“Quelli di Mani Tese Bulciago”: chi già ci conosce lo sa. Chi non ci conosce, beh, eccoci qui! In fondo, se hai aperto la pagina del nostro blog per venire a leggerci, un motivo ci sarà, no?
Forse per un attimo hai pensato “Ehi, ma chi sono ’sti pazzi?“. Forse ti sei chiesto cosa siamo, da dove veniamo, dove andiamo, che cosa facciamo e soprattutto perché. Te lo stai ANCORA chiedendo? Ok, ok, niente panico. Siediti comodo e leggici pure. Eccoti servito.
Siamo nati nel lontano 1978 in questo stesso Comune che dà il nome al nostro gruppo; Bulciago, appunto. Un manipolo di ragazzi (giovani, ventenni e avventurosi) decide che è arrivato il momento di “aprire gli occhi oltre il cancello”: hanno in testa l’Africa, l’America Latina e il futuro dei poveri del mondo. Dalle viscere della Brianza si può ricavare qualcosa di buono. Partono così, in modo pionieristico e quasi eroico. Si lavora la sera, dopo la giornata di lavoro in fabbrica: si raccolgono rottami, cartoni, stracci, ferri vecchi da poter rivendere ai rigattieri della zona, e nel frattempo ci si industria per rimettere in sesto, trave dopo trave, muro dopo muro, la casetta diroccata che diventerà (ed è ancora) la sede del gruppo, in Via Cantù 66, a Bulciago. Il ricavato della vendita del materiale raccolto finanzia i primi progetti di sviluppo. La parola chiave è Sud del mondo: America Latina in testa, ma anche Africa e Asia.
È così che è cominciata la storia del nostro gruppo. Dal 1978 sono passati più di 30 anni, i ragazzi di quel primo manipolo sono cresciuti, i volontari che si sono susseguiti ormai non si contano nemmeno più, così come le infinite avventure ed esperienze vissute insieme. Quello che non cambia, però, è la voglia di continuare ad esserci.
Tra le varie attività che svolgiamo durante l’anno c’è la cosiddetta Educazione allo Sviluppo (clicca): in altre parole, portiamo avanti percosi di formazione ed educazione alla mondialità per i ragazzi e giovani delle scuole medie e superiori.
Lungo i nostri trent’anni e più di vita abbiamo organizzato, come gruppo, numerosi campi estivi di studio e lavoro per giovani di tutta l’Italia, abbiamo offerto a molti ragazzi la possibilità di collaborare in progetti di Servizio Civile Volontario (clicca), abbiamo promosso campagne di sensibilizzazione e pressione politica sulle tematiche via via più scottanti (ricordiamo, tra tutte, quella, gloriosa, dell’obiezione fiscale alle spese militari).
I concetti riutilizzo, riciclaggio e consumo sostenibile sono un po’ i nostri cavalli di battaglia. A questo scopo, ci occupiamo della raccolta, selezione e vendita di materiale usato (dischi, libri, abbigliamento, arredamento, ninnoli, opere d’arte, soprammobili, cianfrusaglie, elettrodomestici e chi più ne ha più ne metta) presso il nostro favolosissimo negozio dell’usato (che però noi insistiamo nel chiamare, semplicemente, mercatino -clicca-).
Nel nostro mercatino si concretizzano gran parte dei nostri sforzi e la nostra filosofia: l’usato è, infatti, il centro materiale e spirituale del nostro impegno. Usato perché è bello, perché è sostenibile, e soprattutto perché consumare in modo consapevole, evitando di produrre rifiuti in eccesso, è tra le responsabilità che ognuno ha verso se stesso, il pianeta e gli altri esseri umani.
