Mani Tese ONG

Vai alla pagine delle donazioni Concorso di idee dedicato a tutte le scuole. Partecipa con la tua classe.

Periodico MANITESE

Approfondimenti

TAG CLOUD

Archivio

lunedì 27 settembre 2010

Una speranza per il Pianeta

0 commenti

di François Houtart, Cetri

Fonte: Periodico Manitese – n-469, settembre-ottobre 2010

copertina_settembre-ottobreMani Tese scende in piazza e lancia una campagna per la sovranità alimentare. Quali implicazioni ha questa nuova idea per i popoli del Pianeta e per il nostro paese? Iniziamo a parlarne con un’acuta riflessione scritta per noi da François Houtart, premio Unesco 2009 per la promozione della tolleranza e della non–violenza, padre nobile dei Forum sociali mondiali e punto di riferimento dei movimenti sociali e contadini del Sud.

La crisi alimentare è un fatto innegabile. La prima causa risiede nel livello estremamente basso delle scorte di cereali come conseguenza diretta delle politiche liberiste generalmente perseguite e della scelta specifi ca degli Stati Uniti di favorire la produzione di agro–carburanti. Un aspetto congiunturale della crisi che è stato a sua volta alimentato dalla speculazione dei fondi di investimento e dalle strategie di messa sul mercato delle riserve di derrate da parte delle imprese multinazionali. La seconda causa, di natura strutturale, è la distruzione dell’agricoltura contadina attraverso lo sviluppo di quella industriale, produttivista, di tipo capitalista, che sta conducendo alla “decontadinizzazione” dell’agricoltura stessa. Questo processo si è accelerato nel corso degli ultimi 40 anni, con le varie “rivoluzioni verdi”, che certamente hanno raddoppiato la produzione, ma a costo di quella che si va confi gurando come una distruzione ecologica, causata dall’uso massiccio di sostanze chimiche e dalla concentrazione della proprietà terriera nelle mani di pochi.
Quello che serve oggi non sono dunque nuove dichiarazioni di principio: ne abbiamo già a suffi cienza. Se devo indicarne una per tutte, penso all’articolo 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, adottato dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1966, secondo cui i 156 Stati fi rmatari: riconoscono “il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato per sé e per la loro famiglia, che includa un’alimentazione, un vestiario, ed un alloggio adeguati, nonché al miglioramento continuo delle proprie condizioni di vita”; si obbligano a prendere “misure idonee ad assicurare l’attuazione di questo diritto”, e a riconoscere a tal fi ne “l’importanza essenziale della cooperazione internazionale, basata sul libero consenso”. Occorre invece superare le categorie classiche di deficit alimentare, aiuti alimentari, sicurezza alimentare e mettere in pratica il concetto di sovranità alimentare.

Dalla sovranità alimentare

Fu nel 1996, nel corso del vertice della Fao, che la Via Campesina, coordinamento di movimenti contadini su scala mondiale, affermò l’importanza di questa nuova idea. Come affermano Gérard Choplin e i coautori dell’opera “L’Europa e il ritorno dei contadini” (tradotta in italiano da Jacabook), “la sovranità alimentare è nello stesso tempo il diritto dei popoli e dei loro Stati a defi nire la propria politica agricola e alimentare, e il dovere di non sconvolgere le agricolture dei paesi terzi”. Nel febbraio 2007, a Nyéléni, nel Mali, la nozione fu puntualizzata dalla Via Campesina e divenne uno dei motori delle azioni dei movimenti contadini attraverso il mondo. Si basa su alcuni principi: la priorità dell’alimentazione dei popoli, la valorizzazione dei produttori alimentari, la realizzazione di sistemi locali di produzione, il rafforzamento del controllo locale, la costruzione di competenze e capacità professionali e del lavoro “con” la natura. E porta alla realizzazione di pratiche concrete che, tramite l’associazione di colture tradizionali diverse, conducono a un aumento sostenibile della produttività agricola. In Giappone, per esempio, l’abbinamento della coltivazione di riso con l’allevamento di anatre ha permesso di economizzare 240 ore di diserbaggio per ettaro e di ottenere una resa di 5 tonnellate di riso, sempre per ettaro, più 300 anatre. Il tutto evitando l’utilizzo sia di fertilizzanti che di erbicidi.

Cibo nuovo, società nuova

La sovranità alimentare implica una questione che va ben al di là delle sue frontiere, quelle del modello di sviluppo. Si tratta prima di tutto della macro–dimensione economica. Quali orientamenti politici seguire? Le liberalizzazione degli scambi e i vantaggi comparativi come criteri di base (come dogmi si potrebbe dire) o il principio della predominanza del valore d’uso (i bisogni) sul valore di scambio (senza per questo escludere i meccanismi di mercato nel loro insieme). È in questo ambito che si trovano, come contro esempi ben concreti, le politiche della Politica agricola europea che hanno favorito il produttivismo e sono sfociate nel dumping nei paesi del Sud del mondo; o quelle dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) e del ciclo di negoziati di Doha che, contrariamente alle affermazioni dell’organizzazione, hanno generato il caos alimentare; o ancora i piani di aggiustamento strutturale del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, che hanno deregolamentato i mercati e privatizzato i servizi pubblici. Approntare su piani nazionali, regionali e internazionali politiche nuove, basate sul principio della sovranità alimentare, come parte integrante del Bene Comune dell’Umanità, risulta quindi un’esigenza per quest’ultima e per la sua stessa sopravvivenza sulla Terra. Sul piano dell’attività agricola, tutto questo ha forti implicazioni nel metodo di produzione. Ora, la monocultura intensiva, traduzione concreta del modello di sviluppo produttivista, è in piena espansione. Questo tipo di coltura degrada i terreni, per il mancato rinnovamento dell’humus, l’erosione, la salinizzazione causata dall’irrigazione a oltranza, l’inquinamento da fertilizzanti e pesticidi e l’impoverimento dei fattori resistenti alle malattie, lo spreco e la contaminazione delle acque, la desertifi cazione e i rischi di incendio, la sparizione di ecosistemi, la minaccia alla biodiversità e al paesaggio, la deforestazione. Così, alle foci del fi ume Mississipi, si è manifestato un fenomeno di “mar morto”, dove ogni tipo di vita vegetale e animale è stata distrutta su una superfi cie di 20 mila chilometri quadrati. È il risultato di prodotti chimici trasportati dal fi ume, sopratutto in seguito all’enorme espansione delle coltivazioni di mais per produrre etanolo. Il fenomeno tende ad estendersi anche alle foci dell’insieme dei grandi fi umi del mondo.

La soluzione parte dai territori

Anche nella micro–dimensione economica, può ugualmente essere elencata una serie di misure pratiche che vanno in senso opposto rispetto alle misure neo–liberiste a cui abbiamo assistito nel corso di questi decenni. Nel quadro delle politiche generali di rimessa in atto di organi di regolazione di mercati e di condizioni per un’agricoltura contadina, possono essere citate: la conoscenza e la competenza dei contadini per le semenze, lo sviluppo di un’agricoltura organica, quello di un’agricoltura urbana, l’organizzazione cooperativa degli scambi con le città e molte altre iniziative, già intraprese a livello locale in diverse zone del mondo. Come si potrà constatare (ndr: dalla lettura di questa rivista), la sovranità alimentare è l’espressione di una filosofia che cerca di rimettere l’essere umano al centro dell’attenzione, di ribaltare l’ordine dei valori nella defi nizione stessa dell’economia, di ri–orientare il rapporto con la natura, facendolo passare dallo sfruttamento al rispetto. In sintesi: indurre una rifl essione sulle fi nalità e non soltanto sui mezzi. Si comprende così come questa sovranità sia diventata per i movimenti contadini più di una parola d’ordine, un vero scopo da perseguire.

Vuoi commentare?

Mani Tese - Sede Nazionale
p.le Gambara 7/9, 20146 Milano (It)
Tel. +39 02 40 75 165
Fax +39 02 40 46 890
Numero verde 800 552 456
IBAN Banca Popolare Etica
IT 58 W 05018 01600 000000000040
C.F. 02343800153
mail: manitese@manitese.it



Fonte di bilancio 2010/
Efficienza della raccolta fondi