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		<title>Ecuador: il tradimento di Correa</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[ecuador]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>

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		<description><![CDATA[Levantamiento degli indigeni in Ecuador]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Fonte: <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/20557/Il+tradimento+di+Correa" target="_blank">www.peacereporter.net</a></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tradimento di Correa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A cura di Tancredi Tarantino, Desk Officer America Latina &#8211; Mani Tese</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli indigeni tornano sul piede di guerra in Ecuador</strong>. Lo scorso 26 febbraio, al termine di un’assemblea straordinaria di due giorni, la Conaie, principale confederazione indigena ecuadoriana, ha dato per concluso il dialogo con il governo del socialista Rafael Correa ed ha annunciato un levantamiento che potrebbe bloccare il Paese per giorni.<br />
A detta dei principali dirigenti indigeni, a causare questa rottura è stato il <strong>mancato rispetto del carattere plurinazionale dello Stato previsto dalla nuova Costituzione</strong> nonchè l’attuazione di politiche energetiche mirate allo <strong>sfruttamento delle risorse naturali in uno dei paesi più biodiversi al mondo</strong>.<br />
“Signor Presidente – ha dichiarato Marlon Santi, presidente della Conaie, rivolgendosi a Correa – le miniere, il petrolio, la privatizzazione dell’acqua non avranno più spazio fin quando ci saranno le popolazioni indigene a salvaguardare la madre terra”.<br />
Le immagini del neo-eletto Rafael Correa, che con il suo poncho rosso – indumento tipico delle Ande – si insediava alla presidenza della Repubblica secondo i dettami della tradizione indigena andina, sembrano oggi foto ingiallite dal tempo.<br />
Era il 2007 quando Correa scelse la comunità quichua di Zumbahua, posizionata su uno degli altipiani più suggestivi dell’Ecuador, come luogo dal quale far partire quella “rivoluzione cittadina” che dovrebbe riportare il cittadino e l’ambiente al centro dello Stato.<br />
Da allora l’Ecuador ha mosso notevoli passi in avanti sulla strada dei diritti e del buen vivir. La Costituzione approvata nel 2008 è un’opera magna. Si riconosce il carattere plurinazionale dello Stato, l’ufficialità delle principali lingue indigene, il rispetto dell’ambiente, l’indisponibilità dell’acqua che assurge a diritto umano. L’accesso gratuito ad educazione e sanità diventa realtà per le fasce più povere della popolazione. L’aumento del salario minimo, l’integrazione regionale, il recupero della sovranità nazionale nella lotta al narcotraffico sono anch’essi traguardi impensabili fino a pochi anni fa.<br />
Tutto ciò però non è stato sufficiente a preservare l’attuale governo dalle proteste dei movimenti indigeni. Da una parte, la poca attenzione all’ambiente e alla uso sostenibile delle risorse naturali e, dall’altra, lo scarso coinvolgimento delle comunità indigene nelle decisioni che riguardano la gestione dei loro territori, sono i motivi che hanno portato la Conaie a dichiarare in levantamiento le popolazioni native, nonostante i tentativi di dialogo dell’ultima ora fatti dal Governo. Un levantamiento progressivo, come lo definisce lo stesso Marlon Santi, che comporterà la ricerca di alleanze con tutti i movimenti sociali.<br />
In realtà la relazione tra Correa e il movimento indigeno, problematica fin dall’inizio, si è incrinata ulteriormente a settembre dello scorso anno, in seguito alla morte di Basco Visun, un professore di etnia shuar ucciso nel nord del Paese nel corso di violenti scontri con la polizia che avevano causato decine di feriti tra le popolazioni native.  Da allora il dialogo fra governo e indigeni si è fatto sempre più aspro.<br />
Ciò che gli indigeni rimproverano oggi a Correa è l’incapacità di avviare un processo di transizione in grado di superare l’attuale assetto industriale ed economico del paese, basato sullo sfruttamento delle principali risorse naturali a discapito del rispetto della natura e delle popolazioni indigene, la cui sopravvivenza stessa è intimamente legata alla pacha mama, la madre terra.<br />
Gli stessi programmi pensati dal governo per migliorare le condizioni di vita nelle comunità indigene e rurali, come il piano per la titolarità delle terre a chi le possiede o la concessione di frequenze per la creazione di radio comunitarie che possano dar voce ai nativi, sono misure bollate oggi dagli indigeni come biechi tentativi di dividere il movimento. Un movimento che in realtà unito non lo è da parecchi anni. Non a caso un pezzo importante del movimento indigeno, la Fenocin, continua a sostenere Correa e a sedere in parlamento tra i banchi del partito di governo, Movimiento Pais.<br />
Difficile prevedere le conseguenze di questa posizione assunta dalla Conaie. Di certo, Correa ha già chiarito che rispetterà le manifestazioni purchè queste avvengano nel rispetto della Costituzione. “Se i nativi proveranno a bloccare le vie di comunicazione e a sequestrare liberi cittadini, come già accaduto in passato – ha dichiarato il Presidente – queste azioni verranno represse e sanzionate”. Poco probabile che gli indigeni si lasceranno influenzare da tali dichiarazioni.</p>
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		<title>Mani Tese a Fa&#8217; la cosa giusta! 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa mani tese]]></category>
		<category><![CDATA[economie solidali]]></category>
		<category><![CDATA[Fa' la cosa giusta]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale d'impresa]]></category>

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		<description><![CDATA[Cooperativa sociale, diritto al cibo, RSI nella filiera tessile internazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2">
<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese parteciperà alla settima edizione d</strong>i <a href="http://www.falacosagiusta.org/milano/" target="_blank">Fa&#8217; la cosa giusta!</a>, fiera del consumo cirtico e degli stili di vita sostenibili, in programma dal <strong>12 al 14 marzo</strong> <strong>2010 </strong>(Milano, Fieramilanocity).<br />
Dal Made in Italy sostenibile all&#8217;economia carceraria, dagli ecoprodotti alla finanza etica, passando per la green economy e l&#8217;agricoltura bio.</p>
<h3>DOVE CI TROVI</h3>
</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/cooperativa2.jpg"><img class="size-full wp-image-2865 alignleft" title="cooperativa" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/cooperativa2.jpg" alt="cooperativa" width="139" height="200" /></a></td>
<td valign="top">
<p style="text-align: justify;"><a href="../chi-siamo/associazione-mani-tese/la-cooperativa-sociale/" target="_blank">COOPERATIVA SOCIALE MANI TESE</a><br />
Sezione speciale <em>Critical fashion</em><br />
<strong>Pad. 2 stand CF43 -</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Abbigliamento, artigianato etnico proveniente da filiera sostenibile e certificata, oggetti di materiali di recupero e riciclo,  prodotti del commercio equo solidale&#8230;e molto altro ancora!</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stand della Cooperativa Sociale potrai trovare anche i prodotti di riciclo e riuso del nostro  <a href="http://www.manitese.it/progetti/?p=1024" target="_blank">partner cambogiano M&#8217;Lop Tapang!</a></p>
<p><strong>ONG MANI TESE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piazza Kuminda</strong> &#8211; <strong> </strong><strong>Pad. 1 stand KU03</strong><br />
Tutte le informazioni sulle campagne di Mani Tese dedicate alla sovranità alimentare, alle attività di volontariato, e alle campagne di raccolta fondi!</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">
<h3>PROGRAMMA CULTURALE</h3>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/denutrire_pianeta3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2866" title="denutrire_pianeta" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/denutrire_pianeta3.jpg" alt="denutrire_pianeta" width="131" height="192" /></a></td>
<td valign="top">Mani Tese partecipa anche al programma culturale di Fa&#8217; la cosa giusta! con 2 incontri:</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato 13 marzo 2010, ore 09.30 &#8211; Sala Bolaffio<span style="text-decoration: underline;"><br />
</span><a href="http://www.manitese.it/2010/tessere-responsabile-convegno-internazionale-sulla-rsi/" target="_blank">Diritti umani e ambiente nella filiera del tessile: un approccio alla Responsabilità Sociale d’Impresa con il contributo di tutti gli stakeholders</a>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>Sabato 13 marzo, ore 15 &#8211; 16.30 &#8211; Piazza Kuminda<br />
<a href="http://www.manitese.it/campagne/2010/de-nutrire-il-pianeta/" target="_blank">(DE)NUTRIRE IL PIANETA. </a><a href="http://www.manitese.it/campagne/2010/de-nutrire-il-pianeta/" target="_blank">La fame nel mondo ai tempi dell&#8217;Expo 2015.</a><br />
Organizzato da <a href="http://www.socialwatch.it/" target="_blank">Coalizione Italiana Social Watch</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Tessere responsabile: convegno internazionale sulla RSI</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:48:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sociale d'impresa]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 13 marzo 2010 si terrà il convegno internazionale di Mani Tese: "Diritti umani e ambiente nella filiera del tessile:un approccio alla Responsabilità Sociale d’Impresa con il contributo di tutti gli stakeholders".
Un'occasione per incontrare i diversi stakeholders per la promozione di una filiera tessile trasparente e responsabile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>TESSERE RESPONSABILE</strong><br />
<strong>Diritti umani e ambiente nella filiera del tessile:<br />
un approccio alla Responsabilità Sociale d’Impresa con il contributo di tutti gli stakeholders</strong><br />
<a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/untitled.bmp"><img class="alignnone size-full wp-image-2853" title="untitled" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/untitled.bmp" alt="untitled" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sabato 13 marzo 2010, ore 09.30<br />
Sala Bolaffio – Fa’ la cosa giusta!<br />
Fieramilanocity, Milano</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese</strong>, Ong che da oltre 10 anni opera con progetti di sviluppo e per la promozione dei diritti umani e il rispetto ambientale nel distretto tessile indiano di Tirupur, <strong>organizza sabato 13 marzo 2010 il convegno internazionale </strong><em>“Diritti umani e ambiente nella filiera del tessile: un approccio alla Responsabilità Sociale d’Impresa con il contributo di tutti gli stakeholders”</em> (Fa’ la cosa giusta! 2010 – Fieramilanocity).</p>
<p style="text-align: justify;">Al convegno partecipano <strong>rappresentanti dell’industria tessile nazionale e internazionale, partner locali e istituzioni</strong>: un momento di confronto e dialogo che, in un’ottica di interscambio tra gli attori interessati, ponga le basi per la costruzione di una rete di competenze dei singoli stakeholders in merito alla Responsabilità Sociale d’Impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Responsabilità Sociale d’Impresa</strong> è il filo rosso che lega i diversi stakeholders dell’<strong>imprenditoria tessile italiana e internazionale</strong>: un approccio etico nella strategia dell’azienda, che si assume così la responsabilità degli <strong>impatti sociali ed ambientali dell’intera filiera produttiva</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso lungo e complicato, che necessità della <strong>partecipazione di tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo</strong>: aziende italiane che delocalizzano, aziende estere che producono per l’esportazione, istituzioni, sindacati, ma anche organizzazioni non governative e rappresentanti della società civile.</p>
<p>Se nel Nord del mondo una filiera produttiva responsabile e trasparente è indice di una strategia d’impresa etica, per le popolazioni del Sud del mondo significa il rispetto dei diritti fondamentali dell’essere umano, e la possibilità di un reale sviluppo economico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Responsabilità Sociale d’Impresa può inoltre giocare un ruolo fondamentale nell’attuale momento di crisi, in quanto opportunità strategica <strong>volta ad accrescere la competitività ed incrementare il dialogo ed il coinvolgimento degli stakeholders</strong>.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Programma del convegno</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Introduce e coordina: <strong>Mario Portanova</strong> – Giornalista</p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Arockiam Aloysius</strong> – Direttore di SAVE/India, partner di Mani Tese e coordinatore del Centro Multistakeholder sulla RSI nel settore tessile in India<br />
<strong>Mariarosa Cutillo</strong> – Responsabile area giustizia economica di Mani Tese e direttore di Valore Sociale<br />
<strong>Joris Oldenziel</strong> – Rappresentante di SOMO &#8211; Centro di Ricerca sulle Imprese Multinazionali (Olanda)<br />
<strong>Antonio Franceschini </strong>– Segretario nazionale dell&#8217;Unione CNA Federmoda<br />
<strong>Mario Molteni</strong> – Direttore di Altis “Alta Scuola di Impresa e Società” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano<br />
<strong>Valeria Fedeli </strong>– Coordinatrice del sindacato Europeo dei Tessili e Pellettieri<br />
<strong>Gigliola Mariani</strong> – Responsabile Servizio Albo fornitori &#8211; Provincia di Milano<br />
<strong>Francesca Crespi</strong> – Amministratore delegato Crespi 1797</p>
<p><strong>Per partecipare al convegno è necessario compilare e inviare la </strong><a href="http://www.manitese.it/immagini/news/pdf/Scheda adesione Convegno_Mani_Tese_FLCG_2010.pdf" target="_blank">scheda di iscrizione</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Darfur: accordo tra governo e Jem</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/darfur-governo-e-jem-firmano-un-accordo-per-la-pace/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 09:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[accordo di pace]]></category>
		<category><![CDATA[darfur]]></category>
		<category><![CDATA[sudan]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo sudanese e lo Jem avviano negoziati di pace]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: newsletter n.51 <a href="http://www.campagnasudan.it/" target="_blank">Campagna Sudan</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Darfur / Governo e Jem firmano un accordo per la pace</strong><br />
Il governo sudanese e lo Jem (Movimento per la giustizia e uguaglianza, uno dei principali gruppi armati che combattono in Darfur contro Khartoum) il <strong>23 febbraio hanno firmato un accordo a Doha, in Qatar, grazie alla mediazione di Unione africana e Lega araba</strong>.<br />
L&#8217;accordo prevede un immediato <strong>cessate il fuoco, l’annullamento di oltre un centinaio di condanne a morte nei confronti di ribelli, un programma di integrazione dei miliziani dello Jem nell’esercito sudanese e l’avvio di negoziati per una pace definitivi </strong>che dovrebbero condurre alla firma di un documento finale entro il 15 marzo.<br />
Il 24 febbraio il Consiglio di sicurezza dell’Onu e l’Organizzazione della conferenza islamica hanno comunicato giudizi positivi sull’accordo. Secondo l’Onu, l&#8217;intesa deve ora essere applicata «in tempi rapidi» e «completamente». Secondo l’Oci lo «storico» accordo può recare «una pace stabile» nella regione.<br />
Il ministro di giustizia del Sudan, Abdel Basit Sabdarat ha annunciato la <strong>liberazione di 57 esponenti dello Jem detenuti nel carcere di Kober, alla periferia di Khartoum; 50 di loro erano condannati a morte</strong>. Contemporaneamente lo Jem ha liberato una cinquantina di soldati dell&#8217;esercito di Khartoum precedentemente catturati.<br />
L’Esercito di liberazione del Sudan (Sla) guidato da Abdel Wahid al-Nur,  l’altro importante movimento di opposizione armata in Darfur, non ha mai aperto spiragli di trattativa con il governo e non ha firmato il documento. Anzi ha denunciato che nella regione montagnosa del Jebel Marra e in particolare nella cittadina di Deribat, nel Darfur settentrionale, nella seconda metà di febbraio  alcuni attacchi dell&#8217;esercito governativo a postazioni ribelli hanno causato decine di morti, molti dei quali civili. L’organizzazione umanitaria francese Médecins du monde (Mdm), attiva nell&#8217;area, ha confermato l&#8217;attacco e per motivi di insicurezza ha sospeso le attività. Le forze armate di Khartoum hanno attaccato  via terra anche con artiglieria pesante; inoltre ci sono state incursioni aeree.<br />
Oltre al presidente sudanese Omar el Bashir, nella capitale del Qatar  hanno assistito alla firma dell&#8217;accordo anche Idriss Deby e  Isaias Afeworki, presidenti rispettivamente di Ciad ed Eritrea. La loro presenza testimonia la complessità anche regionale della guerra in Darfur. Molti analisti considerano che il riavvicinamento diplomatico avvenuto tra Ciad e Sudan [vedi Newsletter 50 del 15 febbraio 2010] sia stato un requisito essenziale per arrivare all&#8217;accordo tra Jem e governo di Khartoum<br />
<strong>Il processo di pace in Darfur è anche legato alle cruciali elezioni nazionali previste in aprile. </strong><br />
Dopo la firma dell&#8217;accordo Bashir si è recato a El Fasher, capitale del Nord Darfur, dove ha dichiarato: «La guerra in Darfur è terminata, la regione adesso è in pace e può cominciare il suo cammino sulla via dello sviluppo».<br />
La fase cruenta di un conflitto latente che si trascinava da anni era scoppiata nel 2003. Bashir ha aggiunto: «In Darfur ci sarà la pace prima delle elezioni» che sono programmate per aprile. Khalil Ibrahim, leader dello Jem.  potrebbe avere un incarico di primo piano nel governo e nell’amministrazione della regione occidentale del Darfur.<br />
Alcuni analisti attribuiscono l’accordo raggiunto con lo Jem a un riavvicinamento del partito del presidente Bashir con l’opposizione di Hassan al Turabi, un tempo alleato di Bashir e fondatore del Partito del congresso popolare (Pcp) ritenuto vicino alla ribellione e in particolare allo Jem.<br />
Lo Jem nel maggio 2008 aveva portato la guerra del Darfur  fino a Khartoum, attraverso un attacco armato contro Omdurman, città gemella della capitale situata sulla sponda opposta del Nilo, in cui erano morte circa 200 persone.<br />
<strong>Molti si interrogano sull’efficacia della firma dell’accordo per risolvere la situazione sul terreno: l&#8217;accordo infatti non include tutti i ribelli che combattono il governo di Khartoum</strong>; il rischio è che possa ripetersi quanto avvenuto nel 2006 con la firma del Darfur Peace Agreement, un accordo che era stato presentato come una pace complessiva per il Darfur ma che in realtà aveva coinvolto solo una parte della ribellione, mentre altri gruppi hanno continuato a combattere.<br />
Una ricostruzione dettagliata e un&#8217;analisi della guerra in Darfur si può leggere in italiano nel libro &#8220;D<em>arfur. Geografia di una crisi &#8220;</em> ed. Altreconomia</p>
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		<title>Il Lontano Presente: l’esperienza coloniale italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:45:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[collana crescendo]]></category>
		<category><![CDATA[colonialismo italiano]]></category>
		<category><![CDATA[cres]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentazione mercoledì 10 marzo, Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mercoledì 10 Marzo alle ore 21:30 presentazione presso il circolo Arci La Scighera di Milano del volume<br />
<strong>Il Lontano Presente: l’esperienza coloniale italiana</strong>, di Anna Di Sapio e Marina Medi -  <a href="http://www.manitese.it/cosa-facciamo/educazione-allo-sviluppo/crescendo/" target="_blank">Collana CREScendo &#8211; Cres</a></p>
<p><a href="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/illontanopresente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2841" title="illontanopresente" src="http://www.manitese.it/wp-content/uploads/2010/03/illontanopresente.jpg" alt="illontanopresente" width="235" height="350" /></a>L’esperienza italiana in Africa: ovvero la facilità di travisare i fatti, o, peggio, di abituarsi a pensare che tutto ciò che i manuali storici ci raccontano siano le uniche realtà da conoscere. Il Lontano Presente: l’esperienza coloniale italiana &#8211; libro di Anna Di Sapio e Marina Medi &#8211; è un interessante excursus tra esperienza letteraria e conoscenza storica. Una rivisitazione tra testimonianze letterarie di ambo le parti e cultura successiva censurata nei lungometraggi e nei testi alla base della conoscenza popolare italiana. Un viaggio nell’oblio. Tra passato e presente. Perché non può esistere futuro senza memoria.
</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.manitese.it/materiale/vetrina/CRES/Paradossi%20della%20storia.pdf" target="_blank">recensione a cura di Sandra Cangemi</a></p>
<p style="text-align: justify;">
Presenta la serata <strong>Luca D&#8217;Alessandro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intervengono:<strong><br />
Anna Di Sapio</strong> e <strong>Marina Medi</strong>, autrici<br />
Coordina <strong>Piera Hermann</strong>, Cres &#8211; Mani Tese<br />
Letture a cura di <strong>Sara Meraviglia</strong>, Mani Tese</p>
<p><strong> </strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Ingresso libero con tessera arci</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per info:<br />
<a href="http://www.lascighera.org/" target="_blank">La Scighera</a> -Via Candiani 131 &#8211; Quartiere Bovisa<br />
tel. e fax : 02 39480616<br />
<a href="mai&#108;&#116;&#111;:info&#64;&#115;&#99;&#105;g&#104;&#101;&#114;&#97;.or&#103;">i&#110;&#102;o&#64;&#115;&#99;ighe&#114;a.o&#114;&#103;</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il 20 marzo tutti a Roma per l&#8217;acqua bene comune!</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/il-20-marzo-tutti-a-roma-per-lacqua-bene-comune/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Secondo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>

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		<description><![CDATA[Manifestazione nazionale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.acquabenecomune.org/" target="_blank">Forum italiano dei movimenti per l&#8217;acqua</a> ha indetto una <strong>manifestazione nazionale Sabato 20 marzo a Roma</strong> &#8211; Piazza della Repubblica, ore 14.00 &#8211; per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità e clima, per la democrazia partecipativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo l&#8217;<strong>appello lanciato dal Forum</strong> per aderire alla manifestazione:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione del servizio idrico portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.<br />
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e <strong>raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua</strong>.</p>
<p>Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).</p>
<p>Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.</p>
<p>La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.</p>
<p>Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per <strong>bloccare le politiche di privatizzazione della gestione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato</strong> !”.
</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article7089" target="_blank">Leggi tutto&#8230;</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Autorizzata la patata Amflora</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 17:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[ogm]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il direttore di Fondazione Diritti Genetici commenta l'approvazione della patata OGM]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fonte: <a href="http://www.fondazionedirittigenetici.org/fondazione/new/displaynews.php?id=482&amp;commenti=s" target="_blank">Fondazione diritti genetici</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>02 marzo 2010</em> &#8211; <strong>Fabrizio Fabbri,</strong> Direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici, c<strong>ommenta l&#8217;approvazione della patata Amflora della Basf</strong></p>
<p>&#8220;L&#8217;autorizzazione alla coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora è un atto di vero e proprio fondamentalismo pro-biotech&#8221;. Così Fabrizio Fabbri, Direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici, commenta la <strong>decisione della Commissione europea di autorizzare la coltivazione per usi industriali della patata transgenica della Basf.</strong></p>
<p>&#8220;Il via libera dell&#8217;EFSA, su cui si fonda l&#8217;attuale decisione della Commissione &#8211; continua Fabbri &#8211; è stato concesso <strong>nonostante i pareri contrari dell&#8217;Agenzia Europea del Farmaco</strong> (EMEA) e dell&#8217;<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> nonchè in aperto contrasto con la normativa europea . Pertanto dovrebbe essere considerato completamente illegittimo&#8221;.</p>
<p>&#8220;<strong>La patata Amflora</strong> &#8211; spiega il Direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici &#8211; <strong>contiene un gene marker che conferisce resistenza alla kanamicina e alla neomicina, due antibiotici molto rilevanti per la salute umana</strong> ma erroneamente classificati dall&#8217;EFSA tra quelli di scarsa o nulla importanza per la medicina.<br />
Quando l&#8217;EMEA e l&#8217;OMS hanno diramato la loro opinione sul valore medico dei due antibiotici, considerati antibatterici di cruciale importanza,<strong> l&#8217;EFSA ha ammesso l&#8217;opportuità di preservarne il potenziale terapeutico. Nonostante cio&#8217; non ha ritenuto necessario spostare i due antibiotici nel gruppo di quelli necessari alla terapia medica umana e veterinaria, la qual cosa avrebbe impedito il rilascio dell&#8217;autorizzazione per semplice applicazione delle norme europee </strong>che, dal 2004, vietano l&#8217;autorizzazione di eventi transgenici con caratteri di resistenza ad antibiotici importanti per la profilassi umana e veterinaria&#8221;.</p>
<p>&#8220;Trascurando pareri scientifici di tale rilevanza e andando contro la stessa normativa europea &#8211; sottolinea Fabbri &#8211; l&#8217;EFSA continua nella sua politica di dubbia terzietà&#8221;</p>
<p>&#8220;E di estremismo pro-ogm si può parlare anche a proposito del Commissario John Dalli &#8211; conclude il Direttore scientifico della Fondazione &#8211; che nella sua prima audizione al Parlamento Europeo aveva presentato la propria politica come di assoluta tutela dei consumatori e di rispetto degli interessi pubblici.&#8221;</p>
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		<title>Campagna 5 domande all&#8217;ENI</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[campagna 5 domande]]></category>
		<category><![CDATA[congo]]></category>
		<category><![CDATA[CRBM]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[5 domande a ENI per avere risposte sulle attività della multinazionale in Congo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.crbm.org/modules.php?name=browse&amp;mode=page&amp;cntid=1192" target="_blank">Campagna per la Riforma della Banca Mondiale</a></p>
<p style="text-align: justify;">Roma, 2 marzo 2010 &#8211; Rivolgere pubblicamente domande “scomode” ai “potenti” attraverso i giornali sta diventando sempre più frequente (e necessario) quando ai quesiti non viene data risposta per altre vie.<br />
Oggi tocca a <strong>Eni, destinataria della campagna “Cinque domande per Eni”</strong>.<br />
A lanciarla sono quattro testate giornalistiche indipendenti: <a href="http://www.valori.it/italian/index.php" target="_blank">Valori</a>, <a href="http://www.radiopopolare.it/" target="_blank">Radio Popolare</a>, <a href="http://www.missionaridafrica.org/" target="_blank">Africa</a> e <a href="http://www.altreconomia.it/site/" target="_blank">Altreconomia</a> che chiedono, insieme e a voce alta, <strong>risposte chiare ed esaurienti alla multinazionale petrolifera italiana sulle sue attività in Congo Brazzaville, che potrebbero provocare gravi danni ambientali.</strong></p>
<p>Si tratta di attività, in parte già in corso e in parte in programma, di esplorazione delle sabbie bituminose (terreno impregnato da quantità, anche ridotte, di petrolio, la cui estrazione è molto costosa e necessita tecniche ad alto impatto ambientale), produzione di biocombustibili e realizzazione di una centrale a gas da 350-400 Megawatt di capacità. <strong>Un intervento che vale 3 miliardi di dollari per il periodo 2008-2012, frutto di un accordo siglato tra Eni e il governo congolese nel 2008, i cui dettagli non sono mai stati resi noti al pubblico, né alle comunità locali </strong>(nonostante Eni si fosse impegnata a coinvolgere la popolazione nelle proprie decisioni).</p>
<p>A rivelarne parte dei contenuti e a denunciare gli enormi danni che provocherà all’ambiente, in una foresta tropicale protetta, è stato un <strong>rapporto realizzato dalla</strong> <a href="http://www.boell.org/" target="_blank">Fondazione tedesca Heinrich Boell</a> e dall’italiana <a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">Campagna per la Riforma della Banca Mondiale</a> (Crbm), intitolato <strong>“Energy futures. Gli investimenti di Eni in sabbie bituminose e olio di palma in Congo Brazzaville”</strong> (la versione ntegrale è disponibile sul sito www.boell.org), presentato lo scorso novembre, prima a Berlino e poi a Milano.<br />
Le due organizzazioni che hanno realizzato il Rapporto, insieme a rappresentanti della società civile congolese, <strong>hanno rivolto ad Eni le domande oggetto della campagna, ma non hanno ricevuto risposte</strong>.<br />
Dopo molta insistenza lo scorso dicembre Eni ha concesso loro un incontro, durante il quale però non sono state fornite le informazioni richieste.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Cinque domande per Eni</strong></span></p>
<p>1. Eni ha effettuato valutazioni dell’impatto ambientale del suo intervento nel Congo Brazzaville (in particolare dello sfruttamento delle sabbie bituminose)? <strong>Perché non sono state rese pubbliche?</strong></p>
<p>2. Qual è la composizione e la quantità dei gas bruciati con il gas flaring (combustione dei gas che fuoriescono durante l’estrazione del petrolio) nel giacimento di M’boundi? <strong>È certo che non siano nocivi per le persone e per l’ambiente?</strong></p>
<p>3. Eni ha dichiarato che l&#8217;accordo con il governo congolese permetterà di produrre di 2,5 miliardi di barili di greggio, mentre le autorità locali sostengono che verrà prodotto bitume per realizzare strade. <strong>Qual è la verità?</strong></p>
<p>4. Eni aveva dichiarato che avrebbe promosso “una consultazione libera, informata e continua” con le comunità locali. Invece i dettagli degli accordi, firmati con il governo congolese (nel 2008) per i nuovi investimenti (3 miliardi di dollari), non sono pubblici né disponibili per le popolazioni locali. <strong>Perché?</strong></p>
<p>5. Amnesty International ha pubblicato recentemente un rapporto molto critico sulle compagnie petrolifere che operano in Nigeria, che evidenzia “la povertà, il conflitto, le violazioni dei diritti umani e la disperazione” che hanno portato alla popolazione del Delta del Niger. <strong>Quali iniziative state portando avanti per implementare le raccomandazioni di Amnesty sulla Nigeria e per evitare che il Congo diventi come il Delta del Niger?</strong></p>
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		<title>Giornalisti contro il razzismo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti contro il razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero 1 marzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche "Giornalisti senza razzismo" aderiscono allo sciopero del 1 marzo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Publichiamo di seguito iltesto a cura di Lorenzo Guadagnucci sulla Campagna <strong>“Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella), lanciata in occasione dello sciopero degli immigrati indetto il 1 marzo<br />
</strong></p>
<h3 style="text-align: justify;">GIORNALISTI CONTRO IL RAZZISMO IL 1° MARZO: METTIAMO AL BANDO LA PAROLA CLANDESTINO</h3>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Primo Marzo 2010 – Una giornata senza di noi&#8221; è un’occasione importante per il giornalismo italiano</strong>: è arrivato il momento di compiere una riflessione approfondita sulla relazione che corre fra discriminazioni, razzismo e informazione. E’ il momento dell’autocritica.<br />
I media in questi anni hanno contribuito potentemente a sedimentare nella società un sentimento d’avversione verso gli stranieri. Hanno spesso partecipato a campagne di criminalizzazone di intere categorie di migranti e all’affermazione della cosiddetta “emergenza sicurezza”, che si è rivelata in gran parte un artificio retorico a fini politici di parte.<br />
L’<strong>uso di stereotipi e di un linguaggio discriminatorio si sono diffusi rapidamente</strong>, come ormai ampiamente documentato. Le iniziative del primo marzo mostreranno quanto sia inadeguata la rappresentazione offerta dai media dei milioni di cittadini stranieri e dei “nuovi italiani” che vivono nel nostro paese.<br />
Avremo un’opportunità di conoscenza e di confronto autentico: <strong>“Giornalisti contro il razzismo” aderisce perciò alle manifestazioni</strong>. Siamo convinti che un’analisi umile e precisa degli errori compiuti, insieme con un esercizio scrupoloso e responsabile dei propri compiti professionali, siano il compito che spetta a chi opera nel campo dell’informazione.<br />
Invitiamo perciò i colleghi che non lo abbiano ancora fatto, a cogliere l’occasione del primo marzo per aderire alla nostra <strong>campagna “Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni: <a href="http://www.giornalismi.info/mediarom/" target="_blank">www.giornalismi.info/mediarom<br />
</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Primo Marzo: Sciopero degli stranieri</title>
		<link>http://www.manitese.it/2010/primo-marzo-sciopero-degli-stranieri/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Terzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[primo marzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Una manifestazione per riconoscere il valore dei migranti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Mani Tese aderisce alla manifestazione del 1 marzo per ribadire l&#8217;importanza e il valore dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Primo Marzo 2010</strong> è prima di tutto un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.</p>
<p style="text-align: justify;">In programma una <strong>grande manifestazione non violenta</strong> dal respiro europeo per stimolare una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle 18.30, in tutte le città d’Italia verranno lanciati in cielo palloncini gialli (il lattice biodegradabile): il cielo si colorerà di giallo!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.primomarzo2010.it/2010/01/il-nostro-manifesto.html" target="_blank">Leggi il Manifesto Programmatico</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.primomarzo2010.it/2010/02/cosa-succede-in-italia-il-primo-marzo.html" target="_blank">Scopri gli appuntamenti delle città italiane</a></p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://www.primomarzo2010.it/2010/01/il-nostro-manifesto.html" target="_blank">www.primomarzo2010.it </a></p>
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