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domenica 13 settembre 2009

La crisi in stand by

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Roma, 11 settembre 2009 – L’ultima settimana ha visto un intenso esercizio mediatico di leader e tecnocrati dell’economia mondiale nel generare una nuova narrativa sulla grave crisi economico-finanziaria-sociale che viviamo.
L’incontro dei ministri delle finanze del G20 di Londra non ha aggiunto molto a quanto già promesso dallo stesso G20 in termini di azioni anti-crisi e tentativi di regolamentazione finanziaria. Dietro la rissa mediatica su se e come limitare i vergognosi bonus dei manager della finanza globale, ed il solito conflitto Usa-Regno Unito contro Francia-Germania, i ministri delle finanze mantengono una sospensiva sull’esito ultimo di questa crisi, sebbene si compiacciano di iniziare a vedere la luce alla fine del tunnel. Analogamente il Fondo monetario internazionale, le cui casse sono state sostanziosamente rimpinguate dal G20, ammonisce a non considerare la crisi finita. I leader del G20 si affrettano a dichiarare che il peggio è passato, ma in molti si chiedono se l’economia Usa avrà una nuova ricaduta a breve, come spesso avviene nelle crisi di questo tipo, e quanto questo impatterà il resto del mondo.
Da Ginevra e New Delhi, poi, la Wto e i ministri del commercio mostrano ottimismo su una ripresa vera dei negoziati per la liberalizzazione commerciale per aiutare la ripartenza dell’economia – senza chiedersi per l’altro se la liberalizzazione sfrenata soprattutto dei servizi finanziari non abbia contribuito alla situazione in cui siamo. Ma anche in questo caso dietro il moderato ottimismo, ben pochi fatti.
La nuova narrativa mediatica sulla crisi ed il turbinio di dati sulla crescita e la ripresa che forse verrà in realtà nascondono opportunamente due questioni centrali: ad oggi ben poco si è fatto per mettere dei limiti chiari e netti alla finanza globale e si cerca di aspettare l’uscita dalla crisi allargando il fronte della speculazione a nuove merci fittizie quali i crediti di carbonio, finendo per rimandare eventuali decisioni più drastiche alla prossima crisi. Allo stesso tempo la partita della nuova spartizione di potere ed aree di influenza nell’economia globale, conseguente ad un ridimensionamento della super-potenza Usa, procede molto lentamente anche se tutti gli attori cruciali hanno voglia di convergere verso qualcosa. In questo il dialogo dietro le quinte tra Cina ed Usa va avanti, e la questione centrale del ridimensionamento del dollaro come unica moneta di riferimento prima o poi sarà affrontato.
I più poveri del Sud del mondo e quelli sempre più numerosi del Nord sono sempre più tagliati fuori dal gioco, e l’emergenza sociale slitta in secondo piano. Nel frattempo gli speculatori sui mercati internazionali aggrediscono il petrolio e le derrate alimentari generando nuovi profitti. Il prossimo G20 di Pittsburgh incarna questa sospensiva sulla crisi, che per altro è la stessa che avvolge il successo dell’amministrazione Obama su alcune questioni centrali nelle prossime settimane. E’ chiaro ormai che le parole e gli annunci non bastano più a tirarci fuori dalla crisi ed a prevenire nuove crisi sistemiche.
Antonio Tricarico

Di Antonio Tricarico (dal sito della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale)

L’incontro dei ministri delle finanze del G20 di Londra non ha aggiunto molto a quanto già promesso dallo stesso G20 in termini di azioni anti-crisi e tentativi di regolamentazione finanziaria. Dietro la rissa mediatica su se e come limitare i vergognosi bonus dei manager della finanza globale, ed il solito conflitto Usa-Regno Unito contro Francia-Germania, i ministri delle finanze mantengono una sospensiva sull’esito ultimo di questa crisi, sebbene si compiacciano di iniziare a vedere la luce alla fine del tunnel. Analogamente il Fondo monetario internazionale, le cui casse sono state sostanziosamente rimpinguate dal G20, ammonisce a non considerare la crisi finita. I leader del G20 si affrettano a dichiarare che il peggio è passato, ma in molti si chiedono se l’economia Usa avrà una nuova ricaduta a breve, come spesso avviene nelle crisi di questo tipo, e quanto questo impatterà il resto del mondo.
Da Ginevra e New Delhi, poi, la Wto e i ministri del commercio mostrano ottimismo su una ripresa vera dei negoziati per la liberalizzazione commerciale per aiutare la ripartenza dell’economia – senza chiedersi per l’altro se la liberalizzazione sfrenata soprattutto dei servizi finanziari non abbia contribuito alla situazione in cui siamo. Ma anche in questo caso dietro il moderato ottimismo, ben pochi fatti.
La nuova narrativa mediatica sulla crisi ed il turbinio di dati sulla crescita e la ripresa che forse verrà in realtà nascondono opportunamente due questioni centrali: ad oggi ben poco si è fatto per mettere dei limiti chiari e netti alla finanza globale e si cerca di aspettare l’uscita dalla crisi allargando il fronte della speculazione a nuove merci fittizie quali i crediti di carbonio, finendo per rimandare eventuali decisioni più drastiche alla prossima crisi. Allo stesso tempo la partita della nuova spartizione di potere ed aree di influenza nell’economia globale, conseguente ad un ridimensionamento della super-potenza Usa, procede molto lentamente anche se tutti gli attori cruciali hanno voglia di convergere verso qualcosa. In questo il dialogo dietro le quinte tra Cina ed Usa va avanti, e la questione centrale del ridimensionamento del dollaro come unica moneta di riferimento prima o poi sarà affrontato.
I più poveri del Sud del mondo e quelli sempre più numerosi del Nord sono sempre più tagliati fuori dal gioco, e l’emergenza sociale slitta in secondo piano. Nel frattempo gli speculatori sui mercati internazionali aggrediscono il petrolio e le derrate alimentari generando nuovi profitti. Il prossimo G20 di Pittsburgh incarna questa sospensiva sulla crisi, che per altro è la stessa che avvolge il successo dell’amministrazione Obama su alcune questioni centrali nelle prossime settimane. E’ chiaro ormai che le parole e gli annunci non bastano più a tirarci fuori dalla crisi ed a prevenire nuove crisi sistemiche.

In categoria: Economie di pace, Segnalazioni

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