Eccomi allora a scrivere, sul nostro blog nuovo di zecca, della raccolta di ieri a Solarolo. La “raccolta” consiste nel girovagare con i furgoncini per il paese prescelto, preventivamente volantinato, raccogliendo materiali riciclabili o riutilizzabili, da destinare questi ultimi ai nostri mercatini dell’usato.
La raccolta di ieri è andata bene: i nostri tre furgoncini quasi pieni li abbiamo fatti…poteva andare anche meglio: la prossima volta ci aspettiamo dai solarolesi ben più sacchi e scatoloni ai bordi delle strade, eh!.
Era da diversi mesi che non facevo una raccolta ed è stata una soddisfazione tornare alla guida del furgoncino accanto a Simone e Gloria del gruppo Mani Tese Napoli, ospiti del nostro campo di studio e lavoro, che mi hanno raccontato, tra una sigaretta e una cazzata, il loro splendido e coraggioso lavoro nel quartiere “sanità” a Napoli.
E’ stato poi rassicurante ritrovare quel repertorio di figure di umanità varia, che solo alle raccolte puoi incontrare: le vecchine che orgogliosamente ti vogliono far vedere, pezzo per pezzo, tutto quello che hanno accuratamente messo nel loro sacco per mani tese; i signori col cappello da ciclista che se gli chiedi “funziona il televisore?” puntualmente ti rispondono all’imperfetto “funzionava” (e tu nel dubbio lo carichi nel furgoncini ma non c’è mai una volta che dopo, a provarlo, funzioni); le signore coi capelli viola che, quando è ormai sera e hai il furgoncino straboccante, già a 4 km di distanza cominciano a sbracciarsi per chiamarti, e, usando come esca un piccolo sacco, ti rifilano poi un appartamento intero di ruzzera (ma noi abbiamo imparato e al km 3,9 voltiamo improvvisamente a sinistra fingendo di non avere visto la signora coi capelli viola); quelli che ti vogliono dare un wafer di una porta marcia, 3 strati di guano e un’altra porta marcia e ti dicono “questa è roba buona, la vendi subito, eh!”; quelli che sono tre anni che ci vai e tre anni che ti dicono “voi del mato grosso” (o, in dialetto, “vo’ de’ motocross”). Figure divertenti, ma tutte accoglienti e generose, come i romagnoli sanno essere.
Dunque è stato un piacere ritrovare queste figure, ma un piacere anche tornare alla raccolta a bordo del nostro OM40, che per noi non è un camioncino, ma un feticcio con quattro ruote. L’OM40, classe 1982, ci ha sempre accompagnati in tutti i nostri 15 anni di attività come Mani Tese: un po’ scarrabile, un po’ mascotte, un po’ fratello maggiore. Ho sempre pensato che se dovessi rinascere furgoncino, vorrei incarnarmi in un OM40. E’ semplice, quasi rudimentale (ad esempio, l’OM40 non ha il cruscotto in plastica perchè è un tutt’uno con la carrozzeria): queste caratteristiche lo rendono robusto e facilmente riparabile, così che – nonostante vari pezzi non siano più quelli del 1982 – l’OM è ancora con noi a fare il suo dannato lavoro. La semplicità è forza: questo è l’insegnamento dell’OM. Un insegnamento importante se applicato agli oggetti – in questa società dei consumi in cui i beni, sempre più complessi e irriparabili, hanno cicli di vita sempre più brevi, funzionali al continuo riacquisto; un insegnamento perlomeno interessante, se invece applicato agli esseri umani.
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25 agosto 2009 - 15:06
Ma dalla sede nazionale di Milano hanno scelto una foto di Faenza per le locandine dei campi di quest’anno per via delle persone o per L’OM40?