RIPARTIRE DALL’AGRICOLTURA

MANI TESE per la sovranità alimentare in SUDAN
Mani Tese può affrontare il tema della sovranità alimentare da una posizione privilegiata, perché oltre al lavoro di sensibilizzazione politica, che è oggetto di questa campagna, sostiene da molti anni progetti di sicurezza alimentare nei paesi del Sud del mondo, legando cooperazione e sostenibilità in un percorso comune.
Per questo abbiamo scelto di destinare i fondi che la campagna Io mangio locale raccoglierà attraverso le iniziative previste al progetto che Mani Tese e ACORD (Agency for Co-operation and Research in Development) stanno realizzando in Sudan, nello Stato di Kassala.
Sono almeno tre le buone ragioni per realizzare questo progetto.
La prima è che lo Stato di Kassala è appena uscito da un decennale conflitto, seppure a bassa intensità, conclusosi nell’ottobre 2006 con un accordo di pace fra il governo centrale ed il Fronte dell’Est. Dopo tanti lutti e devastazioni, a cui si sono aggiunti recenti carestie, è il momento di cominciare a coltivare speranze.

Se poi si pensa che Kassala, come tutto l’Est Sudan, è una delle aree più povere del Paese con un tasso di malnutrizione fra i più alti e che questo ecosistema già fragile deve ospitare oltre al suo milione e mezzo di abitanti anche alcune centinaia di migliaia di profughi, ecco la seconda ragione. Sono profughi provenienti da Etiopia, Eritrea e dagli ultradecennali ed onnipresenti conflitti sudanesi, come quelli del Sud Sudan e del Darfur, uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra e dalla miseria alla ricerca di nuove possibilità di insediamento.
La terza ragione la comprendiamo se accostiamo l’estrema arretratezza dell’agricoltura sudanese, che occupa l’80% degli abitanti senza tuttavia poter fare a meno di grandi importazioni alimentari, alle grandi promesse legate al Delta del fiume Gash.
In quest’area ancora qualcosa si può fare perché il fiume Gash trasporta verso il delta il fertile limo degli altipiani etiopici e perché una recente opera di bonifica delle paludi e di irrigazione, grazie ad un progetto finanziato anche con fondi italiani dall’IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo), ha reso potenzialmente produttiva l’area.
Ma perché una famiglia numerosa possa vivere su un terreno di poco più di un ettaro, non basta la terra e neppure la buona volontà. Ci vogliono sementi selezionate, tecnologie, la formazione per impiegarle ed un’organizzazione comunitaria per acquistare i fattori di produzione, per vendere al meglio le eccedenze e per avere accesso al credito.
Il progetto coinvolge in particolare l’area del Delta del Gash e si propone il miglioramento della sicurezza alimentare della zona, attraverso l’introduzione di tecniche agricole innovative per migliorare la redditività del terreno, la garanzia dell’accesso al credito, sia in forma individuale che associativa, e la preparazione delle associazioni dei beneficiari a utilizzare, sia dal punto di vista tecnico che finanziario, le nuove tecniche, le nuove strutture e i nuovi macchinari.
Le attività del progetto prevedono:
- la distribuzione di sementi certificate
– la costituzione di una banca delle sementi
– la fornitura di un trattore dotato di seminatrice
– la realizzazione di corsi di formazione tecnica e gestionale per le associazioni di contadini
– l’organizzazione di un corso di aggiornamento per i formatori e gli animatori rurali del dipartimento competente del Ministero dell’Agricoltura
– l’attivazione di un fondo con cui avviare attività di microcredito nella zona
Il progetto coinvolge 500 contadini, membri di 9 associazioni di “water users” cioè di utilizzatori della stessa fonte irrigua, che trarranno beneficio dall’intervento insieme alle loro famiglie e allla popolazione della zona.







