ed il coprifuoco nelle zone di conflitto, mentre un mandato di arresto è stato emesso nei confronti del leader indigeno Alberto Pizango, al quale il governo del Nicaragua ha immediatamente concesso l’asilo. Il Congresso ha inoltre sospeso per 120 giorni sette deputati del partito di opposizione – Partido Nacional Popular – colpevoli di aver condannato le misure repressive del Governo, definendole un “attentato alla democrazia”. Convinti dell’urgenza di porre fine ad un conflitto sociale tra i più violenti della regione, Mani Tese chiede al Governo del presidente Alan Garcìa la revoca immediata dei decreti incriminati e l’apertura di un tavolo di trattative che possa garantire una reale concertazione nell’elaborazione di misure socio-economiche in grado di salvaguardare i diritti ancestrali dei popoli indigeni del Perù. Esprimendo inoltre la nostra solidarietà alle comunità indigene amazzoniche e a tutte le vittime di questo conflitto, condanniamo le misure repressive adottate dal Governo, chiediamo che vengano accertate le responsabilità dei crimini commessi e che venga revocato l’ordine di cattura nei confronti del leader indigeno Alberto Pizango. Mani Tese
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