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		<title>Mani Tese presenta il nuovo logo!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[restyling logotipo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese presenta la rivisitazione del logotipo!
COMUNICARE MANI TESE, manuale di utilizzo del nuovo logo e indicazioni per fornire all’esterno un’immagine coordinata dell’associazione
IL SEGNO DI MANI TESE, breve storia della nascita e dello sviluppo del logotipo di Mani Tese
La decisione di sottoporre il logotipo ad un restyling nasce dall’esigenza di migliorare la fruibilità e leggibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese presenta la rivisitazione del logotipo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Comunicare Mani Tese.pdf" target="_blank">COMUNICARE MANI TESE</a>, manuale di utilizzo del nuovo logo e indicazioni per fornire all’esterno un’immagine coordinata dell’associazione</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Il segno di Mani Tese.pdf" target="_blank">IL SEGNO DI MANI TESE</a>, breve storia della nascita e dello sviluppo del logotipo di Mani Tese</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione di <strong>sottoporre il logotipo ad un restyling</strong> nasce dall’esigenza di migliorare la fruibilità e leggibilità del logotipo, ma anche di modernizzare un marchio che appariva superato nel font e nella poca flessibilità d’utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma del logotipo precedente nasce nel 1985: dal gennaio del 1986 il logotipo dell’associazione sarà sempre verde.<br />
Nel 1994 viene utilizzato per la prima volta all’interno del periodico dell’associazione il pay off che ancora oggi accompagna il marchio: Un impegno di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ del 2004 l’ultima revisione, anche se leggera, del mar¬chio curata dall’agenzia di comunicazione The Others. L’intervento ha portato soprattutto alla definizione di un nuovo carattere per il pay off e alla codificazione del verde istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella rivisitazione del logotipo di Mani Tese si è operato a favore di uno snellimento del carattere per ottenere una forma più slanciata e aperta, in modo da ovviare agli attuali problemi di leggibilità e stampa, soprattutto nei piccoli formati e nella lettura da lontano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ottenere il risultato prefissato si è provveduto al disegno di un nuovo carattere che riprendesse i tratti essenziali del logo in uso prima della rivisitazione, con occhielli più aperti ed un diverso rapporto fra larghezze e altezze, fra tratti orizzontali e verticali.</p>
<p style="text-align: justify;">Elemento di rottura con il passato è il riposizionamento e la revisione delle proporzioni dell’uomo stilizzato rispetto al logotipo. Il simbolo è stato portato a chiusura del nome a posizionato a mo’ di asterisco. L’operazione intende in questo modo sottolineare l’elemento umano dell’intera attività di Mani Tese: l’omino diviene in questo modo la declinazione grafica della mission.<br />
Oltre a questi interventi si è proceduto con lo studio di una versione verticale e più compatta del marchio e, da ultimo, si è provato ad immaginare una declinazione territoriale univoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verde, colore con cui si identifica da anni il logotipo di Mani Tese, è stato scurito leggermente. Questo per non perdere la forte riconoscibilità che gli utenti tutti associano al verde-Mani Tese.<br />
E’ stato però introdotto un nuovo elemento di colore: l’omino a fine logotipo è infatti di un verde più chiaro, in contrasto con il verde del logotipo.</p>
<p>Al restyling del logotipo segue il <strong>rivisitazione di tutti i materiali di comunicazione</strong> di Mani Tese, al fine di coordinare i vari strumenti di comunicazione e rafforzare la brand identity.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SCARICA</strong> IL<a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/LOGO_MANI_TESE_br.jpg" target="_blank"> LOGO 2010 DI MANI TESE</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>www.zerozerocinque.it, una piccola tassa sulla speculazione una grande risorsa per tutti</title>
		<link>http://www.manitese.it/areastampa/2010/www-zerozerocinque-it-una-piccola-tassa-sulla-speculazione-una-grande-risorsa-per-tutti/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
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		<category><![CDATA[tasse internazionali]]></category>

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		<description><![CDATA[Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali, ambientali e di cooperazione.
Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l’anno su scala mondiale
Roma, 24  marzo 2010_ Parte da oggi anche in Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali, ambientali e di cooperazione.</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l’anno su scala mondiale</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Roma, 24  marzo 2010</em>_ Parte da oggi anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare  &#8211; nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada – una <strong>tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa</strong>. La tassa – di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione – potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità.</p>
<p>La Campagna  &#8211; lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell’UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo  &#8211; è promossa in Italia da <strong>Social Watch</strong> (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV &#8211; Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.</p>
<p>Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell’Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell’introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l’idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello <strong>0,05%</strong> (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre <strong>a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l’anno</strong>.  Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all’economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i <strong>13.620 miliardi di dollari</strong> a livello globale).</p>
<p>Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l’elevatissimo costo sociale della crisi.<br />
«Non solo – spiega <strong>Andrea Baranes, ricercatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e di Social Watch &#8211; la tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe anche un ottimo strumento per permettere alla politica di regolamentare i mercati finanziari</strong>. Una tassazione dello 0,05%, infatti, non scoraggerebbe certo quegli investitori che operano sui mercati con ottica di lungo periodo e che mettono i propri risparmi a disposizione di aziende che operano nel mondo dell’economia reale. Essa sarebbe tuttavia un valido deterrente per chi usa la finanza solo per speculare: quegli operatori che comprano e vendono strumenti finanziari centinaia o anche migliaia di volte in un giorno, rendendo i mercati instabili e volatili, sarebbero costretti a pagare lo 0,05%  su ogni transazione».</p>
<p>«Il ricorso imponente alla finanza speculativa da parte delle grandi banche d’affari  è diventato elemento prevalente rispetto al ruolo di sostegno al lavoro, alle famiglie  e allo sviluppo. Il sistema finanziario ha creato un evidente squilibrio economico con un rischio che è stato caricato alla collettività, ai contribuenti – sottolinea <strong>Maurizio Petriccioli, segretario della Cisl</strong> &#8211; che ancora una volta sono stati chiamati ad intervenire per salvare le stesse banche. La tassa sulle transazioni finanziarie di carattere speculativo avrebbe il pregio – come affermato dall’economista <strong>Paul De Grauwe</strong> – di far pagare un prezzo assicurativo contro tale rischio. Ne sosteniamo con forza l’introduzione per investire in coesione sociale, nel lavoro e per contrastare la povertà».</p>
<p>Per info: Chiara Bannella – Ufficio Stampa Banca Popolare Etica Cbannella@bancaetica.com – 06-42016060 – 334-6883414</p>
<p>Rosy Iaione &#8211; Ufficio Stampa Mani Tese &#8211; 340 4008760</p>
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		<title>AIUTIAMO HAITI, CANCELLIAMO TUTTO IL SUO DEBITO</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
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		<category><![CDATA[debito estero]]></category>
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		<description><![CDATA[Mani Tese e CRBM chiedono al governo italiano di impegnarsi per la remissione totale
del debito haitiano da parte della comunità internazionale, in particolare del Fondo monetario.


Roma, 25 gennaio 2010 – In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, Mani Tese e la CRBM hanno scritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Mani Tese e CRBM chiedono al governo italiano di impegnarsi per la remissione totale<br />
del debito haitiano da parte della comunità internazionale, in particolare del Fondo monetario.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/logo-Mani-Tese.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-220" title="logo-Mani-Tese" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/logo-Mani-Tese.jpg" alt="logo-Mani-Tese" width="350" height="130" /></a><a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/crbm.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-221" title="crbm" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/crbm.jpg" alt="crbm" width="255" height="89" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Roma, 25 gennaio 2010</em> – In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, <strong>Mani Tese e la CRBM hanno scritto al governo italiano</strong>, nelle persone dei ministri Franco Frattini e Giulio Tremonti, <strong>per chiedere che in quel contesto si adoperi per la totale cancellazione del debito di Haiti</strong>.</p>
<p>Sebbene lo scorso giugno al martoriato Paese centroamericano siano già stati rimessi debiti per l’ammontare di 1,2 miliardi di dollari, rimangono da pagare altri 800 milioni. Oltre la metà di quella somma è dovuta al Fondo Monetario Internazionale (IMF) e alla Banca Interamericana di Sviluppo (IDB).</p>
<p>Il governo italiano rappresenta una voce autorevole nel Consiglio dei direttori esecutivi del Fondo e dell&#8217;IDB. Nei prossimi cinque anni <strong>Haiti dovrà pagare almeno 100 milioni di dollari in servizio del debito all&#8217;IMF e IDB</strong>, la stessa somma che il Fondo Monetario ha annunciato di voler prestare al Paese per fare fronte all&#8217;emergenza attuale.</p>
<p>Per questa ragione <strong>Mani Tese e CRBM domandano al nostro esecutivo di attivarsi per far sì che le due istituzioni multilaterali cancellino il debito immediatamente e senza alcuna condizione</strong>.</p>
<p>Per contribuire alla ricostruzione di Haiti c’è bisogno della concessione di aiuti a perdere (Grants) e non di crediti di aiuto che il governo di Port-au-Prince dovrebbe poi restituire. Tale iniziativa costituirebbe un segnale importante alla comunità dei donatori internazionali per non aumentare il debito estero del Paese, una possibilità questa che anche altri Governi europei stanno valutando.</p>
<p>“Se la comunità internazionale vuole davvero aiutare i milioni di sopravvissuti alla tragedia di Haiti,  la cancellazione immediata e incondizionata di tutto il debito estero del Paese è un atto dovuto di giustizia sociale, economica, ambientale e climatica” ha dichiarato <strong>Elena Gerebizza della CRBM</strong>. “Se il governo italiano è intenzionato a dare un contributo efficace alla ricostruzione, deve impegnarsi a finanziare gli interventi di base necessari con grants e non con prestiti che riporterebbero Haiti nella spirale del debito” ha concluso la Gerebizza.</p>
<p>Per maggiori<strong> informazioni e interviste</strong>:<br />
Mani Tese: Tancredi Tarantino (America Latina Desk Officer)<br />
tarantino@manitese.it / cell.347 68 87 797</p>
<p>Campagna per la Riforma della Banca Mondiale: Luca Manes<br />
lmanes@crbm.org / cell. 335 57 21 837<br />
<a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">www.crbm.org</a></p>
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		<title>BANCA MONDIALE, FUORI DAL BUSINESS DEL CLIMA!</title>
		<link>http://www.manitese.it/areastampa/2009/banca-mondiale-fuori-dal-business-del-clima/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 16:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[crbm]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese e Campagna per la Riforma della Banca Mondiale criticano il ruolo giocato dall’istituzione nel corso del summit di Copenaghen.

Durante la seconda settimana di negoziati la World Bank ha presentato il suo nuovo fondo ambientale, lo Scaling up Renewable Energy in Low Income Countries, che ammonta a un totale di circa  260 milioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese e </strong><a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">Campagna per la Riforma della Banca Mondiale</a><strong> criticano il ruolo giocato dall’istituzione nel corso del summit di Copenaghen</strong>.<br />
<a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2009/12/banca_mondiale_fuori_clima.jpg"><img class="size-full wp-image-216 aligncenter" title="banca_mondiale_fuori_clima" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2009/12/banca_mondiale_fuori_clima.jpg" alt="banca_mondiale_fuori_clima" width="320" height="203" /></a><br />
Durante la seconda settimana di negoziati la World Bank ha presentato il suo nuovo fondo ambientale, lo <em>Scaling up Renewable Energy in Low Income Countries</em>, che ammonta a un totale di circa  260 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>perplessità da parte della CRBM/Mani Tese sono molteplici</strong>.<br />
Prima di tutto perché <strong>non si tratta di fondi messi a disposizione e gestiti a livello multilaterale dalla Conferenza delle Parti</strong>. Al contrario, sono finanziamenti a un fondo verticale, gestito dalla Banca Mondiale, accessibile solamente a esecutivi che hanno un programma aperto con la stessa e che rispettano le condizioni imposte dai banchieri di Washington. Un&#8217;iniziativa davvero minima se rapportata ai finanziamenti globali necessari per il trasferimento di tecnologie ai Paesi del Sud. Finanziamenti nell&#8217;ordine di centinaia di miliardi all&#8217;anno, di cui almeno 150 per coprire i costi dell&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici. Ma è un provvedimento ridicolo nelle dimensioni anche se paragonata ai <strong>diversi miliardi – tra i 4 e gli 8 – che gli stessi governi hanno promesso all&#8217;altro fondo fiduciario istituito dalla Banca Mondiale, il <em>Clean Technology Fund</em>, che serve principalmente a finanziare nuove centrali a carbone</strong>, il più inquinante tra i combustibili fossili, nelle economie emergenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella dei f<strong>inanziamenti globali per l&#8217;adattamento e la mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici sui Paesi in via di sviluppo</strong> è senza dubbio la questione più scottante su cui i governi devono trovare un accordo a Copenaghen.<br />
“La Banca Mondiale si sta mettendo di traverso, proponendosi come possibile gestore della finanza globale per il clima nonostante ad oggi l&#8217;istituzione sia tra i principali finanziatori di progetti e programmi che contribuiscono all&#8217;emissione di gas serra” ha dichiarato <strong>Elena Gerebizza della CRBM</strong>.<br />
“Tra il 2007 e il 2009 la Banca ha sostenuto con una media di 2,2 miliardi di dollari l’anno progetti per l’estrazione dei combustibili fossili, compresi 470 milioni per il carbone. La proposta presentata dai governi dei G77 è invece chiara nell&#8217;affermare che serve un meccanismo nuovo da istituirsi in ambito UNFCCC e sotto gli auspici della Conferenza delle Parti, nella cui gestione anche noi come centinaia di organizzazioni della società civile non vediamo alcun ruolo per la Banca Mondiale ” ha aggiunto la Gerebizza.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Banca Mondiale promuove inoltre in maniera decisa l&#8217;espansione del mercato dei crediti di carbonio</strong> e gestisce 11 Carbon Fund per un ammontare complessivo di circa 2 miliardi di dollari.<br />
“Incentivando lo sviluppo del mercato dei crediti di carbonio la Banca non solo non contribuisce a ridurre le emissioni globali, ma addirittura rischia di aumentare l&#8217;instabilità finanziaria internazionale” ha commentato la Gerebizza.<br />
La maggior parte degli scambi di crediti e riduzioni di emissioni avviene infatti sul mercato secondario, un pericoloso mercato di derivati già oggetto di importanti operazioni speculative da parte dei grandi investitori, un aspetto poco considerato dai negoziatori a Copenaghen. “Nel caso di una nuova bolla speculativa con origine in questo nuovo mercato di derivati, la <strong>Banca sarebbe in cima alla lista dei responsabili per gli impatti devastanti che si verificherebbero soprattutto nei Paesi più poveri e più vulnerabili ai cambiamenti climatici</strong>” ha concluso la Gerebizza.</p>
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		<item>
		<title>Contro il riscaldamento globale smettiamo di mangiare pertolio</title>
		<link>http://www.manitese.it/areastampa/2009/contro-il-riscaldamento-globale-smettiamo-di-mangiare-pertolio/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese denuncia la scarsa attenzione che il vertice di Copenhagen sta riservando all’agricoltura
L’agricoltura incide, direttamente e indirettamente, per il 44% delle emissioni totali di gas serra. Cambiare modello di produzione agricola, come chiedono da tempo movimenti rurali e contadini in tutto il mondo, è una delle azioni prioritarie per fermare il riscaldamento globale.
“Secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese denuncia la scarsa attenzione che il vertice di Copenhagen sta riservando all’agricoltura</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’agricoltura incide, direttamente e indirettamente, per il 44% delle emissioni totali di gas serra</strong>. Cambiare modello di produzione agricola, come chiedono da tempo movimenti rurali e contadini in tutto il mondo, è una delle azioni prioritarie per fermare il riscaldamento globale.</p>
<p style="text-align: justify;">“Secondo le proiezioni della Fao –spiega il responsabile campagne di Mani Tese Giulio Sensi- nel 2050 ci saranno 9,1 miliardi di persone (2,3 in più) in più da nutrire e sarà necessario un incremento del 70% della produzione di cibo. Si calcola che il 70% della popolazione vivrà in aree urbane il 21% in più rispetto ad oggi.<br />
<strong>Il 14% delle emissioni totali di gas serra del pianeta arriva dall’agricoltura</strong>, ma si stima che un altro 30% sia correlato alle attività agricole tramite la conversione delle foreste in terre coltivabili, la produzione e diffusione di fertilizzanti e il trasporto e la trasformazione degli alimenti”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’agricoltura “industrializzata” e orientata alla monocultura e all’esportazione, oltre a sottrarre terre e risorse naturali alle popolazioni locali, è quella che maggiormente contribuisce al cambiamento climatico. <strong>Le colture destinate alla produzione di agro-combustibili (etanolo e biodiesel) mettono ulteriormente in pericolo la sicurezza alimentare</strong>, tanto più che 1,6 miliardi di persone nel Pianeta non hanno ancora accesso a nessuna forma di energia.</p>
<p style="text-align: justify;">“Per questo temiamo -prosegue Sensi- che affidare fondi e risorse per “fermare” il riscaldamento climatico a istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale, che hanno promosso e finanziano questo modello insostenibile, sia l’ennesima riprova della <strong>scarsa volontà politica di cambiare le situazione, facendo solo annunci spot senza cambiare i meccanismi che hanno portato il Pianeta in questo stato</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>L’agricoltura rimasta ai margini del negoziato</strong></span><br />
Un documento della FAO preparato per l’imminente Vertice di Copenaghen ha lanciato l’allarme su come il settore agricolo sia ancora rimasto escluso dai principali meccanismi di finanziamento per il cambio climatico che sono in discussione a Copenaghen.<br />
Secondo la Fao, l’<strong>agricoltura da una parte è vittima del cambiamento climatico</strong>, ma dall’altra <strong>ne è anche responsabile</strong>, contribuendo sostanzialmente al totale delle emissioni di gas serra. L’agricoltura tuttavia, sostiene la Fao, può anche essere una parte importante della soluzione, mediante la mitigazione, la riduzione e/o l’eliminazione, di un ammontare significativo delle emissioni globali.  E circa il 70% di queste strategie, secondo il documento FAO, potrebbero essere attuate nei paesi in via di sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Diffidare dalle soluzioni fasulle</strong></span><br />
Nei giorni scorsi è stato pubblicato da <strong>Econexus</strong> (www.econexus.info) un rapporto che fa luce sulle proposte attuali relative al commercio di crediti di carbonio per l’agricoltura. Il rapporto analizza alcune delle <strong>soluzioni fasulle proposte per mitigare e adattare i cambiamenti climatici all’agricoltura</strong>, compreso cosa si cela dietro questi ultimi e chi li sta promuovendo.<br />
Un capitolo sull’agricoltura che non prevede la lavorazione dei terreni (“no-till agricolture”), con un focus specifico sull’Argentina, getta dei dubbi sulle richieste fatte per il “sequestro dell’anidride carbonica” nei milioni di ettari di prodotto chimico, sistemi che hanno già ottenuto una fortuna e profitti inaspettati dalle sementi geneticamente modificate e tolleranti agli erbicidi.<br />
Nuove colture, alberi e microrganismi geneticamente modificati sono stati individuati come la risposta alle problematiche ambientali che nascono dai cambiamenti climatici e dalla trasformazione della cellulosa in energia. Comunque, ci si chiede nel rapporto, anche se questi sistemi potessero essere sviluppati, quali sarebbero le conseguenze per la biodiversità, gli ecosistemi, le foreste e le comunità locali?</p>
<p style="text-align: justify;">Dal rapporto emerge anche che come <strong>le sementi e la conoscenza dei piccoli agricoltori si vadano perdendo</strong> man mano che si accelera il ritmo in nome della “modernizzazione” agricola o dell’”aumento dei raccolti”, anche se i piccoli agricoltori, la maggior parte dei quali sono donne, dovrebbero essere al centro della ricerca in modo che l’agricoltura possa giocare un ruolo maggiore nell’adattamento e nella mitigazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto conclude che l<strong>’agricoltura</strong>, in modo particolare gli appezzamenti di terra, <strong>non deve essere venduta sul mercato di carbonio, ma dovrebbe essere posta più attenzione su come con essa fronteggiare i cambiamenti climatici.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>La carne che mette il Pianeta in padella</strong></span><br />
Più della metà dei cereali prodotti in tutto il mondo (1226 su 2232 milioni di tonnellate) finisce per sfamare animali o produrre agro-carburanti. 756 milioni di tonnellate di cereali finiscono per essere trasformati in mangimi animali, per sostenere un modello di consumo di carne insostenibile e pericoloso (anche per la salute umana).<br />
Il <strong>settore zootecnico è in piena espansione</strong> nonostante che sia dimostrato (anche dalla Fao che ha pubblicato nel 2006 il rapporto “<em>The livestock’s long shadow”</em>. Dal rapporto emerge come tale settore rappresenti il 40% del Pil agricolo mondiale. L’allevamento del bestiame sfrutta anche il 33% della terra coltivabile mondiale, che arriva al 70% dei suoli ad uso agricolo se si considerano anche i pascoli. Il settore zootecnico è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra e libera nell’aria il 37% del metano e il 65% dell’ossido di azoto.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sostenere la piccola agricoltura anche come consumatori</strong></span><br />
Secondo <strong>Mani Tese</strong>, <strong>sostenere la piccola agricoltura agro-ecologica</strong>, come consumatori e come istituzioni, è la via maestra per garantire la sovranità alimentare e contribuire a fermare il cambio climatico. Piccola agricoltura che, peraltro, sfama già il mondo, <strong>nutrendo il 70% della popolazione del Pianeta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo i cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare passano dalle nostre tavole: la dieta occidentale, energivora e divoratrice di risorse, è insostenibile.<br />
Negli Stati Uniti, ad esempio, sono necessario 7,3 calorie per produrne una alimentare: 1,6 necessarie per l’agricoltura vera e propria, 1 per i trasporti, 1,2 per la lavorazione, 0,5 per l’imballaggio e altrettante per il servizio commerciale, 0,3 per la rivendita la dettaglio e 2,3 per la preparazione e conservazione presso il consumatore.</p>
<p style="text-align: justify;">La dichiarazione finale del vertice Fao di Roma di metà novembre lo ha riconosciuto, affermando che “<strong>le soluzioni per far fronte alle sfide del cambiamento climatico devono comprendere azioni di mitigazione e un forte impegno per l’adattamento dell’agricoltura</strong>, incluso tramite la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura”.<br />
Una dichiarazione di principi che rischia non solo di non avere azioni concrete a sostegno, ma di non essere nemmeno presa in considerazione al vertice di Copenhagen.</p>
<p>Aggiornamenti quotidiani dal vertice di Copenhagen su:<br />
<a href="http://www.manitese.it/news/" target="_blank">www.manitese.it/news</a><br />
<a href="http://www.versocopenaghen09.org/" target="_blank">http://www.versocopenaghen09.org/</a></p>
<p>Per interviste e approfondimenti contattare:<br />
Rosy Iaione<br />
Responsabile Comunicazione e Ufficio stampa – Mani Tese<br />
ufficiostampa@manitese.it<br />
Tel. 02/ 4075165<br />
cell. 340-4008760</p>
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		<title>Mani Tese scende in piazza per il diritto al cibo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 11:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[Scelte solidali]]></category>
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		<category><![CDATA[io mangio locale]]></category>
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		<description><![CDATA[IO MANGIO LOCALE 

Campagna per la promozione della sovranità alimentare
17 – 18 ottobre 2009


 
La campagna
Sabato 17 ottobre e domenica 18 Mani Tese scende il piazza in oltre 30 città italiane per sostenere il diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche agricole ed alimentari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff9900;"><a href="http://www.manitese.it/campagne/?cat=72" target="_blank">IO MANGIO LOCALE </a><a href="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/10/Logo_Iomangiolocale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-94" title="Logo_Iomangiolocale" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/10/Logo_Iomangiolocale.jpg" alt="Logo_Iomangiolocale" width="142" height="142" /></a><br />
</span></strong></h4>
<h4 style="text-align: center;">Campagna per la promozione della sovranità alimentare</h4>
<h4 style="text-align: center;">17 – 18 ottobre 2009</h4>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<h4>La campagna</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sabato 17 ottobre e domenica 18 Mani Tese scende il piazza in oltre 30 città italiane</strong> per sostenere il diritto di tutti i popoli alla sovranità alimentare, vale a dire il diritto a decidere le proprie politiche agricole ed alimentari e a combattere la fame e la povertà attraverso il rafforzamento dei propri mercati locali.<br />
Questa è <span style="color: #ff9900;"><strong>Io mangio locale</strong></span>. <em>Campagna per la promozione della sovranità alimentare.</em></p>
<p><strong>Le adesioni arrivano da tutt’Italia</strong>, Milano, Roma, Firenze, Modena, Catanzaro, Cagliari, Siracusa, Brescia, San Marino, Faenza, Mantova, Siena…: grazie alla collaborazione dei produttori locali ogni città porterà in piazza i prodotti tipici, di stagione, coltivati e distribuiti nel rispetto dell’ambiente e delle persone che li consumano.<br />
Per scoprire tutte le iniziative di <span style="color: #ff9900;"><strong>Io mangio locale</strong></span>: <a href="http://www.manitese.it/campagne/?page_id=333" target="_blank">Calendario appuntamenti </a></p>
<p>La campagna, lanciata nel mese che precede l’importante appuntamento del <strong>World Food Summit della Fao</strong>, <strong>proseguirà anche nei mesi successivi</strong>, attraverso incontri, cene a Kmzero, serate di video proiezioni (<a href="http://www.youtube.com/user/ManiTeseong#p/u/8/h1ivO1D-Q90" target="_blank">vedi lo spot “Dall’aiuto alla cooperazione”</a>) per coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di garantire l’accesso al cibo a tutte le popolazioni del mondo.</p>
<p><strong>Perché combattere la fame non è una priorità solo dei governi e degli organismi internazionale, ma di tutti noi.</strong><br />
Anche noi, in quanto cittadini del Nord del mondo, possiamo contribuire alla promozione dell’accesso al cibo per tutti rivendicando il diritto, prima che il dovere, ad una “sobrietà felice”. Recuperando le radici delle nostre stesse tradizioni, i prodotti locali, il rapporto con il mondo contadino, abbiamo la possibilità di strutturare un nuovo paradigma, espressione di una modernità rinnovata e responsabile.<br />
<strong>La difesa del cibo è protezione dell’essere umano: dal cibo passano le sorti della democrazia che è una questione di sovranità dei popoli e non di pochi.</strong></p>
<h4>Aderisco perché…</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Don Luigi Ciotti</strong> spiega così la sua adesione alla campagna: “Perché mangiare locale? Perché abbiamo “fame e sete” di una giustizia che parta dalla responsabilità di ciascuno di noi, dalle nostre scelte quotidiane. Per contribuire a cambiare un modello di sviluppo che da un lato stimola l’“appetito del superfluo”, dall’altro costringe oltre un miliardo di persone alla fame. Significa scegliere prodotti buoni, puliti e giusti. Per questo aderisco anch’io alla campagna di Mani Tese!”</p>
<p><strong>Roberto Burdese</strong>, Presidente di Slow Food, e <strong>Carlo Petrini</strong>, Presidente onorario: “L’associazione Slow Food Italia condivide appieno i valori e il significato profondo del “mangiare locale” e per questo motivo appoggia con convinzione l’iniziativa che MANI TESE.<br />
E ancora <strong>Paolo Rizzi</strong>, Comitato italiano Contratto mondiale sull’acqua; <strong>Tonio Dall’Olio</strong>, Libera Internazionale; <strong>Ugo Biggeri</strong>, Presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica</p>
<p><a href="http://www.manitese.it/campagne/?page_id=378" target="_blank">Leggi  tutte le adesioni…</a></p>
<h4>Perché Mani Tese lancia una campagna per la sovranità alimentare</h4>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese, da 45 anni in prima fila contro la fame nel mondo</strong>, porta avanti questa campagna con la consapevolezza che costruire la sovranità alimentare abbia lo stesso significato nel sud e nel nord del mondo.<br />
<span style="color: #ff9900;"><strong>Io mangio locale</strong></span> è una campagna di sensibilizzazione e di informazione, che riafferma il potere dei consumatori e dei produttori nel determinare i comportamenti sociali e le scelte economiche legate alla produzione e alla distribuzione in un quadro di giustizia globale e sostenibilità ambientale e sociale.<br />
La campagna intende anche sottolineare l’<strong>importanza delle reti di consumatori, produttori, istituzioni, cittadini </strong>che attraverso comportamenti orientati alla giustizia, alla sobrietà, al consumo responsabile e alla solidarietà possono condividere buone pratiche, adottare nuovi stili di vita e promuovere concrete forme di cambiamento dell’attuale modello di sviluppo.</p>
<p>Una campagna che precede l’importante appuntamento di novembre a Roma, il World Food Summit della Fao: un summit mondiale sulla sicurezza alimentare per accordarsi sulle azioni da intraprendere per contrastare l’attuale crisi economica e alimentare.<br />
<strong>La Fao stima infatti che nel solo 2009 il numero di affamati potrebbe arrivare a 100 milioni</strong>: un dato preoccupante, che impone dei provvedimenti urgenti per garantire l’accesso al cibo come diritto di ogni essere umano.</p>
<p>Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un paradosso che è diventato l’emblema della contraddizione dei nostri tempi: la fame convive con il surplus di produzione alimentare.<br />
Assistiamo così oggi ad un duplice e scandaloso problema: <strong>eccesso di cibo e mancanza di accesso al cibo</strong>. Lo spazio che esiste nel mezzo, il riequilibrio “sano” di queste distorsioni è, per noi, la sovranità alimentare come risposta politica allo spreco ed alla miseria.</p>
<p>Per queste ragioni il cibo, la terra e le persone devono tornare al centro dell’attenzione e le politiche pubbliche devono avere la funzione di tutelare le persone in quanto produttori e consumatori e difendere la terra.</p>
<p>Per informazioni sulle iniziative del 17 e 18 ottobre, interviste agli organizzatori e approfondimenti sul tema del diritto al cibo:</p>
<p>Rosy Iaione<br />
Comunicazione e Ufficio stampa Mani Tese<br />
Tel. 02 40 75 165 / Cell. 340.4008760<br />
ufficiostampa@manitese.it<br />
www.manitese.it/iomangiolocale</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/campagne/?cat=72" target="_blank">www.manitese.it/iomangiolocale</a></p>
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		<title>Mani Tese esprime preoccupazione per l&#8217;approvazione del &#8220;DDL sicurezza&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 16:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ddl sicurezza]]></category>
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		<description><![CDATA[Il capo dello Stato Giorgio Napolitano firma il decreto sicurezza, ma esprime la sua perplessità per alcuni provvedimenti in esso contenuti.
Il Presidente  Napolitano ha ratificato ieri  il decreto legge sulla sicurezza: la sua approvazione però è stata accpompagnata da una lettera in cui esprimeva i dubbi e le contraddizioni di tale legge. In particolar modo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Il capo dello Stato Giorgio Napolitano firma il decreto sicurezza, ma esprime la sua perplessità per alcuni provvedimenti in esso contenuti.</h4>
<p style="text-align: justify;">Il Presidente  Napolitano ha ratificato ieri  il decreto legge sulla sicurezza: la sua approvazione però è stata accpompagnata da una lettera in cui esprimeva i dubbi e le contraddizioni di tale legge. In particolar modo il Presidente si sofferma sull’introduzione del reato di clandestinità, che “apre la strada -a suo avviso- effetti difficilmente prevedibili”.</p>
<p>E’ evidente come le riserve espresse dal Presidente non pongano nessun freno al decreto da lui stesso approvato, ma  evidenziano ancora una volta le ciriticità e el contraddizioni che tale legge presenta.</p>
<p>Un decreto, come avevamo scritto nelle scorse settimane, che non tiene in considerazione i diritti fondamentali degli immigrati, rende sempre più difficile l’ingresso regolare nel nostro Paese, e incentiva di fatto la “clandestinità” che pretende di combattere.</p>
<p>Tale decreto, a nostro avviso, non fa che aumentare il senso di paura dei cittadini italiani nei confronti degli immigrati, anziché sostenere e sviluppare un clima di integrazione e sostenibilità sociale.</p>
<p>Il diritto di cittadinanza viene veicolato alla stipula di “un accordo di integrazione”, che il cittadino straniero deve obbligatoriamente sottoscrivere per il rilascio del permesso di soggiorno. È una sorta di “patente a punti” per l’immigrato, racchiusa nell’accordo di integrazione: ci sono dei crediti, conseguibili nell’arco di validità del titolo di soggiorno richiesto. La perdita dei crediti comporta la revoca del titolo di soggiorno, e questo è inaccettabile in un Paese democratico, dove tutti devono e possono sentirsi a buon grado cittadini.</p>
<p>È gravissima anche l’introduzione dell’Aggravante di clandestinità (articolo 1, comma 1), norma interpretativa introdotta al Senato, che si applica solo agli extracomunitari e agli apolidi, nel caso commettessero un reato mentre si trovino illegalmente in Italia.<br />
Inutile, oltre che gravoso per la casse dello Stato, la previsione che (articolo 1, comma 22, lettera l e comma 23) lo straniero irregolare può essere trattenuto nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie) fino a 180 giorni per l’accertamento dell’identità e della nazionalità: questo “giochetto” costerà alle casse dello Stato, nei prossimi tre anni, almeno 217 milioni di euro, secondo un’inchiesta pubblicata dalla rivista Altreconomia. Soldi che sarebbe più opportuno investire in politiche di integrazione.</p>
<p>Vogliamo aggiungere la nostra voce alla denuncia della diffusione di un clima razzista in Italia, recentemente fatta propria da Amnesty International nel rapporto 2009, che appare con l’approvazione di questo decreto una condizione sempre più reale e caratterizzante del nostro Paese.<br />
Di contro esistono in Italia casi positivi di politiche integrazione e tolleranza provenienti da amministrazioni locali, come la Regione Toscana, cui va il nostro plauso che ha appena varato una legge intitolata “Norme per l’accoglienza, l’integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana”.</p>
<p>Il Presidente di Mani Tese<br />
Luigi Idili</p>
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		<title>Golpe in Honduras: un preoccupante ritorno al passato</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 17:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mani Tese esprime una dura condanna per il colpo di Stato del 28 giugno in Honduras che ha portato alla destituzione illegittima del presidente Manuel Zelaya ad opera di un gruppo di militari sostenuti dal Parlamento nazionale.
In seguito alla decisione di Zelaya di convocare un referendum consultivo per istituire un’Assemblea Costituente che potesse modificare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mani Tese esprime una <strong>dura condanna per il colpo di Stato del 28 giugno in Honduras</strong> che ha portato alla destituzione illegittima del presidente Manuel Zelaya ad opera di un gruppo di militari sostenuti dal Parlamento nazionale.</p>
<p>In seguito alla decisione di Zelaya di convocare un referendum consultivo per istituire un’Assemblea Costituente che potesse modificare la Costituzione del 1982, la notte del 28 giugno circa duecento soldati armati hanno circondato la casa presidenziale e prelevato con la forza il presidente Zelaya, obbligandolo a salire su un aereo diretto in Costa Rica ed affidando ad interim la guida del Paese al presidente del Parlamento, Roberto Micheletti.</p>
<p><strong>Mani Tese</strong>, non riconoscendo il governo di fatto imposto contro la volontà del popolo honduregno, <strong>chiede il rientro in Honduras del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya</strong> ed il ripristino immediato dell’ordine costituzionale.</p>
<p><strong>Mani Tese</strong>, inoltre, <strong>esprime solidarietà alla popolazione dell’Honduras</strong>, vittima in questi giorni di <strong>gravi violazioni dei diritti umani </strong>e privata dei più elementari diritti civili, come denunciato dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani. Condanna la decisione dell’esercito di reprimere nel sangue le manifestazioni pacifiche che chiedono la restaurazione di un regime democratico e responsabilizza il regime dittatoriale di Micheletti della morte di tre manifestanti negli scontri dei giorni scorsi.</p>
<p>In una fase in cui l’integrazione regionale sta creando le basi per permettere ai paesi latinoamericani di svincolarsi da politiche economiche e commerciali che impediscono il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali, <strong>il golpe di Micheletti è un preoccupante ritorno al passato </strong>contro il quale si sono schierati l’Organizzazione degli Stati Americani, le Nazioni Unite, l’Unione Europea ed il governo di Barack Obama.<br />
<strong><br />
Auspichiamo che la comunità internazionale continui a mantenere alta l’attenzione sull’Honduras almeno fin quando l’ordine costituzionale non verrà ripristinato.</strong></p>
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		<title>Servizio Civile in Brasile e Guatemala</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 13:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Milano, 30 giugno 2009
Mani Tese partecipa al bando dell&#8217;Ufficio Nazionale Servizio 2009 con il progetto di servizio civile all’estero “Educativa di strada nelle baraccopoli latinoamericane”.
Il progetto verrà realizzato in Guatemala e Brasile, i due  paesi  latinoamericani in cui Mani Tese sta realizzando un programma d’intervento nelle periferie urbane.
Il servizio civile volontario si rivolge a ragazze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;">
<p><img class="alignleft size-full wp-image-60" title="logoSCV" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/07/logoSCV.jpg" alt="logoSCV" width="221" height="208" /></h4>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Milano, 30 giugno 2009</span></h4>
<p>Mani Tese partecipa al bando dell&#8217;Ufficio Nazionale Servizio 2009 con il progetto di servizio civile all’estero “Educativa di strada nelle baraccopoli latinoamericane”.<br />
Il progetto verrà realizzato in Guatemala e Brasile, i due  paesi  latinoamericani in cui Mani Tese sta realizzando un programma d’intervento nelle periferie urbane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio civile volontario si rivolge a ragazze e ragazzi con cittadinanza italiana ed età compresa tra i 18 e i 28 anni. I posti disponibili sono 4 (2 in Guatemala, 2 in Brasile).</p>
<p>Il contesto territoriale di riferimento è dato dalle periferie metropolitane di Città del Guatemala in Guatemala  e di Recife in Brasile.<br />
A Città del Guatemala Mani Tese collabora con il partner locale Mojoca, il Movimento de Jóvenes de Calle, che promuove l’istruzione delle ragazze e dei ragazzi di strada, accompagnandoli in un percorso di formazione integrale che li porta all’uscita definitiva dalla strada e al reinserimento nella società.</p>
<p>In Brasile a Recife si avrà la possibilità di lavorare con il partner locale Pé no Chao per la realizzazione di attività educative con bambini/e e adolescenti di strada al fine di creare alternative alla droga e alla violenza e favorire il rientro in famiglia e a scuola.<br />
All’interno dell’anno di servizio civile è prevista una permanenza complessiva all’estero di 9 mesi, suddivisi in due periodi, mentre i restanti mesi di servizio si svolgeranno presso la sede nazionale di Mani Tese a Milano.</p>
<p>Per ulteriori informazioni:<br />
www.manitese.it<br />
serviziocivile@manitese.it<br />
Tel.:  02/4075165 – 055/579507<br />
www.serviziocivile.it</p>
<p><em>Mani Tese opera dal 1964 per combattere la fame nel mondo e gli squilibri fra Nord e Sud del pianeta. E’ presente in 15 Paesi in Asia, Africa e America Latina con programmi di sviluppo integrati che coinvolgono la comunità locale nella gestione del progetto e la mettono in grado di proseguire autonomamente nel proprio cammino di sviluppo. Mani Tese è impegnata in Italia in attività di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche della giustizia economica e sociale.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Rosy Iaione<br />
Ufficio Stampa Mani Tese</p>
<p>ufficiostampa@manitese.it<br />
www.manitese.it<br />
Cell. 340/4008760</p>
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		<item>
		<title>2-6 luglio 2009: G8? No grazie, Gsott8!</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 14:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gsott8]]></category>

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		<description><![CDATA[G8? No grazie, Gsott8!
Le alternative concrete dal basso, a Nord e a Sud, per uscire dalla crisi
2 -6 luglio 2009
Sulcis Iglesiente Medio Campidano (Sardegna)

PERCHE’ GSOTT8!
Parte giovedì 2 luglio il Gsott8, l’evento in programma fino al 6 luglio nella zona del Sulcis Iglesiente, nella zona del Parco geominerario sardo. Il Gsott8 è organizzato a pochi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;">G8? No grazie, Gsott8!<br />
Le alternative concrete dal basso, a Nord e a Sud, per uscire dalla crisi<img class="alignright size-full wp-image-78" title="GS8_logo" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/06/GS8_logo.png" alt="GS8_logo" width="142" height="141" /><br />
2 -6 luglio 2009<br />
Sulcis Iglesiente Medio Campidano (Sardegna)</h4>
<p style="text-align: justify;">
<h4>PERCHE’ GSOTT8!</h4>
<p>Parte giovedì 2 luglio il Gsott8, l’evento in programma fino al 6 luglio nella zona del Sulcis Iglesiente, nella zona del Parco geominerario sardo. Il Gsott8 è organizzato a pochi giorni dall’inizio del G8 che si terrà in Abruzzo, sarà occasione per capire e discutere con esperti internazionali, attivisti, intellettuali, organizzazione della società civile, ong e produttori di tutto il mondo come uscire dalla crisi, a Nord e a Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica vera via d&#8217;uscita dalla crisi è ripartire dall’affermazione dei diritti universali: al cibo, all’acqua, all’istruzione. Ma nessun circolo ristretto di governi, che siano otto o venti, ha l’autorevolezza per farlo. Solo un processo nuovo, che dia voce a tutti gli Stati ed i popoli della terra, può far sì che le crisi che stiamo vivendo siano un&#8217;occasione per ripartire. Non sembra che ciò stia accadendo, e le soluzioni proposte dalle  grandi potenze economiche e politiche ricalcano la stessa impostazione che ha portato al collasso.</p>
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<h4>I TEMI DEL GSOTT8!</h4>
<p style="text-align: justify;">Il cuore tematico del Gsott8 si articola in tre giornate: venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio, che si concentrano rispettivamente intorno alle tre crisi che affliggono questo inizio secolo: crisi ambientale, economica e alimentare e una crisi di civilizzazione.<br />
In particolare la giornata di sabato 4 luglio verrà dedicata al tema della crisi economica e alimentare. Un laboratorio aperto e orizzontale con rappresentanti di esperienze nazionali e internazionali innovative e significative rispetto al tema del superamento della crisi economica a partire dalle pratiche dal basso.<br />
Tre i nuclei tematici intorno ai quali si articolerà il confronto, in un’ottica di fotografia della realtà e di rafforzamento delle alternative: la terra e la sovranità alimentare; la produzione e la sua articolazione sociale e solidale; la distribuzione e il consumo critico e organizzato.</p>
<p>Tra i molti relatori che interverranno si segnala:</p>
<p>- Vicky Cann (World Development Movement, Uk) rappresentante di una delle ong europee che promuove campagne europee per stringere la Commissione sulle proprie responsabilità, interverrà sul tema “Europa globale e concentrazione del mercato”<br />
- Pablo Guerra, docente di Economia Solidale Universidad de la República, Uruguay, e tra gli animatori della rete di economia solidale che sostiene la creazione di legami di collaborazione tra piccoli produttori agricoli e artigiani dell’America Latina<br />
- Ingeborg Tangeraas, portavoce dell’Unione dei piccoli produttori norvegesi, è una delle rappresentanti europee de La Via Campesina, movimento contadino internazionale che rappresenta milioni di piccoli produttori, senza terra e lavoratori agricoli, donne, uomini e giovani attivi in 132 organizzazioni di 56 Paesi di tutto il mondo<br />
- Trina Tocco di ILRF (USA) una ong statunitense che si occupa del rispetto dei diritti umani e del diritto a un giusto salario per tutti I lavoratori del pianeta. Tra le esperte più accreditate sul sistema Wal-mart, è stata una delle leader del movimento United Students Against Sweatshops.<br />
Per l’elenco completo dei relatori e il programma dettagliato delle giornate consultare il sito www.gsotto.org</p>
<h4 style="text-align: justify;">ALCUNI DATI SULLA CRISI ALIMENTARE</h4>
<p style="text-align: justify;">Secondo la Banca Mondiale solo nel 2009 saranno 53milioni le persone che diventeranno povere: queste andranno ad aggiungersi ai 150milioni colpiti nello scorso anno.<br />
Basti pensare che se al World Food Summit del 1996 si stimava che il numero delle persone che avevano fame fosse di 830milioni, oggi si prevede che il numero entro il 2015 raddoppierà raggiungendo quota 1,4 miliardi.<br />
Oltre 2,5 miliardi di persone vivono producendo cibo e materie prime agricole: ma le politiche economiche degli ultimi anni hanno messo in discussione il principio cardine del diritto al cibo e dell’autosufficienza alimentare, esponendo le economie all’alta volatilità dei prezzi e della concorrenza globale, e intere comunità alla povertà se non alla miseria.<br />
Oggi 48 Paesi in via di sviluppo concentrano in due commodity oltre il 20% del totale delle loro entrate da esportazioni. Per 38 Paesi in via di sviluppo oltre il 50% delle entrate da esportazioni dipende da una sola material prima alimentare.<br />
La spirale inflattiva dei prezzi di numerose commodity agricole dell’ultimo anno ha riportato l’agricoltura al centro del dibattito internazionale. Gli aiuti pubblici allo sviluppo per il settore agricolo sono passati dal 18,1% del 1979 al 3,5% nel 2004. Le deregolamentazioni e la liberalizzazione dei mercati agricoli da parte di istituzioni finanziarie come il Fondo Monetario, la Banca Mondiale e l’Organizzazione mondiale del commercio hanno aumentato l’insicurezza alimentare in quasi tutti i Paesi del Sud.<br />
Il modello neoliberale di apertura dei mercati infatti ha reso i Paesi poveri dipendenti dalle importazioni, esponendoli alla instabilità dei mercati globali.<br />
A causa dell’aumento dei prezzi mondiali di prodotti agricoli il costo delle importazioni per i Paesi poveri è accresciuto del 26% spingendo la “bolletta alimentare” a 1035miliardi di dollari.<br />
Esempio eclatante il continente africano, che oggi importa il 25% del cibo, mentre a fine anni’60 era un esportatore netto di prodotti agricoli.</p>
<p style="text-align: justify;">E INOLTRE…</p>
<p>Durante il Gsott8 sarà possibile degustare i prodotti locali, partecipare a laboratori e spettacoli.</p>
<p>In programma anche visite guidate al Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, fra i siti più significativi del patrimonio riconosciuto dall’UNESCO come bene dell’umanità.</p>
<p>I relatori e gli esperti nazionali e internazionali, inoltre, potranno essere raggiunti via skype da tutta Italia per collegamenti in diretta con il Gsott8 e interventi in eventi locali.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Gli organizzatori</span><br />
Il Gsott8 è promosso da ong M.A.I.S., World Development Movement, BothENDS, Xarxa de Consum Solidari, Za Zemiata, Védegylet Egyesület/Protect the Future Society, Fair Watch Coalizione Help local Trade, Campagna Riforma Banca Mondiale, Centro Internazionale Crocevia, Fair, Mani Tese, Servizio Civile Internazionale, Arci e Legambiente in collaborazione con Domus Amigas, Crocevia Sardegna, Arci Carbonia, Arci Fluminimaggiore, Arci Guspini, Arci Iglesias, Antenora,Balestrieri Villa Ecclesiae, Casa dei Diritti, Consorzio AUSI &#8211; Università di Monteponi, Koiné, L&#8217;Umanitaria, La Gabbianella Fortunata, Legacoop, Sucania. con il sostegno delle Province del Sulcis-Iglesiente e del Medio Campidano e dei Comuni di Iglesias, Carbonia, Guspini, Villamassargia, Arbus, Pabillonis, Carloforte.</p>
<p>Per info stampa<br />
Andreina Albano (Arci) +39 3483419402, Monica Di Sisto (Fair) +39 3358426752, Rosy Iaione (Mani Tese) +39 3404008760, Luca Manes (Crbm) +39 3355721837, Debora Porrà (Domus Amigas) +39 3280678022<br />
A Iglesias Roberta Tocco 347.8711498</p>
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