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venerdì 25 settembre 2009

G20, dove sono finite le riforme radicali?

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G20, DOVE SONO FINITE LE RIFORME RADICALI?
A Pittsburgh grandi e vecchie potenze mondiali mandano in pensione il G8 ma non compiono passi avanti significativi sulla stesure di nuove regole per la finanza
Pittsburgh, 25 settembre 2009 – Il G20 chiude i battenti con un’autopromozione e nessun progresso di rilievo sulla quasi totalità dei punti in agenda. Il passaggio a un direttorio mondiale in cui sono rappresentate anche le economie emergenti e non solo le grandi potenze del Nord è sì una novità di rilievo, ma non certo un trionfo della democrazia, dal momento che rimangono fuori dalla stanza dei bottoni oltre 170 Paesi. Il deficit di rappresentanza, quindi, rimane, così come evidenziato dal premio Nobel Joseph Stiglitz durante alcuni incontri con la società civile tenutisi in questi giorni nella città della Pennsylvania.
Al di là dei soliti buoni propositi, che vanno dalla lotta al protezionismo – che poi quasi tutti mettono in pratica – a un vago piano per “lo sviluppo sostenibile”, di nuove regole per dare una raddrizzata alla finanza globale non se ne sono viste. Le fin troppo generiche limitazioni sui bonus per i top manager delle banche non sembrano proprio una mossa risolutiva per un problema ben più complesso e articolato. Peccato che, come era facile prevedere, non ci sia stata nessuna intesa su una tassa sulle transazioni finanziarie. Uno strumento utile sia dal punto di vista economico che politico, anche in considerazione che di risorse aggiuntive per i Paesi poveri qui a Pittsburgh non ne sono state stanziate.
Sulla governance internazionale, i leader del G20 affidano un ruolo centrale al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca mondiale, chiamati a implementare la maggior parte delle misure adottate nel documento finale. Dall’altra parte, però, rimangono del tutto insufficienti le proposte di riforma delle due istituzioni di Bretton Woods, in particolare nella direzione di una maggiore democraticità e partecipazione dei Paesi più poveri.
“Il G20 si chiude con alcuni accenni a un stop dei sussidi pubblici ai combustibili fossili, e con un impegno per un futuro lavoro per migliorare la regolamentazione e la trasparenza sui derivati” ha dichiarato Andrea Baranes, presente al vertice. “Sono alcuni segnali positivi, ma nel complesso è stato un summit assolutamente deludente rispetto alle attese della vigilia e alla necessità di riforme sostanziali del sistema finanziario internazionale” ha concluso Baranes.

Il G20 chiude i battenti con un’autopromozione e nessun progresso di rilievo sulla quasi totalità dei punti in agenda. Il passaggio a un direttorio mondiale in cui sono rappresentate anche le economie emergenti e non solo le grandi potenze del Nord è sì una novità di rilievo, ma non certo un trionfo della democrazia, dal momento che rimangono fuori dalla stanza dei bottoni oltre 170 Paesi. Il deficit di rappresentanza, quindi, rimane, così come evidenziato dal premio Nobel Joseph Stiglitz durante alcuni incontri con la società civile tenutisi in questi giorni nella città della Pennsylvania.

Al di là dei soliti buoni propositi, che vanno dalla lotta al protezionismo – che poi quasi tutti mettono in pratica – a un vago piano per “lo sviluppo sostenibile”, di nuove regole per dare una raddrizzata alla finanza globale non se ne sono viste. Le fin troppo generiche limitazioni sui bonus per i top manager delle banche non sembrano proprio una mossa risolutiva per un problema ben più complesso e articolato. Peccato che, come era facile prevedere, non ci sia stata nessuna intesa su una tassa sulle transazioni finanziarie. Uno strumento utile sia dal punto di vista economico che politico, anche in considerazione che di risorse aggiuntive per i Paesi poveri qui a Pittsburgh non ne sono state stanziate.

Sulla governance internazionale, i leader del G20 affidano un ruolo centrale al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca mondiale, chiamati a implementare la maggior parte delle misure adottate nel documento finale. Dall’altra parte, però, rimangono del tutto insufficienti le proposte di riforma delle due istituzioni di Bretton Woods, in particolare nella direzione di una maggiore democraticità e partecipazione dei Paesi più poveri.

“Il G20 si chiude con alcuni accenni a un stop dei sussidi pubblici ai combustibili fossili, e con un impegno per un futuro lavoro per migliorare la regolamentazione e la trasparenza sui derivati” ha dichiarato Andrea Baranes, presente al vertice. “Sono alcuni segnali positivi, ma nel complesso è stato un summit assolutamente deludente rispetto alle attese della vigilia e alla necessità di riforme sostanziali del sistema finanziario internazionale” ha concluso Baranes.

In categoria: Economie di pace, Segnalazioni

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