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	<title>Area stampa &#187; Cooperazione</title>
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		<title>Mani Tese presenta il nuovo logo!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 13:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[restyling logotipo 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese presenta la rivisitazione del logotipo! COMUNICARE MANI TESE, manuale di utilizzo del nuovo logo e indicazioni per fornire all’esterno un’immagine coordinata dell’associazione IL SEGNO DI MANI TESE, breve storia della nascita e dello sviluppo del logotipo di Mani Tese La decisione di sottoporre il logotipo ad un restyling nasce dall’esigenza di migliorare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese presenta la rivisitazione del logotipo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Comunicare Mani Tese.pdf" target="_blank">COMUNICARE MANI TESE</a>, manuale di utilizzo del nuovo logo e indicazioni per fornire all’esterno un’immagine coordinata dell’associazione</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/Il segno di Mani Tese.pdf" target="_blank">IL SEGNO DI MANI TESE</a>, breve storia della nascita e dello sviluppo del logotipo di Mani Tese</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione di <strong>sottoporre il logotipo ad un restyling</strong> nasce dall’esigenza di migliorare la fruibilità e leggibilità del logotipo, ma anche di modernizzare un marchio che appariva superato nel font e nella poca flessibilità d’utilizzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma del logotipo precedente nasce nel 1985: dal gennaio del 1986 il logotipo dell’associazione sarà sempre verde.<br />
Nel 1994 viene utilizzato per la prima volta all’interno del periodico dell’associazione il pay off che ancora oggi accompagna il marchio: Un impegno di giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ del 2004 l’ultima revisione, anche se leggera, del mar¬chio curata dall’agenzia di comunicazione The Others. L’intervento ha portato soprattutto alla definizione di un nuovo carattere per il pay off e alla codificazione del verde istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella rivisitazione del logotipo di Mani Tese si è operato a favore di uno snellimento del carattere per ottenere una forma più slanciata e aperta, in modo da ovviare agli attuali problemi di leggibilità e stampa, soprattutto nei piccoli formati e nella lettura da lontano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ottenere il risultato prefissato si è provveduto al disegno di un nuovo carattere che riprendesse i tratti essenziali del logo in uso prima della rivisitazione, con occhielli più aperti ed un diverso rapporto fra larghezze e altezze, fra tratti orizzontali e verticali.</p>
<p style="text-align: justify;">Elemento di rottura con il passato è il riposizionamento e la revisione delle proporzioni dell’uomo stilizzato rispetto al logotipo. Il simbolo è stato portato a chiusura del nome a posizionato a mo’ di asterisco. L’operazione intende in questo modo sottolineare l’elemento umano dell’intera attività di Mani Tese: l’omino diviene in questo modo la declinazione grafica della mission.<br />
Oltre a questi interventi si è proceduto con lo studio di una versione verticale e più compatta del marchio e, da ultimo, si è provato ad immaginare una declinazione territoriale univoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Il verde, colore con cui si identifica da anni il logotipo di Mani Tese, è stato scurito leggermente. Questo per non perdere la forte riconoscibilità che gli utenti tutti associano al verde-Mani Tese.<br />
E’ stato però introdotto un nuovo elemento di colore: l’omino a fine logotipo è infatti di un verde più chiaro, in contrasto con il verde del logotipo.</p>
<p>Al restyling del logotipo segue il <strong>rivisitazione di tutti i materiali di comunicazione</strong> di Mani Tese, al fine di coordinare i vari strumenti di comunicazione e rafforzare la brand identity.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SCARICA</strong> IL<a href="http://www.manitese.it/materiale/areastampa/LOGO_MANI_TESE_br.jpg" target="_blank"> LOGO 2010 DI MANI TESE</a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>www.zerozerocinque.it, una piccola tassa sulla speculazione una grande risorsa per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 15:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali, ambientali e di cooperazione. Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l’anno su scala mondiale Roma, 24  marzo 2010_ Parte da oggi anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Decolla anche in Italia la Campagna per chiedere al ministro Tremonti e al G20 di introdurre una mini-tassa su tutte le transazioni finanziare per arginare le speculazioni e finanziare politiche sociali, ambientali e di cooperazione.</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Il gettito stimato: tra 400 e 946 miliardi l’anno su scala mondiale</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Roma, 24  marzo 2010</em>_ Parte da oggi anche in Italia la Campagna internazionale di raccolta di firme per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare  &#8211; nel prossimo meeting fissato per giugno in Canada – una <strong>tassa sulle transazioni finanziarie il cui gettito possa essere destinato a pagare parte dei costi della crisi innescata dalla finanza speculativa</strong>. La tassa – di importo molto contenuto compreso tra lo 0,01 e lo 0,1 per cento di ogni transazione – potrebbe finanziare politiche sociali ed ambientali efficienti e necessarie nei Paesi sviluppati e ridare ossigeno alla cooperazione internazionale per lo sviluppo dei Paesi del Sud mondo, vittime di una crisi della cui genesi non hanno alcuna responsabilità.</p>
<p>La Campagna  &#8211; lanciata oggi in occasione del summit dei Capi di Stato e di Governo dell’UE e del meeting delle Nazioni Unite dedicato a Finanza e Sviluppo  &#8211; è promossa in Italia da <strong>Social Watch</strong> (che riunisce Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Ucodep, Fcre, Lunaria, WWF Italia, Acli, ARCI/ARCS, Mani Tese), Sbilanciamoci, Sistema Banca Etica, ATTAC Italia, FIBA CISL, CISL, Consorzio Goel, Lega Missionaria studenti, CVX, Coalizione Italiana contro la Poverta-GCAP Italia, FOCSIV &#8211; Volontari nel Mondo, Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare, Valori, AMISnet, Azione Cattolica.</p>
<p>Le firme raccolte saranno inoltrate al Governo Italiano e in particolare al ministro dell’Economia On. Giulio Tremonti per chiedergli di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell’introduzione di una Tassa sulle Transazioni finanziarie. Tasse di questo tipo già esistono in alcuni Paesi e l’idea di adottarle su scala globale si sta facendo sempre più strada tra i leader di molti Paesi Europei e non solo. Si stima che tassando dello <strong>0,05%</strong> (un valore intermedio nella forbice tra le proposte più severe che puntano allo 0,1 e le più morbide che propongono lo 0,01) ogni compravendita di titoli e strumenti finanziari nella sola UE si potrebbe registrare un gettito tra i 163 e i 400 miliardi di dollari annui, mentre <strong>a livello mondiale il gettito sarebbe compreso tra 400 e 946 miliardi di dollari l’anno</strong>.  Cifre importanti, che permetterebbero agli Stati di colmare gradualmente quelle voragini che si sono aperte nei conti pubblici con i salvataggi delle grandi banche e con le misure di sostegno all’economia rese necessarie per contrastare la pesante crisi economica provocata dagli eccessi della finanza speculativa (secondo stime recenti del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> il costo globale della crisi avrebbe raggiunto i <strong>13.620 miliardi di dollari</strong> a livello globale).</p>
<p>Il gettito di una piccola tassa sulle transazioni finanziarie potrebbe permettere agli Stati di avere risorse a disposizione per attuare politiche sociali, ambientali e di cooperazione internazionale efficaci ed efficienti e più che mai necessarie visto l’elevatissimo costo sociale della crisi.<br />
«Non solo – spiega <strong>Andrea Baranes, ricercatore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale e di Social Watch &#8211; la tassa sulle transazioni finanziarie sarebbe anche un ottimo strumento per permettere alla politica di regolamentare i mercati finanziari</strong>. Una tassazione dello 0,05%, infatti, non scoraggerebbe certo quegli investitori che operano sui mercati con ottica di lungo periodo e che mettono i propri risparmi a disposizione di aziende che operano nel mondo dell’economia reale. Essa sarebbe tuttavia un valido deterrente per chi usa la finanza solo per speculare: quegli operatori che comprano e vendono strumenti finanziari centinaia o anche migliaia di volte in un giorno, rendendo i mercati instabili e volatili, sarebbero costretti a pagare lo 0,05%  su ogni transazione».</p>
<p>«Il ricorso imponente alla finanza speculativa da parte delle grandi banche d’affari  è diventato elemento prevalente rispetto al ruolo di sostegno al lavoro, alle famiglie  e allo sviluppo. Il sistema finanziario ha creato un evidente squilibrio economico con un rischio che è stato caricato alla collettività, ai contribuenti – sottolinea <strong>Maurizio Petriccioli, segretario della Cisl</strong> &#8211; che ancora una volta sono stati chiamati ad intervenire per salvare le stesse banche. La tassa sulle transazioni finanziarie di carattere speculativo avrebbe il pregio – come affermato dall’economista <strong>Paul De Grauwe</strong> – di far pagare un prezzo assicurativo contro tale rischio. Ne sosteniamo con forza l’introduzione per investire in coesione sociale, nel lavoro e per contrastare la povertà».</p>
<p>Per info: Chiara Bannella – Ufficio Stampa Banca Popolare Etica Cbannella@bancaetica.com – 06-42016060 – 334-6883414</p>
<p>Rosy Iaione &#8211; Ufficio Stampa Mani Tese &#8211; 340 4008760</p>
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		<title>AIUTIAMO HAITI, CANCELLIAMO TUTTO IL SUO DEBITO</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 14:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[debito estero]]></category>
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		<description><![CDATA[Mani Tese e CRBM chiedono al governo italiano di impegnarsi per la remissione totale del debito haitiano da parte della comunità internazionale, in particolare del Fondo monetario. Roma, 25 gennaio 2010 – In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, Mani Tese e la CRBM [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Mani Tese e CRBM chiedono al governo italiano di impegnarsi per la remissione totale<br />
del debito haitiano da parte della comunità internazionale, in particolare del Fondo monetario.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/logo-Mani-Tese.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-220" title="logo-Mani-Tese" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/logo-Mani-Tese.jpg" alt="logo-Mani-Tese" width="350" height="130" /></a><a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/crbm.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-221" title="crbm" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2010/01/crbm.jpg" alt="crbm" width="255" height="89" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Roma, 25 gennaio 2010</em> – In concomitanza con la Conferenza dei Donatori che si sta svolgendo in queste ore a Montreal, in Canada, <strong>Mani Tese e la CRBM hanno scritto al governo italiano</strong>, nelle persone dei ministri Franco Frattini e Giulio Tremonti, <strong>per chiedere che in quel contesto si adoperi per la totale cancellazione del debito di Haiti</strong>.</p>
<p>Sebbene lo scorso giugno al martoriato Paese centroamericano siano già stati rimessi debiti per l’ammontare di 1,2 miliardi di dollari, rimangono da pagare altri 800 milioni. Oltre la metà di quella somma è dovuta al Fondo Monetario Internazionale (IMF) e alla Banca Interamericana di Sviluppo (IDB).</p>
<p>Il governo italiano rappresenta una voce autorevole nel Consiglio dei direttori esecutivi del Fondo e dell&#8217;IDB. Nei prossimi cinque anni <strong>Haiti dovrà pagare almeno 100 milioni di dollari in servizio del debito all&#8217;IMF e IDB</strong>, la stessa somma che il Fondo Monetario ha annunciato di voler prestare al Paese per fare fronte all&#8217;emergenza attuale.</p>
<p>Per questa ragione <strong>Mani Tese e CRBM domandano al nostro esecutivo di attivarsi per far sì che le due istituzioni multilaterali cancellino il debito immediatamente e senza alcuna condizione</strong>.</p>
<p>Per contribuire alla ricostruzione di Haiti c’è bisogno della concessione di aiuti a perdere (Grants) e non di crediti di aiuto che il governo di Port-au-Prince dovrebbe poi restituire. Tale iniziativa costituirebbe un segnale importante alla comunità dei donatori internazionali per non aumentare il debito estero del Paese, una possibilità questa che anche altri Governi europei stanno valutando.</p>
<p>“Se la comunità internazionale vuole davvero aiutare i milioni di sopravvissuti alla tragedia di Haiti,  la cancellazione immediata e incondizionata di tutto il debito estero del Paese è un atto dovuto di giustizia sociale, economica, ambientale e climatica” ha dichiarato <strong>Elena Gerebizza della CRBM</strong>. “Se il governo italiano è intenzionato a dare un contributo efficace alla ricostruzione, deve impegnarsi a finanziare gli interventi di base necessari con grants e non con prestiti che riporterebbero Haiti nella spirale del debito” ha concluso la Gerebizza.</p>
<p>Per maggiori<strong> informazioni e interviste</strong>:<br />
Mani Tese: Tancredi Tarantino (America Latina Desk Officer)<br />
tarantino@manitese.it / cell.347 68 87 797</p>
<p>Campagna per la Riforma della Banca Mondiale: Luca Manes<br />
lmanes@crbm.org / cell. 335 57 21 837<br />
<a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">www.crbm.org</a></p>
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		<title>BANCA MONDIALE, FUORI DAL BUSINESS DEL CLIMA!</title>
		<link>http://www.manitese.it/areastampa/2009/banca-mondiale-fuori-dal-business-del-clima/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 16:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[banca mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[copenhagen]]></category>
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		<description><![CDATA[Mani Tese e Campagna per la Riforma della Banca Mondiale criticano il ruolo giocato dall’istituzione nel corso del summit di Copenaghen. Durante la seconda settimana di negoziati la World Bank ha presentato il suo nuovo fondo ambientale, lo Scaling up Renewable Energy in Low Income Countries, che ammonta a un totale di circa  260 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Mani Tese e </strong><a href="http://www.crbm.org/" target="_blank">Campagna per la Riforma della Banca Mondiale</a><strong> criticano il ruolo giocato dall’istituzione nel corso del summit di Copenaghen</strong>.<br />
<a href="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2009/12/banca_mondiale_fuori_clima.jpg"><img class="size-full wp-image-216 aligncenter" title="banca_mondiale_fuori_clima" src="http://www.manitese.it/areastampa/wp-content/uploads/2009/12/banca_mondiale_fuori_clima.jpg" alt="banca_mondiale_fuori_clima" width="320" height="203" /></a><br />
Durante la seconda settimana di negoziati la World Bank ha presentato il suo nuovo fondo ambientale, lo <em>Scaling up Renewable Energy in Low Income Countries</em>, che ammonta a un totale di circa  260 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>perplessità da parte della CRBM/Mani Tese sono molteplici</strong>.<br />
Prima di tutto perché <strong>non si tratta di fondi messi a disposizione e gestiti a livello multilaterale dalla Conferenza delle Parti</strong>. Al contrario, sono finanziamenti a un fondo verticale, gestito dalla Banca Mondiale, accessibile solamente a esecutivi che hanno un programma aperto con la stessa e che rispettano le condizioni imposte dai banchieri di Washington. Un&#8217;iniziativa davvero minima se rapportata ai finanziamenti globali necessari per il trasferimento di tecnologie ai Paesi del Sud. Finanziamenti nell&#8217;ordine di centinaia di miliardi all&#8217;anno, di cui almeno 150 per coprire i costi dell&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici. Ma è un provvedimento ridicolo nelle dimensioni anche se paragonata ai <strong>diversi miliardi – tra i 4 e gli 8 – che gli stessi governi hanno promesso all&#8217;altro fondo fiduciario istituito dalla Banca Mondiale, il <em>Clean Technology Fund</em>, che serve principalmente a finanziare nuove centrali a carbone</strong>, il più inquinante tra i combustibili fossili, nelle economie emergenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella dei f<strong>inanziamenti globali per l&#8217;adattamento e la mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici sui Paesi in via di sviluppo</strong> è senza dubbio la questione più scottante su cui i governi devono trovare un accordo a Copenaghen.<br />
“La Banca Mondiale si sta mettendo di traverso, proponendosi come possibile gestore della finanza globale per il clima nonostante ad oggi l&#8217;istituzione sia tra i principali finanziatori di progetti e programmi che contribuiscono all&#8217;emissione di gas serra” ha dichiarato <strong>Elena Gerebizza della CRBM</strong>.<br />
“Tra il 2007 e il 2009 la Banca ha sostenuto con una media di 2,2 miliardi di dollari l’anno progetti per l’estrazione dei combustibili fossili, compresi 470 milioni per il carbone. La proposta presentata dai governi dei G77 è invece chiara nell&#8217;affermare che serve un meccanismo nuovo da istituirsi in ambito UNFCCC e sotto gli auspici della Conferenza delle Parti, nella cui gestione anche noi come centinaia di organizzazioni della società civile non vediamo alcun ruolo per la Banca Mondiale ” ha aggiunto la Gerebizza.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Banca Mondiale promuove inoltre in maniera decisa l&#8217;espansione del mercato dei crediti di carbonio</strong> e gestisce 11 Carbon Fund per un ammontare complessivo di circa 2 miliardi di dollari.<br />
“Incentivando lo sviluppo del mercato dei crediti di carbonio la Banca non solo non contribuisce a ridurre le emissioni globali, ma addirittura rischia di aumentare l&#8217;instabilità finanziaria internazionale” ha commentato la Gerebizza.<br />
La maggior parte degli scambi di crediti e riduzioni di emissioni avviene infatti sul mercato secondario, un pericoloso mercato di derivati già oggetto di importanti operazioni speculative da parte dei grandi investitori, un aspetto poco considerato dai negoziatori a Copenaghen. “Nel caso di una nuova bolla speculativa con origine in questo nuovo mercato di derivati, la <strong>Banca sarebbe in cima alla lista dei responsabili per gli impatti devastanti che si verificherebbero soprattutto nei Paesi più poveri e più vulnerabili ai cambiamenti climatici</strong>” ha concluso la Gerebizza.</p>
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		<title>Golpe in Honduras: un preoccupante ritorno al passato</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 17:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[golpe]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese esprime una dura condanna per il colpo di Stato del 28 giugno in Honduras che ha portato alla destituzione illegittima del presidente Manuel Zelaya ad opera di un gruppo di militari sostenuti dal Parlamento nazionale. In seguito alla decisione di Zelaya di convocare un referendum consultivo per istituire un’Assemblea Costituente che potesse modificare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mani Tese esprime una <strong>dura condanna per il colpo di Stato del 28 giugno in Honduras</strong> che ha portato alla destituzione illegittima del presidente Manuel Zelaya ad opera di un gruppo di militari sostenuti dal Parlamento nazionale.</p>
<p>In seguito alla decisione di Zelaya di convocare un referendum consultivo per istituire un’Assemblea Costituente che potesse modificare la Costituzione del 1982, la notte del 28 giugno circa duecento soldati armati hanno circondato la casa presidenziale e prelevato con la forza il presidente Zelaya, obbligandolo a salire su un aereo diretto in Costa Rica ed affidando ad interim la guida del Paese al presidente del Parlamento, Roberto Micheletti.</p>
<p><strong>Mani Tese</strong>, non riconoscendo il governo di fatto imposto contro la volontà del popolo honduregno, <strong>chiede il rientro in Honduras del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya</strong> ed il ripristino immediato dell’ordine costituzionale.</p>
<p><strong>Mani Tese</strong>, inoltre, <strong>esprime solidarietà alla popolazione dell’Honduras</strong>, vittima in questi giorni di <strong>gravi violazioni dei diritti umani </strong>e privata dei più elementari diritti civili, come denunciato dalla Commissione Interamericana per i Diritti Umani. Condanna la decisione dell’esercito di reprimere nel sangue le manifestazioni pacifiche che chiedono la restaurazione di un regime democratico e responsabilizza il regime dittatoriale di Micheletti della morte di tre manifestanti negli scontri dei giorni scorsi.</p>
<p>In una fase in cui l’integrazione regionale sta creando le basi per permettere ai paesi latinoamericani di svincolarsi da politiche economiche e commerciali che impediscono il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali, <strong>il golpe di Micheletti è un preoccupante ritorno al passato </strong>contro il quale si sono schierati l’Organizzazione degli Stati Americani, le Nazioni Unite, l’Unione Europea ed il governo di Barack Obama.<br />
<strong><br />
Auspichiamo che la comunità internazionale continui a mantenere alta l’attenzione sull’Honduras almeno fin quando l’ordine costituzionale non verrà ripristinato.</strong></p>
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		<title>Servizio Civile in Brasile e Guatemala</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 13:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[servizio civile volontario]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, 30 giugno 2009 Mani Tese partecipa al bando dell&#8217;Ufficio Nazionale Servizio 2009 con il progetto di servizio civile all’estero “Educativa di strada nelle baraccopoli latinoamericane”. Il progetto verrà realizzato in Guatemala e Brasile, i due  paesi  latinoamericani in cui Mani Tese sta realizzando un programma d’intervento nelle periferie urbane. Il servizio civile volontario si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;">
<p><img class="alignleft size-full wp-image-60" title="logoSCV" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/07/logoSCV.jpg" alt="logoSCV" width="221" height="208" /></h4>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">Milano, 30 giugno 2009</span></h4>
<p>Mani Tese partecipa al bando dell&#8217;Ufficio Nazionale Servizio 2009 con il progetto di servizio civile all’estero “Educativa di strada nelle baraccopoli latinoamericane”.<br />
Il progetto verrà realizzato in Guatemala e Brasile, i due  paesi  latinoamericani in cui Mani Tese sta realizzando un programma d’intervento nelle periferie urbane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il servizio civile volontario si rivolge a ragazze e ragazzi con cittadinanza italiana ed età compresa tra i 18 e i 28 anni. I posti disponibili sono 4 (2 in Guatemala, 2 in Brasile).</p>
<p>Il contesto territoriale di riferimento è dato dalle periferie metropolitane di Città del Guatemala in Guatemala  e di Recife in Brasile.<br />
A Città del Guatemala Mani Tese collabora con il partner locale Mojoca, il Movimento de Jóvenes de Calle, che promuove l’istruzione delle ragazze e dei ragazzi di strada, accompagnandoli in un percorso di formazione integrale che li porta all’uscita definitiva dalla strada e al reinserimento nella società.</p>
<p>In Brasile a Recife si avrà la possibilità di lavorare con il partner locale Pé no Chao per la realizzazione di attività educative con bambini/e e adolescenti di strada al fine di creare alternative alla droga e alla violenza e favorire il rientro in famiglia e a scuola.<br />
All’interno dell’anno di servizio civile è prevista una permanenza complessiva all’estero di 9 mesi, suddivisi in due periodi, mentre i restanti mesi di servizio si svolgeranno presso la sede nazionale di Mani Tese a Milano.</p>
<p>Per ulteriori informazioni:<br />
www.manitese.it<br />
serviziocivile@manitese.it<br />
Tel.:  02/4075165 – 055/579507<br />
www.serviziocivile.it</p>
<p><em>Mani Tese opera dal 1964 per combattere la fame nel mondo e gli squilibri fra Nord e Sud del pianeta. E’ presente in 15 Paesi in Asia, Africa e America Latina con programmi di sviluppo integrati che coinvolgono la comunità locale nella gestione del progetto e la mettono in grado di proseguire autonomamente nel proprio cammino di sviluppo. Mani Tese è impegnata in Italia in attività di informazione e sensibilizzazione sulle tematiche della giustizia economica e sociale.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Rosy Iaione<br />
Ufficio Stampa Mani Tese</p>
<p>ufficiostampa@manitese.it<br />
www.manitese.it<br />
Cell. 340/4008760</p>
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		<title>Mani Tese scrive ai ministri brasiliani</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[sem terra]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, 22/06/09 Sua Eccellenza Signor Ministro, Sappiamo che nei prossimi giorni verrà valutato dalla Quinta Sezione del Tribunale Superiore di Giustizia il ricorso presentato dal colonnello Mario Colares Pantoja, uno dei comandanti dell’evento conosciuto internazionalmente come il massacro di Eldorado de Carajàs, nel quale hanno perso la vita 19 contadini. Ci preoccupa particolarmente che fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-83 alignleft" title="SemTerra_Brasile" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/06/SemTerra_Brasile.jpg" alt="SemTerra_Brasile" width="240" height="320" /></p>
<p style="text-align: justify;">Milano, 22/06/09</p>
<p>Sua Eccellenza Signor Ministro,</p>
<p>Sappiamo che nei prossimi giorni verrà valutato dalla Quinta Sezione del Tribunale Superiore di Giustizia il ricorso presentato dal colonnello Mario Colares Pantoja, uno dei comandanti dell’evento conosciuto internazionalmente come il massacro di Eldorado de Carajàs, nel quale hanno perso la vita 19 contadini.</p>
<p>Ci preoccupa particolarmente che fino ad oggi nessuno dei responsabili di questo massacro sia stato punito, dato che gli stessi ufficiali dell’esercito, il colonnello Mario Colares Pantoja e il maggiore Maria Josè Oliveira, già condannati in primo grado, sono tornati in libertà.</p>
<p>In nome della giustizia universale e della solidarietà con i più poveri ed emarginati del mondo, ci uniamo a tutti coloro i quali chiedono che venga confermata la condanna nei confronti del col. Mario Colares Pantoja.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Cordiali saluti<br />
Luigi Idili<br />
Presidente Mani Tese</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://89.31.74.211/areastampa/comunicati/Lettera_Ministro_Brasile_22giugno_09">Scarica la lettera </a></p>
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		<title>Mani Tese sostiene la mobilitazione delle popolazioni indigene del Perù</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 16:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Policy e campagne]]></category>
		<category><![CDATA[diritti indigeni]]></category>
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		<description><![CDATA[Un accordo tra le popolazioni indigene e il governo peruviano In seguito ai recenti scontri nella regione amazzonica peruviana, che hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50 morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, è stato raggiunto un primo accordo tra il governo peruviano di Alan Garcia e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>Un accordo tra le popolazioni indigene e il governo peruviano</h4>
<p style="text-align: justify;">In seguito ai recenti scontri nella regione amazzonica peruviana, che hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50 morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, è stato <em>raggiunto un primo accordo tra il governo peruviano di Alan Garcia e le comunità indigene</em>, che da oltre due mesi sono in sciopero per protestare contro l’approvazione di un pacchetto di 99 decreti legislativi che ampliano le possibilità di sfruttamento dell’Amazzonia da parte delle imprese private.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito alla condanna da parte della comunità internazionale per gli scontri del 5 giugno scorso il governo di Alan Garcia ha chiesto al Parlamento di derogare due decreti che liberalizzavano l’uso delle terre comunitarie e dei boschi del Perù.<br />
Il presidente del consiglio dei Ministri, Yahude Simon, dopo aver dichiarato che lascerà il suo incarico una volta che il conflitto in atto si sarà attenuato, si è inoltre impegnato a revocare lo stato d’emergenza quando le popolazioni indigene rinunceranno ai blocchi stradali ancora presenti in Amazzonia.<br />
Mani Tese esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto tra le parti ma chiede al governo del presidente Alan Garcia la revoca immediata di tutti i decreti emessi in attuazione del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti e l’apertura di un tavolo di trattative che possa garantire una reale concertazione nell’adozione di misure socio-economiche in grado di salvaguardare i diritti ancestrali dei popoli indigeni e l’immenso patrimonio naturale del Perù.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-decoration: underline;">La protesta della comunità indigena in Perù</span><br />
Gli scontri di Bagua, nel nord dell’Amazzonia peruviana, hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50 morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, mentre è ancora imprecisato il numero di sparizioni forzate denunciate dai manifestanti.<br />
Un conflitto sociale che in Perù si è acuito negli ultimi mesi, in seguito alla decisione del governo Garcìa di emanare un pacchetto di 99 decreti legislativi che ampliano le possibilità di sfruttamento dell’Amazzonia da parte delle imprese private ed aprono le porte alla privatizzazione delle terre comunitarie, in linea con quanto previsto dal Trattato di Libero Commercio firmato con gli Stati Uniti nel 2006.<br />
Sono oltre mille le comunità indigene in stato di agitazione dallo scorso 9 aprile che contestano la legittimità costituzionale dei decreti e denunciano la violazione dell’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli indigeni e tribali, che impone ai Paesi firmatari il consenso previo ed informato delle popolazioni indigene per l’approvazione di leggi di questo tipo.<br />
La decisione del Congresso della Repubblica di posticipare nuovamente il dibattito relativo alla deroga dei decreti emanati dal Governo ha spinto nuovamente in strada le popolazioni indigene amazzoniche, guidate dalla Associazione Interetnica di Sviluppo dell’Amazzonia Peruviana (AIDESEP).<br />
In seguito alle proteste, che riprenderanno a luglio con uno sciopero generale indetto dai movimenti e dalle associazioni di base, il governo Garcia ha imposto lo stato d’emergenza ed il coprifuoco nelle zone di conflitto, mentre un mandato di arresto è stato emesso nei confronti del leader indigeno Alberto Pizango, al quale il governo del Nicaragua ha immediatamente concesso l’asilo. Il Congresso ha inoltre sospeso per 120 giorni sette deputati del partito di opposizione – Partido<br />
Nacional Popular – colpevoli di aver condannato le misure repressive del Governo, definendole un “attentato alla democrazia”.</p>
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		<title>Ciclone in Bangladesh: Mani Tese porta cibo e acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 14:16:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Bangladesh]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclone Aila]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Mani Tese sta distribuendo in Bangladesh cibo, acqua, vestiti e medicine alle popolazioni colpite dal ciclone Aila Fino ad ora almeno 150 persone sono morte e milioni hanno perso le proprie abitazioni, i raccolti e tutte le cose che possedevano. La gente sta vivendo una drammatica crisi per l’approvvigionamento di cibo e acqua, e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: justify;">Mani Tese sta distribuendo in Bangladesh cibo, acqua, vestiti e medicine alle popolazioni colpite dal ciclone Aila</h4>
<p><img class="alignright size-full wp-image-70" title="CicloneAila_Bangladesh" src="http://89.31.74.211/areastampa/wp-content/uploads/2009/07/CicloneAila_Bangladesh.jpg" alt="CicloneAila_Bangladesh" width="414" height="310" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad ora almeno 150 persone sono morte e milioni hanno perso le proprie abitazioni, i raccolti e tutte le cose che possedevano. La gente sta vivendo una drammatica crisi per l’approvvigionamento di cibo e acqua, e il sistema dei trasporti è completamente collassato. Nella zona del sud-ovest, le Upazila di Dacope e Koyra (Distretto di Khulna), e l’Upazila di Shyamnagar (Distretto di Satkhira) sono quelle maggiormente colpite.</p>
<p>Mani Tese si è attivata per portare aiuti alle comunità colpite dal ciclone, e chiede il sostegno dei mezzi di comunicazione e della società italiana<br />
Servono interventi immediati per affrontare anche questa l&#8217;emergenza.</p>
<p>Per contribuire:</p>
<p>BOLLETTINO POSTALE: ccp 291278, intestato a Mani Tese, p.le Gambara 7/9, 20146 Milano<br />
CODICE IBAN: IT58W0501801600000000000040<br />
DONAZIONE ON &#8211; LINE, attraverso il sito www.manitese.it o chiamando il numero verde 800/552456<br />
CAUSALE: &#8220;Ciclone AILA Bangladesh&#8221;</p>
<p>Per immagini fotografiche ad alta risoluzione e interviste contattare:</p>
<p>Rosy Iaione<br />
Ufficio stampa Mani Tese<br />
ufficiostampa@manitese.it<br />
340.4008760</p>
<p>Chiara K. Cattaneo<br />
Asia Desk Officer Mani Tese<br />
cattaneo@manitese.it<br />
346.7534206</p>
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