di Andrea Baranes, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale
Roma, 10 maggio 2010 – Stiamo assistendo a uno scontro durissimo tra i governi europei e i mercati finanziari. Una lotta senza esclusione di colpi che vede da una parte gli esecutivi impegnati a scongiurare un tracollo della zona euro, e dall’altra speculatori senza scrupoli e con enormi disponibilità finanziarie, che hanno scommesso a ribasso e sperano nell’acuirsi della crisi. Parliamo di operazioni finanziarie condotte non contro un titolo di una specifica impresa o che coinvolgono una merce o prodotto particolare. L’attacco è portato direttamente a interi Paesi, come nel caso della Grecia, ma anche di Spagna e altri, e indirettamente contro quella che fino a pochi giorni fa era considerata una delle valute più forti a livello internazionale, ovvero l’euro.
Una situazione che rende bene l’idea della forza raggiunta gli squali della finanza, e della dimensione degli attacchi speculativi. Le notizie della giornata parlavano di borse in ripresa, addirittura “euforiche” in seguito alla decisione europea di promuovere un nuovo piano anti-crisi da 600 miliardi di euro. In realtà non sembrano esserci motivi validi per condividere una tale euforia: i mercati finanziari ormai dettano l’agenda politica, gli ultimi giorni hanno visto un moltiplicarsi di vertici europei. I ministri delle Finanze si sono precipitati a Bruxelles per tentare di trovare una linea comune all’interno dell’UE e arginare possibili catastrofi. Oggi si esulta perché una nuova, enorme, iniezione di capitali pubblici, ovvero di soldi dei cittadini, viene investita per sorreggere una finanza fuori controllo. E’ sempre più evidente come sia urgente invertire la rotta. E’ necessario trovare degli strumenti per permettere alla politica di controllare e limitare lo strapotere della finanza, frenare la speculazione e trovare un sistema per fare in modo che siano i responsabili della crisi, ovvero i grandi attori della finanza, a pagarne il costo, e non i cittadini.
Uno strumento che potrebbe dare un contributo sostanziale in tutte queste direzioni è stato proposto: si tratta di una tassa sulle transazioni finanziarie, che moltissime organizzazioni della società civile in tutto il mondo chiedono di implementare già in occasione del prossimo vertice dei G20, a fine giugno in Canada. Anche in Italia è stata lanciata una campagna che chiede la sua introduzione (www.zerozerocinque.it). Nei mesi scorsi, diversi capi di Stato si erano espressi a favore. Poi, con la sensazione che il peggio della crisi fosse alle spalle, la proposta aveva perso intensità. Nei giorni scorsi, in Germania i Social-Democratici (SPD) si sono astenuti sul piano di aiuti alla Grecia. “Non siamo contrari, ma non vogliamo firmare un altro assegno in bianco e chiediamo l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie”, la loro posizione.
Non è pensabile che ogni volta che una nuova crisi finanziaria bussa alla porta i politici ritirino fuori la proposta, per poi riporla nel cassetto appena sembra passata la buriana, per la paura di dispiacere i mercati e le lobby finanziarie. E’ giunta l’ora che il mondo politico si renda conto dell’insostenibilità della situazione attuale e approvi misure coraggiose e lungimiranti per un radicale cambiamento di rotta. Sono molte le proposte da implementare con urgenza, per riportare sotto controllo il sistema finanziario. Di fronte a lentezza e divisioni tra i governi europei nell’attuare una seria regolamentazione dei mercati, una misura efficacie e rapide da implementare è quella di una tassa sulle transazioni finanziarie. Ora, prima che la prossima guerra tra poteri pubblici e mercati finanziari segni la vittoria degli speculatori e un nuovo tracollo dell’economia.
Per approfondimenti: SCHEDA SULLA CAMPAGNA TASSE GLOBALI
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