fonte: Campagna italiana per il Sudan
Il 1° luglio la Somalia avrebbe dovuto ricordare i 50 anni di indipendenza. In realtà, in un paese quotidianamente insanguinato da una guerra civile che appare infinita, sembra non ci sia molto da festeggiare, anche se Radio Shabelle a Mogadiscio ha ricordato l’anniversario con le note della canzone Waa baa baryey Bilicsan, (Una nuova, bella giornata), nota in tutto il paese. Nella sua breve esistenza l’ex colonia italiana ha sopportato la dittatura del generale Mohamed Siad Barre (iniziata nel 1969) e la totale anarchia cominciata nel 1991.
Mogadiscio è la capitale di uno stato che non esiste, una città dove il governo del presidente Sheikh Sharif Sheikh Ahmed, sostenuto dai militari dell’Ua, controlla solo alcuni quartieri e combatte tutti i giorni con le milizie islamiche. Solo nella prima metà di luglio a Mogadisico ci sono state decine di vittime.
In un contesto così tragico, il primo ministro Omar Abdirashid Sharmarke ha annunciato l’ennesimo rimpasto di governo. Nell’esecutivo, in grado di controllare alcune zone di Mogadiscio solo grazie al sostegno dai “peacekeeper” burundesi e ugandesi, entrano tra gli altri l’ex-presidente del parlamento Sheikh Aden Madoobe e il diplomatico Yusuf Hassan Ibrahim Dheeg. Al primo è stato affidato l’incarico di vice-primo ministro e di responsabile per i Trasporti, al secondo la guida del dicastero degli Affari esteri.
L’Igad (l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo che racchiude alcuni paesi del Corno d’Africa e dell’Africa orientale) ha deciso di inviare in Somalia 2.000 soldati per sostenere la missione di pace dell’Unione africana, finora composta da 6.000 soldati, in prevalenza burundesi e ugandesi.
Nel frattempo due dei principali gruppi dell’opposizione armata, Shebaab e Hizbul Islam, starebbero cercando di stabilire un’alleanza militare contro il governo di Mogadiscio. La trattativa sarebbe condotta da Abdi Mohamud Godane e Sheikh Hassan Dahir Aweys, comandanti rispettivamente di Shebaab e Hizbul Islam. Nonostante la comune opposizione all’esecutivo, però, negli ultimi mesi i militanti dei due gruppi si sono scontrati più volte in diverse zone della Somalia. Inoltre a metà luglio – secondo l’emittente Radio Shabelle – in un villaggio della regione centrale di Galgud, nei pressi del confine con l’Etiopia, ci sono stati scontri a fuoco in cui sarebbero intervenuti anche truppe di Addis Abeba. I combattimenti avrebbero causato almeno 16 vittime.
L’11 luglio a Kampala, capitale dell’Uganda, un duplice attentato ha causato 74 morti e 65 feriti. Le bombe sono esplose in due locali affollati di appassionati di calcio che stavano seguendo la finale dei Mondiali. Dalla Somalia gli Shebaab hanno rivendicato gli attentati «perché siamo in guerra con loro», riferendosi ai militari ugandesi presenti come caschi blu in Somalia.
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