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		<title>(De) Nutrire il Pianeta</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Social Watch]]></category>

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		<description><![CDATA[La fame del mondo ai tempi dell'Expo 2015. Ne parlerà il Social Watch a Fa’ la cosa giusta!, fiera del consumo cirtico e degli stili di vita sostenibili, sabato 13 marzo dalle 15 alle 16.30.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.manitese.it/campagne/wp-content/uploads/2010/03/SW09_MILANO_A5rid.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-885" title="SW09_MILANO_A5rid" src="http://www.manitese.it/campagne/wp-content/uploads/2010/03/SW09_MILANO_A5rid.jpg" alt="SW09_MILANO_A5rid" width="275" height="390" /></a></p>
<p>Nutrire il Pianeta è il tema che dovrebbe essere al centro dell&#8217;Expo 2015 in programma a Milano. (De) Nutrire il Pianeta è il titolo del provocatorio incontro organizzato dalla coalizione italiana del Social Watch a Fa&#8217; la cosa giusta. Un dibattito aperto alle domande e curiosità del pubblico su come il tema si sta trattando all&#8217;interno del percorso Expo e su quali sono oggi le principali sfide che le crisi alimentari pongono sul piatto. Partecipano Ada Civitani di Acra, Pietro Raitano, direttore di Altreconomia, e Luca Chinotti di Ucodep.</p>
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		<title>Ogm: chi ci guadagna?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[ogm]]></category>

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		<description><![CDATA[Le piante transgeniche possono ridurre l’uso dei pesticidi, aumentare la resa, resistere agli stress ambientali e infine contribuire al contenimento dei cambiamenti climatici. Il rapporto di Friends of the Earth (FOE) esamina le promesse di beneficio fatte dell’industria biotech ed evidenzia che questo modello di agricoltura industriale ha invece forti impatti ecologici negativi e minaccia la sovranità alimentare nei paesi in via di sviluppo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Le piante transgeniche possono ridurre l’uso dei pesticidi, aumentare la resa, resistere agli stress ambientali e infine contribuire al contenimento dei cambiamenti climatici. Il rapporto di Friends of the Earth (FOE) esamina le promesse di beneficio fatte dell’industria biotech ed evidenzia che questo modello di agricoltura industriale ha invece forti impatti ecologici negativi e minaccia la sovranità alimentare nei paesi in via di sviluppo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Stati Uniti, Brasile, Argentina, Canada e India coltivano il 94% delle piante transgeniche destinate principalmente all’alimentazione animale o all’industria dei biocombustibili. In America latina le piantagioni crescono a scapito delle foreste, provocando l’estromissione dalle terre dei contadini e delle comunità indigene, e accelerando l’erosione delle risorse naturali. Solo nell’ultima stagione sull’area coltivata con la soia OGM sono stati usati circa 350 milioni di litri dell’erbicida a base di glifosato (Roundup Ready), a causa anche dello sviluppo di erbe resistenti. Negli Stati Uniti, secondo i dati raccolti dal Dipartimento per l’agricoltura, le colture transgeniche nel 2008 hanno richiesto per acro il 26% di pesticidi in più rispetto alle varietà convenzionali. Le maggiori aziende biotech intanto hanno presentato 532 richieste di brevetto, e con la privatizzazione delle risorse genetiche si restringe anche l’accesso dei ricercatori e dei contadini alla conoscenza e all’utilizzo dei semi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il rapporto di FOE contesta anche i dati forniti dall’ISAAA sulla crescita nel mondo delle aree destinate alla coltivazione delle piante transgeniche ed evidenzia invece che tale produzione rimane poco significativa in quanto costituisce il 2,6% della terra globale coltivabile, e coinvolge meno dell’1% dei piccoli e medi agricoltori.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Recenti studi hanno invece identificato nell’agro-ecologia la migliore tecnica per assicurare una produzione agricola sostenibile sul piano ambientale e sociale</div>
<p>Stati Uniti, Brasile, Argentina, Canada e India coltivano il 94% delle piante transgeniche destinate principalmente all’alimentazione animale o all’industria dei biocombustibili. In America latina le piantagioni crescono a scapito delle foreste, provocando l’estromissione dalle terre dei contadini e delle comunità indigene, e accelerando l’erosione delle risorse naturali. Solo nell’ultima stagione sull’area coltivata con la soia OGM sono stati usati circa 350 milioni di litri dell’erbicida a base di glifosato (Roundup Ready), a causa anche dello sviluppo di erbe resistenti. Negli Stati Uniti, secondo i dati raccolti dal Dipartimento per l’agricoltura, le colture transgeniche nel 2008 hanno richiesto per acro il 26% di pesticidi in più rispetto alle varietà convenzionali. Le maggiori aziende biotech intanto hanno presentato 532 richieste di brevetto, e con la privatizzazione delle risorse genetiche si restringe anche l’accesso dei ricercatori e dei contadini alla conoscenza e all’utilizzo dei semi.</p>
<p>Il rapporto di FOE contesta anche i dati forniti dall’ISAAA sulla crescita nel mondo delle aree destinate alla coltivazione delle piante transgeniche ed evidenzia invece che tale produzione rimane poco significativa in quanto costituisce il 2,6% della terra globale coltivabile, e coinvolge meno dell’1% dei piccoli e medi agricoltori.</p>
<p>Recenti studi hanno invece identificato nell’agro-ecologia la migliore tecnica per assicurare una produzione agricola sostenibile sul piano ambientale e sociale.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fondazionedirittigenetici.org">Fondazione Diritti Genetici</a></p>
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		<title>L&#8217;appello di Zanotelli in difesa dell&#8217;acqua</title>
		<link>http://www.manitese.it/campagne/2010/lappello-di-zanotelli-in-difesa-dellacqua/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 09:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>

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		<description><![CDATA["Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano". L'appello di Alex Zanotelli per lanciare il referendum abrogativo. Anche Mani Tese ha aderito al comitato promotore. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">APPELLO</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">ACQUA:  HASTA LA VICTORIA!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Questo è l’anno dell’acqua, l’anno in cui noi italiani dobbiamo decidere se l’acqua sarà merce o diritto fondamentale umano.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi , che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo:’sorella acqua’.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità  (‘l’oro blu’),  bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni  a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari  si trasformerà in un boomerang.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione  sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale ,che ora deve diventare politica.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro:o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro  referendum popolare propositivo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua ,Veolia, Ondeo ,Saur che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mobilitiamoci !E’ l’anno dell’acqua!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Napoli, 7 febbraio 2010</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Alex  Zanotelli</div>
<p>Il 19 novembre 2009, il governo Berlusconi ha votato la legge Ronchi , che privatizza i rubinetti d’Italia. E’ la sconfitta della politica, è la vittoria dei potentati economico-finanziari. E’ la vittoria del mercato, la mercificazione della ‘creatura’ più sacra che abbiamo: &#8220;sorella acqua&#8221;.</p>
<p>Questo decreto sarà pagato a caro prezzo dalle classi deboli di questo Paese, che, per l’aumento delle tariffe, troveranno sempre più difficile pagare le bollette dell’acqua (avremo così cittadini di serie A e di serie B!). Ma soprattutto, la privatizzazione dell’acqua, sarà pagata dai poveri del Sud del mondo con milioni di morti di sete.</p>
<p>Per me è criminale affidare alle multinazionali il bene più prezioso dell’umanità  (‘l’oro blu’),  bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.</p>
<p>L’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestito dai Comuni  a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.</p>
<p>Purtroppo, il nostro governo, con la legge Ronchi, ha scelto un’altra strada, quella della mercificazione dell’acqua.</p>
<p>Ma sono convinto che la vittoria dei potentati economico-finanziari  si trasformerà in un boomerang.</p>
<p>E’ già oggi notevole la reazione popolare contro questa decisione immorale. Questi anni di impegno e di sensibilizzazione  sull’acqua, mi inducono ad affermare che abbiamo ottenuto in Italia una vittoria culturale, che ora deve diventare politica.</p>
<p>Ecco perché il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua pubblica, lancia ora il Referendum abrogativo della Legge Ronchi, che dovrà raccogliere, fra aprile e luglio 2010, circa seicentomila firme. Non sarà un referendum solo abrogativo, ma una vera e propria consultazione popolare su un tema molto chiaro: o la privatizzazione dell’acqua o il suo affidamento ad un soggetto di diritto pubblico.</p>
<p>Le date del referendum verranno annunciate in una grande manifestazione nazionale a Roma il 20 marzo, alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua (22marzo).</p>
<p>Nel frattempo chiediamo a tutti di costituirsi in gruppi e comitati in difesa dell’acqua, che siano poi capaci di coordinarsi a livello provinciale e regionale.</p>
<p>E’ la difesa del bene più prezioso che abbiamo (aria e acqua sono i due elementi essenziali per la vita!). Chiediamo a tutti i gruppi e comitati di fare pressione prima di tutto sui propri Comuni affinché convochino consigli monotematici per dichiarare che l’acqua è un bene di non rilevanza economica. Questo apre la possibilità di affidare la gestione dell’acqua ad un soggetto di diritto pubblico.</p>
<p>Abbiamo bisogno che migliaia di Comuni si esprimano. Potrebbe essere questo un altro  referendum popolare propositivo.</p>
<p>Solo un grande movimento popolare trasversale potrà regalarci una grande vittoria per il bene comune. Sull’acqua ci giochiamo tutto, anche la nostra democrazia.</p>
<p>Dobbiamo e possiamo vincere. Ce l’ha fatta Parigi (la patria delle grandi multinazionali dell’acqua che stanno mettendo le mani sull’acqua italiana) a ritornare alla gestione pubblica. Ce la possiamo fare anche noi.</p>
<p>Mobilitiamoci! E’ l’anno dell’acqua.</p>
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		<title>Il FMI non ha ancora cancellato il debito di Haiti</title>
		<link>http://www.manitese.it/campagne/2010/il-fmi-non-ha-ancora-cancellato-il-debito-di-haiti/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 09:05:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[campagna haiti]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>

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		<description><![CDATA[La rete internazionale Eurodad, di cui fa parte anche la Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, esprime tutto il suo disappunto per la mancata cancellazione da parte del Fondo monetario internazionale del debito di Haiti – per un ammontare di oltre 250 milioni di dollari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Roma, 4 febbraio 2010 – La rete internazionale Eurodad, di cui fa parte anche la CRBM, esprime tutto il suo disappunto per la mancata cancellazione da parte del Fondo monetario internazionale del debito di Haiti – per un ammontare di oltre 250 milioni di dollari. Sebbene il direttore generale dell’FMI Dominique Strauss-Kahn, durante un incontro tenutosi la scorsa settimana a Washington, abbia ventilato la possibilità che sia il debito pregresso che quello relativo al nuovo prestito per l’emergenza terremoto (102 milioni di dollari) possano essere rimessi, non è stato preso nessun impegno formale al riguardo.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La Banca mondiale e la Banca Inter-americana di Sviluppo, che vantano rispettivamente crediti per 39 e 447 milioni di dollari, hanno espresso una dichiarazione d’intenti simile a quella del Fondo, senza quindi procedere ad alcuna azione concreta per la cancellazione del debito haitiano – che, val la pena rammentarlo, è stato per buona parte contratto durante gli anni delle dittature che hanno devastato il Paese.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per le Ong internazionali la stessa comunicazione da parte del Fondo che il nuovo prestito di 102 milioni sia destinato al sostegno della ricostruzione post-sisma è ingannevole, dal momento che invece sarà impiegato per far rispettare le rigide condizionalità economiche e politiche collegate al programma che lo stesso FMI ha in corso ad Haiti. Condizionalità che, tra le altre cose, prevedono un innalzamento delle tariffe energetiche e il congelamento delle spese del settore pubblico.</div>
<p>Sebbene il direttore generale dell’FMI Dominique Strauss-Kahn, durante un incontro tenutosi la scorsa settimana a Washington, abbia ventilato la possibilità che sia il debito pregresso che quello relativo al nuovo prestito per l’emergenza terremoto (102 milioni di dollari) possano essere rimessi, non è stato preso nessun impegno formale al riguardo.</p>
<p>La Banca mondiale e la Banca Inter-americana di Sviluppo, che vantano rispettivamente crediti per 39 e 447 milioni di dollari, hanno espresso una dichiarazione d’intenti simile a quella del Fondo, senza quindi procedere ad alcuna azione concreta per la cancellazione del debito haitiano – che, val la pena rammentarlo, è stato per buona parte contratto durante gli anni delle dittature che hanno devastato il Paese.</p>
<p>Per le Ong internazionali la stessa comunicazione da parte del Fondo che il nuovo prestito di 102 milioni sia destinato al sostegno della ricostruzione post-sisma è ingannevole, dal momento che invece sarà impiegato per far rispettare le rigide condizionalità economiche e politiche collegate al programma che lo stesso FMI ha in corso ad Haiti. Condizionalità che, tra le altre cose, prevedono un innalzamento delle tariffe energetiche e il congelamento delle spese del settore pubblico.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cancelliamo subito il debito di Haiti!</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Crbm]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>

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		<description><![CDATA[In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, Mani Tese e la CRBM hanno scritto al governo italiano, nelle persone dei ministri Franco Frattini e Giulio Tremonti, per chiedere che in quel contesto si adoperi per la totale cancellazione del debito di Haiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Roma, 25 gennaio 2010 – In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, Mani Tese e la CRBM hanno scritto al governo italiano, nelle persone dei ministri Franco Frattini e Giulio Tremonti, per chiedere che in quel contesto si adoperi per la totale cancellazione del debito di Haiti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sebbene lo scorso giugno al martoriato Paese centroamericano siano già stati rimessi debiti per l’ammontare di 1,2 miliardi di dollari, rimangono da pagare altri 800 milioni. Oltre la metà di quella somma è dovuta al Fondo Monetario Internazionale (IMF) e alla Banca Interamericana di Sviluppo (IDB).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il governo italiano rappresenta una voce autorevole nel Consiglio dei direttori esecutivi del Fondo e dell’IDB. Nei prossimi cinque anni Haiti dovrà pagare almeno 100 milioni di dollari in servizio del debito all’IMF e IDB, la stessa somma che il Fondo Monetario ha annunciato di voler prestare al Paese per fare fronte all’emergenza attuale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per questa ragione Mani Tese e CRBM domandano al nostro esecutivo di attivarsi per far sì che le due istituzioni multilaterali cancellino il debito immediatamente e senza alcuna condizione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per contribuire alla ricostruzione di Haiti c’è bisogno della concessione di aiuti a perdere (Grants) e non di crediti di aiuto che il governo di Port-au-Prince dovrebbe poi restituire. Tale iniziativa costituirebbe un segnale importante alla comunità dei donatori internazionali per non aumentare il debito estero del Paese, una possibilità questa che anche altri Governi europei stanno valutando.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">“Se la comunità internazionale vuole davvero aiutare i milioni di sopravvissuti alla tragedia di Haiti,  la cancellazione immediata e incondizionata di tutto il debito estero del Paese è un atto dovuto di giustizia sociale, economica, ambientale e climatica” ha dichiarato Elena Gerebizza della CRBM. “Se il governo italiano è intenzionato a dare un contributo efficace alla ricostruzione, deve impegnarsi a finanziare gli interventi di base necessari con grants e non con prestiti che riporterebbero Haiti nella spirale del debito” ha concluso la Gerebizza.</div>
<p>Sebbene lo scorso giugno al martoriato Paese centroamericano siano già stati rimessi debiti per l’ammontare di 1,2 miliardi di dollari, rimangono da pagare altri 800 milioni. Oltre la metà di quella somma è dovuta al Fondo Monetario Internazionale (IMF) e alla Banca Interamericana di Sviluppo (IDB).</p>
<p>Il governo italiano rappresenta una voce autorevole nel Consiglio dei direttori esecutivi del Fondo e dell’IDB. Nei prossimi cinque anni Haiti dovrà pagare almeno 100 milioni di dollari in servizio del debito all’IMF e IDB, la stessa somma che il Fondo Monetario ha annunciato di voler prestare al Paese per fare fronte all’emergenza attuale.</p>
<p>Per questa ragione Mani Tese e CRBM domandano al nostro esecutivo di attivarsi per far sì che le due istituzioni multilaterali cancellino il debito immediatamente e senza alcuna condizione.</p>
<p>Per contribuire alla ricostruzione di Haiti c’è bisogno della concessione di aiuti a perdere (Grants) e non di crediti di aiuto che il governo di Port-au-Prince dovrebbe poi restituire. Tale iniziativa costituirebbe un segnale importante alla comunità dei donatori internazionali per non aumentare il debito estero del Paese, una possibilità questa che anche altri Governi europei stanno valutando.</p>
<p>“Se la comunità internazionale vuole davvero aiutare i milioni di sopravvissuti alla tragedia di Haiti,  la cancellazione immediata e incondizionata di tutto il debito estero del Paese è un atto dovuto di giustizia sociale, economica, ambientale e climatica” ha dichiarato Elena Gerebizza della CRBM. “Se il governo italiano è intenzionato a dare un contributo efficace alla ricostruzione, deve impegnarsi a finanziare gli interventi di base necessari con grants e non con prestiti che riporterebbero Haiti nella spirale del debito” ha concluso la Gerebizza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nuove proposte contro la povertà</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 12:14:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Crbm]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Una trentina di reti e associazioni europee, tra cui anche la CRBM, hanno scritto oggi all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per avanzare delle proposte efficaci sulla lotta contro la povertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Roma, 25 gennaio 2010 – Una trentina di reti e associazioni europee, tra cui anche la CRBM, hanno scritto oggi all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per avanzare delle proposte efficaci sulla lotta contro la povertà. Tra queste l’introduzione del cosiddetto country by country reporting, la lotta alla contro la fuga di capitali dai Paesi del Sud e un maggior scambio di informazioni e di sinergie a livello fiscale.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In particolare sarebbe molto importante predisporre una rendicontazione Paese per Paese (Country by Country reporting) dei dati contabili e fiscali delle imprese multinazionali, che oggi devono riportare nei propri bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni. Una misura di buon senso che consentirebbe un decisivo salto di qualità nella lotta contro l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio e la criminalità organizzata e che andrebbe inserita nelle linee guida dell’OCSE sulle imprese multinazionali.</div>
<p>Una trentina di reti e associazioni europee, tra cui anche la CRBM, hanno scritto oggi all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per avanzare delle proposte efficaci sulla lotta contro la povertà. Tra queste l’introduzione del cosiddetto country by country reporting, la lotta alla contro la fuga di capitali dai Paesi del Sud e un maggior scambio di informazioni e di sinergie a livello fiscale.</p>
<p>In particolare sarebbe molto importante predisporre una rendicontazione Paese per Paese (Country by Country reporting) dei dati contabili e fiscali delle imprese multinazionali, che oggi devono riportare nei propri bilanci unicamente dati aggregati per macro-regioni. Una misura di buon senso che consentirebbe un decisivo salto di qualità nella lotta contro l&#8217;evasione fiscale, la corruzione, il riciclaggio e la criminalità organizzata e che andrebbe inserita nelle linee guida dell’OCSE sulle imprese multinazionali.</p>
<p>Fonte: www.crbm.org</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Terra madre che vogliamo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 10:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cibo che ci mangia, e quello che ci ama e rispetta. Saranno le comunità del cibo a fermare la grande macchina che distrugge noi e l'ambiente. Lo scenario del cambiamento nel libro "Terra Madre" di Petrini. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">n’alleanza tra produttori e consumatori, la riscoperta della sovranità alimentare e la valorizzazione delle economie locali.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">In mezzo, la ricerca del piacere “sobrio”, i mercati dei contadini, un ambizioso progetto per nutrire le metropoli con agricolture di prossimità</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sono queste le strategie di Carlo Petrini, visionario patron di Slow Food, per “non farci mangiare dal cibo”, come recita il sotto titolo del suo ultimo libro &#8220;Terra Madre&#8221; (Giunti-Slow Food) appena approdato in libreria.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Fernanda Roggero</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Fonte: Il sole 24 ore – Ventiquattro &#8211; dicembre 2009</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La scheda del libro:</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Crisi energetica, climatica, alimentare, finanziaria: mai come oggi il mondo ha avuto paura per il proprio futuro. Il futuro è sempre imprevedibile, ma questo senso di grande incertezza è causato dal modello di pensiero che è stato causa prima delle crisi. Un modello che ha fallito e non sa trovare soluzioni innovative al di fuori del sistema globale che ha creato.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">L&#8217;alternativa a un futuro di crisi deve partire dall&#8217;alimentazione: il futuro del cibo è il futuro della Terra. Il cibo è stato snaturato fino a diventare un mero prodotto di consumo, privato dei valori profondi che ha sempre avuto, è diventato sprecabile, una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla sua coltivazione fino all&#8217;atto di mangiare. Riscoprire la centralità del cibo nelle nostre vite e nelle nostre attività, ci può aiutare a trovare una chiave interessante per immaginare un futuro migliore. Saranno i contadini a salvare il mondo, con i loro saperi, grazie alla loro estraneità con il modello di pensiero imperante, grazie al fatto che sanno lavorare in sintonia con la natura, con la madre Terra.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Dall&#8217;esperienza di Terra Madre, l&#8217;incontro mondiale delle comunità del cibo ideato da Slow Food, è nata una rete mondiale di contadini di piccola scala, di pescatori e di bravi artigiani. Loro saranno i protagonisti di una grande rivoluzione che ha come obiettivo la conquista della sovranità alimentare per tutti i popoli della Terra. Un progetto i cui fondamenti si possono così riassumere: realizzare una produzione alimentare abbondante, sana, accessibile a tutti e tale da conservare la terra, l&#8217;acqua e l&#8217;integrità ecologica dei luoghi in cui viene prodotta, rispettando i mezzi di sussistenza dei produttori; passare a un&#8217;agricoltura biologica ed ecologica più decentrata, democratica e cooperativa, su piccola scala, così come praticata dalle comunità agricole tradizionali, dagli agroecologi e dalle popolazioni indigene per millenni.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Un&#8217;agricoltura, come dimostrano la maggior parte degli strumenti di rilevazione, efficiente e produttiva almeno quanto l&#8217;agricoltura industriale; proteggere la biodiversità e garantire il diritto all&#8217;identità culturale e indigena, alla diversità umana; creare le condizioni per lo sviluppo di un commercio volontario (cioè libero), equo, sostenibile e protetto da ogni forma di concorrenza sleale.</div>
<p>Crisi energetica, climatica, alimentare, finanziaria:  mai come oggi il mondo ha avuto paura per il proprio futuro. Il futuro è sempre imprevedibile, ma questo senso di grande incertezza è causato dal modello di pensiero che è stato causa prima delle crisi.</p>
<p>Un modello che ha fallito e non sa trovare soluzioni innovative al di fuori del sistema globale che ha creato. L&#8217;alternativa a un futuro di crisi deve partire dall&#8217;alimentazione: il futuro del cibo è il futuro della Terra. Il cibo è stato snaturato fino a diventare un mero prodotto di consumo, privato dei valori profondi che ha sempre avuto, è diventato sprecabile, una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla sua coltivazione fino all&#8217;atto di mangiare. Riscoprire la centralità del cibo nelle nostre vite e nelle nostre attività, ci può aiutare a trovare una chiave interessante per immaginare un futuro migliore.</p>
<p>Saranno i contadini a salvare il mondo, con i loro saperi, grazie alla loro estraneità con il modello di pensiero imperante, grazie al fatto che sanno lavorare in sintonia con la natura, con la madre Terra.</p>
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		<title>A Roma la cronaca di un fallimento annunciato</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 15:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[versocopenhagen]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 23 gennaio a Roma alla città dell'Utopia una serata di dibattiti, visioni, concerti sul vertice di Copenhagen. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Copenaghen &#8216;09</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Cronaca di un fallimento annunciato</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il vertice ONU sul clima di Copenaghen si è</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">concluso con un misero accordo tra i “Grandi”, senza un impegno vincolante al cambiamento.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Le nazioni più povere, maggiormente colpite dagli effetti del cambio climatico, non verranno risarcite. Interi Paesi, come Tuvalu, rischiano di scomparire, sommersi dall’innalzamento degli oceani. Come si è arrivati a questo fallimento? Che ruolo ha avuto la società civile in questo processo? Quali prospettive per le mobilitazioni future?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La serata del 23 gennaio a La Città dell’Utopia vuole essere una testimonianza collettiva dei negoziati di Copenaghen. Il vertice visto attraverso gli occhi della società civile, le foto, i video. Uno spazio per capire meglio cosa è successo e immaginare insieme gli scenari futuri.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sabato 23 gennaio</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">[h. 18.30] Proiezione video e foto sul COP15</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">[h. 19,30] Assemblea/Dibattito</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">“Il ruolo della società civile nei negoziati</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">sul cambiamento climatico. Quali prospettive?”</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">[h. 21] Cena popolare</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">[h. 22] Concerto Trinity &#8211; Rock unplugged!</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La Città dell’Utopia</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">via Valeriano 3F (metro S. Paolo)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">tel. 0659648311 &#8211; lacittadellutopia@sci-italia.it</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">www.versocopenaghen09.org</div>
<p>Il vertice ONU sul clima di Copenaghen si è concluso con un misero accordo tra i “Grandi”, senza un impegno vincolante al cambiamento.</p>
<p>Le nazioni più povere, maggiormente colpite dagli effetti del cambio climatico, non verranno risarcite. Interi Paesi, come Tuvalu, rischiano di scomparire, sommersi dall’innalzamento degli oceani. Come si è arrivati a questo fallimento? Che ruolo ha avuto la società civile in questo processo? Quali prospettive per le mobilitazioni future?</p>
<p>La serata del 23 gennaio a La Città dell’Utopia vuole essere una testimonianza collettiva dei negoziati di Copenaghen. Il vertice visto attraverso gli occhi della società civile, le foto, i video. Uno spazio per capire meglio cosa è successo e immaginare insieme gli scenari futuri.</p>
<p>Ecco il programma:</p>
<p>Sabato 23 gennaio</p>
<p>[h. 18.30] Proiezione video e foto sul COP15</p>
<p>[h. 19,30] Assemblea/Dibattito</p>
<p>“Il ruolo della società civile nei negoziati</p>
<p>sul cambiamento climatico. Quali prospettive?”</p>
<p>[h. 21] Cena popolare</p>
<p>[h. 22] Concerto Trinity &#8211; Rock unplugged!</p>
<p>La Città dell’Utopia</p>
<p>via Valeriano 3F (metro S. Paolo)</p>
<p>tel. 0659648311 &#8211; lacittadellutopia@sci-italia.it</p>
<p>www.versocopenaghen09.org</p>
<div></div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Perchè costa così tanto?</title>
		<link>http://www.manitese.it/campagne/2010/perche-costa-cosi-tanto/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 15:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[io mangio locale]]></category>

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		<description><![CDATA[La Coldiretti ha denunciato i notevoli rincari dei prezzi al dettaglio, come il pane, nonostante il calo di quelli delle materie prime agricole. Noi ci chiediamo: ma chi ci guadagna? ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La pasta conquista nel 2009 lo scandaloso record del maggior incremento nella forbice dei prezzi tra produzione e consumo, facendo registrare un aumento al dettaglio di ben il 3,4 per cento nonostante il calo record del 28,2 per cento nel costo dei cereali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat ed Ismea relativi al 2009, svolta in occasione della convocazione dei produttori di pasta da parte del garante dei prezzi Roberto Sambuco.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Nel corso del 2009 il prezzo della pasta è &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; ulteriormente aumentato (+3,4 per cento) mostrando un andamento opposto a quello del grano duro con le quotazioni dei cereali che si sono ridotte del 28,2 per cento. Il risultato è stato – precisa la Coldiretti &#8211; un ulteriore aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo con la pasta che viene venduta in media a 1,4 euro al chilo mentre il grano viene pagato agli agricoltori appena 0,18 euro al chilo, con un ricarico superiore al 400 per cento se si tiene conto delle rese di trasformazione.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Nonostante le distorsioni gli acquisti familiari di pasta di semola in Italia in quantità sono rimasti pressoché stabili (+0,1 per cento) secondo le previsioni Ismea, con il primato degli italiani nel consumo che è fissato &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. In Italia sono consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro ma nonostante il successo della pasta in Italia e nel mondo si è verificato &#8211; denuncia la Coldiretti &#8211; un crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che in queste condizioni economiche sono costretti a ridurre le semine di grano duro destinato alla produzione di pasta italiana, che interesseranno quest&#8217;anno probabilmente una superficie di terreno attorno al milione di ettari, con un calo stimato del 25 per cento. Per salvare la pasta di grano italiano la Coldiretti è impegnata nel progetto una “filiera agricola tutta italiana” per combattere le distorsioni e le speculazione dal campo alla tavola con il coinvolgimento delle imprese agricole, dei mercati degli agricoltori, delle cooperative e dei Consorzi Agrari che hanno recentemente varato l&#8217;holding “Consorzi Agrari d&#8217;Italia.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Le distorsioni hanno in realtà interessato l’intero sistema agroalimentare, con i prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna che si sono ridotti in media dell’11,1 per cento nel 2009, ma al consumo nello stesso arco di tempo si è verificato &#8211; afferma la Coldiretti &#8211; un aumento medio dell’1,8 per cento per i prodotti alimentari che sono cresciuti peraltro piu’ del doppio dell’inflazione. Nelle campagne la riduzione nel 2009 ha interessato principalmente i cereali, i cui prezzi hanno subito una flessione del 28,2 per cento e i vini, in calo del 19,5 per cento, ma contrazioni significative sono state registrate &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; anche per la frutta (-13,4 per cento), per l&#8217;olio d&#8217;oliva (-13,2 per cento), per il latte (-11,4 per cento) e per i suini (-6,0 per cento). A differenza &#8211; precisa la Coldiretti -, i prezzi di vendita al consumo durante l’anno sono state in aumento per tutte le categorie di prodotto con l’eccezione delle patate, del burro, dell’olio di oliva e delle zucchero. In particolare è aumentato del 2,8 per cento il vino, del 2,2 per cento la frutta, dell’1 per cento la carne di maiale e il pane ed è rimasto invariato il latte</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">I consumatori italiani &#8211; continua la Coldiretti &#8211; non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l&#8217;abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che sono costate, a cittadini ed imprese agricole, 5,8 miliardi nel 2009 per effetto dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari nonostante il forte calo nei prezzi delle materie prime agricole.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale &#8211; sostiene la Coldiretti &#8211; i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi un euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all&#8217;anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori), con l&#8217;agroalimentare che svolge peraltro una funzione da traino per l&#8217;intero Made in Italy all&#8217;estero</div>
<p>Ecco il comunicato della Coldiretti:</p>
<p><em>La pasta conquista nel 2009 lo scandaloso record del maggior incremento nella forbice dei prezzi tra produzione e consumo, facendo registrare un aumento al dettaglio di ben il 3,4 per cento nonostante il calo record del 28,2 per cento nel costo dei cereali. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat ed Ismea relativi al 2009, svolta in occasione della convocazione dei produttori di pasta da parte del garante dei prezzi Roberto Sambuco.</em></p>
<p><em>Nel corso del 2009 il prezzo della pasta è &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; ulteriormente aumentato (+3,4 per cento) mostrando un andamento opposto a quello del grano duro con le quotazioni dei cereali che si sono ridotte del 28,2 per cento. Il risultato è stato – precisa la Coldiretti &#8211; un ulteriore aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo con la pasta che viene venduta in media a 1,4 euro al chilo mentre il grano viene pagato agli agricoltori appena 0,18 euro al chilo, con un ricarico superiore al 400 per cento se si tiene conto delle rese di trasformazione.</em></p>
<p><em>Nonostante le distorsioni gli acquisti familiari di pasta di semola in Italia in quantità sono rimasti pressoché stabili (+0,1 per cento) secondo le previsioni Ismea, con il primato degli italiani nel consumo che è fissato &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. In Italia sono consumati oltre 1,5 milioni di tonnellate di pasta, per un controvalore di 2,8 miliardi di euro ma nonostante il successo della pasta in Italia e nel mondo si è verificato &#8211; denuncia la Coldiretti &#8211; un crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che in queste condizioni economiche sono costretti a ridurre le semine di grano duro destinato alla produzione di pasta italiana, che interesseranno quest&#8217;anno probabilmente una superficie di terreno attorno al milione di ettari, con un calo stimato del 25 per cento. Per salvare la pasta di grano italiano la Coldiretti è impegnata nel progetto una “filiera agricola tutta italiana” per combattere le distorsioni e le speculazione dal campo alla tavola con il coinvolgimento delle imprese agricole, dei mercati degli agricoltori, delle cooperative e dei Consorzi Agrari che hanno recentemente varato l&#8217;holding “Consorzi Agrari d&#8217;Italia.</em></p>
<p><em>Le distorsioni hanno in realtà interessato l’intero sistema agroalimentare, con i prezzi riconosciuti agli agricoltori in campagna che si sono ridotti in media dell’11,1 per cento nel 2009, ma al consumo nello stesso arco di tempo si è verificato &#8211; afferma la Coldiretti &#8211; un aumento medio dell’1,8 per cento per i prodotti alimentari che sono cresciuti peraltro piu’ del doppio dell’inflazione. Nelle campagne la riduzione nel 2009 ha interessato principalmente i cereali, i cui prezzi hanno subito una flessione del 28,2 per cento e i vini, in calo del 19,5 per cento, ma contrazioni significative sono state registrate &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; anche per la frutta (-13,4 per cento), per l&#8217;olio d&#8217;oliva (-13,2 per cento), per il latte (-11,4 per cento) e per i suini (-6,0 per cento). A differenza &#8211; precisa la Coldiretti -, i prezzi di vendita al consumo durante l’anno sono state in aumento per tutte le categorie di prodotto con l’eccezione delle patate, del burro, dell’olio di oliva e delle zucchero. In particolare è aumentato del 2,8 per cento il vino, del 2,2 per cento la frutta, dell’1 per cento la carne di maiale e il pane ed è rimasto invariato il latte<br />
I consumatori italiani &#8211; continua la Coldiretti &#8211; non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l&#8217;abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che sono costate, a cittadini ed imprese agricole, 5,8 miliardi nel 2009 per effetto dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari nonostante il forte calo nei prezzi delle materie prime agricole.<br />
Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale &#8211; sostiene la Coldiretti &#8211; i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi un euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all&#8217;anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori), con l&#8217;agroalimentare che svolge peraltro una funzione da traino per l&#8217;intero Made in Italy all&#8217;estero.</em></p>
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		<title>Passa la legge veneta sul &#8220;chilometro zero&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 09:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosy Iaione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economie di pace]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[io mangio locale]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ il Veneto la prima regione italiana ad avere una legge regionale sui prodotti a km zero individuandone anche le caratteristiche precise per definirli tali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">E’ il Veneto la prima regione italiana ad avere una legge regionale sui prodotti a km zero individuandone anche le caratteristiche precise per definirli tali.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Con l’approvazione da parte del Consiglio delle modifiche che recepiscono le osservazioni della Commissione Europea al testo si è chiuso infatti un iter iniziato nel 2007 quando Coldiretti avviò il procedimento legislativo consegnando alla Regione Veneto 25 mila firme raccolte tra cittadini e consumatori.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Nel 2008 una prima approvazione da parte del Consiglio regionale veneto, oggi l’approvazione definitiva per rendere il testo compatibile con le osservazioni della Commissione europea in materia di aiuti di Stato e libera circolazione delle merci. Tra la breve l’entrata in vigore.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Soddisfatto il vicepresidente del Veneto Franco Manzato “Se c’e’ una legge che e’ gia’ sentita prima ancora della sua promulgazione – afferma – e’ proprio questa” una legge ricorda Manzato che “non e’ solo la prima in Italia sui prodotti a km zero ma e’ un esempio di federalismo applicato”.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sotto lo slogan “km zero” sono operativi attualmente 100 mercati agricoli in tutto il Veneto (in Polesine a Rovigo, Lendinara, Badia e Adria), una mensa ospedaliera (la seconda d’Italia) ad Adria (Ro), un circuito di 30 ristoranti che adottano menu’ a breve distanza utilizzando le tipicita’ delle campagne limitrofe. Oltre 36000 pasti all’anno nelle scuole dei comuni di Rosolina, Porto Tolle, Vittorio Veneto, Tombolo, Galliera Veneta sono realizzati con prodotti locali.</div>
<p>Con l’approvazione da parte del Consiglio delle modifiche che recepiscono le osservazioni della Commissione Europea al testo si è chiuso infatti un iter iniziato nel 2007 quando Coldiretti avviò il procedimento legislativo consegnando alla Regione Veneto 25 mila firme raccolte tra cittadini e consumatori.</p>
<p>Nel 2008 una prima approvazione da parte del Consiglio regionale veneto, oggi l’approvazione definitiva per rendere il testo compatibile con le osservazioni della Commissione europea in materia di aiuti di Stato e libera circolazione delle merci. Tra la breve l’entrata in vigore.</p>
<p>Soddisfatto il vicepresidente del Veneto Franco Manzato “Se c’e’ una legge che e’ gia’ sentita prima ancora della sua promulgazione – afferma – e’ proprio questa” una legge ricorda Manzato che “non e’ solo la prima in Italia sui prodotti a km zero ma e’ un esempio di federalismo applicato”.</p>
<p>Sotto lo slogan “km zero” sono operativi attualmente 100 mercati agricoli in tutto il Veneto (in Polesine a Rovigo, Lendinara, Badia e Adria), una mensa ospedaliera (la seconda d’Italia) ad Adria (Ro), un circuito di 30 ristoranti che adottano menu’ a breve distanza utilizzando le tipicita’ delle campagne limitrofe. Oltre 36000 pasti all’anno nelle scuole dei comuni di Rosolina, Porto Tolle, Vittorio Veneto, Tombolo, Galliera Veneta sono realizzati con prodotti locali.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.conipiediperterra.com">Con i piedi per terra</a>.</p>
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