ECOS richiama l’attenzione sulla necessità di un’indagine sulle compagnie petrolifere per possibili violazioni dei diritti umani in Sudan
ECOS (European Coalition on Oil in Sudan), rete europea di organizzazioni che monitorano la situazione dei diritti umani e dello sfruttamento delle risorse petrolifere in Sudan, ha presentato oggi a Stoccolma un rapporto in cui chiede l’avvio di un’indagine sul ruolo giocato da un consorzio di compagnie petrolifere nel conflitto sudanese e sulla loro possibile complicità nei crimini di guerra e contro l’umanità.
Il rapporto fa riferimento alla spirale di crimini e violenze, contro le popolazioni locali, che si è innescata (nell’area del blocco 5A nel Sud Sudan,) dopo la firma di un contratto per lo sfruttamento del petrolio tra il governo nazionale e un consorzio di compagnie petrolifere di cui fanno parte la Lundin Oil AB (Svezia), Petronas Carigali Overseas (Malaysia), OMV Sudan Exploration GmbH (Austria), Sudapet Ltd (Sudan). Le violenze, provocate dal governo sudanese e dalle forze a lui alleate per garantire la sicurezza e il controllo della suddetta area, avrebbero causato la morte di migliaia di persone, 200,000 sfollati e numerose altre atrocità (distruzione di scuole, mercati, cliniche, violenze sessuali e rapimenti di bambini, torture, incendi di cibo, capanne e animali). Nel rapporto si legge che le compagnie petrolifere avrebbero dovuto essere a conoscenza degli abusi commessi, anche perché in parte servivano a garantire la loro sicurezza, ma nonostante ciò hanno continuato a lavorare con il governo, con le agenzie governative e con l’esercito.
ECOS chiede ora ai governi di Svezia, Austria e Malesia di indagare se secondo il diritto internazionale le loro compagnie petrolifere sono state complici nei crimini di guerra e contro l’umanità nel periodo tra il 1997 e il 2003.
ECOS richiede anche che le compagnie petrolifere risarciscano i sopravissuti alle violenze.
Lundin, capofila del consorzio, nega di aver violato le norme del diritto internazionale o di aver partecipato o di essere a conoscenza delle azioni illegali che sono documentate nel rapporto. Afferma anche che ha sempre agito nel rispetto di tutte le leggi locali ed internazionali in vigore e che le sue azioni sono state e continuano a cercare di avere un’influenza positiva sul Paese e sulla popolazione sudanese.
Per promuovere una pace e una giustizia reale per le vittime della guerra del petrolio nel blocco 5A, ECOS raccomanda vivamente che:
• i governi di Svezia, Austria e Malasia indaghino sulle presunte violazioni delle norme internazionali da parte delle loro compagnie petrolifere;
• i governi di Svezia, Austria e Malasia rendano conto del loro fallimento nella prevenzione delle presunte violazioni dei diritti umani e dei crimini internazionali;
• i governi di Svezia, Austria e Malasia assicurino un appropriato risarcimento delle vittime delle violazioni dei diritti umani durante la guerra per il controllo delle aree petrolifere;
• i garanti internazionali del CPA (Comprehensive Peace Agreement), assicurino l’implementazione del diritto ai risarcimenti già previsto nel CPA;
• i membri del consorzio petrolifero che fa capo alla Lundin Oil AB mettano a disposizione tutti i documenti e collaborino pienamente alle indagini sul loro ruolo negli eventi sopra riportati;
• i membri del consorzio petrolifero creino condizioni positive per una riconciliazione con le vittime, a partire da una giusta ripartizione del risarcimento che ECOS stima intorno 300 milioni di US$;
• gli investitori tolgano i finanziamenti alle compagnie petrolifere che non collaborano con le indagini sulla complicità nei crimini internazionali o che vengano meno ai risarcimenti secondo i termini e le condizioni previsti dal CPA e dalle linee guida delle Nazioni Unite.
Il report è disponibile sul sito di ECOS www.ecosonline.org
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