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mercoledì 20 gennaio 2010

La Terra madre che vogliamo

1 commento
n’alleanza tra produttori e consumatori, la riscoperta della sovranità alimentare e la valorizzazione delle economie locali.
In mezzo, la ricerca del piacere “sobrio”, i mercati dei contadini, un ambizioso progetto per nutrire le metropoli con agricolture di prossimità
Sono queste le strategie di Carlo Petrini, visionario patron di Slow Food, per “non farci mangiare dal cibo”, come recita il sotto titolo del suo ultimo libro “Terra Madre” (Giunti-Slow Food) appena approdato in libreria.
Fernanda Roggero
Fonte: Il sole 24 ore – Ventiquattro – dicembre 2009
La scheda del libro:
Crisi energetica, climatica, alimentare, finanziaria: mai come oggi il mondo ha avuto paura per il proprio futuro. Il futuro è sempre imprevedibile, ma questo senso di grande incertezza è causato dal modello di pensiero che è stato causa prima delle crisi. Un modello che ha fallito e non sa trovare soluzioni innovative al di fuori del sistema globale che ha creato.
L’alternativa a un futuro di crisi deve partire dall’alimentazione: il futuro del cibo è il futuro della Terra. Il cibo è stato snaturato fino a diventare un mero prodotto di consumo, privato dei valori profondi che ha sempre avuto, è diventato sprecabile, una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla sua coltivazione fino all’atto di mangiare. Riscoprire la centralità del cibo nelle nostre vite e nelle nostre attività, ci può aiutare a trovare una chiave interessante per immaginare un futuro migliore. Saranno i contadini a salvare il mondo, con i loro saperi, grazie alla loro estraneità con il modello di pensiero imperante, grazie al fatto che sanno lavorare in sintonia con la natura, con la madre Terra.
Dall’esperienza di Terra Madre, l’incontro mondiale delle comunità del cibo ideato da Slow Food, è nata una rete mondiale di contadini di piccola scala, di pescatori e di bravi artigiani. Loro saranno i protagonisti di una grande rivoluzione che ha come obiettivo la conquista della sovranità alimentare per tutti i popoli della Terra. Un progetto i cui fondamenti si possono così riassumere: realizzare una produzione alimentare abbondante, sana, accessibile a tutti e tale da conservare la terra, l’acqua e l’integrità ecologica dei luoghi in cui viene prodotta, rispettando i mezzi di sussistenza dei produttori; passare a un’agricoltura biologica ed ecologica più decentrata, democratica e cooperativa, su piccola scala, così come praticata dalle comunità agricole tradizionali, dagli agroecologi e dalle popolazioni indigene per millenni.
Un’agricoltura, come dimostrano la maggior parte degli strumenti di rilevazione, efficiente e produttiva almeno quanto l’agricoltura industriale; proteggere la biodiversità e garantire il diritto all’identità culturale e indigena, alla diversità umana; creare le condizioni per lo sviluppo di un commercio volontario (cioè libero), equo, sostenibile e protetto da ogni forma di concorrenza sleale.

Crisi energetica, climatica, alimentare, finanziaria:  mai come oggi il mondo ha avuto paura per il proprio futuro. Il futuro è sempre imprevedibile, ma questo senso di grande incertezza è causato dal modello di pensiero che è stato causa prima delle crisi.

Un modello che ha fallito e non sa trovare soluzioni innovative al di fuori del sistema globale che ha creato. L’alternativa a un futuro di crisi deve partire dall’alimentazione: il futuro del cibo è il futuro della Terra. Il cibo è stato snaturato fino a diventare un mero prodotto di consumo, privato dei valori profondi che ha sempre avuto, è diventato sprecabile, una merce qualsiasi, altamente insostenibile in tutte le sue fasi, dalla sua coltivazione fino all’atto di mangiare. Riscoprire la centralità del cibo nelle nostre vite e nelle nostre attività, ci può aiutare a trovare una chiave interessante per immaginare un futuro migliore.

Saranno i contadini a salvare il mondo, con i loro saperi, grazie alla loro estraneità con il modello di pensiero imperante, grazie al fatto che sanno lavorare in sintonia con la natura, con la madre Terra.

In categoria: Economie di pace, Primo Piano

Un commento all'articolo “La Terra madre che vogliamo”

  1. nanni martelli

    Prima si comincia e prima si rinizia a vivere decorosamente,a tu x tu con quello che è questa meravigliosa terra,tutta da amare e pia piano anche lei riprenderà a volerci bene e a dividere con noi le gioie non solo i dolori.Nanni Martelli.

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