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giovedì 21 gennaio 2010

Somalia: scontri sempre più violenti

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L’Onu sospende la distribuzione di cibo in Somalia

Il 5 gennaio il Programma alimentare mondiale (Pam/Wfp) ha sospeso la distribuzione di aiuti nel Sud del paese «a causa del numero crescente di minacce e i continui attacchi contro il personale umanitario» da parte dei gruppi armati che si contendono il controllo del territorio. Attacchi e violenze in questa zona del Sud sono state definiti «senza precedenti».

Nel sud della Somalia circa un milione di persone sono finora sopravvissute anche grazie agli aiuti umanitari delle Nazioni Unite. In totale secondo l’Onu sono circa 3,2 milioni (su una popolazione di 8 milioni) i somali che necessitano di assistenza umanitaria.

Nella prima metà di gennaio nel centro del paese – nella zona attorno alla capitale Mogadiscio – gli scontri tra i gruppi armati dell’opposizione e forze vicine al governo federale di transizione somalo hanno avuto «effetti devastanti» sulla popolazione civile, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).
In migliaia, «sono costretti a vivere da giorni accampati nei boschi, sotto gli alberi, e numerosi bambini si sono ammalati a causa del freddo e delle intemperie».

Nella sola giornata del 2 gennaio, a Dhusamareb nella regione di Galgaduud, sarebbero state uccise più di 150 persone. I combattimenti sarebbero tra i peggiori degli ultimi tempi per intensità e uso da entrambe le parti di artiglieria pesante. Secondo un rapporto diffuso dall’Unhcr nel 2009 oltre 110mila somali hanno cercato asilo all’estero, di cui 55mila in Kenia, 32mila in Yemen, 22mila in Etiopia e 3mila a Gibuti. Complessivamente i rifugiati somali nella regione sono oltre 560mila.

La Somalia è in preda all’anarchia dal 1991; l’attuale fase del conflitto ha coinvolto fortemente Etiopia ed Eritrea. In dicembre a Mogadiscio un attentato suicida ha causato una strage contro il governo di transizione.

Notizie dal Sudan

sudanPrime esportazioni di bio-combustibili verso l’Europa

A fine dicembre è partito dal Sudan il primo carico di etanolo prodotto nell’impianto per la fabbricazione di biocarburanti di Kenana, circa 250 chilometri a sud della capitale Khartoum. La destinazione è il porto europeo di Rotterdam, nei Paesi bassi.

La società produttrice di bio-combustibile da canna da zucchero ha assicurato che ogni mese saranno inviati in Europa cinque milioni di litri di bio-etanolo, anche grazie ad accordi di cooperazione tra il Sudan e l’Unione europea.

Il Sudan, che negli anni Duemila è diventato un significativo produttore di petrolio, ha sviluppato una filiera per produrre gradualmente fino a 200 milioni di litri di bio-etanolo all’anno, grazie all’entrata in funzione (nel giugno 2009) di un impianto per l’utilizzazione della canna da zucchero e l’attivazione di una distilleria di etanolo.

Fonte: Newsletter Campagna Suda: una pace da costruire

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