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		<title>Partecipa alla &#8220;Scuola politica&#8221; di Mani Tese</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 08:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[manifestati]]></category>
		<category><![CDATA[scuola politica]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa anche tu alla "Scuola politica di Mani Tese". Roma, settembre 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno di <a href="http://www.manitese.it/failadifferenza/fai-la-differenza/volontariato/manifestati/" target="_blank">ManiFESTAti!</a>, la festa di Mani Tese che si terrà a Roma dal 1 al 5 settembre 2010, avrà luogo <strong>LA SCUOLA POLITICA DI MANI TESE</strong>.<br />
La Scuola Politica di Mani Tese 2010 si inserisce tra le attività di formazione previste dalla campagna <a href="http://www.manitese.it/campagne/agricoltura-commercio-e-finanza/food-for-world/" target="_blank">FOOD for WORLD</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Scuola Politica di Mani Tese</strong> si propone di sviluppare, attraverso il contributo di formatori qualificati, un’<strong>analisi ragionata sulle cause delle crisi alimentari e sulle strategie ad oggi adottate dalle istituzioni internazionali</strong>, destrutturando i falsi miti che compongono l’immaginario della fame per arrivare a definire la sovranità alimentare come un diritto che nasce dal basso. Un diritto i cui titolari sono, infine, le persone, vale a dire chi produce il cibo e chi lo consuma.<br />
La Scuola Politica porrà un’attenzione particolare non soltanto ai contenuti, ma anche alla strutturazione del lavoro di campaigning, al fine di <strong>comprendere tecniche e strategie per una sensibilizzazione efficace sul territorio</strong>.<br />
Uno sguardo attento sarà inoltre rivolto ai <strong>partner di Mani Tese nel Sud del mondo</strong>, alla loro visione del problema e ai progetti di cooperazione allo sviluppo riguardanti la sovranità alimentare.
</p>
<p style="text-align: justify;">La Scuola Politica si terrà a Roma, presso la Città dell’Altra Economia (Largo Dino Frisullo, presso ex mattatoio), da Martedì 31 Agosto a Venerdì 3 Settembre 2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/campagne/SCUOLA%20POLITICA%20DI%20MANI%20TESE.pdf" target="_blank">SCARICA IL PROGRAMMA DELLA SCUOLA POLITICA</a></p>
<p>La partecipazione è gratuita.<br />
I partecipanti (max 40) saranno selezionati sulla base di una lettera di motivazioni.</p>
<p>Per iscrizioni e informazioni: <a href="&#109;a&#105;&#108;to:&#101;&#97;s&#64;ma&#110;i&#116;e&#115;&#101;.it">eas&#64;&#109;a&#110;&#105;&#116;&#101;&#115;&#101;&#46;it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Onu dichiara l&#8217;acqua un diritto umano</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 07:51:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>

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		<description><![CDATA[Una decisione storica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank">Contratto mondiale dell&#8217;acqua</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>30 luglio 2010</em> &#8211; Da molti anni i movimenti internazionali richiedono il <strong>riconoscimento del diritto umano all&#8217;acqua</strong>. All&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata ufficialmente presentata da parte di almeno 23 co-patricinatori degli Stati membri e dal Governo della Bolivia una risoluzione intitolata <strong>&#8220;Il Diritto Umano all&#8217;Acqua e all&#8217;igiene&#8221;</strong>.<br />
Mercoledì 28 luglio è stata approvata la suddetta risoluzione: 122 a favore; 41 astenuti; 0 contrari.<br />
Si tratta di una decisione storica!<br />
Qui il <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/" target="_blank">link con la risoluzione</a> presentata in 6 lingue.<br />
Il risultato è molto importante, è una risoluzione politica e non ha dunque valore normativo, rafforza però la nostra ormai più che decennale battaglia per il riconoscimento del diritto all&#8217;acqua.</p>
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		<title>Cooperazione come cambiamento</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/cooperazione-come-cambiamento/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi dle millennio]]></category>
		<category><![CDATA[periodico]]></category>

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		<description><![CDATA[La misurabilità della cooperazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">a cura di Elias Gerovasi, Coordinatore progetti di Mani Tese</p>
<p>Uno dei punti, chiave quanto critico, degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio è stata fin dall’inizio la loro misurabilità. Nel momento in cui le dichiarazioni politiche sono state accompagnate da traguardi numerici da raggiungere entro il 2015, si è creata la crescente necessità di inventare dei sistemi di misurazione adeguati. Ancora oggi i parametri sembrano molto imprecisi e forse ci si appresta già a trovare una buona scusa per non averli raggiunti. Tra le più quotate rimane ovviamente “la crisi economica internazionale” che per alcuni anni giustificherà tagli e disimpegni sul fronte della lotta alla povertà..<br />
Nel frattempo molte organizzazioni non governative, ma anche istituzioni e conferenze internazionali, hanno posto l’attenzione sul tema dell’efficacia della cooperazione (efficacia dell’aiuto). È sicuramente un tema importante, ma applicabile prioritariamente ai grandi donatori (come l’Unione Europea, i Governi, le Agenzie di aiuto internazionali, i Fondi Globali di G8 e G20,<br />
etc.) nell’ottica di capire come devono essere gestiti e spesi i fondi (pubblici) nella garanzia di standards di efficacia e trasparenza.<br />
Alcune Ong si sono impegnate particolarmente su questo aspetto anche perché si sta riscontrando un’attenzione crescente dell’opinione pubblica e dei donatori privati nei confronti delle modalità di utilizzo dei fondi della cooperazione. L’attenzione dell’opinione pubblica su questi temi nasce anche dalla sempre più grande concorrenza fra chi si occupa di cooperazione internazionale (Ong, Associazioni, Fondazioni che competono per aggiudicarsi fondi pubblici e privati).<br />
Molti garantiscono ai loro donatori risultati certi ed rapidi perché chi dona ha spesso bisogno di vedere i risultati tangibili, concreti e immediati.<br />
Ma quanto è corretto comunicare questo tipo di approccio? Quanto l’obiettivo della nostra azione di cooperazione sta nel risultato numerico che un progetto produce? Non si rischia di indurre i nostri sostenitori ad una visione parziale del perché fare cooperazione internazionale?<br />
Se osserviamo a fondo le dinamiche attuali della cooperazione, scopriamo che è abbastanza facile mostrare video, numeri e fotografi e delle realtà di progetto nel Sud del mondo. In molti casi non è nella cifra numerica che risiede il vero risultato atteso di un progetto: il bisogno di rendere conto in tempi brevi si scontra con un processo di cooperazione che spesso necessita di tempi lunghi, di successi, anche magari di parziali insuccessi. Non che i risultati concreti e misurabili siano trascurabili, ma in molti casi alcune caratteristiche fondanti del modo di fare cooperazione stanno su un binario diverso: si sviluppano su un periodo più lungo e mettono alla prova la capacità di rimanere accanto ai partner anche dopo la fase esecutiva del progetto. Sarà chiaro a molti dei nostri sostenitori che il più importante risultato<br />
dell’azione di cooperazione ma sta nel cambiamento sociale e culturale che l’intervento permette di attivare.<br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/progetti_cooperazione_africa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3484" title="progetti_cooperazione_africa" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/progetti_cooperazione_africa.jpg" alt="progetti_cooperazione_africa" width="380" height="285" /></a>Prendiamo ad esempio un progetto che abbiamo attuato in Eritrea, un Paese in cui Mani Tese ha lavorato fino al 2006. Il progetto coinvolgeva le donne nella produzione di artigianato, con conseguenti attività di formazione. Considerate le particolarità della comunità femminile coinvolta e la forte marginalizzazione del ruolo della donna in quel contesto, il vero risultato del progetto non è stato tanto il fatto che le donne abbiano prodotto e venduto l’artigianato, come poi è effettivamente successo, ma che siano state in grado di cambiare la loro prospettiva di vita, il loro peso rispetto alla comunità maschile in quel contesto.<br />
Se osserviamo la metodologia di lavoro che era stata messa in campo, forse per noi il valore più grande è il risultato sociale, cioè il cambiamento nelle dinamiche di sviluppo e partecipazione, tutt’ora visibili, che quel progetto aveva procurato.<br />
Aumentare la capacità delle nostre azioni di produrre il cambiamento sociale è l’obiettivo principale della nostra azione: sono i risultati di lungo periodo quelli che poi contano anche per l’elaborazione delle strategie di sviluppo di cui Mani Tese si dota periodicamente.
</p>
<p style="text-align: justify;">LEGGI IL<a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/periodico/Manitese_luglio-agosto2010.pdf" target="_blank"> NUMERO LUGLIO-AGOSTO DEL PERIODICO DI MANI TESE</a></p>
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		<title>Poveri noi, poveri loro</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/poveri-noi-poveri-loro/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi dle millennio]]></category>
		<category><![CDATA[periodico]]></category>

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		<description><![CDATA[E' online il numero di luglio -agosto del periodico di Mani Tese. Un numero dedicato agli Obiettivi del Millennio, in vista della review di settembre. Le crisi che stiamo vivendo stanno mutando rapidamente lo scenario: ogni anno assistiamo ad un aumento del numero di “nuovi poveri”. Mani Tese crede in una giustizia: ambientale, finanziaria, fiscale, economica, sociale e di genere. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Antonio Tricarico, <a href="http://www.crbm.org/" target="_self">Campagna per la Riforma della Banca Mondiale</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.manitese.it/periodico-manitese/" target="_blank">Periodico Manitese &#8211; n-468, luglio-agosto 2010</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/copertina_luglio_agosto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3478" title="copertina_luglio_agosto" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/copertina_luglio_agosto.jpg" alt="copertina_luglio_agosto" width="350" height="456" /></a>Dovevano essere la via pragmatica per raggiungere finalmente dei risultati concreti, pur se parziali, nella lotta contro la povertà. Gli <strong>otto Obiettivi di sviluppo del Millennio </strong>(Millennium Development Goals), adottati dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2000, avevano questa ambizione. Ma a cinque anni dalla scadenza fissata, i risultati lasciano ancora una volta a desiderare, ed in particolare i pochi progressi fatti nell&#8217;ultima decade sono stati cancellati d&#8217;ambleau dalla devastante crisi finanziaria ed economica che ha attanagliato dalla fine del 2007 l&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Per questo gran parte degli <strong>osservatori internazionali ormai vedono come irraggiungibile l&#8217;obiettivo di dimezzare la povertà estrema e gli altri sette inerenti aspetti fondanti dello sviluppo umano e delle emergenze planetarie</strong>. Pur ammettendo questo, le Nazioni Unite vogliono ancora mostrare ottimismo, ma è chiaro ormai che l&#8217;agenda stessa internazionale è profondamente cambiata e l&#8217;intero sistema multilaterale ha fallito. L&#8217;intera narrativa della lotta alla povertà e le politiche di sviluppo che ha avuto un apice mediatico con il G8 di Gleneagles nel 2005, è ormai sempre più assente dalle cronache per lasciare spazio all&#8217;emergenza nel far fronte alla nuova povertà che i Paesi ricchi vedono crescere a casa loro con questa crisi, ben lungi dal finire.</p>
<p>Le attenzioni sono sempre più rivolte alla propria casa che a quella altrui o dei più poveri del Pianeta – specialmente in Africa sub-Sahariana – e spesso non mancano gli accenti xenofobi. La storia delle gravi crisi finanziarie ed economiche degli ultimi due secoli ci insegna che dopo lo shock la deriva reazionaria è spesso possibile, con epiloghi drammatici.</p>
<p>Allo stesso tempo<strong> i pochi che hanno fatto lievi progressi nella lotta alla povertà sono i Paesi emergenti</strong>, le cosiddette nuove potenze che oggi sono state accolte nel nuovo forum dei potenti, il G20, che di fatto sta lentamente rimpiazzando l&#8217;obsoleto e poco rappresentativo G8 – ancora una volta esterno al sistema Nazioni Unite.</p>
<p>Ed è chiaro che i pochi progressi fatti in alcuni casi sono avvenuti non tanto per la spinta della comunità internazionale, ma perché nuove dinamiche politiche, sociali ed economiche sono emerse in questi Paesi che sempre più domineranno la scena mondiale, inclusa la possibilità di diventare i principali portatori di assistenza e cooperazione agli altri Paesi del cosiddetto Sud del mondo, nonostante le controversie che questa azione comporta se si pensa ai recenti investimenti cinesi in Africa ed America Latina.</p>
<p>Per dare una risposta alla domanda su cosa verrà, quindi, dopo l&#8217;agenda degli obiettivi del millennio e quali scenari nella lotta alla povertà emergeranno nel prossimo futuro, è necessario <strong>ripercorrere l&#8217;ultima decade ed analizzare i profondi cambiamenti che sono avvenuti nelle dinamiche Nord-Sud e nei flussi finanziari internazionali,</strong> nonché nello specifico della cosiddetta finanza per lo sviluppo che avrebbe dovuto sostenere il raggiungimento di questi obiettivi.</p>
<p>La principale critica rivolta agli MDGs nel 2000 fu che la nuova agenda “tecnica” andava a svuotare i principi e linee di azione molto più politiche che erano emerse al Summit sullo sviluppo sociale di Copenaghen nel 1995. In particolare, subito dopo la creazione dell&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (Worl Trade Organization) fuori del sistema Nazioni Unite e di fronte ai primi impegni del G8 in materia di sviluppo e cancellazione del debito estero dei Paesi poveri, per la prima volta un consesso internazionale mise l&#8217;accento sulla necessità di cambiare profondamente i diktat delle istituzioni finanziarie internazionali – di stampo neoliberista e anti-statalista – per permettere l&#8217;avvio di processi di sviluppo endogeni che portassero allo sradicamento della povertà.</p>
<p>Gli MDGs cancellarono queste richieste di fatto, aprendo il fianco al nuovo mantra che “sempre più il settore privato avrebbe aiutato nella lotta alla povertà”, ma non le politiche pubbliche ed economiche di finanziatori e governi beneficiari. Da qui l&#8217;avvio di una lunga serie di fallimenti nei vertici internazionali dell&#8217;ultima decade, che si è chiusa simbolicamente con la debacle del summit sul clima a Copenaghen lo scorso dicembre.</p>
<p>Eppure quella agenda politica fortemente spinta dai Paesi del Sud del mondo, paradossalmente proprio grazie all&#8217;esistenza degli “MDGs tecnici” è potuta riemergere con forza e progressione mostrando la <strong>mancanza di coerenza strutturale tra gli impegni dei Paesi ricchi riguardo agli MDGs e quindi le politiche economiche, commerciali e finanziarie</strong> spinte dagli stessi contro i poveri bilateralmente o nelle istituzioni internazionali che contano.</p>
<p>Il punto di rottura è stato senza dubbio il <strong>fallimento della conferenza ministeriale della Wto a Cancun nel 2003</strong>, quando un nuovo fronte politico del Sud è emerso. La globalizzazione conosciuta fino ad allora ha quindi iniziato un lento declino. Proprio la materia della liberalizzazione degli investimenti esteri – anello mancante dell&#8217;impianto globale liberista – non passò a Cancun. Dal 2004 l&#8217;Unctad delle Nazioni Unite ha iniziato a muovere una critica costante e dettagliata della mancanza di coerenza tra le politiche di sviluppo e quelle commerciali ed economiche. Lentamente l&#8217;Asia e l&#8217;America Latina si sono emancipate dal Fondo monetario internazionale, ripagando i debiti e non dovendo più attuare così le ricette economiche restrittive da questo imposte negli ultimi due decenni. Allo stesso tempo il ciclo economico positivo drogato dall&#8217;espansione significativa dei mercati finanziari – dovuta alla politica monetaria americana che ci ha portato alla crisi del 2007 – ha permesso a numerosi Paesi del Sud di accumulare ingenti riserve valutarie per far fronte alle crisi future e resistere alla forte volatilità dei prezzi delle materia prime. Anche se questo accumulo ha sottratto potenzialmente risorse ad interventi contro la povertà a livello nazionale.</p>
<p>Un dibattito si è innescato rispetto alla <strong>necessità di avviare nuove forme di cooperazione regionale, e quindi sono emerse anche nuove istituzioni e meccanismi finanziari</strong>, come l&#8217;iniziativa di Chang-Mai in Asia e la Banca del Sud in America Latina. L&#8217;Africa sub-Sahariana chiaramente ha sofferto maggiormente e la sua emancipazione dalle politiche restrittive imposte dai donatori è stata limitata, ma anche in questo caso nuovi segnali politici sono emersi, se si pensa alla strenua resistenza che i Paesi africani sono stati capaci di opporre all&#8217;arroganza dell&#8217;Unione europea nei negoziati degli accordi di partenariato economico e commerciale. Questo processo è culminato nella spinta a riformare, seppur marginalmente, la governance della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale per dare più voce ai Paesi del Sud, principalmente quelli emergenti. Allo stesso tempo questi, e la Cina in primis, sono emersi come i nuovi donatori mettendo in crisi la leadership sempre meno credibile dei Paesi del Nord nell&#8217;aiuto allo sviluppo.</p>
<p>In questo contesto è esplosa la <strong>bolla speculativa immobiliare negli Usa </strong>– sempre più indebitati proprio con i Paesi del Sud per finanziare il proprio benessere insostenibile – e quindi è partita la <strong>crisi finanziaria poi diventata nel 2008 crisi economica e quindi oggi crisi sociale</strong>. L&#8217;impatto della crisi sul Sud del mondo è stato pesantissimo. Quei Paesi che finalmente erano riusciti ad emettere titoli di stato sui mercati internazionali per finanziarsi, non hanno più potuto farlo; le rimesse dei migranti si sono contratte così come gli investimenti esteri; l&#8217;aiuto allo sviluppo è diminuito; il debito è rimasto da pagare in molti casi. <strong>Chi ha accumulato riserve e potere a livello internazionale ha resistito più facilmente e scoperto il proprio mercato interno come possibile strategia di rafforzamento</strong>; chi non ha potuto rafforzarsi abbastanza – ossia l&#8217;Africa sub-Sahariana ed altri Paesi a basso reddito – è finito di nuovo nel giogo del Fondo monetario, o da solo ha dovuto attuare politiche di austerità e tagli ulteriori alla spesa sociale. Insomma quello che sta anche avvenendo nel “ricco ed indebitato” Nord qui da noi.</p>
<p><strong>Sorprendentemente il G20, che include le potenze emergenti, ha riconsacrato le istituzioni finanziarie internazionali come i principali attori per far fronte alla crisi.</strong> E paradossalmente oggi il Fondo monetario adotta un doppio standard – meno condizioni per chi si è emancipato ed oggi finanzia il Fondo stesso, le solite ricette per i più poveri. Allo stesso tempo riprende slancio il paradigma che un decennio fa veniva spinto dai Paesi donatori. In mancanza delle risorse pubbliche, la finanza per lo sviluppo deve allargarsi ad includere tutte le fonti private, o meglio le risorse pubbliche devono finanziarie il privato e fare leva sui mercati finanziari per muovere più investimenti esteri. Una privatizzazione dello sviluppo, sancita al G8 de L&#8217;Aquila dal “Whole of a country approach”.</p>
<p>Così di fronte al fallimento annunciato degli MDGs ed ai limiti imposti dalla crisi, <strong>i governi donatori alzano le mani e chiedono al privato</strong> – che con le sue alchimie finanziarie ha portato l&#8217;economia mondiale sull&#8217;orlo del baratro – <strong>di far fronte alla loro incapacità</strong>. Ed invece di rivedere le politiche pubbliche ed il ruolo della finanza pubblica, dopo aver salvato la finanza privata mondiale con 18,000 miliardi di dollari chiedono politiche di austerità ai cittadini del Nord come del Sud del mondo per pagare i costi della crisi. E&#8217; chiaro che in questo scenario, con una crisi che ci ha portato indietro ed una decade persa di fatto, non si può che ripartire dalle sfide del vertice di Copenaghen del 1995, chiedendo quali politiche pubbliche, economiche e sociali, servono nel Nord come nel Sud del mondo nella lotta alla povertà. Una sfida che parte oggi più dal livello nazionale che internazionale, vista la lunga crisi del multilateralismo che viviamo.</p>
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		<title>Somalia: 50 anni di indipendenza, venti di anarchia</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/somalia-50-anni-di-indipendenza-venti-di-anarchia/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:50:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[campagna italiana per il sudan]]></category>
		<category><![CDATA[somalia]]></category>

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		<description><![CDATA[Campagna italiana Sudan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">fonte: <a href="http://www.campagnasudan.it/" target="_blank">Campagna italiana per il Sudan</a></p>
<p style="text-align: justify;">Il 1° luglio la Somalia avrebbe dovuto ricordare i 50 anni di indipendenza. In realtà, in un paese quotidianamente insanguinato da una guerra civile che appare infinita, sembra non ci sia molto da festeggiare, anche se Radio Shabelle a Mogadiscio  ha ricordato l&#8217;anniversario con le note della canzone Waa baa baryey Bilicsan, (Una nuova, bella giornata), nota in tutto il paese. <strong>Nella sua breve esistenza l&#8217;ex colonia italiana ha sopportato la dittatura del generale Mohamed Siad Barre (iniziata nel 1969) e la totale anarchia cominciata nel 1991. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mogadiscio è la capitale di uno stato che non esiste, una città dove il governo del presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, sostenuto dai militari dell’Ua, controlla solo alcuni quartieri e combatte tutti i giorni con le milizie islamiche. <strong>Solo nella prima metà di luglio a Mogadisico ci sono state decine di vittime</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto così tragico, il primo ministro Omar Abdirashid Sharmarke ha annunciato l&#8217;ennesimo rimpasto di governo. Nell’esecutivo, in grado di controllare alcune zone di Mogadiscio solo grazie al sostegno dai “peacekeeper” burundesi e ugandesi, entrano tra gli altri l’ex-presidente del parlamento Sheikh Aden Madoobe e il diplomatico Yusuf Hassan Ibrahim Dheeg. Al primo è stato affidato l’incarico di vice-primo ministro e di responsabile per i Trasporti, al secondo la guida del dicastero degli Affari esteri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Igad</strong> (l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo che racchiude alcuni paesi del Corno d&#8217;Africa e dell&#8217;Africa orientale) <strong>ha deciso di inviare in Somalia 2.000 soldati per sostenere la missione di pace dell’Unione africana</strong>, finora composta da 6.000 soldati, in prevalenza burundesi e ugandesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo due dei principali gruppi dell’opposizione armata, Shebaab e Hizbul Islam, starebbero cercando di stabilire un&#8217;alleanza militare contro il governo di Mogadiscio. La trattativa sarebbe condotta da Abdi Mohamud Godane e Sheikh Hassan Dahir Aweys, comandanti rispettivamente di Shebaab e Hizbul Islam.  Nonostante la comune opposizione all’esecutivo, però, negli ultimi mesi i militanti dei due gruppi si sono scontrati più volte in diverse zone della Somalia.  Inoltre a metà luglio &#8211; secondo l’emittente Radio Shabelle &#8211; in un villaggio della regione centrale di Galgud, nei pressi del confine con l’Etiopia, ci sono stati scontri a fuoco in cui sarebbero intervenuti anche truppe di Addis Abeba. I combattimenti avrebbero causato almeno 16 vittime.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;11 luglio a Kampala, capitale dell&#8217;Uganda, un duplice attentato ha causato 74 morti e 65 feriti</strong>. Le bombe sono esplose in due locali affollati di appassionati di calcio che stavano seguendo la finale dei Mondiali. Dalla Somalia gli Shebaab hanno rivendicato gli attentati «perché siamo in guerra con loro», riferendosi ai militari ugandesi presenti come caschi blu in Somalia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Banca europea fuori da Gibe3</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/la-banca-europea-fuori-da-gibe3/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[CRBM]]></category>
		<category><![CDATA[diga gibe3]]></category>
		<category><![CDATA[etiopia]]></category>

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		<description><![CDATA[La BEI ha dichiarato che non è più coinvolta nel progetto della diga]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">fonte: <a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">Campagna per la riforma della banca mondiale</a></p>
<p style="text-align: justify;">LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI SI TIRA FUORI DA GIBE 3.<br />
E L’ITALIA CHE FA?
</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Roma, 21 luglio 2010</em> – <strong>La Banca europea per gli investimenti (BEI) ha ufficialmente dichiarato che non è più coinvolta in alcun modo nel progetto della diga di Gibe 3</strong>, in Etiopia. L’istituzione ha fatto presente che, dopo aver condotto delle valutazioni preliminari dal punto di vista tecnico e sugli impatti socio-ambientali, non ha intenzione di continuare l’iter previsto per la concessione di un prestito. La Banca ha però affermato che la sua decisione non è dovuta ai risultati di questa serie di rapporti, ma solo <strong>in considerazione del fatto che “il governo etiope ha trovato fonti alternative di finanziamento”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Val la pena di ricordare che la banca era stata costretta ad elaborare studi indipendenti grazie alle forti pressioni della società civile (www.stopgibe3.org) e delle comunità locali del Lago Turkana  che ritengono che la diga affamerà mezzo milione di persone in Kenya ed Etiopia.  <strong>La BEI si rifiuta però di rendere pubblici i risultati di questi studi che alcune fonti riferiscono essere negativi</strong>.  CRBM recentemente ha presentato un ricorso alle autorità competenti per rendere pubbliche le informazioni contenute in questi studi finanziati con i soldi dei cittadini europei.</p>
<p style="text-align: justify;">“Rifiutandosi di criticare apertamente il progetto e di proporre al governo etiope progetti alternativi, la <strong>BEI dimostra di non esser capace di promuovere lo sviluppo sostenibile in Africa e di fatto ha aperto una strada in discesa all&#8217;entrata dei cinesi</strong>&#8221; ha dichiarato <strong>Caterina Amicucci</strong> della CRBM. “ Adesso ci aspettiamo che anche il ministro degli Esteri italiano prenda finalmente atto dell’inadeguatezza di Gibe 3 e che di conseguenza la nostra cooperazione non stacchi nessun assegno plurimilionario per l’opera, come invece era stato fatto nel 2004 per Gibe 2 con un prestito di ben 220 milioni di euro” ha aggiunto la Amicucci.</p>
<p style="text-align: justify;">Gibe 2 è stata inaugurata a inizio 2010 proprio alla presenza del ministro Franco Frattini, ma ha sospeso le attività due settimane dopo a causa di un crollo di una parte del tunnel di collegamento. La BEI aveva finanziato anche Gibe II affidandosi esclusivamente agli studi prodotti dal promotore. La costruzione di Gibe 2 e di Gibe 3 fa capo alla compagnia italiana Salini.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche: <a href="http://stopgibe3.it/" target="_blank">www.stopgibe3.it</a></p>
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		<title>Acqua: 1milione e 400mila firme!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 14:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista a Emilio Molinari ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lunedì 19 luglio il Comitato Promotore dei Referendum per l&#8217;acqua pubblica ha consegnato oltre <strong>un milione e quattrocentomila firme presso la Corte di Cassazione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un risultato che segna <strong>un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito le parole di <strong>Emilio Molinari</strong>, Contratto Mondiale dell&#8217;Acqua:<br />
<em>Emilio, questo è un risultato importante non solo per quanto riguarda il tema dell&#8217;acqua , ma anche per riaffermare il potere e il libero arbitrio di tutti i cittadini italiani.</em></p>
<p>&#8220;Si, oggi è stato compiuto un passo molto importante per tutti i cittadini italiani.<br />
<strong>1milione e 400mila firme raccolte, autenticate e certificate</strong>: un grande lavoro, che ha richiesto l&#8217;impegno di tanti cittadini che liberamente hanno scelto di dedicare il proprio tempo a questa battaglia.
</p>
<p style="text-align: justify;">La prima riflessione è il chiaro segnale lanciato attraverso questa raccolta firme, di ritorno ad una <strong>partecipazione attiva dei singoli cittadini</strong>: le firme potevano essere molte di più, ma non c&#8217;erano abbastanza banchetti.<br />
Un successo che  dimostra come le persone siano state capaci di liberarsi da vincoli di appartenenza ad uno dei due principali poli politici italiani. I due poli sono concordi sulle grandi questioni come energia nucleare, agricoltura ogm, commercio: non c&#8217;è differenza tra i due schieramenti, che si trovano uniti sulle grandi questioni.
</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in questo caso il <strong>singolo cittadino ha voluto, e potuto, dire la sua, liberandosi da vincoli di appartenenza, fuori da ogni partito e schieramento politico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben il 4,5% della popolazione elettorale italiana ha firmato contro la privatizzazione dell&#8217;acqua: questo è un <strong>risultato clamoroso!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La seconda riflessione è che tale messaggio é arrivato perchè <strong>universale</strong>: il tema dell&#8217;acqua richiama ad una dimensione ancenstrale, è un diritto fondamentale dell&#8217;uomo, è un bene della vita di tutti e per tutti. Non esistono classi sociali, non mette in discussione un genere o un soggetto, ma è un b<strong>ene dell&#8217;intera umanità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo ci dimostra chiaramente che oggi <strong>vince chi ha la forza di inviare messaggi universali, che mirano al bene di tutti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è un importante e prezioso insegnamento per il futuro: i beni comuni e i servizi essenziali devono essere affrontati con un respiro di libertà e diritto.<br />
La politica deve tornare ad occuparsi del bene pubblico: dei beni di tutti!&#8221;
</p>
<p style="text-align: justify;">Il prossimo appuntamento del popolo dell&#8217;acqua è il prossimo <strong>18 e 19 di settembre</strong>, quando, probabilmente a <strong>Firenze</strong>, si terrà l&#8217;assemblea dei movimenti per l&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti:<a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=507:consegnate-in-cassazione-un-milione-e-400mila-firme-e-record&amp;catid=40&amp;Itemid=57" target="_blank"> www.acquabenecomune.org</a></p>
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		<title>1 goal: educazione per tutti</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/1-goal-educazione-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 15:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[1goal: education for all]]></category>
		<category><![CDATA[coalizione italiana campagna per educazione]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi del millennio]]></category>

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		<description><![CDATA[L'appello della 1 GOAL raccoglie in tutto il mondo 14 milioni di firme]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<em>14 luglio 2010</em> &#8211; “<strong>Risorse finanziarie per assicurare ad ogni bambino l’opportunità di andare a scuola prima del prossimo campionato di calcio nel 2014</strong>”, questo l’appello lanciato dai Capi di stato africani ed europei, durante il Summit sull’educazione svoltosi domenica 11 luglio a Pretoria.<br />
Un appello di estrema urgenza ed importanza per i promotori della <a href="http://www.join1goal.org/" target="_blank">“1GOAL: Education for All!”</a>, l’iniziativa mondiale lanciata dalla <a href="http://cge-italia.org/" target="_blank">Campagna Globale per l’Educazione</a> in occasione dei Campionati del Mondo di Calcio in Sudafrica, per <strong>garantire a tutti l’accesso all’istruzione primaria entro il 2015</strong>.<br />
“Milioni di persone hanno esibito una cartellino giallo ai leader mondiali per chiedere la fine dell’ingiustizia che nega l’accesso all’istruzione ad 1 bambino su 10 nel mondo”, ha dichiarato <strong>Kailash Satyarth</strong>, Presidente della Campagna Globale per l’Educazione.<br />
“Speriamo che il Summit sull’Educazione rappresenti solo il primo passo verso un maggiore impegno dei governi di tutto il mondo per garantire i finanziamenti necessari a raggiungere il <strong>Secondo Obiettivo di Sviluppo del Millennio</strong>, e che questo impegno si concretizzi a settembre, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio a New York” dichiara Elena Avenati, coordinatrice della Coalizione Italiana della Campagna Globale per l’Educazione.<br />
La 1GOAL invita i paesi donatori ad <strong>aumentare i finanziamenti all’istruzione da 4 a 16 miliardi l’anno</strong>, a dare priorità ai Paesi più poveri e a finanziare i fabbisogni primari della scolarizzazione, gli stipendi degli insegnanti, i libri e gli edifici scolastici ed esorta i paesi poveri ad incrementare del 20% l’investimento all’istruzione per consentire a tutti i bambini africani di frequentare la scuola entro il 2014.<br />
Ad oggi, in Malawi, Uganda e Chad meno del 40% dei bambini completano la scuola elementare e sono in media più di 65 gli allievi di un insegnante nella Repubblica dell’Africa Centrale, in Ruanda, in Malawi o in Mozambico. Nel Togo, inoltre, solo il 15% degli insegnanti di scuola elementare ha un’adeguata preparazione.<br />
“La storia dimostra che dove c’è l’impegno politico si possono fare grandi cose”, ha affermato Aaron Mokoena, ambasciatore della 1GOAL e capitano della Nazionale di calcio sudafricana. “<strong>Quattordici milioni di tifosi di tutto il mondo hanno firmato a sostegno della Campagna</strong> e spetta ora ai leader mondiali il compito di far diventare realtà il sogno di una educazione per tutti”.<br />
“<strong>L’Italia, assente al Summit</strong>, nonostante si sia impegnata a stanziare almeno 10 milioni di euro l’anno per contribuire a garantire l’accesso all’istruzione globale” conclude Elena Avenati, “<strong>nel 2010 ha destinato il 70% di risorse in meno per l’istruzione rispetto all’anno scorso”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La 1 GOAL è la più grande campagna mondiale mai realizzata nella storia del calcio. Si può <strong>aderire alla campagna</strong> firmando la petizione on-line sui siti:<br />
<a href="http://www.join1goal.org/" target="_blank">www.join1goal.org/it </a><br />
<a href="http://cge-italia.org/" target="_blank">www.cge-italia.org</a></p>
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		<title>La nuova veste grafica di Mani Tese</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/la-nuova-veste-grafica-di-mani-tese/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 09:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[restyling logotipo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese vi presenta la rivisitazione del logotipo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Mani Tese vi presenta la rivisitazione del logotipo!</strong><br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/LOGO_MANI_TESE_br1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3447" title="LOGO_MANI_TESE_br" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/LOGO_MANI_TESE_br1.jpg" alt="LOGO_MANI_TESE_br" width="306" height="75" /></a>
</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione di sottoporre il logotipo ad un restyling nasce dall’esigenza di <strong>migliorare la fruibilità e leggibilità del logotipo</strong>, ma anche di modernizzare un marchio che appariva superato nel font e nella poca flessibilità d’utilizzo.</p>
<p><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/logo_precedente2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3449" title="logo_precedente2010" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/07/logo_precedente2010.jpg" alt="logo_precedente2010" width="250" height="93" /></a>La forma del logotipo precedente nasce nel 1985: dal gennaio del 1986 il logotipo dell’associazione sarà sempre verde.<br />
Nel 1994 viene utilizzato per la prima volta all’interno del periodico dell’associazione il pay off che ancora oggi accompagna il marchio: Un impegno di giustizia.</p>
<p>E’ del 2004 l’ultima revisione, anche se leggera, del marchio curata dall’agenzia di comunicazione The Others. L’intervento ha portato soprattutto alla definizione di un nuovo carattere per il pay off e alla codificazione del verde istituzionale.</p>
<p>Nella rivisitazione del logotipo di Mani Tese si è operato a favore di uno <strong>snellimento del carattere</strong> per ottenere una forma più slanciata e aperta, in modo da ovviare agli attuali problemi di leggibilità e stampa, soprattutto nei piccoli formati e nella lettura da lontano.</p>
<p>Per ottenere il risultato prefissato si è provveduto al disegno di un nuovo carattere che riprendesse i tratti essenziali del logo in uso prima della rivisitazione, con occhielli più aperti ed un diverso rapporto fra larghezze e altezze, fra tratti orizzontali e verticali.</p>
<p><strong>Elemento di rottura con il passato è il riposizionamento e la revisione delle proporzioni dell’uomo stilizzato rispetto al logotipo</strong>. Il simbolo è stato portato a chiusura del nome a posizionato a mo’ di asterisco. L’operazione intende in questo modo sottolineare l’elemento umano dell’intera attività di Mani Tese: l’omino diviene in questo modo la declinazione grafica della mission.<br />
Oltre a questi interventi si è proceduto con lo studio di una <strong>versione verticale e più compatta del marchio</strong> e, da ultimo, si è provato ad immaginare una declinazione territoriale univoca.</p>
<p>Il verde, colore con cui si identifica da anni il logotipo di Mani Tese, è stato scurito leggermente. Questo per non perdere la forte riconoscibilità che gli utenti tutti associano al verde-Mani Tese.<br />
E’ stato però introdotto un <strong>nuovo elemento di colore</strong>: l’omino a fine logotipo è infatti di un verde più chiaro, in contrasto con il verde del logotipo.</p>
<p>Al restyling del logotipo segue il rivisitazione di tutti i materiali di comunicazione di Mani Tese, al fine di coordinare i vari strumenti di comunicazione e <strong>rafforzare la brand identity</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi anche:</p>
<p><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Comunicare%20Mani%20Tese.pdf" target="_blank">COMUNICARE MANI TESE</a>, manuale di utilizzo del nuovo logo e indicazioni per fornire all’esterno un’immagine coordinata dell’associazione</p>
<p><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Il%20segno%20di%20Mani%20Tese.pdf" target="_blank">IL SEGNO DI MANI TESE</a>, breve storia della nascita e dello sviluppo del logotipo di Mani Tese</p>
<p><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/LOGO_MANI_TESE_br.jpg" target="_blank">SCARICA IL LOGO 2010 DI MANI TESE</a></p>
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		<title>A Treviso per il diritto al cibo</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/a-treviso-per-il-diritto-al-cibo/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 12:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[campi estivi]]></category>
		<category><![CDATA[campi famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[treviso]]></category>

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		<description><![CDATA[Partecipa al campo estivo di Treviso dal 31 luglio al 6 agosto! ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal <strong>31 luglio al 6 agosto</strong> 2010 si tiene il <strong>campo estivo di Mani Tese a Treviso!</strong></p>
<p><em>“La giustizia vien….mangiando!.  Dal kmzero al diritto al cibo  per tutti i popol&#8221;</em>: questo il tema che verrà approfondito durante il campo di volontariato.</p>
<p style="text-align: justify;">Una settimana per scoprire e sperimentare pratiche di vita e di consumo virtuose e all&#8217;insegna della sostenbilità!<br />
Ma anche molti momenti di gioco e incontro: un&#8217;occasione unica per unire solidarietà e divertimento!</p>
<p style="text-align: justify;">Il campo di Treviso sostiene il progetto di cooperazione <a href="http://www.manitese.it/progetti/?p=1067" target="_blank">2217 &#8220;Infrastruttura idrica per la diversificazione produttiva agricola&#8221;</a>, che si sviluppa nell&#8217;altipiano boliviano di Ayllu Panacachi.<br />
Obiettivo del progetto è <strong>migliorare l’alimentazione e la salute delle famiglie indigene</strong> che vivono sull’altipiano, rafforzando i sistemi di irrigazione e favorendo la diversificazione della produzione agricola. Si prevede inoltre di implementare un’attività di riforestazione, per frenare i fenomeni di erosione e desertificazione degli ultimi anni, e di creare orti familiari medicinali attraverso la semina di piante medicinali.
</p>
<p style="text-align: justify;">Vi ricordiamo che sono aperte le iscrizioni anche ai <a href="http://89.31.74.211/failadifferenza/?page_id=592" target="_blank">campi estivi per famiglie!</a></p>
<p>Per iscrizioni scrivere a:<br />
Mani Tese, Piazza Gambara 7/9, 20146 Milano<br />
tel. 02.4075165 – fax 02.4046890<br />
e-mail: <a href="&#109;&#97;&#105;&#108;to:v&#111;&#108;&#111;&#110;&#116;&#97;ri&#64;&#109;&#97;&#110;&#105;&#116;ese.it">&#118;&#111;&#108;on&#116;&#97;&#114;i&#64;&#109;&#97;n&#105;&#116;es&#101;&#46;i&#116;</a></p>
<p><a href="http://89.31.74.211/failadifferenza/?page_id=598" target="_blank"><br />
Scopri gli altri campi estivi</a></p>
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