Negli ultimi mesi, il Governo del Bangladesh guidato dal Primo Ministro Sheik
Hasina, a capo del Bangladesh Awami League, a seguito di varie misure adottate e non condivise dalla maggioranza della popolazione, ha subito vari attacchi dai partiti dell’opposizione, che hanno proclamato più scioperi generali in tutto il Paese. Si tratta delle prime manifestazioni di dissenso così diffuso da quando Hasina ha preso il potere nel Gennaio 2009.
In Bangladesh, Paese a maggioranza musulmana, un numero elevato di fondamentalisti religiosi e di scuole coraniche, riuniti intorno al Bangladesh Nationalist Party (BNP) e al suo alleato Bangladesh Jamaat-e-Islami, non condividono le decisioni in direzione liberale e laiche del Governo.
In particolare, la concessione di maggiori diritti alle donne modificando la legge sull’eredità a loro favore la scorsa primavera; le modifiche al sistema elettorale che prevedono l’abolizione di un governo provvisorio non partitico, guidato da un precedente ministro della giustizia, in carica tra la fine di un Governo e in attesa che il nuovo sia istituito, con il compito principale di svolgere l’amministrazione ordinaria e di sorvegliare le elezioni nazionali generali, istituito dal BNP nel 1996 quando il partito era al potere proprio per evitare scontri sanguinosi durante lo svolgimento delle elezioni stesse, e di fatto già dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema a Maggio; la preoccupazione che si crei un altro sistema in cui un solo partito sia deputato a governare, così some era già accaduto nel 1975, ai tempi del padre di Hasina; l’incapacità di far fronte alla crescita dei prezzi con un’inflazione che supera il 10%. L’ultimo sciopero di 30 ore è stato proclamato la settimana scorsa da 12 gruppi fondamentalisti islamici contro le modifiche che il Governo vuole apportare alla Costituzione, eliminando nella sua introduzione la frase “fede e fiducia assoluta in Allah” per dare maggiore spazio al secolarismo, così come era nella costituzione originaria del 1972, approvata dopo la fine della guerra e l’indipendenza dal Pakistan (l’Islam rimarrebbe comunque la religione di Stato essendo il Paese a maggioranza musulmana).
Le manifestazioni e i cortei pubblici che hanno radunato centinaia di persone che protestano contro il Governo si sono riversate non solo nelle strade di Dhaka, ma anche in numerosi altri distretti a nord, a ovest (Khulna) e ad est (il porto di Chittagong), dapprima pacifiche sono diventate violente, con incendi ad autobus ed altri veicoli, e non si sono evitati gli scontri con la polizia, che ha usato mazze e gas lacrimogeni per disperderli. Più di un trecento persone sono state arrestate dopo vari scontri per il Paese e oltre un centinaio sono risultate essere ferite (secondo fonti ufficiali, di più secondo le fonti dell’opposizione). Per giorni interi il Paese si è fermato: negozi, tutte le altre attività commerciali e le scuole sono state chiuse, solo pochi veicoli privati circolavano per le strade, tutti gli autobus pubblici interurbani sono rimasti fermi. Elevata era la tensione tra la popolazione, anche tra i membri dello staff delle organizzazioni con cui collaboriamo vicino a Khulna, che nel recarsi in ufficio per continuare a svolgere il proprio lavoro hanno rischiato di essere picchiati dall’opposizione, per aver disubbidito all’ordine di scioperare e fermare qualsiasi tipo di attività.
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