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giovedì 18 giugno 2009

Mani Tese sostiene la mobilitazione delle popolazioni indigene del Perù

Un accordo tra le popolazioni indigene e il governo peruviano

In seguito ai recenti scontri nella regione amazzonica peruviana, che hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50 morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, è stato raggiunto un primo accordo tra il governo peruviano di Alan Garcia e le comunità indigene, che da oltre due mesi sono in sciopero per protestare contro l’approvazione di un pacchetto di 99 decreti legislativi che ampliano le possibilità di sfruttamento dell’Amazzonia da parte delle imprese private.

In seguito alla condanna da parte della comunità internazionale per gli scontri del 5 giugno scorso il governo di Alan Garcia ha chiesto al Parlamento di derogare due decreti che liberalizzavano l’uso delle terre comunitarie e dei boschi del Perù.
Il presidente del consiglio dei Ministri, Yahude Simon, dopo aver dichiarato che lascerà il suo incarico una volta che il conflitto in atto si sarà attenuato, si è inoltre impegnato a revocare lo stato d’emergenza quando le popolazioni indigene rinunceranno ai blocchi stradali ancora presenti in Amazzonia.
Mani Tese esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto tra le parti ma chiede al governo del presidente Alan Garcia la revoca immediata di tutti i decreti emessi in attuazione del Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti e l’apertura di un tavolo di trattative che possa garantire una reale concertazione nell’adozione di misure socio-economiche in grado di salvaguardare i diritti ancestrali dei popoli indigeni e l’immenso patrimonio naturale del Perù.

La protesta della comunità indigena in Perù
Gli scontri di Bagua, nel nord dell’Amazzonia peruviana, hanno causato lo scorso 5 giugno oltre 50 morti e centinaia di feriti tra indigeni awajùn e agenti della polizia, mentre è ancora imprecisato il numero di sparizioni forzate denunciate dai manifestanti.
Un conflitto sociale che in Perù si è acuito negli ultimi mesi, in seguito alla decisione del governo Garcìa di emanare un pacchetto di 99 decreti legislativi che ampliano le possibilità di sfruttamento dell’Amazzonia da parte delle imprese private ed aprono le porte alla privatizzazione delle terre comunitarie, in linea con quanto previsto dal Trattato di Libero Commercio firmato con gli Stati Uniti nel 2006.
Sono oltre mille le comunità indigene in stato di agitazione dallo scorso 9 aprile che contestano la legittimità costituzionale dei decreti e denunciano la violazione dell’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli indigeni e tribali, che impone ai Paesi firmatari il consenso previo ed informato delle popolazioni indigene per l’approvazione di leggi di questo tipo.
La decisione del Congresso della Repubblica di posticipare nuovamente il dibattito relativo alla deroga dei decreti emanati dal Governo ha spinto nuovamente in strada le popolazioni indigene amazzoniche, guidate dalla Associazione Interetnica di Sviluppo dell’Amazzonia Peruviana (AIDESEP).
In seguito alle proteste, che riprenderanno a luglio con uno sciopero generale indetto dai movimenti e dalle associazioni di base, il governo Garcia ha imposto lo stato d’emergenza ed il coprifuoco nelle zone di conflitto, mentre un mandato di arresto è stato emesso nei confronti del leader indigeno Alberto Pizango, al quale il governo del Nicaragua ha immediatamente concesso l’asilo. Il Congresso ha inoltre sospeso per 120 giorni sette deputati del partito di opposizione – Partido
Nacional Popular – colpevoli di aver condannato le misure repressive del Governo, definendole un “attentato alla democrazia”.

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