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AIUTO ALLO SVILUPPO: IL 34% DEI FONDI PUBBLICI IN REALTÀ RESTA IN ITALIA

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14 aprile 2017

di Elias Gerovasi, Responsabile Progettazione e Parternariati di Mani Tese

La pubblicazione annuale dei dati OCSE sull’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) ci permette ogni anno di verificare i trend dell’aiuto allo sviluppo e andare a verificare se e quanto le promesse della politica siano state mantenute. Da una prima analisi dei dati, si evince che complessivamente la spesa destinata all’APS è cresciuta dell’8,9%, raggiungendo nel 2016 l’ammontare di oltre 142 miliardi di dollari. Questa crescita è però di fatto resa vana dal fatto che a livello globale oltre il 10% di risorse sono state impiegate all’interno degli Stati donatori per coprire le spese domestiche collegate alla crisi migratoria nei diversi Stati.

L’Italia pur essendo ancora molto lontana dall’obiettivo dello 0,7%, conferma però un trend positivo di crescita dell’APS, sia in termini assoluti, che percentuali. Dai 4 miliardi di dollari del 2015 ai 4,85 miliardi del 2016, un aumento percentuale di più del 20% che consente al nostro paese di passare dallo 0,22 allo 0,26 della percentuale di APS in rapporto al PIL.
Il nostro paese invece svetta nella classifica di quei paesi che hanno usato una buona parte delle risorse dell’APS per l’accoglienza dei rifugiati in Italia anziché destinarle ad iniziative nei paesi partner. Si tratta del 34% delle risorse utilizzate a questo scopo, in termini assoluti si passa da 983 milioni di dollari allocati nel 2015 ad oltre 1,66 miliardi del 2016, pari ad un incremento del 69%.

Mentre il 10,7% della popolazione mondiale vive ancora in condizioni di povertà estrema e la disuguaglianza del mondo è in aumento, gli Stati membri dell’UE hanno confermato il loro fallimento nel raggiungere l’obiettivo dello 0,7% di APS/PIL. Gli aiuti europei di fermano a quota 0,51% del PIL, ben lontani dall’obiettivo dello 0,7% entro il 2020. In effetti, solo 5 paesi dell’UE rispettato il loro impegno: Danimarca, Lussemburgo, Svezia, Regno Unito e Germania. Purtroppo, i Paesi Bassi escono da questo gruppo di virtuosi per la prima volta dal 1974.

La confederazione europea delle organizzazioni della società civile CONCORD si rammarica del fatto che l’aiuto sia stato deviato dai paesi più bisognosi. L’aiuto allo sviluppo viene sempre più spesso strumentalizzato come un incentivo per i governi a cooperare con l’UE sulle sue misure di migrazione e sicurezza.
Se da un lato è inderogabile il dovere dei paesi di approdo di rispondere ai bisogni e proteggere i diritti dei rifugiati in arrivo sui loro territori, è altrettanto importante che ciò non vada a discapito degli aiuti da destinare per interventi nei paesi più poveri. – dichiara Francesco Petrelli, portavoce di Concord Itali– A fronte di un aumento complessivo dell’APS a livello globale, dato in sé positivo, è infatti preoccupante la tendenza – ormai dilagante tra i paesi donatori soprattutto europei – di etichettare come APS il denaro speso all’interno dei propri confini per finanziare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale dei rifugiati o per negoziare, con i paesi di origine e di transito dei flussi migratori, l’impegno nel controllo delle frontiere attraverso accordi di riammissione e di rimpatrio”.

Benin_Mani Tese_2016

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