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venerdì 18 giugno 2010

Rapporto annuale di Actionaid

1 commento

Cala il sipario. Non c’è titolo più azzeccato di quello utilizzato da Action Aid nel rapporto annuale sul ruolo dell’Italia nella lotta alla povertà. Una dismissione che viene spesso falsamente giustificata dalla crisi economica, quando sono proprio i più poveri a pagare di più questa crisi causata dalle economie “sviluppate”.

Come riporta Action Aid, “nella sfida per sconfiggere la povertà globale, l‘Italia è ultima per generosità nel girone dei Paesi industrializzati, al pari della Corea del Sud.
Si tratta di una prestazione molto deludente inferiore di un terzo rispetto all’anno precedente, quando l’Italia ha ospitato il Vertice G8. Gli “otto grandi sulla partita della lotta alla povertà nel continente Africano si giocano molta della loro legittimità globale”.

Sul tema leggi anche:
“AIUTATI. MA DI QUALE COOPERAZIONE PARLIAMO”
Periodico di Mani Tese Gennaio- Febbraio 2010

“L’Italia e la Lotta alla povertà: Italia fuori gioco”
fonte: Actionaid

Nella sfida per sconfiggere la povertà globale, l’Italia è ultima per generosità nel girone dei Paesi industrializzati, al pari della Corea del Sud. Si tratta di una prestazione molto deludente inferiore di un terzo rispetto all’anno precedente, quando l’Italia ha ospitato il Vertice G8. Gli ‘Otto grandi’ sulla partita della lotta alla povertà nel continente Africano si giocano molta della loro legittimità globale.

Questo è uno dei dati che emerge dal rapporto annuale di ActionAid “L’Italia e la lotta alla povertà”, che analizza il contributo del nostro paese alla cooperazione internazionale allo sviluppo. In questa edizione che ha il sottotitolo “2010: Cala il sipario”, il tema della cooperazione allo sviluppo dell’Italia viene analizzato rispetto al ruolo che ha assunto nella politica estera del nostro Paese ad un anno dal G8 de L’Aquila. La ricerca è stata presentata all’evento di ActionAid il 17 giugno a Roma.

Quest’anno ActionAid ha anche raccolto impressioni e commenti sulla cooperazione italiana in alcuni Paesi prioritari per l’Italia e la classifica dei parlamentari che si sono maggiormente distinti nella loro attività sui temi della cooperazione allo sviluppo.

Nella sfida contro la povertà globale, giocare risparmiandosi il più possibile è stato un tratto tristemente distintivo del nostro Paese negli ultimi anni. Si tratta di un risultato che è guardato dalla comunità internazionale con rammarico, viste le potenzialità del nostro Paese. Essere in zona champions  per l’aiuto equivarrebbe a un cappuccino al giorno per ogni famiglia, meno del costo di tutte le auto in dotazione alle amministrazioni dello Stato e agli enti territoriali, pari al 2% dell’evasione fiscale nazionale e al 15% del costo della corruzione.

Senza un adeguato investimento finanziario per ri-motivare l’azione dell’Italia squadra, sarà difficile che i risultati del nostro Paese vadano al di là di un continuo galleggiamento, rimanendo sempre in zona retrocessione. Il disimpegno dell’Italia rischia di essere letto come segnale del disinteresse del nostro Paese verso le difficoltà che stavano e stanno vivendo i Paesi in via di sviluppo nell’anno della crisi economica globale. Un fallo grave che potrebbe costare all’Italia un cartellino rosso della comunità internazionale.

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Un commento all'articolo “Rapporto annuale di Actionaid”

  1. Bruna Sironi

    Credo che la politica di cooperazione del nostro Paese nell’ultimo decennio sia stata non solo meschina, non degna di un paese che si vanta di far parte del gruppo di testa dei paesi industrializzati, ma anche provinciale, come del resto la politica nel settore della cultura e dell’educazione, e soprattutto miope, in quanto ha trascurato di stringere rapporti di fiducia e di partnership con paesi e mercati che già sono, e saranno ancor più, interessanti, se non trainanti, per lo sviluppo economico globale futuro.

    Si può leggere comunque un indubbio minimo comun denominatore nelle politiche del nostro governo: allargare il più possibile la distanza tra chi ha in abbondanza e chi non ha abbastanza per vivere una vita dignitosa.
    In questo si trova una ferrea coerenza tra le politiche messe in atto anche in settori molto diversi, come le politiche sociali di casa nostra, le politiche per affrontare la crisi economica interna e appunto quelle di coperazione.

    Sono politiche di esclusione che ben presto tutti pagheremo molto care, in termini di insicurezza personale e collettiva e di decadimento generale sociale, politico ed economico del nostro paese, sul piano interno ed internazionale.

    Non basterà il monopolio dei mass media e la costruzione giornaliera di reality senza realtà a convincere la gente che le cose funzionano quando sulla propria pelle si sperimenta il contrario, e soprattutto si vede come le risorse del paese sono malusate a beneficio di pochi e soprattutto dei corrotti.

    Bruna Sironi

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